Ebola: le incongruenze di Medici Senza Frontiere.

Ebola: le incongruenze di Medici Senza Frontiere.

“(… ) Dall’Africa Occidentale parte il grido d’allarme di Medici Senza Frontiere, impegnata a fronteggiare la “più vasta epidemia di Ebola” di cui si abbia memoria. L’associazione, attiva in tutto il mondo per prestare assistenza sanitaria gratuita a chi non ne abbia di garantita, è operativa in Guinea, Sierra Leone e Liberia per creare i presupposti di quarantena affinché non si aggravi l’estensione del fenomeno infettivo. Nell’ultima settimana, in questa area, sono state accertate circa cento morti, connesse al ceppo virale denominato “Zaire” (dal nome dello stato in cui fu originariamente isolato). I controlli profilattici interni e di frontiera sono stati implementati, e sono giunti sul campo 60 tra i massimi esperti mondiali di febbri emorragiche. Ma cos’è Ebola? Si tratta di un virus noto dal 1976, che si caratterizza per tempi di incubazione estremamente brevi (massimo tre settimane, con una media di dieci giorni) e per l’elevatissimo tasso di mortalità (88% negli uomini). In tutti i ceppi noti il veicolo infettivo, fortunatamente, non è aerobico: si può essere contagiati per scambi di fluidi infetti, ma non respirando la stessa aria. Questa ultima caratteristica, unitamente alla repentinità con cui si manifestano i sintomi e sopraggiunge la morte, ha impedito alle varie crisi succedutesi a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, di allungare il proprio braccio mortifero attraverso regioni estese: normalmente, con il manifestarsi dei primi focolai, si provvedeva ad isolare la zona e a dare soccorso agli ammalati”.

Tratto dall’articolo “Medici senza frontiere lancia l’allarme Ebola: in Africa è epidemia” (www.ilfioreuomosolidale.org), del 05/04/2014.

 

“Il rischio di una diffusione dell’epidemia ai paesi occidentali è un’evenienza molto improbabile. L’ipotesi poi che il veicolo di ingresso del virus in Italia possano essere gli immigrati che sbarcano sulle nostre coste è quanto mai infondata: si tratta di persone che nella maggior parte dei casi non provengono dalla regione colpita, e che comunque hanno viaggiato per mesi attraversando diversi paesi prima di imbarcarsi per l’Italia. Se avessero acquisito la malattia, il decorso rapidissimo con cui questa si manifesta non consentirebbe loro di affrontare questo viaggio. Tra l’altro, voglio precisare che solo una persona nella fase già conclamata della malattia è contagiosa, e che il contagio non avviene tramite il semplice contatto o la via respiratoria, ma richiede un’ esposizione ai liquidi biologici della persona infetta. Tipicamente infatti, il contagio avviene tra membri della stessa famiglia che hanno assistito un familiare già malato, o nel personale sanitario esposto a liquidi biologici infetti, come sangue, urine e vomito. I toni allarmistici con cui si additano gli immigrati come responsabili della possibile importazione del virus sono quindi francamente fuori luogo”.

(…)

“Non ci risulta alcun caso segnalato in Italia o in altri paesi europei. Gli unici paesi colpiti sono ad oggi Guinea e Liberia. Nessun altro caso è stato confermato al di fuori di questi paesi”.

Tratto dall’articolo “Ebola. Fra realtà e allarmismi: intervista a Stella Egidi, resp. medico di Msf” (www.notiziegeopolitiche.net), del 20/04/2014

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Abbiamo seguito la scia di notizie sull’epidemia del virus africano Ebola, cercando di non cadere (e scadere) nel facile allarmismo. Purtroppo però su certe questioni, come l’immigrazione o gli sbarchi fin troppo annunciati di clandestini lungo il Canale di Sicilia, sentiamo puzza di campagna elettorale, e c’è chi, forse a corto d’idee per raccattare qualche voto, ha cominciato ad associare i recenti e redivivi fenomeni migratori da antologia, con l’apparizione presunta della letale malattia africana anche in Italia.

Quel che però desta i nostri sospetti su questa presunta epidemia, non sono tanto le campane a martello suonate in modo maldestro, da chi sovente apprende le notizie dal chiacchiericcio dei social network, quanto le due “strane” dichiarazioni di chi, con l’Ebola, ha avuto a che fare proprio nelle sue regioni d’origine, in altre parole Medici Senza Frontiere.

A quindici giorni di distanza l’una dall’altra due esternazioni in antitesi ed incongruenti.

Il 4 Aprile Medici Senza Frontiere lancia l’ultimo di una serie di grida d’allarme sull’epidemia fuori controllo in Guinea. Mentre, a ridosso di Pasqua, un responsabile di quest’ONG medico/umanitaria getta abbondanti secchiate d’acqua sul fuoco, che loro stessi avevano contribuito negli ultimi mesi ad alimentare.

La domanda sorge spontanea: Perché, fin quando l’epidemia era circoscritta all’Africa occidentale, i toni di MSF erano allarmati (andate a fare una ricerca su qualsiasi motore internet), mentre mutano considerevolmente appena si comincia a paventare l’ipotesi che il virus possa trasferirsi all’Italia, o alla Francia, proprio attraverso l’immigrazione?

Dubitiamo che i vertici di MSF applichino una sorta di censura al loro interno, o che non abbiano consuetudine all’approccio mediatico. Quel che temiamo, invece, è che l’Ebola sia stata in un primo momento strumentalizzata forse per fare “cassa”; ovvero dare risalto ad una problematica sanitaria, anche legittima, per poter ricevere l’attenzione dei Governi occidentali, sempre pronti a lavarsi le coscienze, ed attrarre fondi per contrastare un’epidemia che, a quanto pare, sarebbe rimasta circoscritta alle tante piaghe africane.

Il problema per MSF arriva con la “scoperta” di Ebola da parte di chi vuol fare campagna elettorale per le prossime europee, cavalcando anche scenari apocalittici da peste manzoniana, i cui untori sarebbero proprio i migranti in cerca d’asilo. Quindi, ecco che l’ONG secondo noi doveva porre rimedio, e smorzare i toni, e con lei tutto quel mondo equo e solidale che già additava la povera Africa malata, al ricco occidente annoiato e distratto.

Secondo il nostro parere ciò potrebbe corrispondere a quel che sta avvenendo. Attendiamo conferme o smentite.

Gabriele Gruppo

 

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