Andare oltre il pensiero unico

Andare oltre il pensiero unico

Decrescita economica, sviluppo sostenibile e socialismo nazionale

L’economia capitalistica è tutto ciò, poiché al centro dell’obbiettivo che la domina si trova non un essere vivente coi suoi bisogni naturali, ma una cosa astratta: il capitale. Il carattere illimitato dello scopo è insito nella sua astrattezza. Il superamento della sua limitatezza è insito nel superamento della concretezza di tutti gli scopi individuali. Aspirazione alla potenza e al guadagno si fondono in un’unica realtà: l’imprenditore capitalistico, ché tale è il nome dei nuovi soggetti economici, mira al potere per trarre profitto e brama il profitto per amore del potere. Soltanto chi possiede potere può guadagnare; d’altra parte chi guadagna accresce il proprio potere.”

(Werner Sombart)

Non crediamo di esagerare nel riconoscere che l’attuale società borghese ha voluto propagandisticamente caratterizzare se stessa attraverso l’adozione di un concetto, giornalisticamente e filosoficamente molto in voga, ma anche perniciosamente falso che la vorrebbe completamente sganciata da qualsiasi condizionamento ideologico, anzi la società borghese vorrebbe presentarsi come una realtà politica correttamente neutra e totalmente de-ideologizzata, che coltiva unicamente e apparentemente l’ambizione di produrre solamente delle pratiche ipotesi di intervento strutturale in ogni caso sempre compatibili con la raffigurazione stessa della società. Una raffigurazione che la vuole egualitaria, cosmopolita, mondialista e certamente liberale e libertaria negli intenti e nei presupposti.

Purtroppo i fatti non confermano del tutto questa rappresentazione. Certamente le società borghesi stanno marciando inesorabilmente verso un annichilente baratro cosmopolita e mondialista, ma non lo fanno in virtù di questa presunta de-ideologizzazione, bensì proprio per effetto del condizionamento e del lavaggio del cervello prodotti dall’unica ideologia attualmente egemone sul pianeta, ovvero il liberalismo e il perverso meccanismo finanziario-capitalistico che ne deriva.

La degenerazione di ogni valenza superiore e l’azzeramento di ogni sistema dottrinale, pianificati dai profeti del liberalismo, ha permesso che l’unico metro di paragone e di riferimento fosse riportato al libero scambismo, al consumismo e quindi all’esaltazione della società dei consumi, all’irresponsabile utilitarismo e alla sublimazione della brama di profitto, il più egoista e smodato possibile. Insomma il pervasivo sistema liberale è riuscito a trasformare l’uomo europeo in un passivo e succube fantoccio, una sorta di Golem della modernità, in uno sfruttato, frustrato, ma ingordo consumatore e sperperatore delle risorse naturali. Un docile fruitore di servizi totalmente spoliticizzato e per di più convinto di essere stato liberato dal fardello dalle ideologie, liberato definitivamente dall’ingiustizia e dalla sofferenza.

Abbiamo quindi sotto gli occhi delle realtà societarie altamente “ideologizzate”, fondate sui valori costitutivi dell’Occidente mercantilistico, sull’affermazione in scala globale del modello societario liberal-capitalista, per sua natura anche cosmopolita e multirazziale, che dovrà contribuire a favorire la diffusione planetaria di modelli di consumo e di sfruttamento omogenei che, rappresentando alcuni dei presupposti principali per la concretizzazione finale del mercato globale, avvierebbero il processo di creazione di una nuova configurazione sociale legittimata dal pensiero unico del fondamentalismo ideologico liberista, dalla vulgata economicista sulle virtù di autoregolamentazione del libero mercato e infine sull’affermazione del Capitalismo finanziarizzato, che verrà considerato non più come una aberrazione, bensì come un fatale e moderno prodotto evoluzionistico della società liberal-capitalista e del mercato. Quell’astrattezza illimitata che fonderà potere e profitto in una unica diabolica entità, proprio come venne prospettata da Werner Sombart.

Pertanto diviene sempre più necessario andare oltre le gabbie imposte dal “pensiero unico” mediante un’intransigente e compiuta disamina degli stereotipi e delle falsità che albergano all’interno del pensiero unico mondialista e capitalista (molto meno invulnerabile di quanto si possa comunemente credere), attraverso l’approfondimento delle eccezionali tematiche proposte dalla decrescita economica e dallo sviluppo sostenibile, che consentirebbero di rimettere in discussione i dogmi dell’economia liberista per promuovere una diversa e innovativa economia organica intesa in senso anti-utilitaristico, quindi permeata dallo spirito del socialismo nazionale e funzionale al soddisfacimento naturale delle reali necessità della comunità nazionale e popolare nel pieno rispetto delle risorse della natura e in totale armonia con la natura stessa, battendo la sotto-cultura dello sfruttamento capitalistico del lavoro, dell’effimero, del superfluo e dell’accumulazione a fini speculativi del profitto fine a se stesso. E di conseguenza elaborare una coerente e serrata critica del modello culturale liberal-capitalista che, all’insegna di una adesione totale all’Ordine dei valori della nostra tradizione identitaria, culturale e popolare, sia in grado di riaffermare e qualificare la piena sovranità dell’ordinamento politico della Comunità organica di popolo e dell’organismo socialista statuale, ricomponendo nel dominio dello Stato socialista del popolo la dimensione spirituale e politica che l’azione distruttiva dell’oligarchia mercantilistica aveva volutamente scisso.

Maurizio Rossi

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