Georg Friedrich Philipp Freiherr von Hardenberg

A cura di Barbara Spadini

Georg Friedrich Philipp Freiherr von Hardenberg

Novalis

OPERE

Hymnen an die Nacht (1797, 1800)

Blütenstaub (1798)

Glauben und Liebe oder der König und die Königin(1798)

Die Lehrlinge zu Sais (1798-1799)

Christenheit oder Europa (1799)

Geistliche Lieder (1799)

Marienlieder (1799)

Heinrich von Ofterdingen (1798-1801, 1802)

Principali traduzioni italiane

Canti spirituali, Mondadori 1991

Enrico di Ofterdinger, Mondadori 1995

Frammenti, Bur 1976

I discepoli di Sais, Bompiani 1996

Inni alla Notte, Mondadori 1991

Cristianità o Europa, Bompiani 2002

Opera filosofica voll.I-II, Einaudi 1993

Critica consigliata

F. Cercignani, L’età dell’oro di Novalis tra poesia e filosofia, in Studia theodisca VII, Milano, 2000

F.Cercignani, Il fiore azzurro oggi. Rileggendo Novalis, in Studia theodisca – Novalis, a cura di F. Cercignani, Milano, CUEM, 2000

Antologia della Poesia tedesca (a cura di Roberto Fertonani e Elena Giobbio Crea),Milano 1977

E. Beheler, Romanticismo,La Nuova Italia 1997

G. Moretti, L’Estetica di Novalis, Rosemberg & Sellier 1991

L. V. Arena, La filosofia di Novalis, F. Angeli 1987

F. Vercellone, Nature del Tempo, Guerrini e Ass. 1998

Hans Weiffenbach, Novalis : Fidèle d’Amour. Ulysse 2003

Links consigliati:

www.swif.it ( quaderno filosofi e classici- SWIF: sito web italiano per la filosofia, voce:  Novalis a cura di A. Sauchelli)

www.tellusfolio.it voce: Novalis e l’Idealismo magico

www.moncelon.com voce: fedeldamore

www.filosofico.net/Novalis (a cura di Diego Fusaro e Enrico Gori)

Internationale NOVALIS Gesellschaft (German website)

Projekt Gutenberg (German website)

Biographish-Bibliographisches Kirchenlexikon (German website)

www.gedichte.xbib.de/gedicht (German website)

Novalis par Laurent Margantin (French website)

Novalis par Jean Moncelon (French website)

Novalis (anthroposophie.net) (German website)

Novalis Online (English website)

Deutsche Lyrik – Progetto Poesia Tedesca (www.deutschelyrik.de/…/progetto-poesia-tedesca)( German website)

Biografia e poetica

Sehnsucht e die blaue Blume, Sophie  e “arte per l’arte”: Nostalgia( o : eterna Irrequietezza), il Fiore azzurro, Sophie  e l’ entusiasmo giocoso verso il Linguaggio : questi sono  gli elementi senza i quali parlare di Novalis e comprenderne la poetica  sarebbe impossibile .Il poeta, si spense giovanissimo, a ventinove anni consunto dalla tisi: forse per questo motivo non è possibile studiare la sua Poetica in modo sistematico, ravvisandone passaggi, evoluzioni o involuzioni.

In effetti l’opera di Novalis ed anche le sue inclinazioni intellettuali sono  caratterizzate proprio da un “disordine” che induce a leggerlo in tante possibili prospettive e non in un’unitarietà che non gli è mai stata propria, nemmeno nella vita.

Studioso di filosofia, lettere, giurisprudenza, matematica e scienze naturali ,in particolare chimica e geologia, Novalis passò con naturalezza e passione da un campo all’altro del sapere, senza porre nei suoi studi un che di lineare: eppure, studente non sempre brillante ma sensibilissimo, riuscì grazie ad essi ed alla sua meravigliosa duttilità a divenire il Maestro del Circolo  di Jena ed un poeta sperimentatore, a cui molto dovranno poi i Dada e i Surrealisti, nell’esasperazione del concetto di “linguaggio in libertà”.

Definire Novalis un romantico, quindi inquadrarlo quale  esponente del  Romanticismo Tedesco, significa non rendergli totale onore, perché “schiacciarne” la figura e l’opera entro un contorno definito, porterebbe – forse-a perderne parte della multiforme identità umana e poetica.

Nato a  Schloss Oberwiederstedt, in Sassonia, il 2 maggio 1772, secondo di undici figli, da  Auguste Bernhardine Freifrau von Bölzig (1749-1818) e Heinrich Ulrich Erasmus Freiherr von Hardenberg (1738-1814), vive nel castello da sempre proprietà dei  Baroni von Hardenberg.

