Louis-Charles Adélaide de Chamisso

A cura di Barbara Spadini

Louis- Charles Adélaide de Chamisso

Adelbert von Chamisso

Opere principali

1803 Faust

1806 Adelberts Fabel

1806 Fortunati Glücksäckel und Wunschhütlein

1814 Peter Schlemils wundersame Geschichte

1819 Bemerkungen und Ansichten

1825 Die Wunderkur

1830 Frauenliebe und -leben

1831 Gedichte

1834 Gesammelte Gedichte

1835 Gedichte

1836 Reise um die Welt

1837 Versuch über die Hawaische Sprache

Principali traduzioni  italiane

Reise um die Welt trad. parziale Enrico Bernard, Napoli: Guida 1985

Peter Schlemils wundersame Geschichte ( La meravigliosa storia di Peter Schlemils) per le traduzioni in italiano di quest’opera si rimanda alla nota in merito alla voce Adelbert von Chamisso in www. Wikipedia.it

Faust (Faust), traduzione di Mario Santagostini, La Biblioteca di Repubblica, 2004.

La fiaba di Adelbert (Adalberts Fabel), traduzione di Mario Santagostini, La Biblioteca di Repubblica, 2004.

Poesie, traduzione di Mario Santagostini, La Biblioteca di Repubblica, 2004.

Critica consigliata

Chamissos Werke, Leipzig 1836-1839

Chamissos gesammelte Werke,Berlin 1883

Giovanni Angelo Alfero, Adelbert von Chamisso, Torino: Bocca, 1924

M. Baumgartner, Chamissos Schlemihl, Leipzig, 1944.

Chiara Bertoglio, Musica, maschere e viandanti: figure dello spirito romantico in Schubert e   Schumann, Cantalupa: Effatà, 2008

Giuseppe Antonio Borgese, L’uomo che vendette la sua ombra, in “Lettura”, 1904, pp. 603 e seguenti.

Benedetto Croce, Chamisso, in “Poesia e non poesia”, Bari: Laterza, 1923.

Furio Jesi, Vera storia dell’uomo senza ombra. in Silvana Sinisi (a cura di), Le figure dell’ombra, Roma: Officina, 1982.

Barbara Kleiner, Considerazioni attuali in merito al «Peter Schlemihl» di Adalbert von Chamisso in «aut-aut», n. 202-203, 1984, pp. 126-135.

Beatrix Langner, Der wilde Europäer. Adelbert von Chamisso, Berlin: Matthes & Seitz, 2008

Thomas Mann, “Chamisso” (1911), in Rede und Antwort, Gesammelte Werke in 13 Bänden, Band 9: Reden und Aufsätze, Berlin, 1921; Frankfurt a.M. 1960

René Riegel, Adalbert von Chamisso, sa vie et son oeuvre, 2 voll., Paris, 1934.

Bonaventura Tecchi, “L’ombra nella fiaba di Chamisso”, in Romantici tedeschi, Milano-Napoli: Ricciardi, 1964.

Links consigliati

alessandroromanelli.blogspot.com/ voce: lieder – i fantasmi di Schumann

issuu.com / voce: il motivo del doppio nella letteratura di lingua tedesca

www.deutschelyrik.de/…/progetto-poesia-tedesca)( German website)

www.graffinrete.it- M.Amato: uno strano Faust

books.google.it/books: la meravigliosa storia di Peter…

larepubblica.it – Introduzione a “Storia straordinaria di Peter Schlemihl”

www.italianopera.org/opera/…/robert_schumann

Biografia e Poetica

( a cura di Barbara Spadini)

Il visconte Louis-Charles Adélaide de Chamisso nasce tra il 27 ed il 30 gennaio 1781 nel castello di Bouncourt, a Châlons-en-Champagne  nella regione di Champagne- Ardenne , in Francia.

Il nome Adelbert sostituirà i nomi francesi quando egli si stabilirà in Germania.

Nel 1790 la Famiglia Chamisso lascia la Francia a seguito della Rivoluzione e ripara in Olanda, ove il padre del poeta fu un attivo controrivoluzionario, poi a Berlino.

Tra il 1793 ed il 1795 il castello di Bouncourt, proprietà dei visconti Chamisso da sempre, fu confiscato e poi incendiato.

Nel 1796 von Chamisso ottiene l’incarico di paggio di corte della regina Friederike Louise di Prussia e a Berlino frequenta il Französisches Gymnasium e successivamente l’Accademia Militare.

Tra il 1798 ed il 1801 inizia la carriera militare da alfiere a sottotenente presso il Reggimento von Göetze.

Il console Napoleone Bonaparte concede alla famiglia de Chamisso il permesso di rientrare in patria, ma Adelbert resta in Germania al suo reggimento.

In questo periodo si dedica a studi letterari e compone:”Contes ed Vers par un jeune exilè”.

Nel 1802 traduce in tedesco il dramma di F. Baculard d’Arnaud : “ le Comte de Cominge” ed in questo stesso periodo compie un viaggio in Francia.

Nel 1803 rientra a Berlino ed intensifica gli studi di lingua e letteratura tedesca. Scrive il dramma in versi:” Faust” , frequenta le lezioni di A.W. Neumann e di J.E. Hitzing, con il quale nasce una profonda e fraterna amicizia che durerà tutta la vita.

Con questo gruppo fonda il :”Nordsternbund”, ispirato alle idee teosofiche di F. von Baader.

Redige insieme all’amico Varnhagen von Ense  il: “Berliner  Musenalmanach auf dar Jahr 1804”, chiamato anche: “ der grüne Musenalmanach“, “ das grüne Buch” o semplicemente “der grüne“, dal colore verde della copertina.

