1862. La pulizia etnica (seconda parte)

Continua il capitolo dal libro di Antonio Pagano, Due Sicilie 1830/1880 dedicato alla “pulizia etnica”.


Aprile

Francesco II invia alcuni emissari a Trieste per trattare con gli Austriaci l’acquisto di 16.000 fucili.
Il 4 la legione ungherese, tra Ascoli e Cerignola, infligge perdite al gruppo di Crocco.
Nei pressi di Grottole di Matera, il 5, c’è uno scontro con un reparto del 50° fanteria.
Il 6 circa 200 insorti assalgono Luco de’ Marsi, dove si è asserragliato, un reparto del 44° fanteria, che però si difende efficacemente.
Il 7 Crocco, insieme con i gruppi di Ninco Nanco e Sacchetiello, assalta e sconfigge a Carbonara due drappelli del 6° fanteria “Parma”, causando loro la morte di un ufficiale e sei soldati. Il gruppo di Crocco sostiene altri scontri nei pressi della masseria Palestra.
A Castelluccio (Avezzano), un gruppo di 50 insorti entra nel paese e assalta la casermetta della guardia nazionale per rifornirsi di armi e munizioni.
A Torre Fiorentina, presso Lucerà, P8, i lancieri di Montebello uccidono nel corso di un combattimento trenta del gruppo di Coppa. Il giorno dopo i militari circondano i rimanenti di Coppa e Minelli, che sono quasi tutti uccisi: 40 morti in combattimento, 21 fucilati dopo la cattura ed altri 42 uccisi mentre tentavano la fuga.
In Sicilia, ad Apaforte, Stincone, S. Cataldo e Boccadifalco, la popolazione insorge dando alle fiamme le cataste di zolfo. Sono distrutte tutte le piantagioni e gli animali per protesta contro le vessazioni degli occupanti.
Le truppe francesi di stanza nello Stato Pontificio sequestrano il 10 le armi e munizioni duosiciliane a Paliano, a Ceprano, a Falvaterra. Le armi sarebbero servite per il piano d’invasione del Tristany.
A Napoli, con una delibera del 13, la piazza nota come Largo di Castello, dov’è situato il Maschio Angioino, è chiamata piazza Municipio per disposizione del sindaco Giuseppe Colonna.
Il 14 carabinieri e guardie nazionali sorprendono nei boschi di Viggiano in Basilicata Pietro Angherame e Giuseppe Lamanna, ex soldati duosiciliani, e li fucilano.
Il gruppo di Pagliaccello, di Cerignola, è disperso dai cavalleggeri “Lucca”, che fucilano 21 guerriglieri appena catturati. Violenti e sporadici scontri, con alterne vicende, si susseguono fra Capitanata e Beneventano, presso Accadia, sui monti della Daunia, a Volturara Appula, Deliceto e nel bosco di Tremolito.
Nel bosco di Montemitro, nei pressi di Montefalcone nel Molise, un drappello di carabinieri e guardie nazionali circonda e assale circa 30 guerriglieri, ma la pronta reazione di questi e l’arrivo di altrettanti compagni a cavallo mette in fuga gli assalitori che perdono tre carabinieri e una guardia nazionale.
Antonio Apuzzo, noto soprattutto per la sua caccia ai collaborazionisti, è arrestato il 16 nei pressi di Agerola ed è subito fucilato dai piemontesi.
Il 19, sui monti Avella, i bersaglieri distaccati a Mugnano assalgono di sorpresa il piccolo gruppo di Nicola Picciocchi. Due restano uccisi con le baionette, mentre Piciocchi, ferito da un colpo di fucile, riesce a fuggire insieme con altri buttandosi in un burrone.
Scontro a fuoco a Francavilla Fontana tra un drappello di carabinieri con guardie nazionali e un gruppo di insorti. Alla fine dello scontro è catturato il guerrigliero Giuseppe Vacca.
Per reprimere l’attivissima resistenza locale tre squadroni dei lancieri “Milano” sono trasferiti a Caserta.
Il 24 circa 80 legittimisti, nei pressi di Guardia del Lombardi, sono assaliti dalle Guardie Nazionali e da carabinieri, ma riescono a sfuggire all’agguato.
