Traduzione del discorso del Führer prima dell’approvazione della Legge per i pieni poteri

L’assenza di notizie rilevanti sui quotidiani di questi giorni (potremmo dire mesi o anni) non ci lascia altra scelta che aprire il giornale del 24 marzo 1933 e di leggere il discorso del Führer davanti al Reichstag prima dell’approvazione del Decreto sui pieni poteri.

Il discorso, per i toni e per i contenuti, è per certi aspetti ancora più interessante della legge stessa, che comunque riportiamo in fondo al testo e che ebbe così importanza per il futuro dell’appena nato Terzo Reich.

Berlino, 23 marzo 1933

Signore e Signori del Reichstag tedesco!

In accordo con il governo del Reich, il Partito nazionalsocialista e il Partito Popolare Nazionale Tedesco [Deuschnationale Volkspartei] vi hanno sottoposto, attraverso una proposta d’iniziativa, una Legge a rimedio dell’afflizione sofferta dal Popolo e dal Reich [Gesetz zur Behebung der Not von Volk und Reich].

DecretoLe ragioni per questo straordinario provvedimento sono le seguenti:

Nel novembre 1918 le organizzazioni marxiste s’impadronirono del potere esecutivo per mezzo di una Rivoluzione. I monarchi furono detronizzati, le autorità del Reich e dei Land deposti dalle cariche, e fu quindi violata la Costituzione. Il successo della Rivoluzione, in senso materiale, ha protetto questi criminali dalla morsa della giustizia. Questi cercarono una legittimazione morale, affermando che la Germania o il suo governo erano da biasimare per lo scoppio della guerra.

Questa dichiarazione era, deliberatamente e oggettivamente, falsa. Di conseguenza queste false accuse, mosse nell’interesse dei nostri precedenti nemici, hanno perciò condotto alla più grave oppressione dell’intero popolo tedesco, e la violazione delle garanzie dateci nei Quattordici punti di Wilson ci ha portato in tempi di sconfinata disgrazia per la Germania, cioè per il popolo tedesco lavoratore. Tutte le promesse fatte dagli uomini di novembre del 1918 hanno dimostrato di essere, se non intenzionali atti d’inganno, di certo delle esecrabili illusioni. Le “conquiste della Rivoluzione” sono state, considerate nella loro interezza, piacevoli soltanto per la più piccola parte del nostro Popolo, ma per la stragrande maggioranza — almeno per quanto riguardava chi doveva guadagnarsi il pane quotidiano con l’onesto lavoro — furono infinitamente tristi. È comprensibile che l’istinto di sopravvivenza di quei partiti e degli uomini colpevoli di questo sviluppo porti a inventare mille attenuanti e scuse. Il confronto oggettivo dei risultati medi degli ultimi quattordici anni con le promesse, inizialmente fatte, è un atto d’accusa schiacciante per gli artefici responsabili di questo crimine senza precedenti nella storia tedesca.

Nel corso degli ultimi quattordici anni, il nostro Popolo ha subito una rovina in tutti i settori della vita, che difficilmente avrebbe potuto essere maggiore. La questione di cosa mai a quei tempi avrebbe potuto essere peggiore, non può essere risolta né alla luce dei valori fondamentali del nostro popolo tedesco né sulla base dell’eredità politica ed economica allora esistente. Il popolo tedesco, nonostante la sua più che difficile vivacità in sentimenti e posizioni politiche, si andò sempre più ad allontanare da concetti, partiti, e associazioni che, ai suoi occhi, erano responsabili di tali condizioni. Il numero di tedeschi che interiormente sosteneva la Costituzione di Weimar, nonostante il suggestivo significato e lo sfruttamento spietato del potere esecutivo, era alla fine niente più che una frazione dell’intera nazione.

Un altro tratto caratteristico di questi quattordici anni è stato che — al di là delle naturali fluttuazioni — la linea dello sviluppo ha mostrato un declino costante. Questo deprimente risultato era una delle cause principali del generale stato di disperazione. Esso servì a promuovere la comprensione circa la necessità di respingere completamente le idee, le organizzazioni e gli uomini nei quali, gradualmente e giustamente, si cominciavano a riconoscere le cause soggiacenti al nostro decadimento.