Dopo aver frequentato il ginnasio presso il  liceo luterano a Eisleben si iscrive alla Facoltà di giurisprudenza di Jena e qui segue anche corsi di filosofia,con i maestri  Fichte e Schiller.

Nel 1781, costretto all’immobilità da una lunga malattia, si dedica, pur con fatica, a studi personali di letteratura.

Nel 1791 Novalis si trasferisce  a Lipsia, ove studia matematica e filosofia,approfondendo la conoscenza con Friedrich Schlegel.

Richiamato dal padre,che non ravvisava negli studi del figlio alcun progresso, viene  da lui indotto a concludere quelli  di giurisprudenza abbandonati presso l’Università di Wittenberg, ove si laurea con il massimo dei voti nel 1794, rinunciando anche al proposito di intraprendere la carriera militare, scelta fortemente osteggiata dalla sua famiglia.

In questi anni si trasferisce a Tennstedt, ove accetta l’incarico di attuario dell’amministratore distrettuale August Just. Nel corso di un viaggio di lavoro a Gruningen, conosce e frequenta i coniugi Rockentien, innamorandosi dell’allora tredicenne figlia adottiva della coppia, Sophie von K?ühn, con la quale si fidanza il 15 marzo 1795.

Nello stesso periodo, frequentando circoli e salotti intellettuali, conosce il filosofo Johann Ficthe e il poeta Hölderlin.

Con il primo nasce un amicizia ed una collaborazione intensa, tanto che Ficthe diventerà modello e maestro del poeta, che si interesserà della sua dottrina della scienza .

Nel 1796,  l’adorata Sophie si ammala gravemente ed è sottoposta a tre delicati interventi chirurgici.

La giovane muore di tisi l’anno dopo , il 19 marzo 1797, lasciando sgomento Novalis, che aveva già perso nel febbraio dello stesso anno  anche il suo fratello prediletto, Erasmus.

Questi eventi dolorosi daranno una svolta definitiva alla sua ricerca poetica ed anche alla sua vita, che soffre una “ battuta d’arresto” introspettiva,dedicata agli studi, ai componimenti poetici ed alla ricerca.

Ritrova senso ed entusiasmo dedicandosi alla geologia: gli studi minerari lo  portano ad accettare l’incarico di amministratore delle saline di Weissenfels, che intraprenderà con impegno ed esiti brillanti. Nel settembre del 1797 perfeziona le sue conoscenze di scienze naturali iscrivendosi presso l’ Accademia mineraria di Freiberg, un importante centro che raccoglieva esperti di rilievo in quel settore. Qui entra in contatto con Abraham Werner (noto studioso di minerali), intensificando sempre più lo studio in questo campo. Conosce poi Julia von Charpentier, figlia del consigliere dell’Amministrazione mineraria  con lei vive un nuovo amore.

Nel febbraio 1798 invia ad August Just il manoscritto contenente annotazioni varie con il titolo “Bluthenstaub”(“Polline” o meglio: “Polvere di fiore”) che viene pubblicato in aprile sul primo numero dell’Athenaum, la nota rivista del circolo di Jena,  con lo pseudonimo di Novalis (designazione latina di un possedimento terriero della famiglia, che significa terreno nuovo da arare, da dissodare).

Segue la raccolta di brevi poesie ed epigrammi “Blumen” (“Fiori”) e la raccolta di riflessioni politico-filosofiche “Glauben und Liebe” (“Fede e amore”).

Insieme ad August parte per Jena per incontrarsi con Goethe e Schiller e, con August e Schelling,qui  visita piu’ volte  la Galleria d’Arte di Dresda, rimanendone sempre entusiasta.

In  luglio si trasferisce a Teplitz per una cura, e – ritemprato dalle bellezze naturali e dalla tranquillità -trova l’ispirazione per comporre centocinque frammenti dedicati all’universo femminile, alla religione cattolica e alla vita quotidiana.

Tornato a Freiberg nell’agosto incomincia a comporre “Gli studi sulle scienze naturali” ed il “Brogliaccio generale”, intendendo realizzare un’enciclopedia di scienze naturali, matematiche, fisiche, filosofiche. Inizia la stesura del romanzo “I discepoli di Sais”, pubblicato postumo.

Nel 1799 svolge l’incarico in pianta stabile nell’amministrazione delle miniere della Sassonia. A Jena conosce Ludwig Tieck, che diverrà suo prezioso  amico, nonché curatore e divulgatore delle sue opere dopo la sua morte.