Un duro colpo è dato al gruppo di Crocco che il 25, alla masseria Stragliacozza, subisce un improvviso attacco. Fugge, ma perde 25 uomini.
Il colonnello Fontana, comandante del 43° fanteria, fa uscire dal carcere dove era rinchiuso un comandante della resistenza, Raffaele De Stefano, e lo fa fucilare.
Il 26 il bersagliere disertore Nicola Lettieri è fucilato a Nola.
Dal carcere – fortezza di Fenestrelle evadono circa 40 prigionieri duosiciliani, i quali, avvistati dai carabinieri sulla via che conduceva alla frontiera con la Francia, si aprono la strada a colpi di baionetta e riescono a rifugiarsi nel territorio francese.
Il 28 Vittorio Emanuele si reca a Napoli a bordo della nave Maria Adelaide e fa un donativo alla statua di S. Gennaro per ingraziarsi i Napoletani. Ma S. Gennaro non abbocca e non fa il miracolo.

Maggio
II 1° entra in vigore l’ordinamento giudiziario del Piemonte e sono trasferiti al Sud numerosi magistrati e funzionari piemontesi.
Nello Stato Pontificio il comandante delle forze francesi, il generale Guyon, è richiamato ed è sostituito dal generale Montebello.
Il 6, sul colle il Carmine nei pressi di Accadia, un drappello di 15 carabinieri assale un gruppo di 10 insorti, ma nel sanguinoso scontro muoiono due carabinieri e il resto si salva in una disperata fuga.
Crocco, nonostante le dure sconfitte, continua le sue incursioni e il 7 stermina a Zungoli un distaccamento del 37° fanteria.
Il 7, tra Canosa e Minervino, i combattenti di Nicola Summa, detto Ninco-Nanco, perdono 15 uomini per un fortunoso attacco dei cavalleggeri e nell’occasione è ferito lo stesso comandante. Nel proseguimento dell’azione alcune guardie nazionali catturano una donna, la quale portava in campagna un pezzo di pane al figlio. La legano, la fanno inginocchiare e la fucilano.
Fa scalpore lo scandalo riguardante la concessione degli appalti per la costruzione delle ferrovie meridionali. II direttore del giornale “Espero” di Torino che ha avuto il coraggio di denunciare alla pubblica opinione le speculazioni commesse dal Bertani e dall’Adami, è condannato per diffamazione e per ingiurie a due mesi di carcere e a 300 lire di multa. La vicenda, che cointeressa anche una trentina di deputati piemontesi, non ha più seguito.
L’8 si ha presso Poggio Orsini le guardie nazionali guidate da Davide Mennuni intercettano i gruppi di Ninco-Nanco e Scazzacristi che perdono 16 uomini nello scontro.
Chiavone invade e saccheggia Fontechiari il 10.
Allo scopo di impossessarsi dell’industria napoletana del gas per ricompensare gli inglesi dell’aiuto ricevuto, i governanti fanno diffondere numerose critiche per la qualità del servizio, indicendo una gara per una nuova concessione. Alla gara si presentano numerosi concorrenti, ma il 12 è firmato il nuovo contratto di appalto dell’illuminazione a gas con la ditta Parent, Shaken and Co. La nuova Società è costituita il 18 ottobre 1862 con il nome di “Compagnia Napoletana d’Illuminazione e Scaldamento col Gaz”, che verso la fine dell’anno seguente inaugura un nuovo opificio nella zona dell’Arenaccia lungo il fiume Sebeto.
Il 15 Bettino Ricasoli fa sciogliere il gruppo di volontari costituito da Garibaldi per invadere il Veneto, perché teme che possa scoppiare una guerra con l’Austria.
A Camporeale di Ariano, il 17, il gruppo di Antonio Petrozzi assale la guardia nazionale che nello scontro perde 11 militi e 48 uomini sono fatti prigionieri. Inseguiti poi dalle truppe, i prigionieri sono rilasciati nei pressi di Celle S. Vito, tranne un sergente che preferisce arruolarsi con gli insorti.
Il 18 le guardie nazionali di Ariano, incontrati presso Sprinia gli insorti di Parisi, rifiutano di battersi e si danno alla fuga, ma ne sono catturate 14, che sono poi liberate.