Il Movimento nazionalsocialista fu, quindi, in grado, nonostante la spaventosa oppressione, di coinvolgere un numero vieppiù crescente di tedeschi spiritualmente e vocazionalmente in una lotta difensiva. Esso ha, in unione con altre leghe nazionali, eliminato nel giro di poche settimane le forze che erano state al governo dal novembre del 1918 e, per mezzo di una Rivoluzione, ha trasferito il potere pubblico nelle mani del Governo nazionale. Il 5 marzo, il popolo tedesco ha dato il suo consenso a quest’atto.

Il programma di ricostruzione del Popolo e del Reich è determinato dall’entità dei bisogni della nostra vita politica, morale ed economica. Colmo di convinzione che le origini principali di questo crollo si trovano nei danni interni al corpo del nostro Popolo, il governo della Rivoluzione Nazionale ha l’obiettivo di eliminare quelle afflizioni dalla nostra vita comunitaria che, anche in un futuro, potrebbero impedire una qualsiasi rinascita reale.

La disintegrazione della nazione in opposte e inconciliabili visioni del mondo, che era stata sistematicamente condotta dalle false dottrine del marxismo, significa la distruzione delle basi per ogni possibile vita comunitaria. La dissoluzione permea tutti i principi fondamentali dell’ordine sociale. L’approccio degli individui completamente contrario ai concetti di Stato, società, religione, morale, famiglia, ed economia porta a differenze che conducono a una guerra di tutti contro tutti. Partendo dal liberalismo del secolo scorso, questo sviluppo trova il suo punto di arrivo naturale nel caos comunista. La conseguente mobilitazione degli istinti più primitivi porta a un collegamento tra i concetti politici e le azioni di veri criminali. Queste comprendono saccheggi, incendi dolosi, sabotaggi alle ferrovie, tentativi di omicidio, e così via, e tutto ciò è moralmente sancito nella teoria comunista. Soltanto il metodo del singolo terrore di massa è costato al Movimento nazionalsocialista più di 350 morti e almeno migliaia di feriti nel corso di pochi anni.

L’incendio doloso del Reichstag, un tentativo non riuscito all’interno di un’operazione su ampia scala, è soltanto un assaggio di ciò che l’Europa potrebbe aspettarsi dal trionfo di tale dottrina demoniaca. Quando una certa stampa — in particolare fuori della Germania — oggi cerca, fedele alla menzogna politica elevata a principio dal comunismo, di collegare il sollevamento nazionale della Germania a quest’atto vergognoso, ciò può servire soltanto a rafforzare la mia decisione di non lasciare nulla di intentato per vendicare questo crimine il più rapidamente possibile con un’esecuzione pubblica dell’incendiario colpevole e dei suoi complici! Né il popolo tedesco, né il resto del mondo è sufficientemente consapevole dell’intera portata dell’operazione progettata da quest’organizzazione. Soltanto attraverso la sua azione fulminea, il Governo è stato in grado di scongiurare uno sviluppo che avrebbe scosso l’intera Europa con un esito disastroso. Molti di coloro che fraternizzano con gli interessi del comunismo, sia all’interno che all’esterno della Germania, motivati ??dall’odio per il sollevamento nazionale, sarebbero diventati vittime loro stessi di un tale sviluppo.

Sarà il massimo obiettivo del Governo nazionale sradicare ed eliminare ogni traccia di questo fenomeno, non solo nell’interesse della Germania, ma nell’interesse del resto dell’Europa.

Non bisogna perdere di vista che qui non si tratta del problema negativo di questa organizzazione, ma piuttosto dell’attuazione del compito positivo di vincere il lavoratore tedesco allo Stato nazionale. Solamente la creazione di una vera e propria comunità di popolo, che vada oltre gli interessi e i conflitti di certi e classi, è in grado di rimuovere in modo permanente la fonte di nutrimento di queste aberrazioni della mente umana.

Il raggiungimento di un siffatto tipo di unità nella visione del mondo nel corpo del popolo tedesco è della massima importanza, poiché solo questo permetterà di mantenere relazioni amichevoli con le potenze non tedesche senza tener conto delle tendenze dominanti o dei principi ideologici in esse presenti, giacché l’eliminazione del comunismo in Germania è una questione tedesca, puramente interna. Il resto del mondo ne potrebbe d’altronde essere interessato in quanto lo scoppio del caos comunista nel densamente popolato Reich tedesco porterebbe a conseguenze politiche ed economiche, in particolare nel resto dell’Europa occidentale, le cui proporzioni sono inimmaginabili.

