Matthias Claudius

A cura di Barbara Spadini

Non dire sempre quello che sai ma sappi sempre quello che dici
***
Opere
Alcuni tra i Poemi:
Abendlied or Der Mond ist aufgegangen (“Canzone della sera o della luna risorta”)
Der Mensch (“Gente”)
Christiane
Die Sternseherin Lise (“Lisa l’astrologa”)
Die Liebe (“Amore”)
Der Tod (“Morte”)
Täglich zu singen (“Canto quotidiano”)
Kriegslied (“Canto di battaglia”)
Der Frühling. Am ersten Maimorgen (“Primavera:Spring: prima mattina di maggio”)
Der Tod und das Mädchen (“Morte e la fanciulla”)
Claudius Matthias , Kleine Lebensweisheiten , Brunnen-verlag, Gießen 2007
Claudius Matthas, Asmus Omnia Sua Secum Portans Oder Samtliche Werke Des Wandsbecker Bothen,Bibliobazar, 2009

Critica consigliata
I.Ruttenauer, M.Claudius, 1952
Urban Roedl, Matthias Claudius, Sein Weg und seine Welt, Amburgo , 1949
Craveri-Croce, Poeti e scrittori tedeschi dell’ultimo Settecento, Bari 1951
Baioni G., Tre poeti del gruppo di Gottinga, in: “ Atti dell’Istituto veneto di Scienze, Lettere e Arti” tomo CXX, 1961-62
Herbert Rowland, Matthias Claudius: language as “infamous funnel” and its imperatives, Fairleigh Dickinson Univ Press, 1997

Links consigliati
http://www.answers.com/topic/matthias-claudius
www.gedichte-garten.de/forum/ftopic47.html
www.gedichte-fuer-alle-faelle.de/dichter.php

