Popolo sorgi, Tempesta scatenati

Ispirati dal “Diario di una nazionalsocialista” – che continueremo domani – abbiamo deciso per questo intermezo tratto dal nostro archivio del 2005

Questo famoso discorso del Reichsminister Joseph Goebbels è del 18 febbraio 1943, poco dopo la fine della battaglia di Stalingrado, quando la gravità della situazione bellica si era fatta evidente. Fu tenuto allo Sportpalast a Berlino. Albert Speer così lo descrive: “A parte i più riusciti raduni pubblici di Hitler, io non avevo mai visto un uditorio così efficacemente portato 1 al fanatismo”. Quella riportata nelle pagine seguenti è la traduzione della versione stampata del discorso, che ha delle differenze importanti da quella orale, che fu registrata. 2 Si è ritenuto interessante riportare, nelle note, anche la traduzione delle variazioni e delle modifiche. Traduzione di F. R.

Manifesto di propaganda della Guerra Totale di  Mjölnir, Hans Schweitzer (Popolo sorgi, tempesta scatenati!)

Nun, Volk steh auf, und Sturm brich los! Rede im Berliner Sportpalast Der steile Aufstieg (Monaco, Zentralverlag der NSDAP, 1944), pagine 167-204.

Popolo sorgi, tempesta scatenati! di Joseph Goebbels  (note 1-3)

Soltanto tre settimane or sono ero qui per leggere la dichiarazione del Führer per il 10° anniversario della presa del potere e per parlare a voi ed al popolo tedesco. La crisi che ora stiamo affrontando sul Fronte Orientale era al proprio apice. Nel pieno della gravi sventure che la Nazione affrontava nella battaglia sul Volga, ci siamo raccolti in un raduno di massa, il 30 di gennaio, per mostrare la nostra unità, la nostra unanimità e la nostra ferma volontà di vincere le difficoltà che fronteggiavamo nel quarto anno di guerra. Fu per me un’esperienza commovente e probabilmente lo fu per tutti voi, essere collegati via radio con gli ultimi, eroici combattenti a Stalingrado 4 durante il nostro possente raduno, qui allo Sportpalast. Essi ci comunicarono che avevano ascoltato il proclama del Führer e forse per l’ultima volta nella vita si univano a noi colle braccia tese per intonare gli inni nazionali. Quale esempio hanno rappresentato i soldati tedeschi in questa grande epoca! E che obblighi ciò impone a noi tutti, in particolare all’intera madrepatria tedesca! Stalingrado è stata ed è il grande monito del destino alla Nazione tedesca! Una Nazione che ha la forza di sopravvivere ad un tale disastro e vincere, ed in più trarne forza ulteriore, è imbattibile. Nel mio discorso a voi e al popolo tedesco io ricorderò gli eroi di Stalingrado, che hanno lasciato a me e a voi tutti un immenso dovere da compiere. Io non so quanti milioni di persone mi stanno ascoltando stanotte alla radio, a casa e al fronte. Voglio parlare a tutti voi dal profondo del mio cuore ai vostri cuori. Io credo che l’intero popolo tedesco abbia un appassionato interesse per ciò che ho da dire stanotte. Perciò parlerò con sacra serietà e franchezza, come il momento esige. Il popolo tedesco, risvegliato, istruito e disciplinato dal Nazionalsocialismo, può sopportare tutta la verità. Esso è conscio della serietà della situazione e la sua leadership perciò può chiedergli le dure misure necessarie; si! perfino i provvedimenti più energici. Noi tedeschi siamo agguerriti contro la debolezza e l’indecisione. I colpi e le sventure della guerra ci danno solo una forza maggiore, una risoluta determinazione e una volontà spirituale di combattere per vincere tutte le difficoltà e gli ostacoli con impeto rivoluzionario. Questo non è il momento di chiedersi come tutto ciò sia accaduto. Ciò può attendere un altro momento, 5 quando il popolo tedesco e il mondo intero apprenderanno la verità intera sulla sfortuna delle ultime settimane, sul suo profondo e fatale significato. Gli eroici sacrifici d’eroismo dei nostri soldati a Stalingrado hanno avuto un vasto, storico significato per l’intero Fronte Orientale. Non è stato invano. Il futuro chiarirà perché. Se salto il passato per guardare avanti lo faccio intenzionalmente. Il tempo è scarso! Non ne abbiamo per dibattiti inutili. Dobbiamo agire, immediatamente, approfonditamente e con decisione, alla maniera Nazionalsocialista di sempre. Il movimento, fin dagli inizi, ha operato in questo modo per dominare le molte crisi che affrontava e vincere. Anche lo Stato Nazionalsocialista agiva con decisione quando era di fronte ad una minaccia. Noi non siamo come lo struzzo che caccia la testa nella sabbia per non vedere il pericolo. Siamo sufficientemente coraggiosi per guardare in faccia il pericolo, per prendere provvedimenti con freddezza e durezza e quindi agire con decisione ed a testa alta. Sia come movimento che come Nazione, abbiamo risposto al meglio quando avevamo bisogno di volontà fanatiche e determinate a vincere ed eliminare il pericolo, oppure di forza di carattere sufficiente a sopraffare ogni ostacolo, o d’accanita determinazione per raggiungere il nostro scopo, o d’un cuore d’acciaio in grado di sostenere qualunque battaglia interna e esterna. Così sarà ora. Il mio compito è di esporvi un’immagine cruda della situazione e di trarre le durre conclusioni che guideranno le azioni del governo tedesco, come del popolo tedesco. Noi stiamo affrontando una grave sfida militare ad Est. La crisi, al momento, è ampia, simile per molti versi ma non identica a quella dell’inverno scorso. Più avanti ne discuteremo le cause. Adesso dobbiamo accettare le cose come sono e scoprire e applicare i modi, e impiegare i mezzi per svolgere le cose di nuovo a nostro favore. Non ha senso mettere in discussione la serietà della situazione. Io non voglio darvi una falsa impressione della situazione che potrebbe condurre a conclusioni altrettanto ingannevoli, magari dando al popolo tedesco una falso senso di sicurezza che è del tutto fuori luogo nella situazione attuale. 6 La tempesta che infuria dalle steppe contro il nostro venerabile continente, quest’inverno sovrasta tutte le precedenti esperienze umane e storiche. L’esercito tedesco ed i suoi alleati sono l’unica difesa possibile. Nel suo proclama del 30 gennaio il Führer ha chiesto in un modo solenne e irresistibile cosa sarebbe divenuta la Germania e l’Europa se, il 30 gennaio del 1933, fosse andato al potere un governo borghese e democratico invece dei Nazionalsocialisti! Quali pericoli ne sarebbero derivati, più rapidamente di quanto avessimo potuto sospettare, e quali capacità difensive avremmo avuto per affrontarli? Dieci anni di Nazionalsocialismo sono stati sufficienti a rendere evidente al popolo tedesco la serietà del pericolo rappresentato dal bolscevismo all’Est. Ora si può comprendere perché noi parlavamo così di frequente della lotta contro il bolscevismo ai nostri raduni di Norimberga. Alzavamo le nostre voci per mettere in guardia il popolo tedesco e il mondo, sperando di risvegliare i popoli d’Occidente dalla paralisi della volontà e dello spirito in cui erano precipitati. Abbiamo provato ad aprir loro gli occhi sul pericolo orrendo del bolscevismo orientale, che ha assoggettato una nazione di quasi 200 milioni di persone al terrore degli ebrei e che stava preparando una guerra d’aggressione contro l’Europa. Quando il Führer ordinò all’esercito l’attacco ad Est il 22 giugno 1941, noi tutti sapevamo che questa sarebbe stata la battaglia decisiva della nostra grande lotta. Conoscevamo i pericoli e le difficoltà. Ma sapevamo anche che i pericoli e le difficoltà sarebbero cresciuti col tempo e non diminuiti. Mancavano due minuti a mezzanotte. Attendere ancora avrebbe senz’altro condotto alla distruzione del Reich ed alla bolscevizzazione totale del continente europeo. E’ comprensibile che, come risultato delle vaste azioni fuorvianti e di occultamento del governo bolscevico, noi non abbiamo valutato in modo adeguato il potenziale bellico dell’Unione Sovietica. Soltanto adesso ci rendiamo conto della sua dimensione reale. Questo è il motivo per cui la battaglia che affrontano i nostri soldati ad Est oltrepassa per durezza, pericoli e difficoltà ogni umana immaginazione. Essa richiede la nostra completa potenza nazionale. Questa è una minaccia per il Reich e per il continente europeo che getta nell’ombra ogni pericolo precedente. Se falliamo, noi avremo fallito la nostra missione storica. Tutto ciò che abbiamo costruito e realizzato nel passato impallidisce di fronte a questo compito gigantesco che affrontano direttamente l’esercito tedesco e meno direttamente il popolo tedesco. Io parlo innanzitutto al mondo e proclamo tre tesi per quanto riguarda la nostra lotta contro il pericolo bolscevico all’Est.

La prima: se l’esercito tedesco non fosse in condizione di stroncare il pericolo dall’Est, il Reich cadrebbe preda del bolscevismo e tutta l’Europa lo seguirebbe in poco tempo.

La seconda: soltanto l’esercito tedesco, il popolo tedesco e i loro alleati hanno la forza di salvare l’Europa da questa minaccia.

La terza: il pericolo incombe. Dobbiamo agire rapidamente e con decisione oppure sarà troppo tardi.