A Catania vi è un’insurrezione, ma è rapidamente repressa dalle truppe che massacrano 49 civili.
Il 19 Chiavone conquista Fontechiari e Pescosolido, riunendosi con gli insorti di Tamburini e Pastore. Con tutte queste forze tentano di assalire anche Castel di Sangro, ma sono respinti e costretti a rifugiarsi nel territorio pontificio.
A Roma, avvengono le nozze tra Maria Annunziata, una delle prime figlie di Ferdinando II, e l’arciduca Carlo Lodovico, fratello dell’imperatore Francesco Giuseppe. Da questo matrimonio nascerà l’erede al trono dell’Austria-Ungheria, Francesco Ferdinando, che sarà sempre uno strenuo nemico dell’Italia dei Savoia. L’uccisione di Francesco Ferdinando a Serajevo nel 1914 causerà lo scoppio della prima guerra mondiale.
Garibaldi, nel frattempo, a seguito di accordi segreti con Vittorio Emanuele e con il presidente del Consiglio Rattazzi, compare nuovamente in Sicilia, dove a partire dal 20 incomincia a raccogliere volontari da impiegare nella conquista di Roma (“Roma o morte”). L’operazione, secondo le direttive segrete di Rattazzi, è finanziata dalla “Società emancipatrice” di Genova che ha circa 500 filiali in tutta la penisola. Garibaldi è accolto a Palermo da tutte le autorità civili e militari. Il prefetto, nominato con tempismo da Rattazzi già dal 16 aprile, è Giorgio Pallavicino Trivulzio, che era stato prodittatore a Napoli.
Il governo sabaudo dispone l’epurazione di alcuni magistrati duosiciliani: 80 sono collocati a riposo, 11 sono collocati in aspettativa e 23 sono trasferiti. Ai loro posti sono inseriti magistrati piemontesi o elementi “fidati”.
Il 29 è catturato e poi subito fucilato a Mola di Gaeta il conte rumeno Edwin Kalchrenth, il famoso comandante soprannominato “conte Edwino”, ex ufficiale della cavalleria duosicilia-na che operava unitamente a Chiavone nella Terra del Lavoro e negli Abruzzi.
Il gruppo di Pilone, formato da circa 70 uomini, è sorpreso in località Mileto del Principe da un reparto di militari, che però sono costretti alla fuga per la pronta reazione degli insorti.

Giugno
Il 2 il 44° fanteria è attaccato al confine tra Abruzzo e Terra del Lavoro, e perde cinque uomini.
Nella zona tra il Massico, il Monte S. Croce e Mignano, si forma un forte gruppo di resistenza comandata dai fratelli Francesco ed Evangelista Guerra, al quale si aggregano altri gruppi comandati da Domenico Fuoco, Alessandro Pace, Tommasini, Giuliano, De Cosimis e Vellucci.
Il 7 Chiavone invade Pescosolido, dove fa rifornimenti d’armi, munizioni e viveri.
Il 13 il gruppo comandato da Michele Caruso uccide 4 carabinieri facenti parte di un reparto in perlustrazione.
A Chiaravalle, vicino a Catanzaro, il 13 la popolazione si raduna nel centro del paese per dimostrare contro il nuovo governo e inneggiare a Francesco II. Alcuni militi della guardia nazionale e carabinieri intervenuti per sciogliere la dimostrazione sono bastonati e costretti a fuggire. Dopo qualche giorno le truppe sabaude compiono numerosi rastrellamenti, durante i quali sono fucilate numerose persone per semplice sospetto. Il generale Genova di Revel ordina il sequestro di tutti i giornali. La città di Reggio Calabria è minacciata addirittura di bombardamento.
Ad Acqua Partuta, nel beneventano, il 14, gli insorti uccidono 11 guardie nazionali e 4 carabinieri che li avevano assaliti. Numerosi combattenti di Guardiagrele attaccano Gamberale, ma sono respinti da reparti del 42° fanteria.
A Pietrabbondante un gruppo di insorti comandati da Vincenzo D’Agnone assale un drappello di carabinieri che scortava il giudice Schiapparelli del tribunale di Isernia. Nello scontro restano feriti un insorto e due carabinieri.
Il 15, la 4a compagnia della legione ungherese in un imprevisto scontro uccide nel bosco di Montemilone un gruppo di insorti di 27 uomini comandati da Robertiello.