Si innamora della giovane vedova ventiquattrenne parigina Cerès Duvernay, con la quale vive una breve storia, conclusasi con la scelta della donna di assicurarsi un partito più sicuro.

Nel 1805 pubblica il: “der grüne 1806” e proprio nel 1806 inizia a maturare la decisione di congedarsi dall’esercito.

Scoppiata però la guerra fra Prussia e Francia, il reggimento di von Chamisso viene inviato ad Hameln, pertanto la sua domanda di congedo viene respinta.

In questo periodo scrive la famosa:” Adalberts Fabel” .

In seguito alla disfatta dell’esercito prussiano a Jena ed Anerstedt ( 14 ottobre) ed alla caduta della fotezza di Hameln il 21 novembre, von Chamisso viene fatto prigioniero.

Rilasciato torna in Francia, ove nel frattempo sono morti i genitori.

Nel 1807 egli chiude la carriera militare , mentre nel 1808 scrive il : “ Memoire über die Ereignisse bei der Kapitulation von Hameln“ e nello stesso anno ottiene l’atteso congedo dall’esercito.

Finalmente nel 1809 gli viene  confermato anche il riconoscimento di buona condotta dalla

“ Immediat Kommission”, la commissione militare che indaga sul comportamento degli ufficiali prussiani  responsabili degli ultimi fatti di guerra.

Nel 1810 gli si prospetta l’incarico di professore di greco al Lycèe di Napoleonville nella Vendèe; soggiorna a Parigi ove A.W. Schlegel gli affida le traduzioni delle sue lezioni di letteratura. Per questo lavoro incontra e collabora intensamente con Helmina von Chèzy ( Wilhelmine Christiane von Chèzy, poetessa e scrittrice tedesca, detta “la Saffo tedesca”, nipote di A. L. Karsch).

L’incontro con la von Chèzy avrà i suoi riverberi nella figura di Mina del Peter Schlemihl.

In questo periodo conosce anche i poeti L. Uhland e A. von Humboldt.

Tra il 1811 e il 1812 tramite Schlegel conosce e rimane profondamente affascinato da Madame de Stael e soggiorna, suo ospite, prima a Chaumont a Fossè e poi nel castello di  Coppet  sul lago di Ginevra, ove rimase quasi due anni dedicandosi alla ricerca botanica.

Tornato  in Germania, si iscrive alla Facoltà di Medicina e segue lezioni di anatomia, botanica e zoologia.

Con le guerre napoleoniche, nel 1813, interrompe gli studi  universitari che prosegue privatamente a Kunersdorf sull’Oder, ove lavora come precettore. Solo alla fine dell’anno torna a Berlino.

Nel 1814 esce a Nurnberg presso l’editore Schrag la prima edizione del „Peter Schlemil’s wundersame Geschichte mitheilt von Adelbert von Chamisso und Heraus Gebeden von Friedrich Baron de la Motte Fouquè”.

Nel 1815 Chamisso venne nominato botanico della nave russa Rurik, comandata da Otto von Kotzebue in un viaggio scientifico intorno al mondo. Il suo diario della spedizione (Tagebuch, 1821) fornisce anche  interessanti punti di vista sull’Inghilterra e sulla vita nel Paese. Al suo ritorno nel 1818 fu nominato guardiano dei giardini botanici di Berlino e si sposò nel 1820.

I viaggi e le ricerche scientifiche di Chamisso fecero sì che solo all’età di 48 anni egli tornasse  alla letteratura. Nel 1829, in collaborazione con Gustav Schwab, e a partire dal 1832 in collaborazione con Franz von Gaudy, pubblicò il Deutsche Musenalmanach (Almanacco Tedesco delle Muse), in cui apparvero le sue ultime opere poetiche.

Come scienziato Chamisso è ricordato per il suo:”Bemerkungen und Ansichten” (Osservazioni e opinioni), pubblicato in forma incompleta nella Entdeckungsreise (Viaggio di scoperta) di O. von Kotzebue (Weimar, 1821) e, più completamente, nei:”Gesammelte Werke” (Opere raccolte) di Chamisso (1836), e per l’opera botanica:” Übersicht der nutzbarsten und schädlichsten Gewächse in Norddeutschland” (Panoramica delle piante maggiormente utili e dannose della Germania settentrionale) (1829). Il suo lavoro più rilevante, in collaborazione con Diederich Franz Leonhard von Schlechtendal, fu la descrizione di molti dei più importanti alberi del Messico (1830-31). Importanza letteraria e scientifica ha anche il resoconto del viaggio intorno al mondo uscito nel 1821, nel quale descrisse per primo la metagenesi alternante nella Salpa. Raccolse inoltre note sulla flora e sulle civiltà delle popolazioni oceaniche: fu anche il primo a studiare sistematicamente e a codificare la lingua parlata nelle isole Hawai.

Nel 1822 pubblica :“ Tragische Geschichte“ e :“Die goldens Zeit“.

Nel 1823 compie ricerche scientifiche a Greift Swald e a  Rügen e studia le torbiere in Pomerania.

Del  1830 è il suo ciclo di poemi lirici:” Frauenliebe und –leben” (L’amore e la vita delle donne, 1830), musicato da Robert Schumann, che  diviene particolarmente noto. Nel 1835 fu nominato membro dell’Accademia delle Scienze di Berlino.

Nel 1837 muore la moglie Antonie. Scrive un saggio di linguistica:” Versuch über die Hawaische Sprache” .

Adelbert von Chamisso si spegnerà l’anno dopo, il 21 agosto 1838. E’ sepolto al cimitero Hallisches Tor a Berlino.

Autorità indiscussa in ambito scientifico, von Chamisso fu poeta certamente di spicco del secondo Romanticismo, pur essendo stato attivo già sul finire del Settecento.

