L’amministratore di condominio

L’amministratore di condominio

 

Siamo passati dal “Governo di servizio”, quello di Enrico Letta (VEDI), a quello dell’amministratore di condominio di Matteo Renzi; ultima spiaggia di una classe politica a dir poco balneare, incapace di produrre nulla di più che modeste figurine eterodirette dalla mummia presidenziale, Napolitano, e dagli ancor più risoluti poteri dell’Unione Europea e della Banca Centrale Europea, desiderosi di mantenere l’Italia nell’area euro, in quanto troppo grande per uscirne, ma sotto lo scacco della perdita di sovranità nelle scelte di politica economica.

 

Un esecutivo, quello di Renzi, minimalista, ma non per i numeri, con i suoi sedici ministri, quanto per la caratura di chi ne fa parte, ad eccezione di Pier Carlo Padoan Ministro dell’Economia, figura di spicco delle tecnocrazie di Bruxelles e di Francoforte, proconsole di quelle linee/guida che vogliono il mantenimento dell’attuale status quo.

Il “povero” Enrico Letta è stato silurato non tanto per quel che non ha fatto, con i suoi dieci mesi d’immobilismo e di magre figure, quanto per il suo scarso appeal mediatico. Con quell’aria da secchione, dopo quella del Prof. Monti, gli italiani che si sentono un po’ tutti dei “Pierino” non potevano digerire un altro secchione al timone di Palazzo Chigi. Meglio per i famigerati poteri forti, molto meglio, virare su di una figura più da “caciara” e “caciottara”, come direbbero i romani. Il neo presidente del Consiglio Renzi riassume benissimo queste caratteristiche. Purtroppo per noi.

 

Ieri infatti, durante la lunga maratona parlamentare per il fatidico voto di fiducia al Senato, e oggi nella replica alla Camera, la politica italiana dimostra, per l’ennesima volta, tutta l’inadeguatezza e l’abissale lontananza dalla nazione REALE, e dai suoi drammatici problemi: crisi economica, disoccupazione, declino sociale.

Renzi promette, promette molto, omettendo da bravo imbonitore sul “come” vorrà realizzare il suo programma, e su “dove” prenderà i soldi per farlo. Renzi parla molto, è loquace, a qualche d’uno piace, utilizza parole come “coraggio” e “speranza”. Forse si sopravvaluta, e temiamo creda sul serio a quel che dice nei suoi spettacolini, tuttavia non avrà molto tempo per godersi gli allori, conquistati non attraverso le elezioni ma grazie al sempreverde Napolitano, e ai suoi giochi di palazzo, il cui ruolo di garante della Costituzione repubblicana ormai travalica di molto la stessa carta suprema dello Stato. I tempi stringono purtroppo per lui, altri pezzi d’Italia, o del tanto osannato made in Italy, lasciano i sacri confini, per essere inseriti appieno nell’omogeneizzato globale, che tutto vuole e tutto assorbe. Il debito pubblico resta il bastone con cui la nostra nazione viene tenuta in ostaggio dalla finanza apolide e dai suoi uomini grigi. Il prelievo forzoso è e resta l’unica ricetta economica che sarà imposta dall’esterno (FMI, BCE, UE), insieme ai vincoli di bilancio, in un mix letale che verrà seguito senza dubbio con diligenza dal nostro amministratore di condominio, e propinato agli italiani non più con l’algidità istituzionale di Monti o Letta, ma con il gusto di una simpatica faccia da pane e nutella.

 

Ultimo tema completamente assente nel Renzi/pensiero; la politica estera. Che a chi scrive sta, invece, particolarmente a cuore.

Il governicchio che con oggi avrà il battesimo definitivo, ed entrerà appieno nelle sue facoltà di far danni, non avrà una politica estera. Il Ministro Mogherini sembra fatta apposta per passare completamente inosservata, e nei suoi discorsi ai due rami del Parlamento italico Renzi non ha menzionato mai delle idee o delle linee d’intervento per gli affari internazionali. Questo ci fa supporre che per quel dicastero non ci sarà nulla di più che una passiva accettazione di “ordini superiori”, provenienti da oltre Atlantico, a conferma della mediocre posizione che l’Italia riveste in un’epoca così maledettamente importante per i destini del mondo.

 

Gabriele Gruppo

 

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