Presso Ginestra la banda Tortora in uno scontro con gli stessi ungheresi perde 13 uomini.
Il 16, alla masseria La Croce la 4a compagnia del 33° bersaglieri è assalita da Crocco e da Coppa, subendo molte perdite, ma a S. Marco in Lamis è catturato il comandante Angelo Maria Del Sambro e quattro suoi compagni, tra cui il dottor Nicola Perifano, già chirurgo del 3° Dragoni napoletano, più volte decorato. Sono tutti fucilati.
La legione ungherese assale due gruppi della resistenza, uno a Monte Milone e l’altro a Venosa, uccidendo 19 insorti.
Numerosi sono gli scontri che i reparti del 61° ed il 62° compiono contro gli insorti che presidiano i boschi di Monticchio, di Lagopesole e di S. Cataldo.
Il 17 Chiavone, dopo essersi riunito con gli insorti abruzzesi di Luca Pastore e di Nunzio Tamburini sull’altopiano delle Cinque Miglia, invade Pietransieri e attacca Castel di Sangro, dove però è respinto. Rientrato nel territorio pontificio Tristany il 28 lo fa arrestare e processare da un consiglio di guerra, che lo condanna a morte per rapina e omicidio, insieme al suo aiutante maggiore Lombardi. La fucilazione di Chiavone, che avviene nei pressi della Certosa di Trisulti nella Valle dell’Inferno, resta tuttavia un mistero.
Il 25 Luciano Murat, nipote di Gioacchino ex re di Napoli, invia una lettera al duca d’Avalos a cui ribadisce la sua aspirazione al trono di Napoli.
Tutta la penisola sorrentina intanto è continuamente rastrellata da numerosi reparti senza alcun esito. A Torre del Greco il 7° fanteria, rinforzato da colonne mobili della guardia nazionale, riesce a circondare sulle alture della cittadina il gruppo di combattimento di Pilone. Dopo un furioso combattimento, il grosso degli insorti di Pilone, riesce a sganciarsi, ma con numerose perdite e numerosi prigionieri, che il giorno dopo sono fucilati dai piemontesi. Dopo qualche giorno Pilone attacca temerariamente in località Passanti una colonna di truppe, liberando anche alcuni prigionieri che stavano per essere fucilati.
A Torino, in Parlamento, il deputato Ricciardi, nella seduta del 27 afferma che nel 1861 nell’Italia meridionale sono state incarcerate 48.000 persone e 15.665 fucilate. Nelle sole carceri napoletane vi sono 16.000 detenuti, fra cui preti, uomini di cultura, militari, avvocati, medici, commercianti, operai, contadini, e anche bambini figli di sospetti, assieme ad assassini, ladri e malfattori, in fetide prigioni dove non c’è spazio nemmeno per dormire.
Il 29 Garibaldi si reca a Palermo, dove sono in visita i principi Umberto e Amedeo, con i quali inaugura la sede del nuovo tiro a segno. Il giorno dopo, al Teatro “Garibaldi”, pronuncia uno sconclusionato discorso, affermando che se fosse stato necessario avrebbe fatto un altro Vespro Siciliano. All’indomani, confortato dall’implicito avallo dei Savoia, si reca alla Ficuzza per continuare l’arruolamento dei volontari affermando pubblicamente che dovevano conquistare Roma e Venezia.
Lo stesso 29 ad Isernia otto soldati di linea del 1° e del 45° reggimento disertano con il proprio armamento, ma dopo qualche giorno sono catturati e imprigionati.
In Capitanata i guerriglieri invadono Torremaggiore ed attaccano ripetutamente, nei pressi di S. Severo, i cantieri della ferrovia Pescara-Foggia in costruzione.
Il 30 il generale Tristany, al fine di dare un esempio, fa fucilare, Antonio Teti e Giuseppe de Siati, che avevano commesso alcuni furti durante azioni di guerriglia.
Lo stesso giorno la banda comandata dai fratelli Ribera parte da Malta e sbarca a Pantelleria, allo scopo di liberare l’isola e per ripristinare il governo legittimo. Con l’aiuto della popolazione, gli insorti compiono numerose azioni contro i collaborazionisti e le guardie nazionali.

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