Torno alla prima tesi. Il bolscevismo ha sempre dichiarato apertamente la propria meta: provocare la rivoluzione non soltanto in Europa ma nel mondo intero e precipitarlo nel caos bolscevico. Questa meta è stata evidente fin dalla nascita dell’Unione Sovietica bolscevica ed è stato il fine ideologico e pratico della politica del Cremlino. Evidentemente più Stalin e gli altri capi sovietici ritengono di essere prossimi a realizzare i loro obiettivi di distruzione del mondo più tentano di celarli e nasconderli. Non possiamo farci ingannare. Noi non siamo come quegli animi timidi che attendono, come fa il coniglio ipnotizzato finché il serpente non lo divora. Noi preferiamo riconoscere il pericolo in tempo e compiere un’azione efficace. Noi vediamo attraverso non solo l’ideologia del bolscevismo, ma anche attraverso la sua azione 7; per questo, con esso, abbiamo ottenuto grandi successi nelle lotte nazionali. Il Cremlino non può ingannarci. Abbiamo al nostro attivo quattordici anni di lotte per il potere e i dieci anni successivi, per smascherare le sue intenzioni e i suoi inganni infami. La meta del bolscevismo è la rivoluzione mondiale ebraica. Essi vogliono portare il caos nel Reich e in Europa, utilizzando la disperazione conseguente per instaurare la loro tirannia capitalista internazionale, mascherata di bolscevismo. Non c’è bisogno che vi dica cosa ciò rappresenterebbe per il popolo tedesco. La bolscevizzazione del Reich sarebbe la liquidazione della nostra intera intellighenzia e della Führung 8 e la caduta dei nostri lavoratori nella schiavitù giudaico-bolscevica. A Mosca loro trovano operai per i battaglioni di lavori forzati nella tundra siberiana, come ha detto il Führer nel suo proclama del 30 gennaio. La rivolta delle steppe si sta preparando al fronte, e la tempesta dall’Est che ogni giorno irrompe contro le nostre linee con forza crescente non è altro che una ripetizione della devastazione storica che tanto spesso, in passato, ha messo in pericolo la nostra parte del mondo. Quella è una minaccia diretta all’esistenza di ogni potenza europea. Nessuno pensi che il bolscevismo si fermerebbe ai confini del Reich, se riuscisse vittorioso. La meta della sua politica aggressiva e delle sue guerre è la bolscevizzazione di tutte le terre e tutti i popoli al mondo. A dispetto di queste intenzioni innegabili, noi non ci facciamo impressionare dalle dichiarazioni scritte 9 del Cremlino o dalle garanzie di Londra e Washington. Noi sappiamo che ad Est stiamo affrontando una crudeltà politica infernale che non ammette le norme che governano le relazioni fra i popoli e le nazioni. Quando, per esempio, l’inglese Lord Beaverbrook 10 sostiene che l’Europa dev’essere lasciata in mani sovietiche, o quando il principale giornalista ebreo americano, Brown, aggiunge cinicamente che la bolscevizzazione dell’Europa potrebbe risolvere tutti i problemi del continente, noi sappiamo cosa essi hanno in mente. Le potenze europee stanno fronteggiando il problema più critico. L’Occidente è in pericolo. E non fa alcuna differenza se i governi e gli intellettuali se ne rendono conto oppure no. 11 Il popolo tedesco, in ogni caso, non vuole rassegnarsi a questo pericolo. Dietro le divisioni sovietiche che avanzano verso di noi vediamo i commando ebraici liquidatori e dietro di loro il terrore, lo spettro della fame di massa e della totale anarchia. L’ebraismo internazionale è il fermento diabolico della decomposizione che prova una cinica soddisfazione nel trascinare il mondo del caos più profondo e nel distruggere antiche culture nella cui edificazione non ha avuto ruolo alcuno. Noi sappiamo anche qual è la nostra responsabilità storica. Duemila anni di civiltà occidentale sono in pericolo. 12 Non si può sopravvalutare il pericolo. E’ indicativo che quando lo si smaschera 13 per ciò che è veramente, il giudaismo internazionale protesta a gran voce in tutto il mondo. Le cose sono andate così lontano in Europa che non si può definire il pericolo come tale quand’esso è provocato dagli ebrei. 14 Ciò non ci fermerà dal trarre le necessarie conclusioni. Questo è quanto abbiamo fatto nelle nostre prime lotte in Germania. 15 Gli ebrei democratici del Berliner Tageblatt 16 e del Vossischen Zeitung servivano gli ebrei comunisti minimizzando e sottovalutando un pericolo crescente, cullando nel sonno il nostro popolo minacciato e riducendo la sua capacità di resistenza. Noi vedremo, se il pericolo non sarà sopraffatto, lo spettro della fame, la sofferenza ed il lavoro forzato per milioni di tedeschi. Vedremo crollare la nostra veneranda parte del mondo e seppellire fra le rovine l’antica eredità d’Occidente. Questo è il pericolo che affrontiamo oggi. La mia seconda tesi: soltanto il Reich tedesco ed i suoi alleati sono in grado di resistere a questo pericolo. Le nazioni europee, compresa l’Inghilterra, ritengono di essere forti abbastanza da resistere con efficacia alla bolscevizzazione dell’Europa, se vi si dovesse giungere. Questa convinzione è puerile e neppure meritevole di essere confutata. Se neanche il più forte corpo militare al mondo è in grado di spezzare la minaccia del bolscevismo, chi altro potrebbe farlo?  (La moltitudine dello Sportpalast grida: “Nessuno!”). Le nazioni europee neutrali non hanno né il potenziale né i mezzi militari né la forza spirituale per opporre neppure la più piccola resistenza al bolscevismo. Le divisioni bolsceviche, che agiscono come automi, le rovescerebbero in pochi giorni. Nelle capitali degli stati europei medi e più piccoli si consolano con l’idea che bisogna essere armati spiritualmente contro il bolscevismo (Risate). Questo ci rammenta le dichiarazioni dei partiti borghesi nel 1932, che pensavano di poter combattere e vincere la battaglia contro il comunismo con le armi spirituali. Cosa fin troppo stupida per valere la pena di una confutazione. Il bolscevismo orientale non è solo una dottrina terroristica, è anche una pratica terroristica. Esso si batte per i propri fini con precisione infernale, utilizzando ogni risorsa a sua disposizione, a dispetto del benessere, della prosperità o della pace dei popoli che opprime implacabilmente. Cosa farebbero l’Inghilterra e l’America se, nel peggiore dei casi, l’Europa cadesse in mani bolsceviche? Forse Londra convincerebbe i bolscevichi a fermarsi sul Canale della Manica? Ho già detto che il bolscevismo ha le proprie legioni straniere sotto forma dei partiti comunisti in ogni nazione democratica. Nessuno di questi stati può ritenersi immune dal bolscevismo interno. In una recente elezione suppletiva per la Camera dei Comuni, un candidato indipendente, cioè un comunista, ha ottenuto 10.741 dei 22.371 voti espressi. E’ accaduto in un distretto che, in altri tempi, era stato una roccaforte conservatrice. In poco tempo 10.000 votanti, quasi la metà, sono stati perduti a favore dei comunisti. Questa è la prova che il pericolo bolscevico esiste anche in Inghilterra e che non scomparirà 17 semplicemente perché lo si ignora. Noi non riponiamo alcuna fiducia in nessuna delle promesse territoriali che possa fare l’Unione Sovietica. Il bolscevismo fissa dei confini sia ideologici che militari che mettono in pericolo ogni nazione. Il mondo non ha altra scelta che precipitare di nuovo nella sua vecchia frammentazione o accettare un ordine nuovo per l’Europa sotto la guida dell’Asse. L’unica alternativa, oggi, è tra vivere sotto la protezione dell’Asse oppure in un’Europa bolscevica. Sono fermamente convinto che i lamentosi lord e gli arcivescovi di Londra non hanno la benché minima intenzione di resistere al pericolo bolscevico che deriverebbe dall’entrata in Europa dell’esercito sovietico. Gli ebrei hanno infettato così profondamente gli stati anglosassoni, sia spiritualmente che politicamente, che essi non posseggono più la capacità di vedere il pericolo. Esso si maschera 18 da Bolscevismo in Unione Sovietica e da capitalismo plutocratico negli stati anglo-sassoni. La razza ebraica è pratica d’imitazioni. Loro mettono a dormire i popoli che li ospitano, paralizzando le loro capacità difensive. (Grida dalla folla: “Lo abbiamo sperimentato!”). Il nostro intuito su questa questione ci ha condotto presto alla consapevolezza che la cooperazione fra la plutocrazia ed il bolscevismo internazionali non era una contraddizione bensì il segno di profonde comunioni d’interessi. La mano degli ebrei pseudo-civilizzati dell’Europa occidentale stringe quella degli ebrei dei ghetti orientali sulla Germania. L’Europa si trova in pericolo mortale. 19 Non mi compiaccio di credere che le mie osservazioni influenzeranno l’opinione pubblica degli stati neutrali, men che meno quella degli stati nemici. Questo non è né il mio fine né la mia intenzione. 20 So che, dati i nostri problemi sul Fronte dell’Est, domani la stampa inglese mi attaccherà furiosamente con l’accusa di aver sondato il terreno per la pace (Forti risate). Non è affatto così. Nessuno in Germania pensa più ad un vile compromesso. Il popolo tutto pensa soltanto ad uno strenuo combattimento. Come portavoce della nazione che guida 21 il continente, tuttavia, rivendico il diritto di chiamare pericolo il pericolo sia che esso minacci oppure no non soltanto la nostra terra ma l’intero continente. Noi Nazionalsocialisti abbiamo il dovere di dare l’allarme contro il tentativo dell’Internazionale ebraica di sprofondare nel caos il continente europeo e di ammonire che gli ebrei hanno nel bolscevismo una potenza militare terroristica il cui pericolo non può essere sopravvalutato. La mia terza tesi è che il pericolo è immediato. La paralisi delle democrazie europee occidentali già prima di questa minaccia mortale era spaventosa. L’ebraismo internazionale sta facendo di tutto per favorire questa paralisi. Durante la nostra lotta per il potere in Germania, i giornali ebraici cercavano di nascondere il pericolo finché il Nazionalsocialismo non ha risvegliato il popolo. Oggi accade lo stesso nelle altre nazioni. Gli ebrei ancora una volta si rivelano come l’incarnazione del male, come l’artificioso demone della decadenza e i portatori di un caos internazionale distruttore di culture. Questo spiega, a proposito, la nostra coerente politica ebraica. 22 Noi vediamo gli ebrei come una minaccia diretta per ogni nazione. A noi non importa cosa facciano gli altri popoli per questo pericolo. Ciò che facciamo per difenderci è affar nostro, comunque, e non tolleriamo obiezioni da altri. Gli ebrei rappresentano un’infezione contagiosa. Le nazioni nemiche possono sollevare ipocrite proteste contro le nostre misure contro gli ebrei e piangere lacrime di coccodrillo, ma non ci impediranno 23 di fare ciò che è necessario. La Germania, in ogni caso, non ha intenzione di rassegnarsi a questa minaccia, bensì intende prendere i provvedimenti più radicali, se necessari, finché è in tempo. 24 (Dopo questa frase, i canti del pubblico impediscono al Ministro di proseguire per vari minuti).