In questo periodo compone i primi “Canti spirituali” e il saggio “La cristianità o l’Europa” e presenterà nella città di Jena queste opere a Tieck, ai fratelli Schlegel, a Schelling e a William Ritter, tra l’11 e il 14 novembre in un improvvisato convegno.

Va detto che l’opera “ La Cristianità o l’Europa” non fu compresa dal circolo di Jena e per questo, a causa  al parere di Goethe, interpellato quale arbitro imparziale, non fu pubblicata sulla rvista Athenaum.

Alla fine dell’anno inizia a comporre  il romanzo “Heinrich von Ofterdingen”  e viene nominato assessore alle saline come ricompensa per la sua serietà e per l’impegno dimostrato.

Nel 1800 conclude la redazione degli “Inni alla notte” e li invia a Fredrich Schlegel, che li revisiona e li pubblica ad agosto nell’ultimo numero dell'”Athenaum”. Prosegue il lavoro sull'”Enrich” e studia Jakob Bohme (1575-1624), continuando gli studi sulla geologia, medicina, religione e poesia.

Da tempo però è malato di tubercolosi. In autunno le sue condizioni peggiorano gravemente, tanto che a dicembre Novalis chiede di rientrare  in Sassonia, alle sue radici. Il 25 marzo 1801, a soli 29 anni, muore a Weißenfels consunto dalla malattia, assistito da suo fratello Karl e da Julie, la giovane e nuova fidanzata che gli aveva restituito il sorriso.

Una vita breve ed intensa, tanti scritti iniziati e sui quali Novalis lavorava contemporaneamente, aperto e profondamente entusiasta di ogni esperienza del conoscere, passando con guizzo naturale da un sapere all’altro, che esperiva profondamente, nel quale si cimentava e si metteva alla prova.

Tutta la sua produzione riflette la sua vita e  la sua vita riflette la sua produzione, soprattutto poetica: la letteratura tedesca trova in Novalis un Maestro, capace di scrivere pregevolmente e di teorizzare quanto scriveva, divenendo egli stesso il proprio  miglior critico .

Critico di se stesso e osservatore acuto della situazione culturale tedesca ed europea del proprio tempo, verso la quale avanza interessanti prospettive , in un’apertura innovativa  commista ad un ripiegamento individuale  ed intimista che rendono Novalis un folletto dalla genialità sregolata, un giocoso amante della lingua ed un sublime interprete dell’espressività “breve”, come si arguisce dalla lettura dei Frammenti, quasi una raccolta di aforismi personalizzati che spaziano su ogni argomento.

Molte sono le influenze familiari, esistenziali, culturali che si intuiscono essere entrate nella produzione poetica di Novalis: la prima fra tutte quella religiosa.

Il padre fu convinto ed osservante pietista, probabilmente a seguito della morte dolorosamente vissuta della sua prima moglie e costruì la sua nuova vita famigliare obbligando i congiunti ad una vita severa, rigorosa, isolata.

La natura intimista di Novalis trasformò tale esperienza in una sorta di misticismo “sensuale”, arricchito dalla certa  iniziazione al Circolo dei Fedeli d’Amore  e, probabilmente, da esperienze non provate ma visibili all’interno della sua produzione, legate all’Ermetismo ed all’Alchimia spirituale. Ecco che, in quest’ottica, andrà compreso il suo rapporto con Sophie (Sophia- Amore) ed anche la sua teorizzazione politico-sociale, intesa a riproporre il Medioevo cristiano come nuova età dell’oro,  alla guida di un unico pontefice cattolico ( dal greco , universale) guida della nuova Europa, uscita dalla devastazione illuministica della ragione completamente defraudata dal senso autentico della Fede.

Novalis ripropone Fede e Amore  come guide, sia nell’esperienza collettiva che in quella individuale.

In tale direzione bisogna interpretare la sua opera:” Cristianità o Europa“ , attraverso cui Novalis diviene profeta di una nuova età salvifica e purificatrice che renderà grande la Germania e tutta l’Europa riunita entro sentimenti religiosi puri, volti al recupero di un atteggiamento umano da “puer”, incontaminato e ingenuo.

In questo senso va letta anche la raccolta poetica “Canti spirituali”, tesa a rinnovare nei suoi quattordici componimenti la spiritualità luterana dei canti religiosi.