Biografia e poetica
(a cura di Barbara Spadini)
La vita di Matthias Claudius, risplendente di lettere e cultura, è stata -nel quotidiano- una continua e trafelata ricerca, per motivi differenti, di una tranquillità economica mai raggiunta.
Nato a Reinfeld, vicino a Lubecca, il 15 agosto 1740, Matthias è figlio di un pastore protestante.
Matthias ed il fratello Josias avrebbero dovuto prepararsi , secondo le aspettative paterne, a divenire pastori a loro volta: per questo entrambi sono prima al ginnasio di Plön ,dal 1755 al 1759, ove il giovane Matthias apprende latino, greco ed ebraico, proseguendo poi gli studi all’ Università di Jena, in Turingia, frequentando i corsi di Teologia e di Giurisprudenza.
Qui Claudius inizia ad appassionarsi alle lettere, entrando nella Gesellschaft Teutsche (“Società tedesca”),un gruppo di cultori della lingua e della letteratura tedesca.
Ritornato nella sua città, nel 1762, a seguito del disinteresse verso gli studi intrapresi e di un primo accenno di malattia alle vie respiratorie, intraprende la carriera di organista prima e in seguito accetta un incarico di impiegato, presso il conte Johann Ludwig Holstein, consulente per la corona danese, trasferendosi a Copenhagen. Qui conosce il poeta Klopstock.
Rientrato per breve tempo a Reinfeld, nel 1768 – sempre perseguitato dalla precarietà economica e dalla ricerca di stabilità quotidiana attraverso un lavoro appagante e ben retribuito – accetta un incarico di impiegato presso un giornale commerciale ad Amburgo. Qui frequenta i circoli ed i salotti letterari, conoscendo Johann Gottfried Herder e Lessing.
Intanto continua a lavorare ( 1768-1770) come redattore per il Hamburgische Neue Zeitung “e per il suo supplemento Adress-Comptoir-Nachrichten, che in un secondo tempo curerà personalmente ed assorbirà le sue energie, attraverso un nuovo stile di porre le notizie,mai volgare, familiare e nello stesso tempo colto, utilizzando l’espediente letterario della corrispondenza o del dialogo immaginario.
Lasciato l’incarico nel 1771 a causa di un diverbio con Leisching, proprietario ed editore del giornale, entra nella redazione del Der Wandsbecker Bote, un giornale di nuova edizione sito nella vicina Wandsbeck. Questa testata, che circolava quattro giorni a settimana, comprendeva tre pagine di notizie ed una di appendice, che Claudius – con lo pseudonimo di Messaggero di Wandsbeck prima e di Asmus poi- rende celebre, chiamando a collaborare i suoi più famosi amici e letterati del tempo ( Goethe, Lessing, i soci del Circolo di Gottinga e alcuni appartenenti allo Sturm und Drang) e pubblicando proprie recensioni a libri, proprie poesie o commenti di musica, filosofia e politica.
Claudius conosce e sposa in questo periodo Rebekka Behn, la figlia di un artigiano locale: l’unione serena porta alla nascita di ben dodici figli,il che induce Matthias a cercare nuovi introiti economici. Nonostante la sua popolarità come giornalista, i lettori del Wandsbecker Der Bote non erano sufficienti per sostenere il suo lavoro ed il costo elevato della carta e così il giornale cessa la pubblicazione nel giugno del 1775 . Nel tentativo di rimediare alla pessima e pesante situazione economica, Claudius prepara e raccoglie le sue opere per la pubblicazione, sotto il titolo di “ Asmus omnia sua secum portans, oder Sämtliche Werke des Wandsbecker Boten”, che trova un’accoglienza entusiasta.
I primi volumi pubblicati raccolgono i suoi epigrammi, i dialoghi, le cronache, le favole, i saggi, le traduzioni e tutto ciò che già era stato pubblicato sul foglio del giornale: da tutti gli scritti traspira una profonda e non scontata fede religiosa ,la seria critica nei confronti della visione del mondo illuministica, il tentativo di rispondere in modo personale ai massimi interrogativi umani ( male, morte, ingiustizia) attraverso la visione cristiana più pura e spirituale , lontana dalla speculazione meramente teologica. I volumi contenenti le sue opere col tempo divengono otto, pubblicati poi definitivamente nel 1812.
Eppure i problemi finanziari continuano fino a quando, attraverso la raccomandazione dell’amico Herder, Claudius viene chiamato nel 1776 dal barone Friedrich von Karl Moser, primo ministro d’Assia- Darmstadt, a collaborare nella Commissione agricoltura, per poi divenire direttore del notiziario Hessen-Darmstädtische privilegirte Land-Zeitung, che si occupava di notizie sulla gestione del territorio e di riforme governative e che Claudius con la sua esperienza di redattore migliora e personalizza.
A seguiti di un violento attacco di pleurite, acutizzata a causa del clima della zona e disilluso per la propria inadeguatezza verso un mondo eccessivamente burocratico,Claudius torna a Wandsbeck, dove trascorrerà gran parte della sua esistenza futura.
Qui raccoglie e pubblica le proprie opere, traduce libri e vive lavorando come precettore privato dei giovani di buona famiglia, tra i quali i figli di Friedrich Heinrich Jacobi.
Dal 1785 a Claudius verrà corrisposta una pensione dalla corono danese, per il lavoro statale svolto precedentemente.
Nel 1788, è nominato primo ispettore della banca di Altona, vicino ad Amburgo, dal principe ereditario Federico di Danimarca.
Nei suoi ultimi anni, Claudius mantiene un buon numero di corrispondenze con letterati del tempo e si impegna nello studio personale di opere contemporanee di letteratura tedesca.
Rimane a Wandsbeck fino al 1813, quando le guerre napoleoniche costringono la numerosa famiglia a spostarsi spesso di residenza. In questo periodo la salute di Claudius, lentamente peggiora: muore ad Amburgo il 21 gennaio 1815.
La fama di Claudius è dovuta soprattutto alle sue liriche, come le quartine Der Tod und das Mädchen
( la Morte e la fanciulla), riprese e musicate in seguito da Franz Schubert nel 1817 o il mottetto Der Mensch, musicato da Max Reger e altre poesie- principalmente brevi- di ambientazione familiare, nelle quali l’autore approfondisce il senso della vita e della morte, fra le quali Rheinweinlied (Canto del vino del Reno) e Der Mond ist aufgegangen (La luna è sorta o Abendlied).
La sua poesia, dai toni religiosi di tendenza mistico-pietistica, ma facilmente assimilabili, per la semplicità, la melodia ritmica naturale e la familiarità del linguaggio e della trattazione anche di temi complessi, diventa popolare fra i contemporanei.
Matthias Claudius vive ed interpreta in modo originale una fase importante di transizione della poesia tedesca, dal gusto anacreontico allo Sturm und Drang.
In vita amico di Lavater, Hamann, Herder e dei membri del Göttinger Hain, di JH Voß e Goethe , Schmidt, Gerstenberg, Klopstock,può essere giustamente definito il padre del moderno giornalismo tedesco popolare.
La critica, ha sempre mantenuto atteggiamenti ambivalenti verso la sua opera, prima nel notare una enorme differenza di toni fra le prime opere di Claudius- volte ad una critica seria verso le questioni sociali contemporanee, utilizzando un certo humor, un sarcasmo misurato ed attingendo allo stile delle ballate popolari , in cui risuonava l’eco nostalgica della vita idilliaca della campagna e della vita rurale-e le opere più mature ove, man mano, subentra l’interesse religioso, per la prosa più che per la lirica .