Le sfide militari del Reich ad Est sono al centro di ogni cosa. La guerra dei robot meccanizzati contro la Germania e l’Europa ha raggiunto il culmine. Nel resistere a questa grave minaccia diretta il popolo tedesco ed i suoi alleati dell’Asse stanno adempiendo, nel senso più autentico del termine, una missione europea. La nostra battaglia, coraggiosa e giusta, contro questo flagello universale non sarà impedita dai clamori mondiali dell’ebraismo internazionale. Essa può e deve terminare soltanto con la vittoria. (Esplodono alte grida: “Tedeschi, alle armi! Tedesche, al lavoro!”). La tragica battaglia di Stalingrado è un simbolo dell’eroica, virile resistenza alla rivolta delle steppe. Essa, per il popolo tedesco, ha un significato non soltanto militare, ma anche intellettuale e spirituale. Là i nostri occhi sono stati aperti sulla vera natura della guerra. Noi non vogliamo ulteriori false speranze e illusioni. Vogliamo guardare coraggiosamente in faccia i fatti, per quanto duri e spaventosi possano essere. La storia del nostro Partito e del nostro Stato prova che un pericolo riconosciuto è un pericolo sconfitto. Le nostre dure battaglie future ad Est saranno nel segno di questa resistenza eroica. Ciò richiederà prima sforzi inauditi da parte dei nostri soldati e delle nostre armi. Ad Est infuria una guerra spietata. Il Führer aveva ragione quando dichiarò che alla fine non vi saranno né vincitori né vinti, bensì la vita o la morte. La Nazione tedesca lo sa. I suoi salutari istinti l’hanno guidata attraverso l’odierna confusione delle difficoltà intellettuali e spirituali. Oggi sappiamo che la Blitzkrieg in Polonia e la Campagna in Occidente hanno solo limitato il senso della battaglia ad Est. La Nazione tedesca sta combattendo per tutto ciò che ha. Sappiamo che il popolo tedesco sta difendendo i suoi beni più sacri: le proprie famiglie, donne e bambini, la campagna magnifica e intatta, le proprie città e i villaggi, i duemila anni della propria cultura, tutto ciò che rende la vita davvero degna. Il bolscevismo naturalmente non ha il minimo rispetto per i nostri tesori nazionali e non presterebbe loro alcuna attenzione qualora se ne appropriasse. Non l’ha fatto neppure per il proprio popolo. L’Unione Sovietica negli ultimi 25 anni ha accresciuto il proprio potenziale militare ad un livello inimmaginabile e noi lo abbiamo valutato erroneamente. In Russia i terroristi ebrei hanno 200 milioni di persone che li servono. Essi hanno usato con cinismo i propri sistemi per far nascere dall’imperturbabile durezza del popolo russo un serio pericolo per le nazioni civili europee. All’Est una nazione intera è stata spinta in guerra. Uomini, donne e perfino bambini vengono impiegati non soltanto nelle fabbriche d’armi ma nelle battaglie. 25 Duecento milioni che vivono nel terrore della GPU 26, in parte prigionieri di una visione del mondo infernale, in parte di una stupidità assoluta. Le masse di carri armati che abbiamo affrontato ad Est sono il risultato di 25 anni di sventura sociale e sofferenza del popolo bolscevico. Noi dobbiamo rispondere con misure analoghe se non vogliamo rinunciare e darci per vinti. 27 La mia ferma convinzione è che non possiamo vincere il pericolo bolscevico se non usiamo metodi equivalenti, anche se non identici. Il popolo tedesco ha di fronte la domanda 28 più grave della guerra, vale a dire trovare la determinazione d’usare tutte le nostre risorse per proteggere tutto quanto abbiamo e tutto ciò di cui avremo bisogno in futuro. 29 L’esigenza del momento è la guerra totale. Dobbiamo metter fine all’atteggiamento borghese che abbiamo visto anche in questa guerra: Lavami la schiena, ma non bagnarmi! (Ogni frase viene accolta con applausi crescenti ed approvazioni). Il pericolo che ci è di fronte è enorme. Gli sforzi da fare per affrontarlo lo devono essere altrettanto. E’ venuto il momento di toglierci i guanti di velluto e usare i pugni. (Si levano grida di assenso. I canti, provenienti dalle gallerie e dalla platea testimoniano la piena approvazione della folla). Non possiamo più fare un uso parziale e negligente del potenziale bellico in patria e in aree significative d’Europa che controlliamo. Dobbiamo utilizzare appieno le nostre risorse, tanto più rapidamente ed accuratamente quanto organizzativamente e praticamente possibile. Le preoccupazioni superflue sono del tutto fuori luogo. Il futuro dell’Europa è condizionato 30 dal nostro successo ad Est. Noi siamo pronti a difenderlo. Il popolo tedesco sta versando il proprio sangue più prezioso in questa battaglia. Il resto d’Europa dovrebbe lavorare almeno per sostenerci. In Europa vi sono molte voci serie che già se ne sono rese conto. Altri ancora resistono. Ciò non può avere influenza su di noi. Se il pericolo fosse di fronte solo a loro, potremmo considerare la loro riluttanza come una assurdità letteraria senza senso. Ma il pericolo ci minaccia tutti e noi tutti dobbiamo fare ciascuno la propria parte. Coloro che oggi non capiscono, domani ci ringrazieranno in ginocchio per esserci assunti questo compito con coraggio e fermezza. Non ci preoccupa 31 affatto che i nostri nemici, all’estero, pretendano che i nostri provvedimenti di guerra totale ricordano quelli del bolscevismo. Con ipocrisia sostengono che ciò significa che non c’è alcun bisogno di combattere il bolscevismo. 32 Qui non è una questione di metodo ma di meta, cioè di eliminare il pericolo. (Applausi per vari minuti). La questione non è se i metodi sono buoni o cattivi, ma se hanno successo. Il Governo Nazionalsocialista è pronto ad usare qualsiasi mezzo. Non c’importa se qualcuno obietta. Non vogliamo indebolire il potenziale bellico della Germania con provvedimenti che mantengano un livello di vita alto, quasi da tempo di pace, per una certa classe, mettendo in tal modo in pericolo il nostro sforzo bellico. Noi stiamo volontariamente rinunciando ad una parte significativa del nostro livello di vita per aumentare lo sforzo bellico più rapidamente e completamente possibile. Ciò non è fine a se stesso, piuttosto un mezzo per raggiungere un fine. Il nostro livello di vita sociale sarà perfino più elevato dopo la guerra. Noi non abbiamo bisogno di imitare i metodi bolscevichi, poiché noi abbiamo un popolo e capi migliori, cosa che ci da un grande vantaggio. Ma le cose hanno dimostrato che dobbiamo fare molto di più di quanto abbiamo fatto finora per volgere decisamente a nostro favore la guerra nell’Est. Come hanno dimostrato innumerevoli lettere dall’interno e dal fronte, a questo proposito, l’intero popolo tedesco è d’accordo. Ognuno sa che se perdiamo, tutto sarà distrutto. Il popolo e i suoi capi sono determinati a prendere le misure più radicali. Le grandi masse lavoratrici del nostro popolo non sono infelici perché il Governo e troppo duro. Caso mai lo sono perché è troppo rispettoso. Chiedete a chiunque in Germania e vi dirà: Ciò che è più radicale lo è quanto basta e ciò che è totale lo è a sufficienza per ottenere la vittoria. Lo sforzo totale di guerra è divenuto una questione riguardante l’intero popolo tedesco. Nessuno ha scusanti per ignorare le sue esigenze. Un applauso tempestoso ha salutato, il 30 gennaio scorso, il mio appello alla guerra totale. Posso perciò assicurarvi che i provvedimenti della leadership sono in pieno accordo coi desideri del popolo tedesco sia in patria che al fronte. Il popolo vuole portare qualsiasi peso, anche il più grande, fare qualsiasi sacrificio, se ciò conduce alla grande meta della vittoria. (Intenso applauso). Ciò naturalmente presuppone che i fardelli siano equamente suddivisi. (Forti approvazioni). Noi non possiamo tollerare una situazione in cui la maggior parte del popolo sopporta il peso della guerra, mentre una piccola e passiva porzione di esso tenta di sfuggire ai propri fardelli e alle responsabilità. Le misure che abbiamo preso, e quelle che ancora prenderemo, saranno caratterizzate dallo spirito della giustizia Nazionalsocialista. Noi non badiamo alla classe o al rango. Ricco o povero, alto o basso devono dividere egualmente i sacrifici. Ognuno, in questo grave momento, deve compiere il proprio dovere, o per scelta o altrimenti. Noi sappiamo che ciò ha il pieno appoggio del popolo. Piuttosto che fare troppo poco per ottenere la vittoria faremo addirittura troppo. Nessuna guerra nella storia è stata perduta a causa di troppi soldati o troppe armi. 33 E’ vero però che molte sono state perse per il motivo contrario. 34 E’ tempo di far muovere i fannulloni. (Frenetica approvazione). Devono essere scrollati dai loro comodi agi. Non possiamo attendere che rinsaviscano da soli. Potrebbe avvenire troppo tardi. L’allarme deve echeggiare da un capo all’altro della Nazione. Milioni di braccia 35 devono mettersi al lavoro in tutto il paese. I provvedimenti che abbiamo preso e quelli che ora prenderemo, e di cui discuterò più avanti in questo discorso, sono critici per l’intera nostra vita pubblica e privata. L’individuo dovrà fare grandi sacrifici, ma essi sono minuscoli se paragonati a quelli che dovrebbe fare se, rifiutandoli, si abbattesse su di noi il più grande disastro nazionale. E’ meglio agire al momento giusto che aspettare fin quando la malattia abbia attecchito. Non ci si può lagnare col medico o fargli causa per una ferita fisica. Egli non taglia per uccidere, bensì per salvare la vita del paziente. Lasciatemi ripetere che fra i più pesanti sacrifici che il popolo tedesco dovrà fare, il più urgente è che questi siano equamente suddivisi. Il popolo vuole così. Nessuno resiste ai più pesanti carichi della guerra. Ma il popolo si arrabbia quando pochi tentano sempre di sfuggire a questi sacrifici. Il Governo Nazionalsocialista ha il dovere sia morale che politico di opporsi a tali tentativi, se necessario con pene draconiane. (Consensi). Qui l’indulgenza sarebbe del tutto fuori luogo, portando in men che non si dica a confondere i sentimenti e gli atteggiamenti del popolo, il che sarebbe un serio pericolo per il morale nazionale. Siamo perciò obbligati ad adottare una serie di misure che non sono essenziali in se, per lo sforzo bellico, ma appaiono necessarie a sostenere il morale in patria e al fronte. L’ottica della guerra, cioè come le cose appaiono esteriormente, è d’importanza decisiva in questo quarto anno di guerra. In considerazione dei sacrifici sovrumani che il fronte compie ogni giorno, esso ha il diritto fondamentale di attendersi che nessuno in patria reclami il diritto d’ignorare la guerra e le sue esigenze. E ciò non lo richiede soltanto il fronte ma anche una parte schiacciante della madrepatria. Chi è attivo ha il diritto di aspettarsi che se lavora dieci o dodici o quattordici ore al giorno, un indolente non gli stia vicino ritenendolo stupido. La patria deve rimanere pura e integra nella sua interezza. Niente può turbare questa immagine. Vi sono quindi una serie di misure da tenere in considerazione nell’ottica della guerra. Abbiamo ordinato, per esempio, la chiusura dei bar e dei locali notturni. Io non posso immaginare che chi sta facendo il proprio dovere per lo sforzo bellico abbia ancora energie per rimaner fuori la notte in posti del genere. Posso solo concludere che non starebbero prendendo sul serio le proprie responsabilità. Noi abbiamo chiuso questi esercizi perché cominciavano ad offenderci e perché disturbano l’immagine della guerra. Non abbiamo nulla contro i divertimenti come quelli. Dopo la guerra seguiremo 36 di nuovo, felicemente, la regola “Vivi e lascia vivere”. Ma durante la guerra, lo slogan deve essere “Combatti e lascia combattere!”