In un Frammento: “Noi siamo, noi viviamo, noi pensiamo in Dio, poichè egli é la collettività personificata. Nè per il nostro senso egli é un universale o un particolare. Potresti tu dire che egli sia qui o lì? Egli é tutto e dappertutto. Noi viviamo e ci muoviamo in lui, nel quale saremo” , è possibile cogliere la tensione novalisiana al Tutto in Uno, panteistica forse, per chi scrive più Ermetista e Alchemica, che si ritrova in tutta l’esperienza dell’uomo Novalis, il cui estro – ricordiamolo- non a caso si cimenta ( più nella nozione teorica che nella pratica, a volte) entro la vastità di molti e differenti saperi.

Noi sogniamo di viaggi attraverso il cosmo – Ma non è il cosmo in noi ? Noi non conosciamo le profondità del nostro spirito- Il cammino misterioso va verso l’ interiorità. In noi, o in nessun altro luogo, è l’ eternità, con i suoi mondi- il passato e il futuro. Il mondo esteriore è il mondo delle ombre- Esso getta la propria ombra sul regno della luce”. [Osservazioni sparse, in Opera filosofica]

In quest’affermazione è riconoscibile il “metodo” d’indagine sulla realtà che Novalis persegue e che affiora anche dalla notissima definizione che egli dà del Romanticismo:” Quando conferisco  al comune un senso più elevato, all’ordinario un aspetto misterioso, al noto la dignità dell’ignoto, al finito un’apparenza infinita allora io lo romanticizzo“. Tale metodo d’indagine è la Poesia.

“La poesia viene infatti intesa da Novalis nel suo significato etimologico di creazione (dal verbo greco poiew  fare): essa produce realtà, anzi la realtà vera, che non é la banalità del quotidiano, ma é il prodotto dello spirito. “La poesia é il reale, é la realtà assoluta. Questo é il nocciolo della mia filosofia“. La poesia é dunque vera conoscenza e vera scienza. La filosofia stessa si riduce a poesia. Infatti Novalis riprende la dottrina della scienza fichtiana, interpretando però l’Io non come semplice soggetto trascendentale, ma come una fonte infinita di pensiero e di realtà. L’idealismo fichtiano si trasforma così in idealismo magico , in cui il soggetto individuale é riconosciuto come onnipotente, dal momento che é in grado di trasformare il mondo con la sua volontà e la sua fantasia. “L’esecuzione dell’idea di Fichte é la miglior prova dell’idealismo. Quel che io voglio, lo posso. Agli uomini nulla é impossibile“. Questo ampliamento dei poteri del soggetto sull’intera realtà implica, nella filosofia novalisiana, una sfilza di identificazioni. In primis, esso comporta l’ unità tra individuo e natura”(D. Fusaro, Novalis in www.filosofico.net)

“  L’intima unione tra poesia e filosofia, che risulta essere uno dei tratti più tipici del Romanticismo tedesco, trova piena rappresentazione nella riflessione di Novalis. Il suo pensiero prende le mosse dallo studio della filosofia fichtiana i cui apporti si riconoscono negli scritti filosofici pubblicati negli anni 1795-1797, anche se si rifiuterà sempre di riconoscere al non-io un qualsiasi potere sull’io.

Novalis fu educato in un severo ambiente pietistico e negli studi scientifici-applicativi e questo contribuì, in un certo senso, a dare uno slancio autonomo agli studi naturalistici che sebbene lo avvicinassero alla concezione della natura dell’età idealistico-romantica,(abitualmente indicata con il termine Naturphilosophie “filosofia della natura”) dall’altro, lo portarono a differenziarsi rispetto agli altri autori romantici. Egli aspirò ad una concezione spiritualizzata della natura, di ascendenze mistiche e gnostiche, diversa da quella pagana e panteistica di Goethe e Schelling. A Novalis si deve poi l’introduzione nel Circolo jenense di opere e temi propri di corrente irrazionalistica e teosofica vicini a schemi metafisici rinascimentali e neoplatonici.