Questo gli permise di assorbire varie e vaste influenze, rendendo la sua poetica varia ed orientata non solo al gusto romantico, ma anche ad altre ed innovative direzioni.

Francese naturalizzato tedesco, visse la sua vita entro questo paradosso sociale e politico: due patrie, in aspra lotta fra loro- due identità, una genetica l’altra d’adozione – una frizione interiore continua, insomma, che fecero di lui essenzialmente un viandante, in cammino fra mille saperi e varie culture. Probabilmente per questo egli seppe anche così mirabilmente essere osservatore attento e attendibile degli usi e costumi di altri popoli, oltre che acuto e sensibile conoscitore delle pene dell’anima,tuttavia mai esasperate, come si può “sentire” dalle sue poesie .

Mai von Chamisso sprofondò negli “abissi” più cupi del Romanticismo, arrivando a punte vivide di alta lirica ma sempre stemperate in un che di ironico, sarcastico, a volte anche satirico.

Nelle sue liriche si respira emozione, sentimento,delicatezza, tristezza; nelle numerose ballate è ammirevole il  tono epico-lirico e la grande efficacia drammatica e nel gran numero di lieder  si evidenzia una perfetta grazia musicale. Tra le tante si ricordino, oltre il già citato   ciclo Amore e vita di donna (Frauenliebe und-leben) musicato da Robert Schumann, le Leggende popolari tede- sche (Deutsche Volkssagen), e Il castello di Boncourt (Das Schloss Boncourt) rievocazione autobiografica.

Chamisso è ricordato soprattutto per il suo racconto: ”La meravigliosa storia di Peter Schlemihl “(Peter Schlemihls wundersame Geschichte, 1814). E’ la storia di un uomo che vende al diavolo la propria ombra in cambio della ricchezza,auto condannandosi alla solitudine e all’angoscia: metafora di una condizione anche autobiografica (lo sradicamento dalla patria), legata ad  una esistenza precaria, votata esclusivamente agli studi ed ai viaggi.

Schlemihl, in ebraico “colui che ha la disdetta addosso” , apre alcune riflessioni critiche fin troppo evidenti per sottolinearle nuovamente, che dal Faust arrivano al miglior Pirandello, alla ricerca dell’uomo e della sua (o sue) identità, nel gioco degli specchi che è il dramma dell’esistenza.

In breve la vicenda narra del giovane  Peter Schlemihl alla ricerca di lavoro. Presso il signor Thomas John, da cui si era recato con una lettera di raccomandazione, incontra però il diavolo. Con questi baratta la sua ombra con una borsa magica da cui può attingere denaro a profusione. Diventa ricco, ma si accorge che tutti lo evitano proprio perché è senza ombra, quindi senza forza, senza radici, senza alcun riflesso, senza una parte di sè. Anche la donna amata, Mina, gli preferisce il servo Rascal, losca figura di approffittatore.

il diavolo è disposto a restituire l’ombra a Peter in cambio della sua anima , ma il giovane rifiuta,getta la borsa e si mette a viaggiare  per espiare le colpe commesse, di ingenuo Faust in erba e di avidità credulona. Con gli stivali delle sette leghe comperati con i pochi soldi rimastigli , percorre le strade del mondo finché , sfinito, viene  ricoverato in un ospedale costruito da un altro suo servitore, Bendel, che gli era stato sempre fedele. Qui incontra di nuovo Mina che si è rifugiata lì per espiare la sua troppa ambizione. Peter preferisce non farsi riconoscere e riprendere il suo viaggio,ora più tranquillo e sereno  e continuare a dedicarsi  a studi di scienze naturali.

A proposito di questo racconto, si ritiene opportuno citare qui l’interessante articolo di M. Amato, che ripropone una interessante testimonianza di T.Mann :

Uno strano Faust

Mario Amato

Thomas Mann scriveva(1)che fra i suoi ricordi scolastici, oltre alle ore di fatica trascorse su testi complessi e difficili, ve ne erano alcune di divertimento supremo, rappresentate dalla lettura del libro di Adalbert von Chamisso “La meravigliosa storia di Peter Schlemihl”(2).

Per una corretta comprensione di questo romanzo è indispensabile conoscere, almeno sommariamente, la storia di Joahnn Faust, già più volte nominato in queste pagine dedicate ai libri inevitabili.

Joahnn Faust nacque a Heidelberg nel 1500 ed è possibile vedere il certificato di nascita per chi si reca nella antica cittadina del Baden-Wüttemberg, alla quale Friedrich Hölderlin ha dedicato una delle sue più belle liriche.

Joahnn Faust fu medico, ma già durante la sua vita si diffuse la leggenda che egli fosse medico e negromante; subito dopo la sua morte questa fama si arricchì di un patto con il diavolo e cominciarono a circolare libelli che narravano di tale accordo.

Il primo e vero libro sul medico di Heidelberg è di Joahnn Spies e s’intitola “Historia von Joahn Faust”(3). Il volume è una vera e propria cronaca ed il lettore che si aspetti una storia affascinante verrà senz’altro deluso, eccezion fatta forse per la parte che riguarda il patto. È però consigliabile a coloro che vogliano intraprendere uno studio sulla figura di Faust e sul faustismo .

Dal questo personaggio fu attratto il drammaturgo inglese Christopher Marlowe, nella cui tragedia Faust chiede al diavolo, in cambio dell’anima, la felicità.

È nota la tragedia di Joahnn Wolfgang Goethe, il cui Faust chiede a Mefistofele la conoscenza assoluta, ma ben presto si avvede che essa non può dare la felicità. Il Faust goethiano si salverà grazie all’eterno femminino.

