Agnes Mathilde Luckemeyer Wesendonck

A cura di Barbara Spadini.

Un anno fa, oggi, terminai il poema del Tristano e ti portai l’ultimo atto. Tu mi abbracciasti e mi dicesti: ora non ho più desideri! In quel momento, io rinacqui una seconda volta. Mi ero andato sempre più staccando dal mondo con dolore. Tutto in me era diventato negazione, rifiuto e desiderio di opporre un’affermazione. Una donna dolce si è gettata in un mare di sofferenze per offrirmi quell’istante adorabile e per dirmi che mi ama …”(Richard Wagner)

Opere
Fünf Gedichte :Der Engel (L’angelo), Stehe still! (Rimani in silenzio!), Im Treibhaus (Nella serra), Schmerzen (Dolori), Träume- Studie zu Tristan und Isolde (Sogni) 1857-1858
Märchen und Märchenspiele (1864),
Patriotische Gedichte (1870)
Gudrun (1868)
Odysseus (1878).
Traduzioni italiane
Critica consigliata
W.Golter, R.Wagner an M.Wesendonk Tagebuchblätter und Briefe, Berlino, 1904

Links consigliati
http://en.wikipedia.org/wiki/Mathilde_Wesendonk
www.ivu.org/history/…/richardwagner_letters.htm
www.amazon.com/Wesendonk…Gedichte-Mathilde-Wesendonck/…/2
www.wesendonck.websiteportal.de/liederzyklus.html


Biografia
Un adagio di cui si abusa è che:” dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”.Molto si è discusso riguardo a quel “dietro”, affermando che oggi una donna non è “dietro”, se mai “ a fianco”. Qualcuno ritiene anche”davanti”. In realtà bisognerebbe pensare che chi è “dietro”, spinge in avanti, fortifica e sostiene. Così è stato, nel campo della letteratura, dell’arte, della musica, della cultura in generale: sodalizi uomo-donna particolari, fondati su incomprensibili legami di “sentire”, profondi e più o meno realmente vissuti, hanno dato vita al miracolo di molte opere. Amori che non avrebbero mai retto nel quotidiano, per scelte ed impossibilità, o per irrisoluzioni personali, sono diventati “asili” o “isole” in cui far vivere rapporti fondati sulla sensibilità estrema e sulla condivisione di una cosa soltanto: il comprendersi interiormente.
Rapporti malati, certamente. Amori finiti nel tempo senza mai finire,perché alimentati, ma anche spenti, dall’aver attraversato il tempo senza soffrire l’usura che il tempo stesso inevitabilmente determina. Amori che non si sono messi alla prova- per nulla o solo per poco- nel reale o nel quotidiano, che non sono mai stati umiliati, sviliti, vinti dalle prove della vita. Amori spesso fra giganti , incontri fra persone di ampia cultura e rara intelligenza. Amori sofferti, distrutti o autodistrutti dalla troppa profondità del pensiero. Amori geniali, silenziosi e ,più ancora, scritti. Amori comunque eterni ed estremi. Non amori, forse, ma incontri di enormi egoismi ed egocentrismi fra persone alla ricerca di se stesse e del senso della propria inquietudine o male di vivere, legata alla esasperata sensibilità e a laceranti contraddizioni intime. Questo tipo d’incontro è fatale quanto sofferto e spesso è rimasto ragione e senso di vita ultimo, essendo soprattutto fardello insopportabile , trappola senza uscita perché fonte d’inesauribile energia psichica, psicologica, mentale: quella che,attraverso gli occhi di una controparte alla pari, spinge a scrutare nel profondo di se stessi. Tutto ciò che è ideale non si usura ma, non consumandosi, resta incompiuto. Immolato all’egoismo di chi, non vivendolo, non vuole nemmeno lasciarlo morire.
Questo pensiero porta al voler ricordare, attraverso la figura di Mathilde Luckemeyer Wesendonck ,della quale segue la biografia, le “donne ombra”, muse ispiratrici , che molto spesso hanno vissuto una vita affettiva reale non positiva, trovando però la propria libertà d’espressione in un sogno d’amore ideale .
Questo agire ha lasciato impronte letterarie e più in generale culturali altrimenti inspiegabili se non attraverso il concetto di “reciproca ispirazione”.
Basti leggere la corrispondenza fra Amalia Guglielminetti e Guido Gozzano, Rahiner Maria Rilke e Andreas Salomè, e sono solo due esempi, per comprendere.
***
Agnese Wesendonck nasce a Elberfelg, il 23 dicembre 1828.
Figlia di un commerciante, cresce a Wuppertal e nel 1848 si sposa con un altro commerciante, Otto Wesendonck, socio in una grande industria tessile di New York. Per sua richiesta cambia il suo nome di battesimo da Agnese a Mathilde.
Nel 1850 col marito si trasferisce a Zurigo, dove, il 20 gennaio 1852 assistono ad un concerto di musiche di Beethoven diretto da Richard Wagner, del quale entrambi sono grandi estimatori.
Wagner, fuggito da Dresda, per aver partecipato ai moti del 1849, accetta l’ospitalità dei Wesendonck : Otto gli mette a disposizione un cottage sul lago, dalla vista splendida, denominato “L’asilo”, ove il grande musicista prende alloggio con la moglie Minna e i suoi animali ( cani e pappagalli), in uno dei momenti di più intensa creatività del proprio genio.
Dal 1856, infatti, egli sta componendo la Tetralogia dell’Anello.
Otto Wesendonck è inoltre, finanziatore e protettore di Wagner.