Poesia e filosofia appaiono a Novalis come a Schlegel e a Schelling, unite nei tempi, primitive e identiche alla religione, destinate a rifluire in una nuova unità in futuro, per opera della stessa poesia. Novalis vede alla radice del mondo la forza creatrice della volontà divina, e l’uomo può e deve coincidere con essa attraverso la fede. Ogni credenza, dice il poeta è meravigliosa e miracolosa, con la credenza l’uomo può operare il miracolo della creazione. I sensi, intesi come modificazione dell’organo del pensiero, sono il mezzo attraverso cui il miracolo si compie. Così il pittore ha in suo potere l’occhio, il musicista l’orecchio, il poeta l’immaginazione, il filosofo il pensiero. Ma affinchè la forza creatrice di un mondo spirituale, attraverso la genesi di un senso interno dell’anima e il completo dominio spirituale sul proprio corpo compia il suo percorso, i geni particolari devono unificarsi: il genio deve diventare totale divenendo padrone del proprio corpo e del mondo. Strumento di tale trasformazione, in cui la volontà si mostra davvero creatrice è l’amore. Esso consente di superare ogni limite. In questa trasvalutazione magica e “miracolistica”, viene meno la distinzione tra poeta e filosofo, accumunati dalla figura del mago-genio che domina sullo spirito. Questo dilatarsi dell’uomo sino all’infinito, questo suo trasformarsi in volontà infinita creatrice della natura e onnipotente, è il fondamento dell’idealismo magico di Novalis. Le moderne filosofie kantiana e fichtiana paiono, a Novalis, far rivivere il sogno magico del Rinascimento, che aveva tra i temi caratterizzanti l’idea di un’universale simpatia tra l’interno e l’esterno, tra la parte e il tutto della natura. Il mago è colui che sa dominare la natura e la sue leggi, è l’evocatore di mondi, creatore e annientatore di realtà e lo fa mediante la poesia che è considerata arte creatrice senza limiti. La filosofia stessa non è altro, che la teoria della poesia stessa”.(Novalis e l’Idealismo magico in www.tellusfolio.it)

La Poesia ha la stessa funzione di ciò che nella concezione religiosa del poeta  è la figura di Cristo: la grande mediatrice, l’essenza che intercede fra il mondo sensibile ed il sovrasensibile, fra l’esperienza particolare e quella universale, fra la percezione oggettiva e quella soggettiva.

Allo stesso modo l’Amore, Sophia, diviene Sophie: la fidanzata defunta è all’interno dell’esperienza poetica non tanto figura reale o ricordo, ma percezione d’Amore, una guida che porta il poeta a cogliere il valore del sentimento in quanto tale, in un circolo conoscitivo virtuoso che parte dal poeta e al poeta ritorna.

In uno dei suoi Frammenti Novalis scrisse: Bisogna nobilitare la passione utilizzandola come un mezzo, conservandola a forza di volontà per farne il veicolo di un’idea bella. Per esempio di un’alleanza stretta con un “io” amato“.

“È stretta la linea di confine che separa l’intenzione di coltivare la propria sensibilità per poter provare sentimenti più elevati, dall’intenzione di abbandonarsi ai più raffinati piaceri sensuali dell’immaginazione. E la passione di Novalis verso Sophie, la fidanzata bambina, rientra perfettamente in questo discorso: non è tanto rivolta al suo naturale oggetto (Sophie) quanto è prodotta piuttosto dal gioco d’immaginazione che nasce dall’esaminare, scrutare, indagare continuamente se stessi. Quest’amore quindi sarebbe un voluttuoso volo  dell’immaginazione più ancora che dei sensi”.

In questa dimensione andranno letti gli Inni alla notte (Hymnen an die Nacht), che diventano lo spazio entro il quale Novalis cerca di rileggere e dare unità al cambiamento  sia della propria condizione di vita che dei propri pensieri e della propria interiorità alla luce dell’esperienza dolorosa legata alla scomparsa di Sophie.

La notte diviene spazio solare, entro il quale avviene una rivelazione, simile a quella del disvelamento di Isis nella novella dei discepoli di Sais, simile alla rivelazione- epifania di Cristo, simile al cogliere il blaue Blume dell’Enrico di Ofterdingen.

Un ultimo accenno, che meriterebbe un approfondimento critico ulteriore, a questo incompiuto romanzo, ambientato nell’alto Medioevo che  racconta l’iniziazione del giovane Enrico di Ofterdingen:” All’inizio della storia uno straniero racconta ad Enrico di luoghi remoti misteriosi e di un fiore azzurro. Quando questo meraviglioso fiore – quintessenza della capacità intuitiva di comprendere la realtà e della nostalgia (Sehnsucht) per l’infinito – gli appare in sogno e si trasforma nel viso di una fanciulla, Enrico presagisce quale sarà lo scopo della sua vita, ovvero seguire la vocazione per la poesia e l’amore. Guidato da questa visione e da un suo presentimento, Enrico inizia un viaggio che lo porterà a conoscere il senso della sua stessa vita e del suo tempo: il mondo delle esperienze della mitica preistoria, dell’Oriente e della guerra, ma anche della natura e della storia gli appare via via attuale. Tutte queste conoscenze contribuiscono a “plasmare le forze interne” che dispiegano lo “spirito della poesia”.

