Con le valigie in mano

Con le valigie in mano

Alcuni giorni fa, ipotizzavamo in un nostro articolo (VEDI) l’eventualità che l’attuale Presidente della BCE Mario Draghi fosse papabile per un ruolo istituzionale di altissimo livello, e che potesse diventare il nuovo “uomo della provvidenza” per un’Italia cronicamente in affanno.

Sembrava fantapolitica, eppure qualche cosa si sta muovendo, seppur ancora in tono minore, perché si possa concretizzare un simile scenario.

Leggendo un pezzo tratto dal sito di Wall Street Italia (VEDI), scopriamo che all’interno dell’Eurotower di Francoforte il nostro “amatissimo” Nosferatu non gode più delle simpatie dei banchieri teutoni che, ormai, sembrano avergli dichiarato guerra aperta.

I tempi in cui proprio Draghi e il cancelliere tedesco Merkel filavano d’amore e d’accordo appaiono lontani. Il progetto del Fondo Salva/Stati, il quale aveva sancito questo sodalizio, non basta evidentemente più a quietare le rimostranze della potentissima Bundesbank, che nel board della BCE ha sempre avuto implicitamente l’ultima parola su tutto, che non ha mai amato quelle misure straordinarie che proprio Draghi aveva varato un anno fa, per iniettare linfa valutaria al sistema bancario di numerose nazioni europee, colpite dalla crisi dei debiti Sovrani. Misure straordinarie, appunto, che erano già state digerite a fatica proprio dai dirimpettai di Francoforte di Draghi, grazie alla promessa di una loro transitorietà. Mentre oggi invece, Mario Draghi avrebbe voluto farle diventare parte integrante e stabile del perimetro d’azione della BCE, nel quadro dei delicati equilibri su cui si regge l’area euro.

Dalla Bundesbank l’ipotesi che si prosegua in questo circolo vizioso è vista ormai come fumo negli occhi: aiuti BCE al sistema bancario delle singole nazioni/acquisti di titoli di Stato di tali nazioni da parte delle banche attraverso la liquidità “piovuta dal cielo”/miglioramento dello spread tra titoli di Stato e i famigerati bund tedeschi/stabilità sistemica.

Una formula che ha garantito, se vogliamo, l’allontanarsi dello spettro di default per le nazioni del gruppo PIIGS, ma che in realtà non ha risolto il problema di fondo; ovvero la crisi economica che strangola Italia, Spagna, Grecia e Portogallo (l’Irlanda è un caso a parte), e che a livello continentale intacca ormai nazioni insospettabili (Francia), o teoricamente virtuose (Olanda), rendendo inutile, secondo l’ottica dei banksters teutoni, una reiterazione del gioco di prestigio dell’italico collega.

Se Mario Draghi è diventato un bersaglio della Bundesbank, ciò vuol dire che i suoi giorni ai vertici dell’Eurotower sono contati. Ne siamo certi.

Non pensiamo di esagerare se ipotizziamo che, entro breve tempo, vedremo ritornare Draghi in Italia da ex Presidente BCE, nei panni di un novello Pirro, che noi prontamente accoglieremo a braccia aperte riservandogli titoli di pregio, i media d’Italia son maestri nell’incensare il condottiero di turno (salvo poi scaricarlo con altrettanta facilità), ed offrendogli come bentornato un ruolo di tutto rispetto, che possa far sentire l’eroe anche Re regnante.

Infondo, in Italia, è sempre colpa dell’arbitro o della Germania se qualche cosa va male.

Gabriele Gruppo

 

 

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