Fra queste possiamo ricordar “Auch ein Beytrag über die Neue Politick” ( del 1794), in cui Claudius critica la dichiarazione francese dei diritti dell’uomo e “Von und Mit” ( del 1796) che polemizza con la teologia” razionalista”, retaggio illuministico ben distante dal suo sentire.
Temi ricorrenti degli scritti di carattere religioso sono la separazione dell’umanità da Dio , il convincimento della natura “personale” della Rivelazione divina e l’atteggiamento etico dell’uomo, di fronte alla potenza divina che si rivela, come4 traspare in opere come “Un meinen Johannes Sohn” (1799) e “Einfältiger Hausvater-Bericht über die Christliche religione un seine Kinder” (1804), in cui Claudio esamina tra l’altro il valore pedagogico del Cristianesimo,che consiste nel coniugare la lettura dei testi biblici con la fede personale.
Mentre i contemporanei esponenti del Classicismo e Illuminismo hanno ignorato l’opera di Claudius, egli è stato ben considerato da molti romantici, tra cui Philipp Otto Runge, FWJ Schelling, e Friedrich Schlegel, .
Nel 1796, il filologo e diplomatico tedesco Wilhelm von Humboldt faceva notare in uno scritto a Friedrich von Schiller che Claudius non meritasse alcuna attenzione, mentre più tardi le sue poesie comparivano nelle antologie letterarie , accanto a quelle di Schiller e Goethe. Recentemente,infatti, in Germania soprattutto, è cresciuto l’interesse verso questo autore, piacevolmente riscoperto grazie ad una serie di ristampe delle sue opere, soprattutto relative agli articoli giornalistici .
I critici odierni hanno così rivalutato i contributi di Claudius allo sviluppo della letteratura moderna , come il suo uso innovativo del dialogo immaginario , la sua padronanza del canto popolare coordinato alla musica, il suo impegno satirico verso gli eventi a lui contemporanei.
Tutto questo ha portato ad una positiva riscoperta del valore del lavoro di uno scrittore spesso trascurato, in Italia ancora poco conosciuto e tradotto.
La storia della Letteratura più recente, inserisce Matthias Claudius fra i rappresentanti della “ Empfindsamkeit”, ovvero di una corrente poetica che dava la massima importanza alla fantasia ed alla sensibilità, caratterizzata anche da una fortissima base religiosa, mistica, moralistica che rende questo genere di liriche di tipo educativo- didascalico.
Non dimentichiamo che , in qualche modo, Claudius nel farsi chiamare e nell’appellare se stesso “Wandsbecker Bote”, ovvero “ il messaggero di Wandsbeck”, intendeva sottolineare la missione o vocazione alla quale si sentiva chiamato nell’esistenza terrena, quella di ammonire i contemporanei a condurre una vita serenamente in sintonia e il più possibile coerente con la volontà divina.
Certamente l’influenza del poeta Klopstock, da Matthias incontrato n Danimarca, fu determinante soprattutto nel tentativo ben riuscito di coniugare la Natura , fonte ispiratrice di molte fra le più belle liriche di Claudius , al senso divino e religioso. Questa qualità, unita alla componente sentimentale, alla gentilezza dei toni ed alla semplicità descrittiva, è matrice comune di tutta la poesia espressa dal Gottinger Hain o circolo di Gottinga, un gruppo di poeti che avevano trovato l’ispirazionemassima proprio nella poesia di Klopstock, e a cui apparteneva- non come membro ufficiale, ma come simpatizzante- anche Claudius ( e che sarà tema specifico di un futuro articolo di chi scrive).
“Dotato di notevole cultura,egli seppe trovare,nella lirica e nella prosa,accenti popolari di grande immediatezza e di facile comprensione, che traduceva in versi di cristallina purezza e di profonda risonanza(…).Le liriche più famose, nella loro perfezione formale,sembrano scandire un ritmo di vita che non è più di questa terra, ma da essa si solleva in virtù del sentimento e della Fede. Il poeta trasse molti temi della sua poesia anche dall’esperienza quotidiana, acquisita a contatto dei contadini della Germania del Nord: la nascita e la morte, delle stagioni e delle attività umane, la guerra e la pace ed altri argomenti ben noti ai lettori di quei tempi, tratti dalla lettura della Bibbia e dal Servizio divino,insieme all’enunciazione d semplici regole di vita, costituiscono la materia di questa poesia la cui alta liricità dà la misura delle qualità poetiche di questo autore” ( da antologia della poesia tedesca, op. cit. p.69).