Vi saranno altre interpretazione della figura inquietante del ben noto mago e negromante fino a giungere al capolavoro di Thomas Mann, in cui Adrian Leverkühn, il nuovo Faust, vende l’anima in cambio dell’ispirazione e del sapere musicale.

Peter Schlemihl non cede la sua anima ad uno sconosciuto, bensì la propria ombra, pensando che in fondo non si tratta di una grave perdita. Ben presto Schlemihl si accorge dell’importanza di ciò che ha venduto e che lo sconosciuto altri non era che il diavolo.

Perché è così importante l’ombra?

Prima di avventurarci in interpretazioni occorre precisare che il libro di Chamisso è anteriore al Faust di Goethe e che siamo negli anni dell’incipiente romanticismo.

In ebraico lo Schlemihl è un vagabondo che vive chiedendo l’elemosina e lavorando alla giornata e significa anche “colui che la malasorte addosso”. È un “Wanderer”, figura assai cara ai romantici, perché simbolo di una condizione di precarietà e di maledizione, ovvero immagine del poeta.

Il Wanderer, il vagabondo, non può fermarsi in nessun luogo, perché niente lo appaga, niente può soddisfare la sua “Sehnsucht”(4). Il viandante ha però bisogno di fisicità e l’ombra è segno della presenza sulla terra.

In qualsiasi luogo Peter Schlemihl si reca, osterie, feste, adunanze, tutti lo guardano con indignazione ed egli è costretto a vergognarsi di non possedere l’ombra. Egli s’innamora, ma come può una donna amare un uomo senza ombra?

In cambio della sua preziosa merce Schlemihl ha ottenuto un sacchetto di denaro che non si esaurisce. Egli alla fine diviene ciò che il suo nome indica.

Dobbiamo ancora chiederci perché l’ombra è tanto importante.

I romantici, da Schiller a Hofmann, da Tieck ai fratelli Grimm, da Novalis a Wachenröder, scoprirono la parte irrazionale dell’uomo, anzi riscoprirono, perché i tragediografi greci avevano già rappresentato l’oscurità dell’animo umano e non è certo un caso che proprio in quegli anni Friedrich Nietzsche scriva “La nascita della tragedia”, portando all’attenzione del mondo il dionisiaco in eterna dialettica con l’apollineo.

In quegli anni Novalis scrive i suoi “Inni alla notte”(5). Nella prima strofa del primo inno Novalis loda la luce e la solarità, ma l’inizio della seconda recita “Ma io mi volgo ad altro/ alla sacra indicibile carica di segreti notte”. Solo nella notte, nelle tenebre ci si può congiungere con gli spiriti che furono e con lo spirito assoluto del mondo.

I pittori ed i registi espressionisti –facciamo un grande salto temporale- usarono le ombre per rappresentare le angosce umane.

Non è il caso di Chamisso: l’ombra è preziosa, perché quando Schlemihl rinuncia ad essa, sacrifica uno dei tanti se stessi. Vendendo la sua proiezione egli rinuncia al segno del suo esserci (Dasein) e compie un atto di egoismo, perché ogni uomo non vive solo per sé. Egli crede di essere vivo, ma in realtà ha ceduto la vita.

Non a caso nella Divina Commedia Dante teme di essere stato abbandonato, quando non vede l’ombra di Virgilio accanto.

Soltanto chi esiste, chi è hic et nunc, può vivere nel consesso umano.

L’ombra non è dunque soltanto la rappresentazione del lato oscuro e spesso angosciante dell’uomo, è al contrario, in questo divertente libro, anche l’allegoria di ciò che è inalienabile, del poter vivere nella società.

Al di là delle possibili interpretazioni, “La meravigliosa storia di Peter Schlemihl” di Adalbert von Chamisso è un libro godibile e vale l’invito alla lettura di Thomas Mann:

“Fra i nostri libri di scuola ve ne era uno che, pur formalmente prosaico, oggettivo e minaccioso al pari dei soliti Avviamenti e Compendi, da tutti si distingueva per il suo calore umano e per l’ accessibilità del contenuto. Era – caso strano! – un libro divertente, senza alcuna interpolazione sgradevole, pieno da cima a fondo di cose gradevoli e d’interesse immediato. Lo leggevamo senza costrizione e con diletto; vi cercavamo anticipatamente, con curiosità, quel che aveva da offrirci, prima che vi giungesse il commento della scuola.”(6)

NOTE

1) Mann Thomas, Chamisso, in Nobiltà dello spirito, pag. 339 e segg., Mondadori, Milano, 1973

2) Chamisso, Adalbert von, La meravigliosa storia di Peter Schlemihl, Milano, Garzanti

3) Spies, Joahnn, Storia del Dottor Faust, ben noto mago e negromante, Garzanti, Milano, 1980

4) La parola “Sehnsucht” può essere tradotta in italiano forse soltanto con “desiderio del desiderio”, perché non si tratta di nostalgia di un posto determinato o di una persona riconoscibile.

5) Una edizione completa degli “Inni alla notte di Novalis” è della casa editrice Guanda

6) Op. cit., pag. 339

Cattolico ma anticlericale, interprete dei fermenti liberali precedenti il ’48 e del clima di trapasso fra romanticismo e Biedermeier, von Chamisso  appartenne epocalmente sia  agli imitatori di Schiller e di Goethe, sia al  Romanticismo così come ad atmosfere e fermenti  che vennero successivamente.

Heinrich Heine, che pure era un critico severo, ebbe per l’opera poetica di von  Chamisso parole di lode;  Joseph von Eichendorff ne sottolineava invece in negativo la ricerca dell’effetto a tutti i costi.