. Abbiamo chiuso anche i ristoranti di lusso che richiedono più risorse di quanto sia ragionevole. Può essere che, occasionalmente, qualcuno pensi che, perfino in tempo di guerra, il proprio stomaco sia la cosa più importante. Non possiamo prestargli alcuna attenzione. Al fronte ognuno, dal soldato semplice al generale Feldmaresciallo, mangia alle cucine da campo. Non posso credere che sia chiedere troppo insistere che noi, in patria, prestiamo attenzione almeno alle leggi fondamentali della vita comunitaria. Potremo tornare ad essere gourmet di nuovo quando la guerra sarà finita. Adesso 37 abbiamo cose più importanti da fare che preoccuparci dei nostri stomaci. Sono stati chiusi anche innumerevoli negozi di lusso. Spesso offendevano i compratori. Generalmente non c’era nulla da comprare, a meno che, magari, non si pagasse qui e là con burro o uova invece di danaro. A che servono dei negozi che non hanno più nulla da vendere, ma usano soltanto elettricità, riscaldamento e il lavoro delle persone che è insufficiente in tutti gli altri posti, in particolare nell’industria bellica? Ed è una scusa affermare che tenere aperti qualcuno di questi negozi da un’impressione attraente agli stranieri. Gli stranieri saranno impressionati soltanto da una vittoria tedesca! (Applauso fragoroso). 38 Tutti vorranno essere nostri amici se vinciamo la guerra. Ma se perdiamo, potremo contare gli amici sulle dita di una mano. Abbiamo messo fine a tali illusioni. Vogliamo mettere questa gente che stava in negozi vuoti a fare un lavoro utile per l’economia bellica. Questo processo è già in moto e sarà completato entro il 15 marzo. Naturalmente questa è una significativa trasformazione della nostra intera vita economica. Stiamo seguendo un piano. Non vogliamo accusare nessuno ingiustamente o dar luogo a reclami ed accuse da ogni parte. Stiamo solo facendo ciò che è necessario. Ma lo stiamo facendo rapidamente e completamente. Piuttosto indosseremo abiti usati per qualche anno che far vestire il nostro popolo di stracci per qualche secolo. A che servono oggi i saloni di moda? Usano solo luce, riscaldamento e lavoratori. Riapriranno 39 quando la guerra finirà. A che servono gli istituti di bellezza che incoraggiano un culto della moda e sottraggono una quantità enorme di tempo ed energia? In tempo di pace sono meravigliosi, durante la guerra sono uno spreco di tempo. 40 Le nostre donne e le nostre ragazze saranno in grado di salutare i nostri soldati che tornano vittoriosi senza gli abiti di gala dei tempi di pace. (Applausi). Gli uffici governativi lavoreranno più rapidamente e con minor burocrazia. Non fa una buona impressione quando un ufficio chiude in orario dopo otto ore. 41 Il popolo non sta lì per gli uffici, sono gli uffici che sono lì per il popolo. Si deve lavorare finché il lavoro non è finito. 42 Questa è un’esigenza della guerra. Se il Führer può fare una cosa del genere, possono farla anche i suoi impiegati retribuiti. Se non c’è lavoro sufficiente per coprire l’orario prolungato, allora il 10 o il 20 o il 30 per cento dei lavoratori possono essere trasferiti alla produzione di guerra e sostituire altri uomini al servizio al fronte. Ciò vale per tutti gli uffici della Nazione. Questo da solo può far procedere il lavoro in alcuni uffici più rapidamente e facilmente. Dobbiamo apprendere dalla guerra ad agire alla svelta, non solo accuratamente. Il soldato al fronte non ha settimane per meditare sulle cose, per organizzare i propri pensieri o lasciarli riposare 43 in polverosi archivi. Egli deve agire immediatamente o perdere la vita. In patria noi non perdiamo la vita se lavoriamo lentamente, ma mettiamo in pericolo la vita del nostro popolo. 44 Ognuno deve imparare a badare al morale e prestare attenzione alle giuste esigenze del popolo che combatte e lavora. Noi non siamo guastafeste ma non tollereremo neppure coloro che ostacolano i nostri sforzi. Per esempio, è intollerabile che certi uomini e certe donne stiano settimane nelle stazioni termali a scambiare chiacchiere, prendendo il posto a soldati in permesso o a lavoratori che hanno diritto ad una vacanza dopo un anno di duro lavoro. Ciò è intollerabile e noi vi abbiamo messo fine. La guerra non è tempo di divertimenti. Fin quando non sarà finita, trarremo la nostra più profonda soddisfazione nel lavoro e nella battaglia. A coloro che non lo comprendono da soli si deve insegnare a capirlo, a forza, se necessario. Potrebbero essere necessarie le misure più severe. Non appare bello, per esempio, quando dedichiamo enormi sforzi propagandistici al tema: “Le ruote devono girare per la vittoria!”, col risultato che la gente evita i viaggi superflui soltanto per vedere dei vitelloni 45 senza lavoro trovare più posti liberi sui treni. Le ferrovie servono per trasportare beni di guerra e viaggiatori per motivi bellici. Solo coloro che hanno bisogno di riposarsi da un duro lavoro meritano una vacanza. Il Führer non si è preso un giorno di riposo dall’inizio della guerra. Dal momento che il primo uomo del paese prende il proprio lavoro con tanta serietà e responsabilità, ci si deve attendere che ogni cittadino segua il suo esempio. D’altra parte il Governo sta facendo tutto il possibile per dare ai lavoratori lo svago di cui hanno bisogno in questi tempi difficili. I teatri, i cinema e i music hall rimangono piena attività. La radio sta lavorando per ampliare e migliorare la propria programmazione. Non abbiamo alcuna intenzione di infliggere un grigio stato d’animo invernale al nostro popolo. Ciò che serve al popolo e tiene alto la sua forza di combattere e lavorare è buono e fondamentale per lo sforzo bellico. Vogliamo solo eliminare l’opposto. Per equilibrare i provvedimenti di cui ho già discusso, 46 ho quindi ordinato che gli istituti culturali e spirituali che servono al popolo non siano diminuiti, bensì aumentati. Fin quando contribuiscono invece che nuocere allo sforzo bellico, essi devono essere sostenuti dal Governo. Ciò vale anche per gli sport. Oggi gli sport non sono soltanto per particolari cerchie, ma una questione del popolo intero. Esoneri militari per gli atleti sono fuori luogo. Lo scopo dello sport è di indurire il corpo, certamente col fine di usarlo in modo appropriato nel momento del bisogno più grande. 47 Il Fronte condivide i nostri desideri. L’intero popolo tedesco concorda con passione. Non è più disposto a compiere sforzi che sprecano solo tempo e risorse. Non sopporterà più complicati questionari per ogni eventuale problema. Non vuole più preoccuparsi per migliaia di faccende minori che possono avere la loro importanza in tempo di pace, ma sono totalmente futili durante la guerra. E non ha neanche bisogno che gli sia ricordato il proprio dovere con riferimenti ai grandi sacrifici dei nostri soldati a Stalingrado. Il popolo sa cosa deve fare. Ognuno, in alto e in basso, ricco o povero, vuole condividere uno stile di vita spartano. Il Führer da a noi tutti l’esempio, un esempio che deve essere seguito da tutti. Egli conosce soltanto lavoro e preoccupazione. 48 Noi non vogliamo lasciare tutto a lui, ma piuttosto vogliamo togliergliene quella parte che siamo in grado di sopportare. I tempi odierni hanno una straordinaria somiglianza, per ogni autentico Nazionalsocialista, col periodo della lotta per il potere. Abbiamo sempre agito allo stesso modo. Eravamo col popolo nella buona e nella cattiva sorte e questo è il motivo per cui il popolo ci seguiva. Abbiamo sempre portato i nostri fardelli insieme al popolo, per questo non ci sembravano pesanti, ma leggeri. Il popolo vuole essere guidato. Mai nella storia il popolo ha abbandonato una leadership coraggiosa e risoluta nei momenti critici. Lasciatemi dire poche parole in merito alle misure concrete relative allo sforzo per la guerra totale che abbiamo già preso. Il problema è rendere disponibili 49 soldati per il fronte e lavoratori per l’industria degli armamenti. Questi sono gli scopi primari, anche a costo del nostro livello di vita sociale. Ciò non significa un declino permanente del nostro livello di vita. Significa soltanto raggiungere un fine, quello della guerra totale. Come parte di questa campagna sono state revocati centinaia di migliaia di esoneri militari. Questi esoneri erano stati concessi perché non avevamo sufficienti manodopera esperta per coprire le posizioni che sarebbero rimaste scoperte revocandoli. La ragione dei nostri provvedimenti attuali è di mobilitare i lavoratori necessari. Questo è il motivo per cui abbiamo fatto appello agli uomini che non lavoravano nel settore bellico 50 e alle donne che non lavoravano del tutto. Essi non ignoreranno e non potranno ignorare il nostro appello. Il dovere di lavorare per le donne è grande. Ciò non significa, comunque, che solo quelle previste dalla legge debbano lavorare. Tutte sono benvenute. Più donne si associano allo sforzo bellico, più soldati possiamo rendere disponibili per il Fronte. 51 I nostri nemici sostengono che le donne tedesche non sono in grado di sostituire gli uomini nell’economia di guerra. Ciò può esser vero per certi settori di lavoro pesante. Ma io sono persuaso che la donna tedesca è risoluta ad occupare il posto lasciato dall’uomo che parte per il Fronte e di farlo al più presto possibile. Noi non abbiamo bisogno di far notare l’esempio bolscevico. Per anni, milioni delle migliori donne tedesche hanno lavorato nella produzione bellica ed esse attendono con impazienza di essere raggiunte ed aiutate da altre di loro. Tutte coloro che partecipano al lavoro stanno solo dando il giusto ringraziamento a quelli che sono al fronte. Centinaia di migliaia hanno già iniziato, 52 ed altre centinaia di migliaia inizieranno. 53 Speriamo di svincolare presto interi eserciti di lavoratori che, a loro volta, renderanno disponibili eserciti di combattenti al fronte. 54 Avrei scarsa considerazione delle donne tedesche se pensassi che non vogliono ascoltare il mio appello. Loro non cercheranno di seguire la lettera della legge o di scivolare attraverso le sue maglie. 55 Le poche che potrebbero tentare non ci riusciranno. Non accetteremo permessi medici. Neppure accetteremo l’alibi che qualcuna debba aiutare il marito o i parenti o degli amici come sistema per evitare il lavoro. Risponderemo appropriatamente. Le poche che tenteranno cose del genere riusciranno soltanto a perdere il rispetto di quelli che le circondano. 56 Il popolo le disprezzerà. Nessuno si aspetta che una donna manchi della forza fisica necessaria per andare a lavorare in una fabbrica di carri. Vi sono comunque anche numerose attività, nella produzione bellica, che non richiedono una particolare 57 forza fisica e che una donna può svolgere perfino se proviene dalla migliore società. Nessuno è troppo bravo sul lavoro e tutti noi dobbiamo scegliere fra rinunciare a ciò che abbiamo oppure perdere tutto. E’ giunto anche il momento di chiedere alle donne che hanno dei domestici se effettivamente ne hanno bisogno. Ci si può prendere cura della casa e dei bambini anche da sole, lasciando libera la servitù per altri compiti, oppure si può affidare la cura della casa e dei figli alla servitù o alla NSV ed andare a lavorare. 58 La vita può non essere piacevole come in tempo di pace. 59 Ma noi non siamo in pace, noi siamo in guerra. Potremo metterci comodi dopo che avremo vinto la guerra. Ora dobbiamo sacrificare le nostre comodità per conquistare la vittoria. Le mogli dei soldati certamente lo comprendono. Loro sanno che è loro dovere verso i propri mariti sostenerli svolgendo un lavoro che è importante per lo sforzo bellico. Ciò è particolarmente vero in agricoltura. Le mogli dei contadini devono dare un buon esempio. Sia gli uomini che le donne devono essere sicure che nessuno faccia meno durante la guerra di quanto loro facevano in tempo di pace; invece deve essere svolta una quantità maggiore di lavoro in ogni settore. Non si può, in proposito, commettere l’errore di lasciare ogni cosa al Governo. Il Governo può soltanto disporre le direttive di massima. Dar vita a queste direttive è compito del popolo che lavora, sotto la guida stimolante del Partito. E’ essenziale un’azione rapida. Si deve andare al di là dei requisiti legali. “Volontario!” è lo slogan. Come Gauleiter di Berlino, io qui faccio appello soprattutto ai miei camerati berlinesi. Essi hanno dato a sufficienza buoni esempi di nobile condotta e coraggio durante la guerra, tali da non fallire ora.