Col tempo Wagner si innamora profondamente di Mathilde, con la quale- però- non è certo abbia vissuto un autentico rapporto sentimentale: le dedica una sonata per pianoforte e le scrive intensamente e con frequenza, esprimendo anche pensieri riguardo la sua ricerca musicale, tanto che molte lettere di Wagner a lei indirizzate sono fondamentali per ricostruire la genesi di opere come il Tristano e Isotta (che egli comincia a comporre abbandonando il Sigfrido al secondo atto), ove la figura di Isotta era certamente ispirata dalla Musa Mathilde.
Nel periodo della frequentazione fra i due, Mathilde prende posizioni contro la vivisezione e a favore dei diritti degli animali, un impegno che condivideva con Wagner in modo convinto.
Sempre in quel periodo la casa dei Wesendonck ospita Franz Liszt, grande amico di Wagner ed anche il grande direttore d’orchestra Hans von Bülow con la moglie Cosima, figlia di Franz Liszt, destinata a divenire anni dopo la seconda moglie di Richard Wagner.
Wagner trova in Mathilde non solo la giovinezza, la bellezza e la dolcezza, ma anche l’intelligenza e la sensibilità culturale e poetica di una donna non comune: tra il 1857 e il 1858 musica le Fünf Gedichte ( cinque poesie, o cinque canti: Der Engel, Stehe Still, Schmerzen, Im Treibhaus, Träume ) da lei composte, che divengono i cosiddetti “Wesendonck Lieder”.
“Wagner stesso definì due dei Lieder, Im Treibhaus e Träume, “studi” per Tristano e Isotta, e vi usò per la prima volta idee musicali che sarebbero state poi sviluppate nell’opera. In particolare, in Träume si può sentire il primo nucleo del duetto d’amore dell’Atto II, mentre Im Treibhaus (l’ultimo in ordine di tempo ad essere composto) usa temi poi sviluppati nel preludio dell’Atto III. Lo stile cromatico-armonico del Tristano pervade l’intero ciclo”.
“ Inizialmente, i cinque Lieder furono composti per voce femminile con l’accompagnamento del solo pianoforte (Fünf Gedichte für Frauenstimme und Klavier era infatti il titolo originale), ma Wagner scrisse una versione orchestrata di Träume, eseguita da un’orchestra da camera il 23 dicembre 1857, sotto la finestra di Mathilde, come regalo per il suo compleanno. L’intero ciclo venne eseguito per la prima volta a Magonza il 30 luglio 1862. L’orchestrazione dei restanti quattro brani fu opera del direttore d’orchestra wagneriano Felix Mottl”. Tra le pochissime composizioni di Wagner non operistiche, vengono tuttora eseguiti in tutto il mondo.
La moglie di Wagner, da tempo si era accorta della relazione ed intercetta una lettera di Richard per Mathilde, mostrandola ad Otto: per questo il 17 agosto 1858, i coniugi lasciano “l’Asilo” e Richard si trasferisce a Venezia, dove trascorse sette mesi di assoluto isolamento:”Alloggiò all’albergo Danieli e a palazzo Giustiniani, dove portò avanti la stesura del Tristano(…) Protetto dal passaporto svizzero che le autorità austriache rispettarono seriamente (contro i tentativi dei ministri di Sassonia di espellerlo dall’Italia), Wagner rimase a Venezia fino al marzo del ’59, “lontano dalla polvere delle strade e dallo spettacolo dei cavalli maltrattati”. Raggiunse quindi Milano, poi Lucerna, dove portò a termine Tristano. A corto di denaro, propose a Otto Wesendonck l’acquisto dei diritti dell’Anello del Nibelungo, che l’industriale accettò per la favolosa somma di 24.000 franchi (6.000 per ciascuno dei quattro drammi): Wagner intendeva utilizzarli per tentare la sua ennesima illusione: la conquista dell’Opéra di Parigi”.
Mathilde Wesendonck non occupa un posto di primo piano nella letteratura tedesca, anzi, va ricordato che i suoi versi, quelli di una poetessa dilettante, erano forse ispirati da altri poeti, come Wilhelm Müller, tuttavia di ottima musicalità e racchiudibili, per pathos ed intensità, come espressive del periodo tardo romantico. Oltre a scrivere poesie, Mathilde va ricordata come buona autrice di libri per bambini e per aver tradotto alcune opere in lingua tedesca.
Il suo estro e la sua sensibilità letteraria, però, restano nell’ombra, dietro la figura imponente di Richard Wagner, in secondo piano rispetto al molto speculare sulla vicenda affettiva fra i due.
Mathilde si spegne nel 1902 a Traunblick am Traunsee, non dopo aver sofferto per la morte prematura del figlio.
Ancora nel 1863 Wagner scrive in una lettera all’ amica Eliza Wille che Mathilde era stato il suo primo, unico e grande amore.