La disgregazione interna della nostra comunità di popolo risultò, inevitabilmente, in un sempre più grave indebolimento dell’autorità delle più alte cariche dello Stato. Il declino del prestigio del governo del Reich — che è un inevitabile prodotto di condizioni interne instabili di questo tipo — condusse vari partiti nei singoli Land a idee che sono incompatibili con l’unità del Reich. Qualsiasi considerazione per le tradizioni dei Land non può cancellare l’amara constatazione che, in passato, il grado di frammentazione della vita pubblica non solo non fu utile, ma veramente dannosa. Non è perciò compito della guida di uno Stato cedere quanto è organicamente cresciuto per un teorico principio di una sfrenata particolarizzazione. Ma è suo dovere elevare questa unità dello spirito e della volontà alla guida della nazione e con ciò il concetto di Reich come tale al di là di ogni dubbio. Il benessere dei nostri comuni e dei Land — nonché l’esistenza di ogni individualità tedesca — richiedono la protezione dello Stato. Pertanto il governo del Reich non intende sciogliere i Land per mezzo di una legge delega. Tuttavia, esso vuole istituire misure che garantiranno l’uniformità dell’intenzione politica nel Reich e nei Land d’ora in poi, e per sempre. Maggiore è la conformità spirituale e volitiva, minore è l’interesse del Reich per i tempi a venire di violare l’indipendente esistenza culturale ed economica dei singoli Land. La precedente abitudine dei governi dei Land e del Reich di sminuirsi reciprocamente, avvalendosi dei moderni mezzi di pubblica propaganda, è del tutto inconcepibile. Io, in nessun caso, tollererò — e il governo del Reich metterà in campo tutte le misure a riguardo — lo spettacolo di ministri del governo tedesco che, di fronte al mondo, si attaccano o si accusano l’un l’altro in manifestazioni pubbliche o con l’ausilio delle trasmissioni radiofoniche. Si traduce, infatti, in una totale invalidazione degli organi legislativi agli occhi del Popolo quando, anche supponendo tempi normali, quest’ultimo è portato alle urne, nel Reich o nei singoli Land, quasi venti volte nel corso di quattro anni. Il governo del Reich troverà il modo di raggiungere l’obiettivo di garantire che, l’espressione della volontà della nazione, una volta espressa, porti a conseguenze uniformi sia per il Reich sia per i Land.

Un’ulteriore riforma del Reich risulterà soltanto dagli sviluppi in corso. L’obiettivo deve essere quello di progettare una costituzione che leghi la volontà del Popolo all’autorità di una vera guida. La legalizzazione giuridica di tale riforma della Costituzione sarà concessa dal Popolo stesso. Il governo della Rivoluzione nazionale considera suo dovere fondamentale, conformemente al voto di fiducia conferitogli dal Popolo, impedire agli elementi che, consapevolmente e intenzionalmente, negano la vita della nazione, di esercitare un’influenza sulla sua formazione. Il concetto teorico di uguaglianza di fronte alla legge non potrà servire per tollerare, con il pretesto dell’uguaglianza, coloro che disprezzano le leggi come una questione di principio o, ancor di più, per cedere la libertà della nazione a loro sulla base di dottrine democratiche. Il Governo vuole, invero, garantire l’uguaglianza davanti alla legge per tutti coloro che, nel formare il fronte del nostro Popolo contro questo pericolo, sostengono gli interessi nazionali e non negano al Governo il loro sostegno.

Il nostro prossimo compito, in ogni caso, è quello di invitare i capi spirituali di queste tendenze distruttive a rispondere di loro stessi e allo stesso tempo di salvare le vittime della loro seduzione. In particolare, noi vediamo nei milioni di lavoratori tedeschi che rendono omaggio a queste idee di follia e di autodistruzione, soltanto il risultato di una debolezza imperdonabile da parte dei precedenti governi che non sono riusciti a porre fine alla diffusione di tali idee, la cui realizzazione pratica avrebbero dovuto punire. Il Governo non si lascerà fuorviare da nessuno nella sua decisione di risolvere tale questione. Ora spetta al Reichstag adottare a sua volta una posizione chiara. Questo non cambierà nulla per quanto riguarda il destino del comunismo e delle altre organizzazioni che con esso fraternizzano. Nelle sue misure, il Governo nazionale non è guidato da nessun altro punto di vista rispetto al preservare il popolo tedesco, e in particolare la massa di milioni che compongono la sua popolazione lavoratrice, dall’indicibile miseria.