18 febbraio 1943: Sportpalast

Il loro comportamento concreto ed il buon umore perfino durante la guerra hanno fatto loro guadagnare una buona fama in tutto il mondo. Questa bella reputazione deve essere mantenuta e rafforzata! Se io chiedo ai miei berlinesi di fare qualche lavoro importante rapidamente, accuratamente e senza proteste, io so che tutti loro obbediranno. Noi non vogliamo lamentarci delle difficoltà giornaliere o brontolare l’un con l’altro. 60 Vogliamo piuttosto comportarci bene non solo come berlinesi, ma come tedeschi, cercando il lavoro, agendo, prendendo l’iniziativa di fare qualcosa, non lasciandola a qualcun altro. Quale donna tedesca vorrebbe ignorare il mio appello a favore di coloro che lottano al Fronte? 61 Chi vorrà anteporre 62 i propri agi personali al dovere nazionale? Chi, di fronte alla grave minaccia che affrontiamo, vorrà considerare le proprie private necessità invece che le esigenze della guerra? Io respingo con disprezzo l’asserzione del nemico, che noi stiamo imitando il bolscevismo. Noi non vogliamo imitare il bolscevismo, noi vogliamo sconfiggerlo, con qualsiasi mezzo sia necessario. La donna tedesca comprenderà meglio ciò che intendo, perché sa da tempo che la guerra che stanno combattendo oggi i nostri uomini è soprattutto una guerra per proteggere i suoi figli. Il suo bene più sacro è difeso dal sangue più prezioso del nostro popolo. La donna tedesca deve proclamare spontaneamente la propria solidarietà coi suoi uomini che combattono. Essa farebbe meglio a unirsi ai milioni di lavoratori nell’esercito della patria, e dovrebbe farlo domani piuttosto che dopodomani. Attraverso il popolo tedesco deve scorrere un fiume di sollecitudine. Mi aspetto che innumerevoli donne e soprattutto uomini, che non stiano facendo un lavoro fondamentale per la guerra, si presentino alle autorità. Chi da rapidamente da il doppio. 63 La situazione generale dell’economia si sta rafforzando. 64 Ciò riguarda in particolare il sistema bancario ed assicurativo, il sistema delle imposte, i giornali e le riviste che non sono essenziali allo sforzo bellico, le attività governative e di Partito superflue e richiede anche una ulteriore semplificazione del nostro stile di vita. Io so che molti nel nostro popolo stanno compiendo grandi sacrifici. Comprendo i loro sacrifici e il Governo sta cercando di fornir loro il minimo necessario. Ma qualcosa deve restare 65 e deve essere sopportato. Quando la guerra sarà finita, ricostruiremo ciò che ora stiamo eliminando, più generosamente e magnificamente, e lo Stato farà la propria parte. Io respingo energicamente l’accusa che i nostri provvedimenti elimineranno la classe media o si risolveranno in una economia monopolistica. La classe media riacquisterà la propria posizione economica e sociale dopo la guerra. Le misure attuali sono necessarie per lo sforzo bellico. Esse non mirano ad una trasformazione strutturale dell’economia ma semplicemente a vincere la guerra prima possibile. Non discuto il fatto che questi interventi causeranno preoccupazioni nelle prossime settimane. Ma ci daranno un periodo di respiro. Stiamo posando le fondamenta per la prossima estate, senza prestare attenzione alle minacce e alle vanterie del nemico. Io sono felice di rivelare questo piano per la vittoria (Applauso fragoroso) al popolo tedesco. Esso non soltanto accetta queste misure, ma le ha richieste, esigendole più energicamente che prima della guerra. Il popolo vuole l’azione! E’ tempo di dargliela! Dobbiamo usare il nostro tempo per preparare le sorprese future. Mi rivolgo ora all’intero popolo tedesco, e in particolare al Partito, come capo della totalizzazione del nostro sforzo bellico interno. 66 Questo non è il primo importante compito che avete affrontato. Voi lo sosterrete con il consueto slancio rivoluzionario. Voi saprete trattare la pigrizia e l’indolenza che di quando in quando potranno mostrarsi. Il Governo ha promulgato delle regole generali, ed altre saranno emesse nelle prossime settimane. Le questioni minori non regolamentate con questi provvedimenti devono essere preoccupazione del popolo, sotto la guida del Partito. C’è una legge morale che presiede tutto, per ciascuno di noi: non fare nulla che nuoccia allo sforzo bellico e fare qualsiasi cosa che avvicini la vittoria. Negli anni scorsi abbiamo spesso richiamato l’esempio di Federico il Grande, sui giornali e alla radio. Non avevamo il diritto di farlo. Durante la Terza Guerra Salesiana 67, per un po’, Federico II aveva cinque milioni di Prussiani, secondo Schlieffen 68, schierati contro 90 milioni di nemici. Nel secondo dei sette anni infernali egli patì una sconfitta che scosse la Prussia fin dalle fondamenta. Egli non ha mai avuto soldati ed armi a sufficienza per combattere senza rischiare ogni cosa. La sua strategia era sempre quella dell’improvvisazione. Ma il suo principio era di attaccare il nemico ogni volta che fosse possibile. Patì delle sconfitte ma ciò non fu determinante. Ciò che fu decisivo è che il Grande Re rimase indomito, che fu incrollabile di fronte alle mutevoli fortune della guerra, che il suo cuore forte vinse ogni pericolo. Alla fine dei sette anni di guerra egli aveva 51 anni, non aveva più denti, soffriva di gotta, ed era afflitto da mille dolori ma rimase in piedi sul campo di battaglia devastato e fu il vincitore. Come possiamo paragonare la nostra situazione con la sua?! Mostriamo la sua stessa volontà, la sua stessa risolutezza e quando verrà il momento facciamo come lui, restiamo irremovibili a tutti i cambiamenti del fato e come lui vinciamo la battaglia anche nelle circostanze più avverse. Non dubitiamo mai della nostra grande causa. Io sono fermamente convinto che il popolo tedesco è stato profondamente commosso dal colpo del destino a Stalingrado. Ha visto in faccia la durezza e la crudeltà della guerra. Ora conosce l’orribile verità ed è deciso a seguire il Führer nella buona e nella cattiva sorte. 69 (La folla si alza e come un oceano rombante canta: “Führer comanda, noi ti seguiremo! Heil Führer!”. Il Ministro non può proseguire per vari minuti). La stampa inglese e americana nei giorni scorsi hanno scritto a lungo dell’atteggiamento del popolo tedesco durante questa crisi. Gli inglesi sembrano ritenere di conoscere il popolo tedesco molto meglio di noi che lo guidiamo. Essi danno ipocriti consigli su cosa dovremmo o non dovremmo fare. Credono che il popolo tedesco di oggi sia lo stesso popolo tedesco del novembre 1918 quando cadde vittima dei loro persuasivi inganni. Non ho bisogno di dimostrare la falsità delle loro affermazioni. Essa scaturirà dalla lotta e dal lavoro del popolo tedesco. Per giungere alla pura e semplice verità, camerati tedeschi, voglio porvi una serie di domande. Voglio che voi rispondiate loro, al meglio della vostra consapevolezza e secondo la vostra coscienza. Quando il pubblico mi acclamò lo scorso 30 gennaio 70, la stampa inglese, il giorno successivo, riferì che era tutto uno spettacolo propagandistico che non rappresentava la reale opinione del popolo tedesco. 71 (Grida spontanee di disgusto, “Bugie!”, “Che vengano qui! Impareranno che non è così!”). Ho invitato al raduno di oggi un gruppo rappresentativo del popolo tedesco nel senso migliore del termine. (Le parole del Ministro furono accompagnata da applausi fragorosi che crescevano d’intensità quando egli giunse ai rappresentanti dell’esercito presenti in sala). Di fronte a me vi sono file di soldati tedeschi feriti sul Fronte dell’Est, che hanno perduto gambe e braccia, coi corpi feriti, quelli che hanno perduto la vista, quelli che sono venuti con le infermiere, uomini nel fiore della gioventù che stanno in piedi con le stampelle. Fra loro 50 hanno meritato la Croce di Ferro con Fronde di Quercia, esempi luminosi del nostro fronte combattente. Dietro di loro gli operai delle fabbriche di carri di Berlino. Ancora dietro vi sono dirigenti del Partito, soldati dell’esercito, medici, scienziati, artisti, ingegneri e architetti, insegnanti, funzionari e impiegati degli uffici, orgogliosi rappresentanti di ogni settore della nostra vita intellettuale che, perfino in mezzo ad una guerra, creano miracoli di umano genio. In ogni parte dello Sportpalast vedo migliaia di donne tedesche. I giovani sono qui insieme ai vecchi. Nessuna classe, nessuna attività, nessuna età è rimasta fuori. 72 73 Posso a buon diritto affermare che di fronte a me è raccolto un campione rappresentativo della popolazione tedesca, sia dalla patria che dal fronte. E’ vero? Si o no? (Lo Sportpalast sperimenta qualcosa vista solo raramente perfino in questo vecchio luogo di lotta Nazionalsocialista. La massa balza in piedi. Un uragano di migliaia di voci urla di si. I partecipanti sperimentano uno spontaneo referendum popolare e un’espressione di volontà). Voi che mi ascoltate in questo momento rappresentate la Nazione tutta. Voglio farvi dieci domande cui voi risponderete per il popolo tedesco in ogni parte del mondo ma specialmente per i nostri nemici che ci stanno ascoltando alla radio. (Il Ministro può essere sentito solo con difficoltà. La folla è all’apice dell’eccitazione. Le singole domande sono come un rasoio tagliente. Ognuno dei presenti sente che gli si parla personalmente. La folla risponde ad ogni domanda con totale partecipazione d entusiasmo. Lo Sportpalast risuona di un unico urlo di assenso). Gli inglesi sostengono che il popolo tedesco ha perduto la fede nella vittoria. Vi chiedo: Credete voi, insieme al Führer ed a noi, nella vittoria finale e totale del popolo tedesco? Vi chiedo: Siete decisi a seguire il Führer nella buona e nella cattiva sorte fino alla vittoria e accettate spontaneamente i più pesanti fardelli personali? Secondo: gli inglesi dicono che il popolo tedesco è stanco di combattere. Vi chiedo: Siete pronti a seguire il Führer come falangi della patria, seguendo i combattenti 74, e a muovere guerra con determinazione selvaggia nonostante tutti gli accidenti 75 del fato finché la vittoria non sarà nostra?