Chamisso di fatto  ha un suo tono ed uno stile proprio, introducendo anche nella lirica tedesca temi nuovi e destinati a sopravvivergli, come il tema della memoria, affrontata in  quella che molta critica indica come  la sua lirica più bella, Das Schloß Boncourt, di cui scrisse una redazione in tedesco e due in francese (una in prosa e una in versi). Il castello di cui parla la lirica è quello della sua famiglia,ove visse a lungo un nobile francese in esilio in Germania che era divenuto talmente tedesco da essere ora un poeta tedesco . Il castello, visitato durante un viaggio in Francia, viene descritto con occhio affettuoso , ma  alla fine il lettore viene informato che quel  castello non esiste più, che quella descrizione è quindi  solo  ricordo. Così quella rievocazione diventa un’esperienza di memoria lirica , di pace (con la benedizione augurata ai contadini) e di congedo ed allontanamento da un mondo non più proprio, superato, vivo solo nella poesia.

Con alcune liriche von Chamisso introduce per la prima volta nella poesia  il tema del  mondo del lavoro umile svolto nella grande città; in questo  fu un caposcuola ed un maestro per molti poeti ottocenteschi impegnati nelle tematiche sociali più urgenti . Con la poesia  Das Dampfroß (Il cavallo vapore) von Chamisso valuta con positività la tecnica moderna,fatto nuovo in quell’epoca, ove la perplessità attorno alle conquiste del progresso era dei più.

Vanno ricordate anche le sue poesie sulle tematiche  civili, alcune  ironiche altre espresse in toni più  appassionati, attraverso le quali Chamisso critica  i danni  della Restaurazione.

Chamisso è poco studiato e complessivamente poco conosciuto in Italia e meriterebbe un posto più importante nelle antologie critiche ove non sempre figura, invece , il suo nome.

Scelta di poesie

Das Dampfroß.

Schnell! schnell, mein Schmidt! mit des Rosses Beschlag!
Derweil du zauderst, verstreicht der Tag. –
„Wie dampfet dein ungeheures Pferd!
Wo eilst du so hin, mein Ritter werth?“ –

5

Schnell! schnell, mein Schmidt! Wer die Erde umkreist

Von Ost in West, wie die Schule beweist,
Der kommt, das hat er von seiner Müh’,
Ans Ziel um einen Tag zu früh.

Mein Dampfroß, Muster der Schnelligkeit,

10

Läßt hinter sich die laufende Zeit,

Und nimmt’s zur Stunde nach Westen den Lauf,
Kommt’s gestern von Osten schon wieder herauf.

Ich habe der Zeit ihr Geheimniß geraubt,
Von gestern zu gestern zurück sie geschraubt,

15

Und schraube zurück sie von Tag zu Tag,

Wie einst ich zu Adam gelangen mag.

Ich habe die Mutter, sonderbar!
In der Stunde besucht, da sie mich gebar,
Ich selber stand der Kreißenden bei,

20

Und habe vernommen mein erstes Geschrei.

Viel tausend Mal, der Sonne voran,
Vollbracht’ ich im Fluge noch meine Bahn,
Bis heut’ ich hier zu besuchen kam
Großvater als glücklichen Bräutigam.

25

Großmutter ist die lieblichste Braut,

Die je mit Augen ich noch erschaut;
Er aber, grämlich, zu eifern geneigt,
Hat ohne Weit’res die Thür mir gezeigt.

Schnell! schnell, mein Schmidt! mich ekelt schier,

30

Die jetzt verläuft, die Zeit von Papier;

Zurück hindurch! es verlangt mich schon
Zu sehen den Kaiser Napoleon.

Ich sprech’ ihn zuerst auf Helena,
Den Gruß der Nachwelt bring’ ich ihm da;

35

Dann sprech’ ich ihn früher beim Krönungsfest,

Und warn’ ihn, – o hielt’ er die Warnung fest!

Bist fertig, mein Schmidt? nimm deinen Sold,
Ein Tausend Neunhundert geprägtes Gold.
Zu Roß! Hurrah! nach Westen gejagt,

40

Hier wieder vorüber, wann gestern es tagt! –

„Mein Ritter, mein Ritter, du kommst daher,
Wohin wir gehen, erzähle noch mehr;
Du weißt, o sag’ es, ob fällt, ob steigt
Der Cours, der jetzt so schwankend sich zeigt?

45

„Ein Wort, ein Wort nur im Vertrau’n!

Ist’s weis’ auf Rothschild Häuser zu bau’n?“ –
Schon hatte der Reiter die Feder gedrückt,
Das Dampfroß fern ihn den Augen entrückt.

An Fouqué

Adelbert von Chamisso

Kann nicht reden, kann nicht schreiben,
Kann nicht sagen, wie mir ist!
Mir ist wohl und bang im Herzen,
Kann nicht ernst sein, kann nicht scherzen,
Kann nicht wissen, wie mir ist.

Mit der Arbeit will’s nicht vorwärts.
Wie so leer es um mich ist.
Wie so voll ist’s mir im Herzen!
Kann nicht ernst sein, kann nicht scherzen,
Kann nicht wissen, wie mir ist.

Kann nur fühlen, kann nicht wissen,
Kann nicht sagen, was es ist,
Könnt ich singen, liebes Leben,
Würden Töne Kunde geben,
Wie es mir im Herzen ist.

Im Herbst

Adelbert von Chamisso

Niedrig schleicht blaß hin die entnervte Sonne,
Herbstlich goldgelb färbt sich das Laub, es trauert
Rings das Feld schon nackt und die Nebel ziehen
Über die Stoppeln.

Sieh, der Herbst schleicht her und der arge Winter
Schleicht dem Herbst bald nach, es erstarrt das Leben;
Ja, das Jahr wird alt, wie ich alt mich fühle
Selber geworden!