Si vede quindi che la questione del ripristino della monarchia è attualmente fuori discussione, alla luce dell’esistenza di tali circostanze. Sarà costretto [il Governo nazionale, ndt] a considerare qualsiasi tentativo di risolvere questo problema da parte dei singoli Land come un attacco all’unità del Reich e ad agire di conseguenza. Parallelamente a questa purificazione politica della nostra vita pubblica, il governo del Reich condurrà una profonda purificazione morale del corpo del popolo tedesco. L’intero sistema dell’istruzione, il teatro, il cinema, la letteratura, la stampa e la radio — sarà in toto utilizzato come un mezzo per questo fine e conseguentemente valutato. Questi devono tutti servire per preservare i valori eterni che risiedono nel carattere essenziale del nostro Popolo. L’arte rimarrà sempre l’espressione e il riflesso dell’anelito e della realtà di un’epoca. Il contemplativo atteggiamento cosmopolita sta rapidamente scomparendo. L’eroismo sta manifestandosi sempre più con passione come futuro plasmatore e guida del destino politico. Il compito dell’arte è di dare espressione a questo deterministico spirito dell’epoca. Il sangue e la razza torneranno ancora una volta a essere la fonte dell’intuizione artistica. Il compito del Governo, nel breve tempo del potere politico, è di garantire che, al valore interno della vita e alla volontà di vita della nazione, siano date le più monumentali espressioni artistiche nella cultura. Questa determinazione comporta l’obbligo della più grata ammirazione per il nostro grande passato. Il divario tra questo passato e il futuro deve essere colmato in tutti i settori della nostra vita storica e culturale. Il rispetto per i grandi uomini deve essere nuovamente instillato nella gioventù tedesca come una sacra eredità. Essendo determinato a intraprendere la purificazione politica e morale della nostra vita pubblica, il Governo sta creando e garantendo i requisiti per un genuino e profondo ritorno della vita religiosa.

I vantaggi di tipo politico-personale che potrebbero pervenire da compromessi con le organizzazioni atee non compenserebbero le conseguenze che si evidenzierebbero nella generale distruzione dei fondamentali valori morali. Il Governo nazionale vede nelle due confessioni cristiane i più importanti fattori per la conservazione dell’insieme del Popolo. Esso [il Governo del Reich, ndt] rispetterà gli accordi conclusi tra queste [confessioni, ndt] e i Land.

I loro diritti non devono essere violati. Ma il governo si attende e spera che il compito di lavorare sulla rigenerazione nazionale e morale del nostro Popolo, assunto dal Governo, sarà, a sua volta, trattato con il medesimo rispetto. Si dovranno affrontare tutte le altre confessioni con oggettiva equità. Tuttavia, non si può tollerare che l’appartenenza a una certa confessione o una data razza possa significare essere svincolati dai generali obblighi giuridici o addirittura costituire una licenza per commettere o tollerare crimini che resterebbero impuniti. La preoccupazione del Governo sta in un’onesta convivenza tra Stato e Chiesa; la lotta contro una visione del mondo materialista e per una vera e propria comunità di Popolo serve egualmente sia agli interessi della nazione tedesca sia al benessere della nostra fede cristiana.

Il nostro sistema giuridico deve servire in primo luogo per preservare questa comunità di Popolo. Il mandato dei giudici deve, da un lato, garantire un’elasticità nei loro giudizi per il bene della società. Non l’individuo ma il Popolo nel suo insieme deve essere il punto focale delle preoccupazioni giudiziarie. In futuro, l’alto tradimento e quello del Popolo saranno spietatamente spazzati via. Le fondamenta su cui si basa la giustizia non possono essere altro che le fondamenta su cui si basa la nazione. Ciò fa sì che si tenga conto che la giustizia porta il difficile onere della decisione da parte di quanti hanno la responsabilità di plasmare la vita della nazione sotto i duri dettami della realtà.

Grandi sono i compiti del Governo nazionale nella sfera della vita economica.

Qui l’intera azione è disciplinata da una legge: il Popolo non vive per l’economia, e l’economia non esiste per il capitale, ma il capitale serve l’economia e l’economia serve il Popolo!

In sostanza, il Governo protegge gli interessi economici del popolo tedesco non con vie traverse attraverso una burocrazia economica organizzata dallo Stato, bensì attraverso la massima promozione dell’iniziativa privata e un riconoscimento del diritto alla proprietà.