Giunto alla fine del suo viaggio, Enrico conosce il poeta Klingsohr e la figlia Mathilde. Klingsohr gli fa comprendere l’essenza della poesia, Mathilde, nella quale Enrico riconosce il viso di fanciulla che gli era apparso in sogno, gli fa conoscere l’amore. La fiaba che Klingsohr racconta alla fine della prima parte, introduce alla seconda parte incompiuta: appunti contraddittori di Novalis accennano al proseguimento della storia. Dopo la morte di Mathilde, Enrico entra nel regno dei morti per cercarla; successivamente prende parte alla gara dei cantori della Wartburg, viene incoronato poeta e può finalmente liberare il mondo dalla coercizione del tempo e dello spazio – ma tutto ciò potrà avvenire solo quando avrà conosciuto la vita di corte, la condotta di guerra e le epoche della storia dell’uomo e quando avrà percorso l’evoluzione della vita nella natura attraverso la metempsicosi.

Nella prima parte del testo il sogno può essere interpretato come torpore, mentre la veglia è l’esaltazione della ragione: essere completamente svegli permette di essere totalmente ricettivi al mondo circostante, una veglia capace di far emergere progressivamente ciò che in precedenza era sopito nell’inconscio. Il processo d’iniziazione diventa così il riconoscimento e il ricongiungimento con tutto ciò che è presente nella realtà. Per fare questo è necessario uscire dalla tradizione logica delle classificazioni mentali, degli stereotipi, degli status.

Il fiore azzurro, (die blaue Blume) è la metafora del raggiungimento, ed in sé raccoglie tutte le forme della conoscenza che l’individuo deve acquisire per poter raggiungere la perfezione. Una maturazione che si sviluppa attraverso la ricerca personale, l’iniziativa, e non certo aspettando gli eventi, con la casualità.

Durante il racconto vi è il continuo passaggio a scenari diversi, un’immersione nella natura e nello spazio per poter riemergere nelle forme di un altro scenario e di un altro spazio: una continua affermazione della vita, di una rinascita continua.

Il fiore non a caso è collocato nell’eden, la condizione primordiale dell’uomo; raggiungerlo significherebbe quindi ricostituire la propria origine, secondo il principio della perfezione  raggiungibile, che si riscontra  tipicamente nelle popolazioni nordiche .

Novalis ci trasmette una costante, il sentimento inteso come fonte di energia, alimentazione della propria vita intellettiva, che per esprimersi al massimo deve saper conciliare razionalità e sentimenti.

Quando il padre si risveglia ed il figlio tenta di raccontargli il sogno il genitore minimizza; ma Enrico insiste per far comprendere quanto l’analisi dei propri sogni o di cosa si fa in sogno, può aumentare la conoscenza di noi stessi. È quindi una sorta di laicizzazione del sogno (inteso come ricerca, percorso iniziatico), come attività della coscienza umana, che si rivitalizza e progressivamente si libera dagli schemi intellettivi portando alla luce delle potenzialità nascoste.

Anche il viaggio con la madre rappresenta un’opportunità per fare il vuoto e rendersi disponibile ad essere ricettivi, a voler conoscere, a voler sentire, a voler soffrire; è una concentrazione che permette di acquisire nuovi modi di vedere e di vivere, e la convivenza della moltitudine dei nuovi mondi della percezione che abbiamo conosciuto, permetterà di poter vivere afferrando e leggendo le corrispondenze che formano la trama della realtà.

Ed il racconto che Enrico ascolterà dai mercanti gli insegnerà un altro concetto fondamentale: la trama delle connessioni va afferrata in modo spontaneo e sinergico, leggendo ed interpretando nell’insieme, senza cadere nelle categorizzazioni, senza inscatolare ogni elemento della realtà in una categoria precostituita. Un concetto valido anche per il principio dell’amore: conoscendosi profondamente nessun aspetto della vita apparirà scontato.

Nel sesto capitolo Enrico incontra Matilde. I due giovani s’innamorano subito, come nella realtà (Friedrich e Sophie), dove Novalis dirà dell’incontro: “furono i quindici minuti che cambiarono completamente la mia vita”. Un riferimento che ritroviamo anche nel testo: Enrico sente che doveva incontrarla in quel momento, una sorta di fatalità che si sarebbe trasformata nella più importante esperienza sentimentale. Un episodio raccontato in tre pagine, in tutta la sua spontaneità e naturalezza. Uno scrittore di romanzi avrebbe descritto la storia con centinaia di pagine attraverso la minuziosità dei dialoghi e dei particolari. Novalis invece ci riproduce tutto con immediatezza in quanto insieme al suo amore è proteso verso nuovi orizzonti e non sente la necessità di soffermarsi su qualcosa che non va descritto (l’amore) ma va vissuto in ogni momento. Matilde è probabilmente una delle prime figure femminili in letteratura che s’innamora guardando e trovando negli occhi di una persona la sua stessa luce; e anche il dialogo a pagina 98 ci dimostra che il congiungimento tra uomo e donna, relazione d’armonia e di condivisione dove non esistono segreti, è possibile.