Scelta di Poesie

Als der Hund tot war
Alard ist hin, und meine Augen fließen
Mit Tränen der Melancholie!
Da liegt er tot zu meinen Füßen!
Das gute Vieh!
Er tat so freundlich, klebt’ an mich wie Kletten,
Noch als er starb an seiner Gicht.
Ich wollt ihn gern vom Tode retten,
Ich konnte nicht.
Am Eichbaum ist er oft mit mir gesessen,
In stiller Nacht mit mir allein;
Alard, ich will dich nicht vergessen,
Und scharr dich ein,
Wo du mit mir oft saß’st, bei unsrer Eiche,
Der Freundin meiner Schwärmerei. –
Mond, scheine sanft auf seine Leiche!
Er war mir treu.


Abendlied

Der Mond ist aufgegangen
Die goldnen Sternlein prangen
Am Himmel hell und klar;
Der Wald steht schwarz und schweiget,
Und aus den Wiesen steiget
Der weiße Nebel wunderbar.
Wie ist die Welt so stille,
Und in der Dämmrung Hülle
So traulich und so hold!
Als eine stille Kammer,
Wo ihr des Tages Jammer
Verschlafen und vergessen sollt.
Seht ihr den Mond dort stehen? –
Er ist nur halb zu sehen,
Und ist doch rund und schön!
So sind wohl manche Sachen,
Die wir getrost belachen,
Weil unsre Augen sie nicht sehn.
Wir stolze Menschenkinder
Sind eitel arme Sünder,
Und wissen gar nicht viel;
Wir spinnen Luftgespinste,
Und suchen viele Künste,
Und kommen weiter von dem Ziel.
Gott, lass uns dein Heil schauen,
Auf nichts Vergänglichs trauen,
Nicht Eitelkeit uns freun!
Lass uns einfältig werden,
Und vor dir hier auf Erden
Wie Kinder fromm und fröhlich sein!
Wollst endlich sonder Grämen
Aus dieser Welt uns nehmen
Durch einen sanften Tod!
Und, wenn du uns genommen,
Lass uns in Himmel kommen,
Du unser Herr und unser Gott!
So legt euch denn, ihr Brüder,
In Gottes Namen nieder;
Kalt ist der Abendhauch.
Verschon uns, Gott! mit Strafen,
Und lass uns ruhig schlafen!
Und unsern kranken Nachbar auch!

traduzione
Canto della sera

La luna è sorta, le stelle d’oro splendono nel cielo luminoso e limpido; il bosco è nero e silente e dai prati sale la bianca meravigliosa nebbia.
Com’è tranquillo il mondo e nel velo del crepuscolo così intimo e così gentile! Come una silenziosa stanza, dove si addormenta e si dimentica il male del mondo.
Vedete la luna laggiù? — Solo metà se ne vede eppure è rotonda e bella! Così sono molte cose che noi confidenti deridiamo, perché i nostri occhi non le vedono.
Noi orgogliosi figli degli uomini non siamo che poveri peccatori e non sappiamo gran che; tessiamo tele di ragno e ci diamo da fare con molti artifici e restiamo ben lontani dallo scopo.
Dio, mostraci la Tua salvezza, fa che non ci rallegriamo di ciò che è vano! Fa che diventiamo semplici e che siamo di fronte a te qui sulla terra come bambini pii e lieti.
Infine senza affanni degnati di portarci via da questo mondo con una soave morte! E dopo averci preso, fa che saliamo al cielo, Tu nostro Signore e Dio!
Così nel nome di Dio coricatevi, fratelli, fredda è la sera. Risparmiaci, Signore, i castighi, e permetti che dormiamo in pace, e così pure il nostro vicino malato.”

http://itrigotti.it/poesia/3-poesia/141-romanticismo-tedesco.html

An den Geburtstag eines alten Mannes
Geburtstag, sei mir willkommen!
Und fröhlich will ich an dir sein,
Das hab ich mir recht vorgenommen,
Und trinken Wein
Und trinken Wein und singen Lieder –
Aber Geburtstag, komm auch, wenigstens noch einmal, wieder.