Un giusto equilibrio deve essere stabilito tra l’intenzione produttiva da un lato e il lavoro produttivo dall’altro. L’amministrazione rispetterà i risultati della capacità, della laboriosità e del lavoro con parsimonia. Il problema dei nostri conti pubblici è, non da ultimo, un problema di un’amministrazione parsimoniosa. La proposta di riforma del nostro sistema fiscale deve tradursi in una semplificazione nelle imposte e quindi a una riduzione dei costi e delle spese. In linea di principio, il mulino fiscale deve essere costruito a valle e non alla fonte. Come conseguenza di tali misure, la semplificazione dell’amministrazione comporterà certamente una diminuzione della pressione fiscale. Questa riforma del sistema fiscale che deve essere implementata nel Reich e nei Land non è, tuttavia, una questione di una notte, ma da prendere in considerazione quando sarà il momento giusto.

Il Governo vuole fondamentalmente evitare esperimenti valutari. Ma, soprattutto, siamo di fronte a due compiti economici di primordine. La salvezza del contadino tedesco deve essere raggiunto a ogni costo.

La distruzione di questa classe nel nostro Popolo porterebbe con sé le più gravi conseguenze immaginabili. Il ripristino della redditività delle aziende agricole può essere difficile per il consumatore. Ma il destino che incontrerebbe l’intero popolo tedesco, se il contadino tedesco dovesse perire, non ha paragone rispetto a queste difficoltà. Solo in connessione con la capacità di redditività della nostra agricoltura, che deve essere raggiunta a tutti i costi, si possono risolvere gli attuali problemi di piena applicazione o di riduzione del debito. Qualora ciò non avvenisse, l’annientamento dei nostri contadini non solo porterebbe inevitabilmente al collasso dell’economia tedesca in generale, ma soprattutto al crollo del corpo del popolo tedesco. Ma il mantenimento della sua [del contadinato, ndt] salute è il primo requisito per la fioritura e la prosperità della nostra industria, per il commercio interno tedesco e per le esportazioni tedesche. Senza il contrappeso dei contadini tedeschi, la follia comunista avrebbe già invaso la Germania e così avrebbe definitivamente distrutto l’economia tedesca. Per quanto riguarda l’economia nel suo complesso, compresa la nostra industria dell’esportazione, deve la proprio salute al contadino tedesco, ciò non può essere compensato da alcun tipo di sacrificio in termini economici. Quindi la nostra più grande attenzione deve essere rivolta all’ulteriore insediamento della campagna tedesca in futuro.

Inoltre il Governo nazionale è consapevole del fatto che l’eliminazione definitiva dell’emergenza, sia nell’economia contadina sia in quella cittadina, è subordinata all’integrazione dell’esercito dei disoccupati nel processo di produzione.

Ciò costituisce il secondo e più grande compito economico. Esso può essere risolto soltanto da una generale pacificazione nell’applicazione dei sani e naturali principi economici e di tutte le misure necessarie, anche se, al momento, queste non possono aspettarsi di avere molta popolarità. La creazione di occupazione e il servizio di lavoro obbligatorio sono, a tal proposito, soltanto delle misure isolate nel contesto di un più ampio attacco globale.

L’atteggiamento del Governo nazionale verso la classe media è simile a quello per i contadini tedeschi.

La sua salvezza può essere raggiunta soltanto nell’ambito della generale politica economica. Il Governo nazionale è determinato a trovare una soluzione di vasta portata a questo problema. Riconosce il suo compito storico di sostenere e incoraggiare i milioni di lavoratori tedeschi nella loro lotta per il loro diritto all’esistenza. Come Cancelliere e nazionalsocialista, mi sento vicino a loro come agli ex commilitoni della mia giovinezza. L’aumento del potere di consumo di queste masse costituirà un mezzo essenziale per rilanciare l’economia. Pur mantenendo la nostra legislazione sociale, un primo passo deve essere fatto per la sua riforma. In linea di principio, comunque, ogni lavoratore sarà al servizio della comunità. La stagnazione di milioni di ore di lavoro umano è una follia e un crimine che porta inevitabilmente all’impoverimento di tutti. A prescindere da quale valore sarà stato creato dall’utilizzo della nostra forza lavoro in eccesso, per milioni di persone che oggi vivono nella miseria e nella sofferenza, ciò potrebbe rappresentare un bene essenziale della vita. Le capacità organizzative del nostro popolo devono e riusciranno a risolvere questo problema. Sappiamo che la posizione geografica della Germania, con la sua mancanza di materie prime, non permette completamente un’autarchia per il nostro Reich. Non si deve stancare di ripetere che nulla è più lontano dalla mente del governo del Reich quanto un’ostilità verso l’esportazione. Sappiamo che abbiamo bisogno di questo collegamento con il mondo e che la vendita di merci tedesche nel mondo rappresenta il sostentamento di molti milioni di compagni del popolo tedeschi.