Altro manifesto sulla Guerra Totale di Mjölnir,(Hans Schweitzer)  (Tutte le energie protese! Guerra totale, guerra più breve!)

Terzo: gli inglesi affermano che il popolo tedesco non vuole più accettare le crescenti richieste del Governo di lavorare per la guerra. Vi chiedo: Voi e il popolo tedesco, volete lavorare, se il Führer lo ordina, 10, 12 e se necessario 14 ore al giorno e dare tutto per la vittoria? Quarto: gli inglesi dichiarano che il popolo tedesco sta resistendo ai provvedimenti del Governo per la guerra totale. Esso non vorrebbe la guerra totale ma la capitolazione! (Grida: “Mai! Mai! Mai!”). Vi chiedo: Volete la guerra totale? Se necessario, volete una guerra più totale e radicale di quanto mai oggi possiamo neppure immaginare? Quinto: gli inglesi sostengono che il popolo tedesco ha perduto la propria fede nel Führer. Vi chiedo: La vostra fiducia nel Führer 76 è più grande, più sincera 77 e più incrollabile di prima? Siete assolutamente e completamente pronti a seguirlo ovunque e fare tutto ciò che è necessario per giungere alla vittoria? 78 (La folla si leva come un sol uomo. Mostra un entusiasmo senza precedenti. Migliaia di voci si uniscono gridando: “Führer ordina, noi ti seguiremo!”. Un’ondata di grida di “Heil!” monta nel salone. Come ad un ordine vengono issate le bandiere e gli stendardi come la più alta espressione del sacro momento in cui la moltitudine onora il Führer). Sesto: vi chiedo: siete pronti da ora in avanti a darvi completamente per fornire 79 al Fronte orientale gli uomini e le munizioni necessarie per sferrare al bolscevismo un colpo mortale? 80 Settimo: vi chiedo: voi prestate un sacro giuramento al Fronte che la patria rimarrà compatta dietro di esso e che darete tutto ciò di cui ha bisogno per raggiungere la vittoria? Ottavo: vi chiedo: voi, e specialmente voi donne, volete che il governo faccia tutto che può per incoraggiare le donne tedesche a mettersi al completo al lavoro per sostenere lo sforzo bellico e liberare gli uomini per il Fronte ogni volta che sia possibile 81, aiutando quindi gli uomini al Fronte? Nono: vi chiedo: approvate, se necessarie, le misure più radicali contro un piccolo gruppo di scansafatiche e borsari neri che fingono vi sia la pace in mezzo ad una guerra e usano i bisogni della Nazione per i loro scopi egoistici? Siete d’accordo che coloro che nuocciono allo sforzo bellico debbano rimetterci 82 la testa? Decimo e ultimo: vi chiedo: siete d’accordo che soprattutto in guerra, secondo il programma del Partito Nazionalsocialista, si debbano applicare gli stessi diritti e doveri a tutti, che la patria debba sopportare tutta insieme i pesanti fardelli della guerra e che tali fardelli debbano essere equamente divisi fra chi sta in alto e chi sta in basso e fra ricchi e poveri? 83 Ho chiesto; voi mi avete dato le vostre riposte. Voi siete parte del popolo e le vostre risposte sono quelle del popolo tedesco. Voi avete detto ai nostri nemici ciò che avevano bisogno di udire, così da non farsi né illusioni né false idee. Ora, proprio come nelle prime ore di governo e durante i dieci anni seguenti, noi siamo fermamente legati dalla fratellanza col popolo tedesco. Il più potente alleato al mondo, il popolo stesso, è dietro di noi ed è deciso a seguire il Führer, qualunque cosa avvenga. Esso accetterà i più pesanti sacrifici 84 per raggiungere la vittoria. Quale forza al mondo può impedirci di raggiungere il nostro scopo? Ora dobbiamo e vogliamo riuscire! Io sono davanti a voi non soltanto come portavoce del Governo, ma come portavoce del popolo. I miei vecchi amici del Partito sono qui intorno a me, investiti degli alti incarichi del popolo e del Governo. Il camerata Speer 85 è seduto vicino a me. Il Führer gli ha conferito il grande compito di mobilitare l’industria tedesca degli armamenti e rifornire il fronte di tutte le armi necessarie. Il camerata Ley è seduto accanto a me. Il Führer lo ha incaricato di guidare la manodopera tedesca, istruendola ed addestrandola ad un lavoro infaticabile per lo sforzo bellico. Ci sentiamo profondamente debitori col camerata Sauckel che è stato incaricato dal Führer di portare centinaia di migliaia di lavoratori nel Reich per sostenere la nostra economia nazionale, una cosa che il nemico non può fare. Anche tutti i capi del Partito, dell’esercito e del Governo si uniscono a noi. Noi siamo tutti figli del nostro popolo, forgiati insieme dall’ora più critica della nostra storia nazionale. Noi promettiamo a voi, al Fronte, al Führer che insieme plasmeremo la patria in una forza su cui il Führer e i suoi combattenti possano fare assegnamento completamente e ciecamente. Noi promettiamo solennemente di fare, nella nostra vita e nel lavoro, tutto ciò che è necessario alla vittoria. Riempiremo i nostri cuori con la passione politica, col fuoco eterno che ardeva durante le grandi battaglie del Partito e dello Stato. Mai durante questa guerra cadremo preda del falso e ipocrita oggettivismo 86 che ha condotto la Nazione tedesca a così grandi sventure nella sua storia. Quando la guerra iniziò volgemmo lo sguardo alla Nazione sola. Ciò che serve alla sua lotta per la vita è buono e deve essere incoraggiato. Ciò che nuoce alla sua lotta per la vita è cattivo e deve essere eliminato ed escluso. Noi supereremo i principali problemi di questa fase della guerra con animi ardenti e mente fredda. Siamo sulla strada della vittoria finale. Questa vittoria si basa nella nostra fede nel Führer. Questa sera io ricordo ancora una volta il proprio dovere alla Nazione. Il Führer si aspetta che facciamo tanto da mettere in ombra quanto abbiamo fatto in passato. Noi non vogliamo abbandonarlo. Come noi siamo orgogliosi di lui, lui dovrà essere orgoglioso di noi. Le grandi crisi e gli sconvolgimenti della vita nazionale mostrano chi siano i veri uomini e le vere donne. Non abbiamo più diritto di parlare del sesso più debole, poiché ambedue i sessi stanno mostrando la stessa determinazione e forza spirituale. La Nazione è pronta per qualsiasi cosa. Il Führer ha ordinato e noi lo seguiremo. In quest’ora di riflessione e meditazione nazionali, noi crediamo saldamente e incrollabilmente nella vittoria. La vediamo davanti a noi, dobbiamo solo afferrarla. Dobbiamo risolverci a subordinargli ogni cosa. Questo è il dovere di quest’ora. Che lo slogan sia: Ora, popolo sorgi, tempesta scatenati! (Le parole finali del Ministro si perdono in un infinito, fragoroso applauso).