Gute, schreckhaft siehst du mich an, erschrick nicht;
Sieh, das Haupthaar weiß, und des Auges Sehkraft
Abgestumpft; warm schlägt in der Brust das Herz zwar,
Aber es friert mich!

Naht der Unhold, laß mich ins Auge ihm scharf sehn:
Wahrlich, Furcht nicht flößt er mir ein, er komme,
Nicht bewußtlos rafft er mich hin, ich will ihn
Sehen und kennen.

Laß den Wermutstrank mich, den letzten, schlürfen,
Nicht ein Leichnam längst, ein vergeßner, schleichen,
Wo ich markvoll einst in den Boden Spuren
Habe getreten.

Ach! ein Blutstrahl quillt aus dem lieben Herzen:
Fasse Mut, bleib stark; es vernarbt die Wunde,
Rein und liebwert hegst du mein Bild im Herzen
Nimmer vergänglich.

Was soll ich sagen?

Adelbert von Chamisso

Mein Aug’ ist trüb,
Mein Mund ist stumm,
Du heißest mich reden,
Es sei darum!

Dein Aug’ ist klar,
Dein Mund ist rot,
Und was du nur wünschest,
Das ist ein Gebot.

Mein Haar ist grau,
Mein Herz ist wund,
Du bist so jung
Und bist so gesund.

Du heißest mich reden,
Und machst mir’s so schwer.
Ich seh’ dich so an
Und zittre so sehr.

Seit ich ihn gesehen

Adelbert von Chamisso

Seit ich ihn gesehen,
Glaub ich blind zu sein;
Wo ich hin nur blicke,
Seh ich ihn allein;
Wie im wachen Traume
Schwebt sein Bild mir vor,
Taucht aus tiefstem Dunkel,
Heller nur empor.

Sonst ist licht – und farblos
Alles um mich her,
Nach der Schwestern Spiele
Nicht begehr ich mehr,
Möchte lieber weinen,
Still im Kämmerlein;
Seit ich ihn gesehen,
Glaub ich blind zu sein.

SEIT ICH IHN GESEHEN

Da quando lo vidi,

mi sembra di essere cieca,

dovunque io guardi,

vedo solo lui;

come in un sogno cosciente

mi sta davanti la sua immagine,

dalle profonde tenebre

sorge più chiara.

Tutto il resto è senza luce

e senza colore intorno a me,

i giochi delle sorelle

non mi interessano più,

preferisco piangere in silenzio

nella mia cameretta;

da quando lo vidi,

mi sembra di essere cieca.

Das Schloß Boncourt

Adalbert von Chamisso

Ich träum’ als Kind mich zurücke

Und schüttle mein greises Haupt;

Wie sucht ihr mich heim, ihr Bilder,

Die lang’ ich vergessen geglaubt?

Hoch ragt aus schatt’gen Gehegen

Ein schimmerndes Schloß hervor,

Ich kenne die Türme, die Zinnen,

Die steinerne Brücke, das Thor.

Es schauen vom Wappenschilde

Die Löwen so traulich mich an,

Ich grüße die alten Bekannten

Und eile den Burghof hinan.

Dort liegt die Sphinx am Brunnen

Dort grünt der Feigenbaum,

Dort, hinter diesen Fenstern,

Verträumt’ ich den ersten Traum.

Ich tret’ in die Burgkapelle

Und suche des Ahnherrn Grab

Dort ist’s, dort hängt vom Pfeiler

Das alte Gewaffen herab.

Noch lesen umflort die Augen

Die Züge der Inschrift nicht,

Wie hell durch die bunten Scheiben

Das Licht darüber auch bricht.

So stehst du, o Schloß meiner Väter,

Mir treu und fest in dem Sinn

Und bist von der Erde verschwunden,

Der Pflug geht über dich hin.

Sei fruchtbar, o teurer Boden,

Ich segne dich mild und gerührt

Und segn’ ihn zwiefach, wer immer

Den Pflug nun über dich führt.

Ich aber will auf mich raffen,

Mein Saitenspiel in der Hand,

Die Weiten der Erde durchschweifen

Und singen von Land zu Land.

Lebewohl

Adalbert von Chamisso

Wer sollte fragen: wie’s geschah?

Es geht auch Andern eben so.

Ich freute mich, als ich dich sah,

Du warst, als du mich sahst, auch froh.

Der erste Gruß, den ich dir bot,

Macht’ uns auf einmal beide reich;

Du wurdest, als ich kam, so rot,

Du wurdest, als ich ging, so bleich.

Nun kam ich auch Tag aus, Tag ein,

Es ging uns beiden durch den Sinn;

Bei Regen und bei Sonnenschein

Schwand bald der Sommer uns dahin.

Wir haben uns die Hand gedrückt,

Um nichts gelacht, um nichts geweint,

Gequält einander und beglückt,

Und haben’s redlich auch gemeint.

Dann kam der Herbst, der Winter gar,

Die Schwalbe zog, nach altem Brauch,

Und: lieben? – lieben immerdar?

Es wurde kalt, es fror uns auch.

Ich werde geh’n ins fremde Land,

Du sagst mir höflich: Lebe wohl.

Ich küsse höflich dir die Hand,

Und nun ist alles wie es soll.

Er, der Herrlichste von allen

Er, der Herrlichste von allen,

Wie so milde, wie so gut!

Holde Lippen, klares Auge,

Heller Sinn und fester Mut.

So wie dort in blauer Tiefe,

Hell und herrlich, jener Stern,

Also er an meinem Himmel,

Hell und herrlich, [hoch]1 und fern.

Wandle, wandle deine Bahnen,

Nur betrachten deinen Schein,

Nur in Demut ihn betrachten,

Selig nur und traurig sein!