Ma sappiamo anche quali sono i requisiti per un sano scambio tra i popoli della terra. Per anni, la Germania è stata costretta a effettuare prestazioni a titolo gratuito. Di conseguenza, il compito di mantenere la Germania come membro attivo nello scambio delle merci è meno una questione commerciale e più di politica finanziaria. Finché non ci sarà concessa una liquidazione dei nostri debiti esteri che sia equa e appropriata per la nostra forza, saremo purtroppo costretti a mantenere la nostra politica di controllo della valuta. Per questo motivo, il governo del Reich è obbligato a mantenere la diga eretta tra le frontiere contro il flusso di capitali. Se il governo del Reich si lascia guidare da questi principi, ci si può certo aspettare una maggiore comprensione dei Paesi stranieri per facilitare l’integrazione del nostro Reich nella pacifica competizione delle nazioni.

Il primo passo verso la promozione del trasporto con l’obiettivo di raggiungere un ragionevole equilibrio di tutti gli interessi legati alla locomozione si effettuerà all’inizio del prossimo mese con una riforma della tassa di circolazione per i veicoli. La manutenzione delle Reichsbahn [autostrade del Reich] e la sua reintegrazione sotto l’autorità del Reich, che deve essere eseguita nel più breve tempo possibile, è un compito che ci impegna non solo economicamente, ma anche moralmente. Il Governo nazionale darà ogni incoraggiamento per lo sviluppo dell’aviazione come mezzo di pace che colleghi i popoli tra loro.

Per tutte queste attività, il governo ha bisogno del sostegno non solo delle generali forze nel nostro Popolo, che è da determinato a utilizzare nella massima misura possibile, ma anche della devota fedeltà e opera del pubblico impiego. Soltanto se vi sarà urgenza delle finanze pubbliche si avrà un’interferenza; comunque, anche in tal caso, la rigorosa imparzialità deve avere la massima priorità nel determinare le nostre azioni.

La protezione dei confini del Reich, e con loro della vita del nostro Popolo e l’esistenza della nostra economia, è ora nelle mani della nostra Reichswehr che, in ottemperanza ai termini impostici dal Trattato di Versailles, può essere considerata come l’unico esercito davvero disarmato nel mondo. Nonostante la sua conseguente esiguità e la totale insufficienza di armi, il popolo tedesco può considerare con giusto orgoglio la sua Reichswehr. Questo piccolo strumento della nostra auto-difesa nazionale è sorto nelle più difficili condizioni. Nel suo spirito, esso è portatore delle nostre migliori tradizioni militari. Con scrupolosa coscienza il popolo tedesco ha così adempiuto agli obblighi impostigli dal Trattato di pace; per di più, anche la sostituzione delle navi nella nostra flotta, al momento concessaci è stata effettuata – sono costretto a dire, sfortunatamente – solo in piccola parte.

Da anni la Germania attende invano di riscattare la promessa di disarmo fattaci dagli altri. È sincero augurio del Governo nazionale quello di astenersi da un incremento dell’esercito tedesco e del nostro armamento, fintantoché il resto del mondo è finalmente disposto a soddisfare il suo obbligo di un radicale disarmo. Poiché la Germania non vuole altro che eguale diritto alla vita e alla libertà. Tuttavia, il governo nazionale intende educare il popolo tedesco a questo spirito di volontà di libertà. L’onore della nazione, l’onore del nostro esercito, e l’ideale di libertà, tutto ciò deve nuovamente diventare sacro per il popolo tedesco! Il popolo tedesco vuole vivere in pace con il mondo.

È proprio per questa ragione che il governo del Reich userà ogni mezzo per eliminare definitivamente la separazione dei popoli della terra in due categorie. Mantenere aperta questa ferita porta l’uno alla diffidenza, l’altro all’odio, e alla fine a un generale senso di insicurezza. Il Governo nazionale è disposto a tendere la mano in una sincera comprensione a ogni popolo determinato a porre fine, una volta per tutte, al tragico passato. La sofferenza del mondo può terminare soltanto se si creano appropriate fondamenta per mezzo di stabili condizioni politiche e se i popoli riacquistano la fiducia l’uno nell’altro.