Scelta di poesie

Lied I: Der Engel

In der Kindheit frühen Tagen
Hört’ ich oft von Engeln sagen,
Die des Himmels hehre Wonne
Tauschen mit der Erdensonne,

Daß, wo bang’ ein Herz in Sorgen
Schmachtet vor der Welt verborgen,
Daß, wo still es will verbluten,
Und vergehn in Tränenfluten,

Daß, wo brünstig sein Gebet
Einzig um Erlösung fleht,
Da der Engel niederschwebt,
Und es sanft gen Himmel hebt.

Ja, es stieg auch mir ein Engel nieder,
Und auf leuchtendem Gefieder
Führt er, ferne jedem Schmerz,
Meinen Geist nun himmelwärts!

Nei primi giorni dell’infanzia | ho sentito spesso parlare gli angeli | che barattano le sublimi gioie del cielo | con il sole della terra, || che dove un cuore impaurito | si strugge nell’ansia nascosto dal mondo, | dove si dissangua in silenzio | sciogliendosi in fiotti di lacrime, | dove innalzando la sua preghiera | solo la liberazione implora, | laggiù l’angelo scende volando | e dolcemente lo porta in cielo.

Lied II: Stehe still!

Sausendes, brausendes Rad der Zeit,
Messer du der Ewigkeit;
Leuchtende Sphären im weiten All,
Die ihr umringt den Weltenball;
Urewige Schöpfung, halte doch ein,
Genug des Werdens, laß mich sein!

Halte an dich, zeugende Kraft,
Urgedanke, der ewig schafft!
Hemmet den Atem, stillet den Drang,
Schweiget nur eine Sekunde lang!
Schwellende Pulse, fesselt den Schlag;
Ende, des Wollens ew’ger Tag!
Daß in selig süßem Vergessen
Ich mög’ alle Wonnen ermessen!

Wenn Aug’ in Auge wonnig trinken,
Seele ganz in Seele versinken;
Wesen in Wesen sich wiederfindet,
Und alles Hoffens Ende sich kündet;
Die Lippe verstummt in staunendem Schweigen,
Keinen Wunsch mehr will das Innre zeugen:
Erkennt der Mensch des Ew’gen Spur,
Und löst dein Rätsel, heil’ge Natur!

Lied III: Im Treibhaus

Hochgewölbte Blätterkronen,
Baldachine von Smaragd,
Kinder ihr aus fernen Zonen,
Saget mir, warum ihr klagt?

Schweigend neiget ihr die Zweige,
Malet Zeichen in die Luft,
Und der Leiden stummer Zeuge,
Steiget aufwärts süßer Duft.

Weit in sehnendem Verlangen
Breitet ihr die Arme aus,
Und umschlinget wahnbefangen
Öder Leere nicht’gen Graus.

Wohl, ich weiß es, arme Pflanze:
Ein Geschicke teilen wir,
Ob umstrahlt von Licht und Glanze,
Unsre Heimat ist nicht hier!

Und wie froh die Sonne scheidet
Von des Tages leerem Schein,
Hüllet der, der wahrhaft leidet,
Sich in Schweigens Dunkel ein.

Stille wird’s, ein säuselnd Weben
Füllet bang den dunkeln Raum:
Schwere Tropfen seh’ ich schweben
An der Blätter grünem Saum.

Lied IV: Schmerzen

Sonne, weinest jeden Abend
Dir die schönen Augen rot,
Wenn im Meeresspiegel badend
Dich erreicht der frühe Tod;

Doch erstehst in alter Pracht,
Glorie der düstren Welt,
Du am Morgen neu erwacht,
Wie ein stolzer Siegesheld!

Ach, wie sollte ich da klagen,
Wie, mein Herz, so schwer dich sehn,
Muß die Sonne selbst verzagen,
Muß die Sonne untergehn?

Und gebieret Tod nur Leben,
Geben Schmerzen Wonnen nur:
O wie dank’ ich, daß gegeben
Solche Schmerzen mir Natur!
Lied V: Träume

Sag’, welch’ wunderbare Träume
Halten meinen Sinn umfangen,
Daß sie nicht wie leere Schäume
Sind in ödes Nichts vergangen?

Träume, die in jeder Stunde,
Jedem Tage schöner blühn,
Und mit ihrer Himmelskunde
Selig durchs Gemüte ziehn?

Träume, die wie hehre Strahlen
In die Seele sich versenken,
Dort ein ewig Bild zu malen:
Allvergessen, Eingedenken!

Träume, wie wenn Frühlingssonne
Aus dem Schnee die Blüten küßt,
Daß zu nie geahnter Wonne
Sie der neue Tag begrüßt,

Daß sie wachsen, daß sie blühen,
Träumed spenden ihren Duft,
Sanft an deiner Brust verglühen,
Und dann sinken in die Gruft.

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