Popolo svegliati! La macelleria sociale è appena iniziata

Popolo svegliati!
La macelleria sociale è appena iniziata

Siamo assistendo, quasi impotenti, alla crisi strutturale, che sta investendo le società europee, (una crisi probabilmente non ancora irreversibile) del meccanismo liberal capitalista, ovvero di quel mondo che era stato partorito e tenuto in vita, all’indomani della catastrofe consumatasi nel 1945, da spregiudicate e sofisticate consorterie di abili profittatori, di rapinatori sociali privi di scrupoli al servizio delle Lobbies, più o meno occulte dell’Usurocrazia mondialista. Un’Oligarchia transnazionale di rapinatori travestiti da procacciatori finanziari, da acrobati della finanza internazionale. E come al solito, le catastrofi economiche provocate dalle loro spregiudicate speculazioni e i collassi delle economie nazionali che ne derivano devono essere ripianate e risolte dalle loro stesse vittime attraverso manovre economiche che puniscono i popoli, i lavoratori, i più deboli insomma e non gli usurai dell’Alta finanza internazionale che ne sono la causa.
Come possono immaginarsi, questi politicanti da strapazzo, di proporre, senza colpo ferire, ai lavoratori, ai pensionati, alle famiglie costrette sempre più al precariato sociale di farsi carico di onerosi sacrifici, se prima non viene con chiarezza spiegato loro come intendono modificare questa logica perversa? Soprattutto, se veramente hanno intenzione di farlo?
Dovranno forse essere questi docili plenipotenziari del Capitalismo mondialista a porre fine all’allegra finanza degli speculatori e degli squali che attraversano gli oceani dell’economia mondiale producendo questi disastri?
Non lo crediamo possibile e sappiamo per certo che mai lo sarà!
Non crediamo possibile che questi arroganti politicanti, (dei parvenu degenerati cresciuti nella “bottega delle chiacchere”) possano manifestare l’umiltà di presentarsi a capo chino di fronte alle nazioni europee e ai popoli della nostra Patria continentale chiedendo scusa dei loro fallimenti e delle loro incapacità. Chiedendo scusa al popolo, alle famiglie e ai lavoratori che sono stati umiliati, offesi e marginalizzati.
Vengono a proclamare, ad una massa imbelle e prostrata, che nell’ambito dei necessari sacrifici rientrerebbe anche la flessibilità lavorativa, che dovrebbe essere, dal loro punto di vista, un obiettivo straordinario di vitale importanza, di grande e benefica portata. Peccato per loro che viviamo in una società che non è in grado di realizzare una parvenza di piena occupazione e che le ricadute sociali, che ne deriverebbero, acuirebbero sempre più l’instabilità sociale e l’esponenziale sviluppo della miseria. In una nazione come l’Italia dove la piaga della disoccupazione, in gran parte del territorio, si va attestando su percentuali a due cifre, la cosiddetta flessibilità lavorativa non è altro che una truffa, una vigliacca mistificazione a carattere semantico. Non è altro e soltanto che la malafede insita nelle loro parole che gli permette di definire come “flessibilità” quello che è unicamente definibile e condannabile come un’ineluttabile “precarietà”. E la precarietà oggi non è solamente una certa condanna per chi si trova vincolato ai cosiddetti contratti atipici, perché un intero mondo del lavoro si scopre turbato e minacciato da questa percezione di precarietà, da questa spada di Damocle che gli pende inesorabilmente sulla testa. Purtroppo la concezione del lavoro, cara alla migliore tradizione europea, sta scomparendo gradualmente dalla scena pubblica.
Un fastidioso fardello di cui si preferisce liberarsi. I quotidiani e le televisioni, ormai, parlano del lavoro solo nelle notizie riguardanti la cronaca nera, ovvero quando i lavoratori muoiono sul posto di lavoro.
Ci troviamo di fronte alla prima giovane generazione che si ritrova compiutamente al di fuori della cultura del lavoro intesa come radicamento sociale all’interno della propria comunità di appartenenza, come prospettiva di costruzione di un percorso da compiersi per la famiglia e a beneficio del popolo, insomma come possibilità di avere un futuro. Una generazione quindi completamente precarizzata non solo nella sua proiezione sociale e collocazione produttiva, ma anche nella sua immagine, sempre più sbiadita, del futuro. Questa è una immane tragedia che comprometterà seriamente la stabilità del nostro popolo. Occorrerà, per poter contestare questa delirante deriva rimettere l’autentica concezione del lavoro al centro della scena sociale, affermando di conseguenza che non potrà mai esistere una sana economia, quindi volta al bene comune, se non esisterà il vero lavoro produttivo.
Se non esisterà una autentica produzione di beni e di servizi, non rimarrà altro spazio che quello dominato da un’economia virtuale di profitto, quella speculativa delle agenzia di rating, dei vigliacchi gangster mascherati da illuminati manager. Rimarrà solamente la bramosia di profitto dei capitalisti che de-localizzano le loro aziende e la loro produzione all’estero per guadagnare di più e spendere di meno, mentre quelli che rimangono preferiscono utilizzare, come strumento di ricatto contro i lavoratori, le masse ingenti di immigrati del terzo mondo a basso costo, da immettere nel mercato del lavoro. Per il semplice fatto che l’invasione migratoria, oltre che a deturpare drammaticamente il nostro paesaggio culturale e popolare e compromettere il riprodursi dell’Identità peculiare del nostro popolo, servirà in misura sempre maggiore agli interessi di macelleria sociale perseguiti dalla casta imprenditoriale e dal Capitalismo mondialista.
Occorrerà ribadire ancora una volta che non sarà certo il riformismo accomodante e parolaio degli eredi delle vecchie e stantie formule, ormai relegate definitivamente nel ripostiglio della Storia, a salvare le società europee, e in particolare quella italiana dalla crisi. Esiste ed esisterà solamente un’unica soluzione praticabile per la salvezza della Nazione e la sua fuoriuscita dal caos economico e sociale causato dal liberismo: costruire l’unità politica e culturale del popolo ed abbracciare con risolutezza le Idee, la Storia e i programmi del Socialismo Nazionale e della Comunità Organica di Popolo e, finalmente, andare incontro alla Vita.
Quindi, popolo svegliati, se vuoi sopravvivere!

Maurizio Rossi


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