Pinocchio a Pallazzo Chigi

Pinocchio a Pallazzo Chigi

 

Letta mente: il 3% è già stato sforato

 

E’ come la storia dell’araba fenice: che sia in corso uno sforamento di bilancio, qualcun lo dice, se sia vero, nessun lo sa.

Da qualche giorno, dalla Ragioneria, qualcuno sussurra che il rapporto deficit-Pil a legislazione vigente avrebbe già superato la quota promessa del 3% e sarebbe attestato tra quota 3,1% e 3,3%.

Voci che a Palazzo Chigi neppure prendono in considerazione, ribadendo che il rispetto dei vincoli di bilancio rappresenta un “must”, uno dei pilastri sui quali si basa il governo sin dal suo insediamento e che il presidente del Consiglio Enrico Letta non ha alcuna intenzione di violare impegni solennemente assunti.

Ma il monito arrivato ieri da Francoforte, dalla Bce di Mario Draghi, è destinato a fare da spartiacque nella vita del governo Letta, ad influenzarne le scelte nei prossimi mesi. Anche perchè il monito evoca uno spauracchio che a Roma nessuno prende seriamente in considerazione, ma del quale si ricomincia a parlare (seppur sottovoce) a Bruxelles: il ritorno dell’Italia in area procedura di infrazione.

Ieri il commissario europeo Olli Rehn ha dedicato un passaggio significativo ai Paesi riottosi: «L’economia dell’Eurozona potrebbe essere al punto di svolta» e tuttavia vi sono «rischi significativi, fra cui l’instabilità politica in alcuni Paesi» e la «possibilità di passi indietro su alcune riforme». Passaggi che sembrano entrambi dedicati all’Italia.

aa

(segue)

aa

Fonte www.wallstreetitalia.com

aaa

Le bugie hanno le gambe corte, così è per tutti, anche per il Presidente del Consiglio Enrico Letta, la cui smania di far apparire l’Italia come una barca ormai posta in mani salde e capaci, le sue, sembra aver ricevuto un brutto colpo.

Il talentuoso inquilino di Palazzo Chigi, oltre a faticare non poco per stare a galla, viste le crepe evidenti nella maggioranza rissosa e composita che lo sostiene, si becca pure le sbugiardate di altissimo profilo provenienti tanto da Francoforte (BCE), quanto da Bruxelles (Commissione Europea). Per bocca di due tecnocrati di pura razza, Mario Draghi e Olli Rehn, la condizione di criticità della nostra nazione è ancora una volta messa a nudo, senza mezzi termini o giri di parole politically correct, e a poco valgono le precisazioni tardive da parte di Letta e del suo governicchio, o le ormai logore rassicurazioni sul mantenimento degli impegno presi dal Governo di Mario Monti.

 

E si torna a parlare di “riforme”, un tormentone senza senso, una parola vuota per la maggior parte degli italiani ma che, in soldoni, vuol dire che per agganciarsi alla ripresina economica nell’UE prevista, ma non provata, per il 2014 dovremmo ulteriormente mortificare le già precarie condizioni di lavoro di milioni di connazionali, in particolare quelli rientranti nella subdola età d’apprendistato, e proseguire nella svendita a prezzi di saldo della nostra sovranità nazionale.

 

Tutto questo, mentre i dati macro economici provenienti dai più diversi settori produttivi d’Italia indicano che la crisi non è finita, e che gli argini posti a difesa di quel che resta stanno messi male. E in Europa questa è cosa risaputa, e che certo crea non pochi problemi per un’area economicamente in affanno e politicamente in perenne stato di emergenza.

 

L’importante è però salvare la faccia sui media nazionali, vero Presidente Letta?

 

Anche con qualche piccola bugia… Tanto, alla fine, saremo noi italiani a cui sarà presentato il conto.

 

 

Gabriele Gruppo

 

 

Share

Lascia un commento