Tratto dal sito German Propaganda Archive

http://www.calvin.edu/academic/cas/gpa/goeb36.htm (testo del discorso stampato)

http://www.calvin.edu/academic/cas/gpa/goeb36.htm (testo del discorso orale)

Le note e le foto sono a cura del traduttore. Un ringraziamento ai camerati L. L. R. e F. P. per l’aiuto con la lingua tedesca e inglese.

1 Letteralmente: “risvegliato”.

2 La versione registrata esiste ancora presso il Deutsches Rundfunkarchiv di Francoforte (Registrazione N. 52 – 12534).

3 Questa frase è ripresa da una famosa poesia del poeta nazionalista tedesco dell’Ottocento Karl Theodor Koerner (1791-1813), morto giovanissimo in combattimento durante le guerre napoleoniche.

4 La Battaglia di Stalingrado fu una delle battaglie fondamentali della Seconda guerra mondiale. Si svolse sul fronte russo a Stalingrado (oggi Volgograd) tra il 19 settembre 1942 e il 2 febbraio 1943. Le forze dell’Asse (tedeschi, italiani e rumeni) ebbero in tutto 392.000 morti, 250.000 feriti e 91.000 prigionieri. I sovietici riportarono 478.741 morti e 651.000 feriti fra i militari e circa 100.000 morti fra i civili. Dei soldati tedeschi presi prigionieri ne sopravvissero meno di 6.000. L’attacco sovietico portò al collasso dell’Armata rumena che, a sua volta, coinvolse le truppe italiane dell’ARMIR ed infine la VI Armata tedesca che venne completamente circondata.

5 Letteralmente: “ciò può attendere più avanti”.

6 Breve considerazione: la chiarezza e la lucidità del Ministro nel descrivere la gravità della situazione militare spazzano via (caso mai ve ne fosse necessità) le falsità degli “storici” che vorrebbero Göbbels il “supremo manipolatore ed ingannatore”. Verrebbe da dire: più chiaro di così….

7 Letteralmente: “pratica, messa in pratica”.

8 Direzione, guida.

9 Per i vocaboli usati l’espressione potrebbe anche risultare: “dichiarazioni di carta”.

10 William Maxwell Aitken (1879-1964), Lord Beaverbrook dal 1918, nacque in Ontario e fece fortuna come cementiere. Trasferitosi in Gran Bretagna fu eletto alla Camera dei Comuni con i Conservatori. Nel 1918 fu Minister of Information nel gabinetto di David Lloyd George. In seguito acquisì il controllo del Daily Express, trasformandolo nel quotidiano più letto al mondo. Nel 1921 fondò il Sunday Express e nel 1929 acquistò l’Evening Standard. Durante la II Guerra mondiale, nel gabinetto Churchill, fu prima Minister for Aircraft Production (1940-41), Minister of Supply (1941-2), Minister of War Production (1942), e quindi Lord Privy Seal (1943-45), ovvero Ministro del Consiglio Privato della Corona britannica.

11 Questa frase del Ministro sarebbe senza dubbio valida ancor’oggi…

12 E’ ovvio che quando il Ministro parla di “Occidente” NON usa questa espressione con lo stesso significato dei media e dei politologi di oggi.

13 Letteralmente: “designa, nomina”.

14 Nella versione orale il Ministro aggiunse: “Noi non abbiamo mai avuto paura degli ebrei, ed oggi meno che mai!”

15 Letteralmente: “nelle nostre prime lotte nazionali”.

16 Il Berliner Tageblatt era un giornale fondato dall’editore Rudolf Mosse a Berlino nel 1872. Il giornale fu chiuso nel 1939.

17 Letteralmente: “non andrà via”.

18 Letteralmente: “si nasconde”.

19 Nella versione orale il Ministro aggiunse: “…mortale, anche se gli Inglesi non vogliono ammetterlo”.

20 Nella versione orale: “…nemici. Questo non è neppure il mio fine. Non desidero farlo, perché sto parlando al popolo tedesco, non al mondo”.

21 Purtroppo, non avendo il testo originale tedesco, rimane incertezza fra “la nazione che guida” e “la nazione principale”.

22 Nella versione orale: “…ebraica, anche quando gli ebrei potevano ancora far intervenire la loro vecchia guardia di sostenitori di Berlino”.

23 Letteralmente: “non ci fermeranno dal fare”.

24 Nella versione orale: “La Germania, in ogni caso, non ha intenzione di rassegnarsi alla minaccia ebraica, ma piuttosto intende agire al momento giusto, usando, se necessario, le misure più assolute e radicali per occuparsi degli ebrei.”

25 Letteralmente: “nella guerra stessa”.

26 La GPU (Gosudarstvennoye Politicheskoye Upravlenie) nacque il 6 febbraio del 1922 dalla riorganizzazione della Cheka. Il 15 novembre del 1923 divenne OGPU (Ob’edinennoe Gosudarstvennoe Politicheskoe Upravlenie).

27 Letteralmente: “rinunciare alla partita dandola per persa”.

28 Anche “esigenza”.

29 Nella versione orale: “tutto quanto abbiamo ed ottenere tutto ciò di cui avremo bisogno in futuro. Oggi noi non possiamo più mantenere un alto livello di vita a scapito della nostra forza difensiva ad Est. Invece, dobbiamo rafforzare la nostra potenza difensiva sacrificando un alto livello della vita nazionale che non è più appropriato nelle attuali condizioni. Ciò non significa che stiamo imitando i metodi bolscevici. Noi abbiamo usato sistemi diversi fin dai tempi della nostra lotta col partito Comunista da quelli utilizzati contro i partiti della classe media. Affrontavamo un avversario che doveva essere trattato in modo diverso. Esso usava il terrore per combattere il movimento Nazionalsocialista. E al terrore ci si oppone non con argomenti intellettuali, ma soltanto con un terrore contrario! La minaccia intellettuale bolscevica è ben nota. All’estero non lo discutono. Ma noi e l’Europa, oggi affrontiamo una minaccia militare diretta che va al di là di ogni minaccia intellettuale. Rispondere ad essa con argomenti intellettuali probabilmente darebbe a coloro che sono al potere al Cremino un buon motivo per farsi delle risate. Noi non siamo così stupidi o miopi da tentare di combattere il bolscevismo con sistemi così inadeguati. Neppure vogliamo, come dice il proverbio, scegliere il nostro macellaio. Noi siamo determinati a difendere le nostre vite con tutta la forza che abbiamo, senza curarci se il resto del mondo vede oppure no la necessità di questa battaglia”.

30 Letteralmente: “è sospeso”.

31 Anche: “non ci infastidisce”.

32 Nella versione orale: “di combattere il bolscevismo, dal momento che anche noi siamo bolscevichi”.

33 Nella versione orale: “Nessuna guerra nella storia è stata perduta perché un governo aveva troppi soldati”.

34 Nella versione orale: “…motivo contrario. Ho già detto in pubblico che il compito più critico del momento è quello di fornire al Führer, sebbene coi provvedimenti presi in patria, le riserve operative di cui egli ha bisogno per le desiderate offensive della prossima primavera e dell’estate! Più riusciamo a dare al Führer, più mortale sarà il colpo! Non serve più sognare la pace – il popolo tedesco deve pensare soltanto alla guerra. Ciò non la prolungherà, piuttosto la renderà più breve: la guerra più totale e radicale è anche la più breve. Noi dobbiamo tornare di nuovo all’offensiva all’Est. Abbiamo le risorse necessarie. Dobbiamo mobilitarle e non soltanto con modi burocratici ed organizzati ma dobbiamo anche improvvisare. Seguire i canali burocratici porta via troppo tempo! E il tempo è poco! Dobbiamo muoverci rapidamente! Durante la lotta iniziale del movimento Nazionalsocialista contro lo stato democratico non sempre abbiamo seguito un piano accurato. Spesso vivevamo alla giornata, seguendo una strategia politica improvvisata. Ora dobbiamo fare lo stesso”.

35 Letteralmente: “milioni di mani”.

36 Letteralmente: “andremo con la regola”.

37 Letteralmente: “proprio adesso”.

38 Nella versione orale: “…vittoria tedesca! Durante la lotta per il potere noi eravamo i poveri Nazionalsocialisti! Una volta vinto, tutti volevano diventare nostri amici.”

39 Letteralmente: “riappariranno”.

40 Nella versione orale: “…ed energia? Con la pace sono meravigliosi, ma inutili durante la guerra. Le nostre donne e le nostre ragazze non devono preoccuparsi”.

41 Nella versione orale: “Non fa una buona impressione quando si mettono via i documenti e l’ufficio chiude in orario dopo otto ore”.

