Scusate… ma di che cosa dovremmo stupirci?

Scusate… ma di che cosa dovremmo stupirci?

Scriviamo questo commento prima che l’impatto emozionale e mediatico spinga all’estremo l’ormai capziosa abitudine di dissertare sul nulla, dimenticando i fatti, la loro causa, e il loro essere effetto.

O che cominci lo “sport”, tanto in voga presso i social network, di dividersi in fazioni da stadio di calcio globale.

Cos’è successo oggi, in Francia, a Parigi?

Nulla.

Solamente l’ultimo effetto spettacolare di quello che è stato l’atteggiamento di autoflagellazione che l’Europa ha coltivato per decenni. Punto e basta.

Semplice, chiaro, cristallino.

La nostra civiltà, così antica e gloriosa, ha di fatto abdicato alla propria identità in nome di uno strano mix, fatto di apertura a 90’ verso tutto e verso tutti, laicità malamente applicata, xenofilia portata a livelli grotteschi, e tutto il corollario della sedicente libertà e democrazia. Ogni santo giorno siamo bombardati da parole d’ordine che ci invitato ad amare il “diverso”, qualsiasi “diverso”, e di vergognarci se, per puro caso, ci resta un briciolo di orgoglio identitario.

Cosa c’è di strano se, di tanto in tanto, qualche “fratello” migrante, ci fa capire a suon di piombo rovente quanto della libertà di cui ci gloriamo, e che vorremmo insegnare a tutti i “nuovi” di ogni razza, non gliene frega un beneamato ceppo.

E poi perché solo oggi ci dovremmo sentir minacciati?

Solamente perché la mattanza parigina è avvenuta in nome di Allah? O della religione islamica? O del fondamentalismo islamico?

E allora perché non ci sentiamo minacciati quotidianamente; magari mentre assistiamo impotenti all’imbastardimento delle nostre città, grazie alle vivaci e “colorate” culture migranti. Perché non ci siamo sentiti minacciati dalla concorrenza socio/economica di manovalanze a basso costo, giunte da ogni parte del globo, ed accolte come la manna dal cielo dai nostri “sacri” imprenditori.

Perché non c’è mai reazione contro l’etnomasochismo imperante nelle scuole, dove ai nostri figli viene imposta la cultura dei migranti, ma dove la NOSTRA cultura non trova più spazio, altrimenti qualche “nuovo europeo” potrebbe offendersi. E noi dobbiamo essere, invece, tutti pacifisti, non possiamo mica urtare l’altrui sensibilità!

Inutile adesso berciare contro il primo mussulmano che incontreremo per strada. Tanto, passata l’onda emotiva, tornerà la solita apatia acefala, frutto della viltà di un tipo/umano, l’europeo, che ha paura di prendere di nuovo tra le proprie mani la sua storia, e di tracciare il proprio destino secondo una precisa e discriminante identità.

Gabriele Gruppo

 

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