Höre nicht mein stilles Beten,

Deinem Glücke nur geweiht;

Darfst mich niedre Magd nicht kennen,

Hoher Stern der Herrlichkeit!

Nur die Würdigste von allen

[Soll]2 beglücken deine Wahl,

Und ich will die Hohe segnen,

[Segnen]3 viele tausendmal.

Will mich freuen dann und weinen,

Selig, selig bin ich dann;

Sollte mir das Herz auch brechen,

Brich, o Herz, was liegt daran?

ER, DER HERRLICHSTE VON ALLEN

Lui, il più splendido di tutti,

così dolce, così buono,

labbra soavi, occhi limpidi,

sensibile e coraggioso.

Come là nel profondo azzurro

è chiara e splendida quella stella,

così lui nel mio cielo

è chiaro e splendido, sublime e lontano.

Cammina, cammina per le tue vie;

solo guardare la tua luce,

solo guardarla con devozione,

è la mia gioia e il mio dolore.

Non ascoltare la mia tacita preghiera,

dedicata solo alla tua fortuna;

non puoi conoscere me, umile fanciulla,

tu alta stella dello splendore.

Solo la più degna di tutte

deve fare felice la tua scelta,

ed io benedirò l’eletta

mille e mille volte.

Sarò lieta allora e piangerò,

beata, beata sarò allora,

se anche mi si spezzasse il cuore,

spezzati, cuore, che importa?

Ich kann’s nicht fassen, nicht glauben


Ich kann’s nicht fassen, nicht glauben,

Es hat ein Traum mich berückt;

Wie hätt er doch unter allen

Mich Arme erhöht und beglückt?

Mir war’s, er habe gesprochen:

“Ich bin auf ewig dein,”

Mir war’s – ich träume noch immer,

Es kann ja nimmer so sein.


O laß im Traume mich sterben,

Gewieget an seiner Brust,

Den [seligsten]1 Tod mich schlürfen

In Tränen unendlicher Lust.

ICH KANN’S NICHT FASSEN, NICHT GLAUBEN

Non posso capirlo, non posso crederlo,

un sogno mi ha affascinata;

come potrebbe lui, fra tutte,

avere scelto e fatto felice me, poverina?

Mi pare che mi abbia detto:

“Io sono tuo in eterno”.

Mi pare di sognare ancora, sempre,

non può mai essere vero.

Oh, vorrei morire in questo sogno,

cullata sul suo petto,

che io beva la felice morte

in lacrime di gioia infinita.

DU RING AN MEINEM FINGER

Tu anello al mio dito,

mio anellino d’oro,

io ti premo come cosa sacra alle labbra,

al mio cuore.

Avevo finito di sognare

il bel sogno quieto della fanciullezza,

mi trovai sola, persa

nel desolato spazio senza fine.

Tu anello al mio dito,

ora tu mi hai insegnato,

hai aperto al mio sguardo

il valore infinito, profondo della vita.

Voglio servirlo, vivere per lui,

appartenergli intera,

darmi a lui e trovarmi

trasfigurata nella sua luce.

Tu anello al mio dito,

mio anellino d’oro,

io ti premo come cosa sacra alle labbra,

al mio cuore.

HELFT MIR, IHR SCHWESTERN

Aiutatemi, sorelle,

voi che mi amate, ad adornarmi,

oggi servite la fortunata, me,

datevi da fare per legarmi

alla fronte

l’ornamento del mirto fiorito.

Quando io lieta,

col cuore gioioso,

stavo fra le braccia dell’amato,

lui sempre invocava,

col cuore pieno di desiderio,

questo giorno.

Aiutatemi, sorelle,

aiutatemi a scacciare

una stolta paura;

ché io con limpido

sguardo lo accolga,

lui, la fonte della gioia.

Sei tu, mio amato,

sei tu che mi sei apparso,

sei tu, sole, che mi dai la tua luce?

Lascia che in raccoglimento,

lascia che in devozione,

lascia che mi inchini al mio signore.

Spargete per lui, sorelle,

spargete fiori per lui,

portategli boccioli di rose.

Ma voi, sorelle,

saluto con rimpianto,

felice separandomi dalla vostra schiera.

Süßer Freund, du blickest


Süßer Freund, du blickest

Mich verwundert an,

Kannst es nicht begreifen,

Wie ich weinen kann;

Laß der feuchten Perlen

Ungewohnte Zier

[Freudenhell erzittern

In den Wimpern mir]1

Wie so bang mein Busen,

Wie so wonnevoll!

Wüßt ich nur mit Worten,

Wie ich’s sagen soll;

Komm und birg dein Antlitz

Hier an meiner Brust,

Will in’s Ohr dir flüstern

Alle meine Lust.

Hab’ ob manchen Zeichen

Mutter schon gefragt,

Hat die gute Mutter

Alles mir gesagt,

Hat mich unterwiesen

Wie, nach allem Schein,

Bald für eine Wiege

Muß gesorget sein.

Weißt du nun die Tränen,

Die ich weinen kann?

Sollst du nicht sie sehen,

Du geliebter Mann?

Bleib an meinem Herzen,

Fühle dessen Schlag,

Daß ich fest und fester

Nur dich drücken mag.

Hier an meinem Bette

Hat die Wiege Raum,

Wo sie still verberge

Meinen holden Traum;

Kommen wird der Morgen,

Wo der Traum erwacht,

Und daraus dein Bildnis

Mir entgegen lacht.

SÜßER FREUND, DU BLICKEST

Dolce amico, tu

mi guardi meravigliato,

non puoi capire,

come io possa piangere;

lascia che l’insolito

ornamento di umide perle

tremi gioioso

e chiaro nei miei occhi.