42 Letteralmente: “fatto, compiuto”.

43 Letteralmente: “lasciarli seduti”.

44 Nella versione orale: “…, ma mettiamo in pericolo la vita del Reich. Anche le attività inutili, che niente hanno a che fare con la guerra, devono essere cessate. Le cose belle e meritevoli in tempo di pace possono divenire per lo meno ridicole in tempo di guerra. Per esempio, ho sentito che un assortimento di uffici, a Berlino, impiega settimane discutendo se la parola Akkumulator dovrebbe essere sostituita dalla parola Sammler. Ne risultano pesanti fascicoli. Mi pare, e credo che il popolo tedesco sia d’accordo con me, che gente che spende il proprio tempo per tali sciocchezze durante la guerra non sia ben impiegata e sarebbe meglio mandarla in una fabbrica d’armi o al fronte! Coloro che lavorano per il popolo devono costantemente provvedere al popolo col buon esempio in tutto ciò che fanno. Le questioni banali possono talvolta causare della pubblica preoccupazione. Per esempio, è sconvolgente che ragazzi e ragazze cavalchino nel Tiergarten, a Berlino, alle 9 del mattino. Potrebbero incontrare una operaia che torna da un turno di notte di dieci ore e che forse sta andando a casa a prendersi cura di tre o quattro o cinque bambini. La vista di un gruppo di cavalieri a passeggio, come se fossimo in tempo di pace, potrebbe solo amareggiare l’animo di questa eccellente lavoratrice. Perciò ho provveduto a vietare l’equitazione su tutte le strade ed i parchi pubblici della capitale del Reich per la durata della guerra. Io credo, così facendo, di aver badato alle esigenze psicologiche della guerra e d’aver dimostrato riguardo per il fronte. Un soldato in licenza a Berlino per pochi giorni dal Fronte dell’Est, per esempio, che veda una cosa del genere avrà un’impressione del tutto sbagliata della capitale del Reich. Non vedrà le fabbriche d’armi, dove centinaia di migliaia di persone, rispettabili e operose, lavorano per dodici, quattordici e talvolta sedici ore al giorno, ma piuttosto un allegro e indolente circolo d’equitazione. Che razza d’immagine della patria riporterà con se al fronte!

45 La traduzione non è letterale. Suonerebbe “cercatori di piacere che non lavorano”.

47 Letteralmente: “del bisogno più grande del popolo”.

48 Anche: “responsabilità, attenzione, diligenza”.

49 Letteralmente: “liberare”.

50 Letteralmente: “economia di guerra”.

51 Nella versione orale: “…per il Fronte, e più duramente potrà colpire il Führer la prossima estate”.

52 Letteralmente: “si sono già unite” [con riferimento al lavoro].

53 Vedi nota 53.

54 In realtà il lavoro femminile era già una componente fondamentale dell’economia Nazionalsocialista. Fra il 1936 ed il 1939 la manodopera femminile passò da 11,6 milioni a 14,6 milioni di unità. (confronta Bridenthal, Grossmann e Kaplan, When Biology became Destiny, pagina 25).

55 Nella versione orale: “…sue maglie. Non lo credo. Non posso immaginarlo.”.

56 Nella versione orale: “…circondano. Noi non le dimenticheremo; ci ricorderemo di loro a guerra finita”.

57 Letteralmente: “grande”.

58 la NSV (Nationalsozialistische Volkswohlfahrt) era l’Organizzazione per il Benessere Popolare, responsabile in primo luogo della cura delle madri e dei ragazzi. Era diretta dall’SS-Gruppenführer Erich Hilgenfeldt. Il Q.G. della NSV era a Würzburg, in Bassa Franconia. La città fu rasa al suolo il 16 marzo del 1945 da 280 bombardieri inglesi che scaricarono 927 tonnellate di bombe, molte delle quali incendiarie.

59 Nella versione orale: “…pace. Quando papà torna a casa, la mamma può non aver preparato la cena”.

60 Anche “lagnarci”.

61 Dopo la sconfitta di Stalingrado il Fuehrer firmò il decreto sulla “Mobilitazione generale degli uomini e delle donne per la difesa del Reich”, nonostante la sua personale opposizione alla mobilitazione femminile. Alle donne non fu comunque consentito di lavorare nell’industria pesante e in quella mineraria.

62 Letteralmente: “mettere sopra”.

63 500.000 donne furono arruolate nel Kriegshilfedienst (Servizio Ausiliario). La maggior parte di loro, dopo Stalingrado, vennero impiegate nell’amministrazione militare e nelle comunicazioni, come dattilografe, telefoniste e operatrici radio, in seguito anche come addette ai proiettori e aiutanti nelle batterie antiaeree (vennero dette scherzosamente Blitzmaedel). Si trattava comunque di reparti che rientravano nel Wehrmachtsgefolge, cioè il Servizio Ausiliario, non combattente. Nel luglio del 1944 un ulteriore decreto del Fuehrer portò alla formazione del Wehrmachthelferinnencorps, un vero e proprio Corpo Militare Femminile e nel febbraio del 1945 fu autorizzata la creazione di battaglioni femminili. Inoltre, dal 1945, le donne entrarono a far parte della Volkssturm. La loro sorte sarà terribile all’arrivo delle truppe sovietiche. Nel 1945 le donne rappresentavano circa l’85% degli impiegati, contabili, interpreti, addetti ai laboratori e all’amministrazione nei quartier generali e nei comandi d’alto livello. Dal luglio del 1943 le donne furono utilizzate anche nelle difesa antiaerea, con funzioni ausiliarie. L’addestramento di base durava quattro settimane. Con la fine della guerra fra le 65.000 e le 100.000 donne servirono nelle unità antiaeree della Luftwaffe. Alcuni di questi reparti erano composti fino al 90% di donne. E’ interessante notare che coprivano tutti gli incarichi ausiliari: in una batteria, infatti, ne erano previste tre agli strumenti di misure delle distanze, sette a quelli di radiomisura, tre a quelli di comando ed spesso una con funzione comandante di plotone (confronta Center of Military History, “Military Improvisations During the Russian Campaign,” U.S. Department of the Army, CMH Pamphlet 104-1 1986, pagina 80). Una di loro (vedi Jutta Ruediger, Zur Problematik von Soldatinner: Der Kampfensatz von Flakwaffenhelferinnen in Zweiten Weltkrieg – Berichte und Dokumentationen, Monaco 1987) ricorda: Eravamo state allevate con lo stesso spirito, avevamo gli stessi ideali e la cosa più importante di tutte era il cameratismo, lo spirito da “uno per tutti”. Le donne tedesche si comportarono molto bene: in una zona della Pomerania raggiunta dai sovietici una ragazza di 22 anni distrusse tre carri nemici a colpi di bazooka, guadagnandosi la Croce di Ferro. Nel 1945 venne costituita una unità femminile, denominata Freikorps Adolf Hitler, che fu addestrata all’uso dei bazooka, delle granate e dei fucili automatici. E’ nota anche la vicenda di una delle figlie del camerata Robert Ley, Lore, che mise fuori combattimento un mezzo sovietico corazzato trafugando i documenti al comandante. In tutto, furono 39 le donne tedesche a ricevere la Croce di Ferro di II Classe per le loro azioni.

64 Nella versione orale: “…rafforzando, come è già stato riferito dalla stampa”.

65 Dei sacrifici.

66 Ufficialmente Göbbels divenne Generalbevollmächtigter für den totalen Kriegseinsatz solo nel luglio del 1944.

67 Le Guerre Slesiane furono combattute fra la Prussia e l’Austria per il controllo della Slesia.

68 Alfred von Schlieffen (1833-1913) Feldmaresciallo, fu il Capo di Stato Maggiore tedesco dal 1891 al 1905.

69 Nella versione orale: “…cattiva sorte. Abbiamo al nostro fianco alleati leali e coraggiosi. Il popolo italiano, sotto la guida del suo grande Duce, ci seguirà sul cammino della vittoria. La dottrina Fascista lo ha preparato alle grandi prove del fato. Nell’Asia orientale il popolo giapponese sta picchiando colpo su colpo contro le forze armate anglo-sassoni. Tre grandi potenze mondiali stanno combattendo insieme contro la tirannia plutocratica. Cosa può accaderci se affrontiamo le dure prove di questa guerra con ferma determinazione? Non v’è dubbio sulla certezza della nostra vittoria! Mentre sul fronte dell’Est si sta combattendo una gigantesca battaglia difensiva contro l’assalto delle steppe i nostri sottomarini stanno portando la guerra sugli oceani di tutto il mondo. La flotta nemica sta soffrendo perdite che non potranno essere sostituite in alcun modo, non importa quanto grandi siano i loro sforzi per riparare vecchie navi o costruirne di nuove. E la prossima estate il nemico farà la conoscenza della nostra potenza offensiva! Il popolo tedesco è deciso ad utilizzare tutte le proprie energie per fornire al Führer le risorse necessarie per realizzarla. Questo è il compito del momento! Sono prossimo a concludere. La stampa…”.

70 Nella versione orale: “…30 gennaio, la stampa anglo-americana, in altre parole, gli ebrei, il giorno…”.

71 Nella versione orale: “popolo tedesco, che gli ebrei conoscono meglio di noi.”.

72 Letteralmente: “non invitata”.

73 Nella versione orale: “…rimasta fuori. Bene, gli ebrei qui non sono rappresentati!”.

74 Letteralmente: “l’esercito che combatte”.

75 Letteralmente: “le svolte”.

76 Nella versione orale: “Vi chiedo: credete nel Führer? La vostra fiducia…”.

77 Letteralmente: “più fedele”.

78 Letteralmente: “per condurre la guerra ad una fine vittoriosa”.

79 Nella versione orale: “…per fornire ai nostri padri e ai nostri fratelli che combattono sul Fronte orientale…”.

80 Nella versione orale: “…munizioni necessarie per sconfiggere il bolscevismo? Siete pronti a questo?”.

81 Nella versione orale: “…possibile. E’ questo ciò che volete?”.

82 Letteralmente: “perdere la testa”.

83 Nella versione orale: “…ricchi e poveri. E’ questo ciò che volete?”.

84 Letteralmente: “fardelli”.

85 Dopo la morte in un incidente aereo di Fritz Todt, avvenuta nel 1942, Albert Speer (1905 – 1981) lo sostituì in tutti i suoi incarichi.

86 La concezione filosofica che sostiene l’esistenza e la validità universale della realtà oggettiva a prescindere da

ogni percezione o valutazione soggettiva.

Share

Lascia un commento