An den Tod
An meinem Geburtstage
Lass mich, Tod, lass mich noch leben! –
Sollt ich auch wenig nur nützen,
Werd ich doch weniger schaden,
Als die im Fürstenschoß sitzen
Und üble Anschläge geben,
Und Völkerfluch auf sich laden;
Als die da Rechte verdrehen,
Statt nach den Rechten zu sehen;
Als die da Buße verkünden,
Und häufen Sünden auf Sünden;
Als die da Kranken zu heilen,
Schädliche Mittel erteilen;
Als die da Kriegern befehlen,
Und grausam ihnen befehlen;
Der Helden Kriegskunst nichts nützen,
Um Länder weise zu schützen.
Tod, wenn sich diese nicht bessern,
Nimm sie aus Häusern und Schlössern!
Und wenn du sie nun genommen,
Dann Tod, dann sei mir willkommen.

Das Kind
als der Storch ein neues bringen sollte, für sich allein
Der Storch bringt nun ein Brüderlein –
Er kommt damit ins Fenster herein
Und beißt Mama ein Loch ins Bein,
Das ist so seine Art. – – –
Mama liegt wohl und fürchtet sich …
O lieber Storch, ich bitte dich,
Beiß doch Mama nicht hart. –
He, he, da kommt Papa herein,
Nun wird er wohl gekommen sein! –
Aber du weinest ja!
Hat er dich auch gebissen, Papa?

Zum Tode der Schwester
Der Säemann säet den Samen,
Die Erde empfängt ihn, und über ein kleines
Keimet die Blume heraus –
Du liebtest sie. Was auch dies Leben
Sonst für Gewinn hat, war klein dir geachtet,
Und sie entschlummerte dir!
Was weinest du neben dem Grabe,
Und hebst die Hände zur Wolke des Todes
Und der Verwesung empor?
Wie Gras auf dem Felde sind Menschen
Dahin, wie Blätter! Nur wenige Tage
gehn wir verkleidet einher!
Der Adler besuchet die Erde,
Doch säumt nicht, schüttelt vom Flügel den Staub und
Kehret zur Sonne zurück!

Der Tod und das Mädchen
Das Mädchen
Vorüber! Ach, vorüber!
Geh, wilder Knochenmann!
Ich bin noch jung, geh Lieber!
Und rühre mich nicht an.
Der Tod
Gib deine Hand, du schon und zart Gebild!
Bin Freund, und komme nicht, zu strafen.
Sei gutes Muts! ich bin nicht wild,
Sollst sanft in meinen Armen schlafen!

Die Liebe
Die Liebe hemmet nichts; sie kennt nicht Tür noch Riegel
Und dringt durch alles sich;
Sie ist ohn Anbeginn, schlug ewig ihre Flügel
Und schlägt sie ewiglich.

Ein Wiegenlied, bei Mondschein zu singen
So schlafe nun du Kleine!
Was weinest du?
Sanft ist im Mondenscheine,
Und süß die Ruh.
Auch kommt der Schlaf geschwinder,
Und sonder Müh:
Der Mond freut sich der Kinder,
Und liebet sie.
Er liebt zwar auch die Knaben,
Doch Mädchen mehr,
Gießt freundlich schöne Gaben
Von oben her
Auf sie aus, wenn sie saugen,
Recht wunderbar;
Schenkt ihnen blaue Augen
Und blondes Haar.
Alt ist er wie ein Rabe,
Sieht manches Land;
Mein Vater hat als Knabe
Ihn schon gekannt.
Und bald nach ihren Wochen
Hat Mutter mal
Mit ihm von mir gesprochen:
Sie saß im Tal
In einer Abendstunde,
Den Busen bloß,
Ich lag mit offnem Munde
In ihrem Schoß.
Sie sah mich an, für Freude
Ein Tränchen lief,
Der Mond beschien uns beide,
Ich lag und schlief;
Da sprach sie! »Mond, oh! scheine,
Ich hab sie lieb,
Schein Glück für meine Kleine!«
Ihr Auge blieb
Noch lang am Monde kleben,
Und flehte mehr.
Der Mond fing an zu beben,
Als hörte er.
Und denkt nun immer wieder
An diesen Blick,
Und scheint von hoch hernieder
Mir lauter Glück.
Er schien mir unterm Kranze
Ins Brautgesicht,
Und bei dem Ehrentanze;
Du warst noch nicht.