Come è pauroso il mio cuore,

come è felice,

se solo sapessi

dirlo a parole,

vieni e nascondi il tuo viso qui,

sul mio petto,

all’orecchio ti sussurrerò

tutta la mia gioia.

Se tu sai ora le lacrime

che posso versare,

non devi forse vederle,

sposo amato?

Resta sul mio cuore,

sentine il battito,

che io stringa sempre

più forte solo te.

Qui vicino al mio letto

c’è posto per la culla,

dove quieto si nasconda

il mio dolce sogno;

verrà il mattino

ove il sogno si sveglia,

e di là la tua

immagine mi sorride.

AN MEINEM HERZEN, AN MEINER BRUST

Sul mio cuore, sul mio petto,

tu mia delizia, tu mia felicità.

Gioia è l’amore, l’amore è gioia,

io l’ho detto e non me ne pento.

Sono fuori di me dalla gioia,

sono tanto, tanto felice, ma ora.

Solo chi allatta, solo chi ama

il bimbo che nutre,

solo una madre sa

che significa amare ed essere felice.

Oh, come compiango l’uomo

che non può provare la gioia della maternità.

Tu mi guardi e sorridi,

Tu caro, caro angelo!

Sul mio cuore, sul mio petto,

tu mia delizia, tu mia felicità.

NUN HAST DU MIR DEN ERSTEN SCHMERZ

GETAN

Ora mi hai dato il primo dolore,

è stato un duro colpo,

tu dormi, crudele sposo senza pietà,

il sonno della morte.

L’abbandonata guarda davanti a sé,

il mondo è vuoto.

Ho amato e vissuto,

ora non sono più viva.

Mi ritiro in silenzio nella mia intimità,

il velo cade;

qui ho te e la mia felicità perduta,

tu mio mondo.

Der Spielmann”

di Adelbert von Chamisso (1781-1838)

Im Städtchen gibt es des Jubels viel,

Da halten sie Hochzeit mit Tanz und mit Spiel.

Dem Fröhlichen blinket der Wein so rot,

Die Braut nur gleicht dem getünchten Tod.

Ja tot für den, den nicht sie vergißt,

Der doch beim Fest nicht Bräutigam ist:

Da steht er immitten der Gäste im Krug,

Und streichelt die Geige lustig genug.

Er streichelt die Geige, sein Haar ergraut,

Es schwingen die Saiten gellend und laut,

Er drückt sie ans Herz und achtet es nicht,

Ob auch sie in tausend Stücke zerbricht.

Es ist gar grausig, wenn einer so stirbt,

Wenn jung sein Herz um Freude noch wirbt.

Ich mag und will nicht länger es sehn!

Das möchte den Kopf mir schwindelnd verdrehn!

Wer heißt euch mit Fingern zeigen auf mich?

O Gott – bewahr uns gnädiglich,

Daß keinen der Wahnsinn übermannt.

Bin selber ein armer Musikant

Die rote Hanne”

di Adelbert von Chamisso (1781-1838)

Den Säugling an der Brust,

Den zweiten der Knaben auf dem Rücken, führt

Sie an der Hand den Erstgebornen,

Der fast entkleidet, barfuß, friert.

Den Vater haben sie gefangen,

Er kühlt im Kerker seinen Mut.

Sei Gott du mit der roten Hanne!

Der Wilddieb sitzt in sichrer Hut.

Ich sah sie oft in bessern Tagen,

Schulmeisters liebes Töchterlein;

Sie spann und sang und las und nähte,

Ein herzig Kind und schmuck und fein;

Beim Sonntagstanz im Kreis der Linden,

Wie war sie froh und wohlgemut!

Sei Gott du mit der roten Hanne!

Der Wilddieb sitzt in sichrer Hut.

Ein junger reicher hübscher Pächter

Versprach ihr einst ein beßres Glück;

Ihr rotes Haar, das ward verspottet,

Der reiche Freier trat zurück;

Es kamen andre, gingen wieder,

Sie hatte ja kein Heiratsgut.

Sei Gott du mit der roten Hanne!

Der Wilddieb sitzt in sichrer Hut.

Ein Taugenichts war schnell entschlossen:

Ich nehm’ dich zum Weibe, blond oder rot;

Drei Büschen hab’ ich, weiß die Schliche,

Der Förster macht mir keine Not;

Den Schwarzrock will ich auch bezahlen,

Des Sprüchlein uns zusammen tut.

Sei Gott du mit der roten Hanne!

Der Wilddieb sitzt in sichrer Hut.

Sie sprach nicht nein, mit sanfter Lockung

Gebot Natur in ihrer Brust,

Und dreimal ward allein im Walde

Sie Mutter unter bittrer Lust.

Die Kinder treiben und gedeihen,

Ein blühend frisch gesundes Blut.

Sei Gott du mit der roten Hanne!

Der Wilddieb sitzt in sichrer Hut.

Des treuen Weibes nächt’gen Jammer

Erhellet noch ein milder Schein.

Sie lächelt: ihre Kleinen werden

Schwarzlockig wie der Vater sein;

Sie lächelt: ach, aus ihrem Lächeln

Schöpft der Gefangne frischen Mut.

Sei Gott du mit der roten Hanne!

Der Wilddieb sitzt in sichrer Hut.

Si segnala che ancora oggi le piante e le specie botaniche studiate da Adelbert von Chamisso sono classificate col suo nome ( abbreviazione internazionale Cham.).

Spesso accanto al nome Adelbert , negli studi e nella critica si incontra la variante Adalbert.

La prima raccolta delle opere di Chamisso è stata curata da J. E. Hitzig (1780-1849), e pubblicata in sei volumi nel 1836.

Share
Tags:

Lascia un commento