Dai due giovani nasce un figlio, Astralis, una valenza simbolica, che rappresenta la riproduzione della coscienza del padre e della volontà di continuare il percorso che conduce alla nascita di nuove esperienze.

Sempre nel sesto capitolo Novalis descrive due personalità umane differenti tra loro: gli uomini d’azione, protesi verso la ricerca e la conoscenza, e gli uomini contemplativi, incapaci di prendere iniziativa, in balia delle emozioni e che affronteranno la vita soltanto quando le situazioni si presenteranno nella loro complessità.

La veglia di Enrico si caratterizza quindi per la capacità di osservare un mondo illuminato da una luce nuova, che permette di afferrare i legami analogici della realtà. L”Heinrich di Ofterdingen” è una narrazione esegetica: per comprenderla il lettore è invitato ad immedesimarsi, unico modo per capire le parole e le emozioni del personaggio.

Alla fine del romanzo incompiuto Heinrich avrebbe certamente colto il «fiore azzurro» e si sarebbe ricongiunto con Matilde nel grande trionfo dell’“età dell’oro”, nella grande, universale sintesi di natura e regno spirituale, ovvero nella sintesi che annulla ogni possibile contrasto. Ma il cerchio si chiude comunque sull’assunto iniziale del filosofo trascendentale: se la natura è un «progetto del nostro spirito», ed è un qualcosa che può essere modificato dalla consapevolezza del soggetto pensante, allora plasmare l’individuo significa plasmare anche il mondo. Se «il compito più alto» dell’educazione consiste nel conquistare «l’io del proprio io», allora – nell’utopia novalisiana – educare se stessi significa anche conquistare l’universo mondo e la tanto agognata “età dell’oro”. (Fausto Cercignani, Il fiore azzurro oggi. Rileggendo Novalis, in Studia theodisca – Novalis, a cura di F. Cercignani, Milano, CUEM, 2002, pp. 7-239).

“Il mondo si fa sogno, il sogno mondo, | e ciò che si crede sia avvenuto, | si può vederlo giungere solo da lontano.”

Scelta (sparsa) : poesie di Novalis

Marienlied

Ich sehe dich in tausend Bildern,

Maria, lieblich ausgedrückt,

Doch keins von allen kann dich schildern,

Wie meine Seele dich erblickt.

Ich weiß nur, dass der Welt Getümmel

Seitdem mir wie ein Traum verweht

Und ein unnennbar süßer Himmel

Mir ewig im Gemüte steht.

An Agathon

Wenn Könige mit Gunst dich überhäufen,
Rund um dich Gold in hohen Haufen lacht,
Und zwanzig Schiffe dir durch alle Meere streifen,
Und für dein Wohl Fortuna treulich wacht,
So rühmet jedermann dein Glück; doch stets vergebens,
Denn hast du nicht dabei Philosophie des Lebens,
So hast du nichts.

Am Sonnabend Abend

Bin ich noch der, der gestern Morgen
Dem Gott des Leichtsinns Hymnen sang
Und über allen Ernst und Sorgen
Der Freude leichte Geißel schwang –
Der, jeder Einladung entgegen,
Das Herz in beiden Händen, flog
Und wie ein junges Blut, verwegen
Auf jedes Abenteuer zog.

Der mit den Kinderschuhen lange
Der Liebe Kartenhaus verließ,
Und wie das Glück, in seinem Gange
An Reiche, wie an Karten, stieß,
Im Kampf der neuen Elemente
Im Geist schon Sieger sang: ça va,
Und schon die Schöpfung im Konvente
Und Gott, als Präsidenten, sah.

Der schlauer noch, als ein Berliner,
In Mädchen Jesuiten spürt,
Und Vater Adams Gattin kühner,
Als wahren Stifter denunziert.
In dessen Stube längst vergessen
Das Bild des Aberglaubens hing
Und der zum Spott nur in die Messen
Von den Elftausend Jungfern ging.