Osterlied
Das Grab ist leer, das Grab ist leer!
Erstanden ist der Held!
Das Leben ist des Todes Herr,
Gerettet ist die Welt!
Gerettet ist die Welt!
Die Schriftgelehrten hatten’s Müh,
Und wollten Weise sein;
Sie hüteten das Grab, und sie
Versiegelten den Stein,
Versiegelten den Stein.
Doch ihre Weisheit, ihre List
Zu Spott und Schande ward;
Denn Gottes Weisheit höher ist,
Und einer andern Art,
Und einer andern Art.
Sie kannten nicht den Weg, den Gott
In seinen Werken geht;
Und dass nach Marter und nach Tod
Das Leben aufersteht,
Das Leben aufersteht.
Gott gab der Welt, wie Moses lehrt,
Im Paradies sein Wort;
Und seitdem ging es ungestört
Im stillen heimlich fort.
Im stillen heimlich fort.
Bis daß die Zeit erfüllet war
– Die Himmel feirten schon –
Da kam’s zutage, da gebar
Die Jungfrau ihren Sohn,
Die Jungfrau ihren Sohn,
Den Seligmacher – –. Hoch und hehr,
Und Gottes Wesens voll
Ging er in Knechtsgestalt einher,
Tat Wunder und tat wohl,
Tat Wunder und tat wohl;
Und ward verachtet und verkannt,
Gemartert und verklagt,
Und starb am Kreuz durch Menschenhand;
Wie er vorhergesagt,
Wie er vorhergesagt;
Und ward begraben, und beweint,
Als sei er tot, allein
Er lebt, nun Gott und Mensch vereint,
Und alle Macht ist sein,
Und alle Macht ist sein.
Halleluja! das Grab ist leer!
Gerettet ist die Welt,
Das Leben ist des Todes Herr!
Erstanden ist der Held!
Erstanden ist der Held.


Der Mensch

Empfangen und genähret
Vom Weibe wunderbar,
Kömmt er und sieht und höret
Und nimmt des Trugs nicht wahr;
Gelüstet und begehret
Und bringt sein Tränlein dar;
Verachtet und verehret,
Hat Freude und Gefahr;
Glaubt, zweifelt, wähnt und lehret,
Hält nichts und alles wahr;
Erbauet und zerstöret
Und quält sich immerdar;
Schläft, wachet, wächst und zehret;
Trägt braun und graues Haar.
Und alles dieses währet,
Wenns hoch kommt achtzig Jahr.
Dann legt er sich zu seinen Vätern nieder,
Und er kömmt nimmer wieder.

Rheinweinlied

Bekränzt mit Laub den lieben vollen Becher,
Und trinkt ihn frölich leer.
In ganz Europia, ihr Herren Zecher!
Ist solch ein Wein nicht mehr.
Er kommt nicht her aus Hungarn noch aus Pohlen,

Noch wo man Franzmännsch spricht;
Da mag Sanct Veit, der Ritter, Wein sich hohlen,
Wir hohlen ihn da nicht.
]Ihn bringt das Vaterland aus seiner Fülle;

Wie wär er sonst so gut!

Wie wär er sonst so edel, wäre stille,
Und doch voll Kraft und Muth!

Er wächst nicht überall im deutschen Reiche;
Und viele Berge, hört,

Sind, wie die wayland Creter, faule Bäuche,

Und nicht der Stelle wehrt.

Thüringens Berge, zum Exempel, bringen
Gewächs sieht aus wie Wein;
Ist’s aber nicht. Man kann dabey nicht singen,

Dabey nicht frölich seyn.

Im Erzgebürge dürft Ihr auch nicht suchen,
Wenn Ihr Wein finden wollt.
Das bringt nur Silbererz und Koboltkuchen,
Und etwas Lausegold.

Der Blocksberg ist der lange Herr Philister,

Er macht nur Wind wie der;
Drum tanzen auch der Kuckuck und sein Küster
Auf ihm die Creuz und Queer.

Am Rhein, am Rhein, da wachsen unsre Reben;

Gesegnet sey der Rhein!

Da wachsen sie am Ufer hin, und geben
Uns diesen Labewein.

So trinkt ihn denn, und laßt uns alle Wege,

Uns freun und frölich seyn!

Und wüßten wir, wo jemand traurig läge,

Wir gäben ihm den Wein.

In: http://de.wikisource.org/wiki/Rheinweinlied“

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