Per far fronte alla catastrofe economica, è necessario quanto segue:

1. Una guida assolutamente autoritaria all’interno per creare la fiducia nella stabilità delle condizioni;

2. La salvaguardia della pace da parte delle principali nazioni per un lungo tempo a venire e ripristinando così la fiducia dei popoli tra loro;

3. il trionfo finale dei principi di buon senso nell’organizzazione e nella guida dell’economia, nonché una generale rinegoziazione delle riparazioni e delle impossibili obbligazioni debitorie e degli interessi.

Siamo purtroppo di fronte al fatto che la Conferenza di Ginevra, nonostante lunghi negoziati, non ha ancora raggiunto alcun risultato concreto. La decisione di istituire una vera misura di disarmo è stata ripetutamente ritardata con domande su dettagli tecnici e dall’introduzione di problemi che nulla hanno a che vedere con il disarmo. Questo metodo non è idoneo.

L’illegale condizione di disarmo unilaterale e la risultante insicurezza nazionale della Germania non possono durare più a lungo.

Riconosciamo come un segno di responsabilità e di buona volontà il fatto che il governo britannico ha, con la sua proposta di disarmo, tentato di spingere finalmente la Conferenza a pervenire a rapide decisioni. Il Governo del Reich sosterrà ogni sforzo volto a giungere efficacemente al generale disarmo. Siamo stati disarmati per quattordici anni, e negli ultimi quattordici mesi siamo rimasti in attesa dell’esito della Conferenza sul disarmo. Ancora di più ampia portata è il piano del capo del governo italiano, che sta facendo un tentativo generoso e lungimirante per garantire lo sviluppo regolare e coerente della politica europea nel suo complesso. Noi attribuiamo il più serio significato a questo piano; siamo disposti a collaborare con assoluta sincerità, sulla base fornite al fine di unire le quattro grandi potenze, Inghilterra, Francia, Italia e Germania, in una pacifica cooperazione per avvicinarsi con coraggio e con determinazione verso una soluzione da cui dipende il destino dell’Europa.

Per questo motivo ci sentiamo particolarmente grati per l’accoglienza riconoscente con cui è stata salutata in Italia il sollevamento nazionale della Germania. Auguriamo e speriamo che il concorso di ideali spirituali sarà la base per un continuo consolidamento delle relazioni amichevoli tra i due Paesi.

Il governo del Reich stabilisce anche che vede il Cristianesimo come fondamento incrollabile dell’etica e della morale del popolo, attribuisce grande valore alle relazioni amichevoli con il Vaticano e tenta di svilupparle. Siamo pieni di un sentimento di empatia per i problemi e le difficoltà della nostra nazione sorella, l’Austria. In tutte le sue azioni, il governo del Reich è consapevole del legame tra il destino di tutte le tribù germaniche. L’atteggiamento verso le altre singole potenze straniere è evidente da quanto è già stato detto. Ma anche lì, dove i rapporti reciproci sono già gravati da difficoltà, cercheremo di raggiungere un accordo. Tuttavia, la distinzione tra vincitori e vinti non può mai essere la base di una comprensione.

Siamo, tuttavia, convinti che una soluzione delle nostre relazioni con la Francia sia possibile se davvero i governi attaccassero i problemi affrontandoli con lungimiranza. Per quanto riguarda l’Unione Sovietica, il governo del Reich è determinato a coltivare relazioni amichevoli che siano vantaggiose per ambo le parti. Il governo della Rivoluzione nazionale vede soprattutto possibile una tale politica positiva nei confronti della Russia sovietica. La lotta contro il comunismo in Germania è un affare interno, sul quale non tollereremo mai interferenze esterne. Le relazioni politiche nazionali verso altre potenze alle quali siamo connessi da interessi comuni, non saranno influenzate da questa [lotta, ndt]. Il nostro rapporto con gli altri Paesi continuerà a meritare anche in futuro la nostra seria attenzione, in particolare il nostro rapporto con i principali Paesi d’oltremare, con i quali la Germania è stata a lungo legata da vincoli d’amicizia e da interessi economici.

Abbiamo particolarmente a cuore il destino dei tedeschi che vivono al di fuori dei confini del Reich e che sono a noi legati per lingua, cultura, e tradizioni e che lottano duramente per mantenere questi valori. Il Governo nazionale è determinato a utilizzare tutti i mezzi a sua disposizione per sostenere i diritti garantiti in campo internazionale per le minoranze tedesche. Accogliamo con favore il piano della Conferenza economica mondiale e approviamo la sua rapida convocazione. Il governo del Reich è disposto a contribuire a questa Conferenza al fine di ottenere risultati positivi.

