Appunti di Settembre: “quei buoni propositi”

Appunti di Settembre: “quei buoni propositi”

La fine dell’Estate è come l’inizio dell’anno nuovo, una fase piena di buoni propositi.

Appunto, un po’ come dopo il 31 Dicembre, in cui tutti vorrebbero dare una svolta, piccola o grande che sia, alla loro esistenza, dopo essersi accorti che il calendario segna inesorabilmente il passaggio ad un periodo che, in teoria, dovrebbe essere la “normalità”, nell’ottica di una vita borghese ed omologata, dopo un periodo di riposo.

Quel che però stona, secondo noi, in questa prassi apparentemente consolidata è il clima che si respira in giro per l’Italia e, forse, in quell’Europa occidentale i cui orizzonti di tranquillità e di routine sono da parecchio tempo compromessi.

La politica, l’economia, e la società nel suo complesso, di questa porzione di pianeta, rincorrono una “normalità” fatta di buoni propositi e di usurati rituali, che tuttavia nascondono ormai a stento un malessere diffuso, ed un nervosismo palpabile.

Sì, in effetti, non bastano più soste di nessun genere per rinfrancare questa nostra nevrotica civilizzata epoca, dove in generale le persone vivono nella speranza di fugare quelle ombre che, volenti o nolenti, tutti possono percepire.

Dopo la crisi economica d’inizio secolo, ecco che, per giustificare gli errori del sistema vigente, ecco che i sapienti zeloti del libero mercato hanno coniato una definizione semplice per descrivere l’attuale situazione in cui vive l’Occidente: “Stagnazione secolare”.

In tale contesto tutto può essere detto, e tutto può essere smentito nel breve volgere di poco tempo. La decadenza di questa società borghese, la sua raffinata ignavia e la sua impotenza di fronte alle incognite del futuro, possono essere così poste in un quadro di legittimità e di auto assoluzione collettiva.

Quel che più sconcerta è come, nella più assoluta cecità, soprattutto in Europa occidentale si creda ancora che proprio il sistema che ci ha condotto al punto in cui siamo, sarà capace di affrontare la stagnazione secolare, come se essa non sia il preludio della fine, bensì una semplice fase transitoria verso ben altri orizzonti. Tanto, basta tirare a campare ancora per poco tempo (come se l’aggettivo “secolare” non volesse dir nulla), poi tutto tornerà meglio di prima.

Infondo si sta per materializzare la così detta “quarta rivoluzione industriale”!

Altra chimera di una civilizzazione che non è più capace di affrontare se stessa, la sua mediocrità, e cerca rifugio in una sorta di pericoloso veterofuturismo.

Peccato che sia così superficiale questo rincorrere il nuovo, pur di non guardare ciò che è il presente, da sembrare una forzatura perfino per chi ne sembra essere un convinto (e convincente) esegeta.

Nei prossimi giorni cercheremo di analizzare alcune note parecchio stonate di quel che vediamo e sentiamo, che da sole basterebbero per dimostrare, senza ombra di dubbio, quanto non siano necessarie né grandi parole o neologismi di sorta, né buoni propositi tirati fuori dopo le ennesime insoddisfacenti ferie.

In quanto la realtà va oltre il tentativo di mimetizzarla con artifici pseudo culturali o comunicativi, la realtà è capace di parlare da sola, senza bisogno di traduzioni o interpretazioni.

 

Gabriele Gruppo

 

 

                                                           

 

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