Derselbe kanns nicht sein, der heute
Beklemmt weit auf die Weste knöpft
Und schweigend an der Morgenseite
So emsig Luft von dorther schöpft.
Den vierzehn Jahre so entzücken,
(Bald sind die 7 Wochen voll)
Und der in jeden Augenblicken,
Was anders will, was anders soll.

Ist das der Mann, der Sieben Weisen
Im Umsehn in die Tasche steckt,
Den schon die kürzeste der Reisen
So wundersam im Schlafe weckt.
Und der noch kaum die stolzen Träume
Der Weisheit lahm fortschleichen sieht,
Als aus dem hoffnungsvollsten Keime
Für ihn ein Rosenstock schon blüht.

O! immer fort der Mann von Gestern,
Was kümmert seine Flucht denn mich –
Die guten Stunden haben Schwestern,
Und Schwestern – die gesellen sich.
Damit sie immer sich erkennen
Und immer froh beisammen sein,
Will ich ein Wort zur Lösung nennen –
Sophie soll die Losung sein.

Alle Menschen seh ich leben…

Alle Menschen seh ich leben
Viele leicht vorüberschweben
Wenig mühsam vorwärtsstreben
Doch nur Einem ists gegeben
Leichtes Streben, schwebend leben.

Wahrlich der Genuß ziemt Toren
In der Zeit sind sie verloren,
Gleichen ganz den Ephemeren[.]
In dem Streit mit Sturm und Wogen
Wird der Weise fortgezogen
Kämpft um niemals aufzuhören
Und so wird die Zeit betrogen
Endlich unters Joch gebogen
Muß des Weisen Macht vermehren.

Ruh ist Göttern nur gegeben
Ihnen ziemt der Überfluß
Doch für uns ist Handeln Leben
Macht zu üben nur Genuß.

Das Gedicht

Himmlisches Leben im blauen Gewande
Stiller Wunsch in blassem Schein –
Flüchtig gräbt in bunten Sande
Sie den Zug des Namens ein –

Unter hohen festen Bogen
Nur von Lampenlicht erhellt
Liegt, seitdem der Geist entflogen
Nun das Heiligste der Welt.

Leise kündet beßre Tage
Ein verlornes Blatt uns an
Und wir sehn der alten Sage
Mächtige Augen aufgetan.

Naht euch stumm dem ernsten Tore,
Harrt auf seinen Flügelschlag
Und vernehmt herab vom Chore
Wo weissagend der Marmor lag.

Flüchtiges Leben und lichte Gestalten
Füllten die weite, leere Nacht
Nur von Scherzen aufgehalten
Wurden unendliche Zeiten verbracht –

Liebe brachte gefüllte Becher
Also perlt in Blumen der Geist
Ewig trinken die kindlichen Zecher
Bis der geheiligte Teppich zerreißt.

Fort durch unabsehliche Reihn
Schwanden die bunten rauschenden Wagen
Endlich von farbigen Käfern getragen
Kam die Blumenfürstin allein[.]

Schleier, wie Wolken zogen
Von der blendenden Stirn zu den Füßen
Wir fielen nieder sie zu grüßen
Wir weinten bald – sie war entflogen.

Alcuni Frammenti sparsi di Novalis

Il poeta comprende la natura meglio dello scienziato.

L’amore ha sempre svolto romanzi, ossia l’arte di amare è sempre stata romantica.

La vita non deve essere un romanzo impostoci, bensì un romanzo fatto da noi.

Non ci comprenderemo mai del tutto, ma potremo assai più che comprenderci.

Non dovrebbe esistere che un unico bisogno assoluto: l’amore, la vita in comune con le persone amate.

Ogni oggetto amato è il centro di un paradiso.

Per conoscere bene una verità bisogna averla combattuta.

Per l’uomo profondamente religioso, nulla è peccato

Quando sogniamo di sognare, siamo prossimi a destarci.

Nulla per lo spirito è più raggiungibile che l’infinito.

Strano che la vera e propria origine della crudeltà sia la voluttà.

Di tutti i veleni l’anima è il più forte.

Si è soli con tutto ciò che si ama.

La poesia sana le ferite inferte dall’intelletto. Essa è appunto formata da elementi contrastanti – da una verità sublime e da un piacevole inganno.

L’uomo è un sole, i sensi sono i suoi pianeti.

Dove ci sono bambini c’è un’età dell’oro.

Poetare è generare. Ogni produzione poetica deve essere un individuo vivente.

Vera comunicazione ha luogo soltanto fra persone di uguale sentimento, di uguale pensiero.

La filosofia è propriamente nostalgia, il desiderio di essere a casa.

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