Il problema principale è quello del nostro indebitamente a breve e lungo termine. La variazione complessiva delle condizioni sui mercati delle materie prime del mondo richiede una regolazione. Solo per mezzo di una fiduciosa collaborazione è possibile rimuovere realmente i problemi comuni. Dieci anni di onesta pace saranno più vantaggiosi per il benessere di tutti i popoli di trent’anni di stagnazione sui termini di vincitori e vinti.

Per affrontare le sfide che rientrano in questo quadro, il Governo porta nel Reichstag, per mezzo dei due partiti, il Partito Nazionalsocialista e quello Tedesco-Nazionale, la legge delega. Alcune delle misure previste richiedono l’approvazione della maggioranza necessaria per la modifica costituzionale. L’esecuzione di tali compiti e il loro completamento sono necessari. Sarebbe in contrasto con l’obiettivo del sollevamento nazionale e non sarebbe sufficiente per l’obiettivo previsto che il Governo vada a negoziare e richieda l’approvazione del Reichstag per le misure caso per caso. A tal riguardo, il Governo non è intenzionato ad abbandonare il Reichstag. Al contrario: si riserva il diritto, per il futuro, per informare il Reichstag delle sue misure o per ottenere il suo consenso.

L’autorità e l’adempimento dei compiti ne soffrirebbero, tuttavia, qualora nel Popolo sorgessero dubbi sulla stabilità del nuovo regime. Il governo del Reich vede un’ulteriore sessione del Reichstag come impossibile nell’attuale condizione di vasta eccitazione nella nazione. Nessuna Rivoluzione di così vasta portata è stata condotta in modo tanto disciplinato e incruento come il sollevamento del popolo tedesco durante queste ultime settimane. È la mia volontà e la mia ferma intenzione di salvaguardare questo armonioso sviluppo anche in futuro.

Tuttavia, questo rende ancor più necessario che al Governo nazionale gli sia accordata quella posizione di sovranità che è adatta, in tale momento, per prevenire un differente tipo di evoluzione. Il governo farà uso di quest’autorizzazione, nella misura in cui ciò sarà indispensabile per l’attuazione delle misure vitali. Non è minacciata l’esistenza né del Reichstag né del Reichsrat. La posizione e dei diritti del presidente del Reich rimangono inviolate.

Il primo e più importante compito del Governo sarà sempre quello di realizzare il consenso interno con i suoi scopi. L’esistenza del Land non sarà abolita. I diritti delle Chiese non saranno ridotti e la loro posizione nei confronti dello Stato non sarà modificata. Il numero di casi in cui vi è una necessità interna di rifugiarsi in tale legge è, di per sé, limitata. Comunque, l governo insiste sul passaggio della Legge. In ogni caso, chiede una decisione chiara. Esso offre ai partiti del Reichstag la possibilità di uno sviluppo regolare che potrebbe portare alla crescita in futuro di una comprensione. Tuttavia, il governo è altrettanto determinato quanto è pronto ad accettare una comunicazione di rifiuto e con esso una dichiarazione di resistenza.

Possiate ora voi, Signori, ora decidervi tra la pace o la guerra!

(trad. Marco Linguardo)

***

Legge a rimedio dell’afflizione sofferta dal Popolo e dal Reich (nota come Decreto dei pieni poteri)

 

Il Reichstag ha approvato la seguente legge, che è promulgata col consenso del Reichsrat, essendo stati rispettati i requisiti per l’emanazione di una modifica costituzionale:

Articolo 1

In aggiunta alla procedura di cui alla Costituzione, le leggi del Reich possono altresì essere emanate dal Governo del Reich. Sono incluse le leggi di cui agli Articoli 85, secondo comma, ed 87 della Costituzione.

Articolo 2

Le leggi emanate dal Governo del Reich possono derogare alla Costituzione, purché non arrechino pregiudizio alle istituzioni del Reichstag e del Reichsrat. I diritti del Presidente rimangono inalterati.

Articolo 3

Le leggi emanate dal Governo del Reich sono promulgate dal Cancelliere del Reich e pubblicate sulla Gazzetta del Reich. Hanno effetto dal giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo che sia stabilita una diversa data. Gli articoli da 68 a 77 della Costituzione non si applicano alle leggi emanate dal Governo del Reich.

Articolo 4

I trattati stipulati dal Reich con Stati stranieri, che si riferiscano alla legge del Reich, per la durata della presente legge non richiedono il consenso del Reichstag. Il Governo del Reich adotta le leggi necessarie alla implementazione di tali accordi.

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