Johann Christian Friedrich Hölderlin

A cura di Barbara Spadini

Sicuri, come il fiore vive di luce, così vivono della bella immagine, paghi, sognando e felici, e di null’altro ricchi, i poeti.

Essere uno con il tutto, questo è il vivere degli dei; questo è il cielo per l’uomo […] Essere uno con tutto ciò che vive! Con queste parole la virtù depone la sua austera corazza, lo spirito umano lo scettro e tutti i pensieri si disperdono innanzi all’immagine del mondo eternamente uno […] e la ferrea fatalità rinuncia al suo potere e la morte scompare dalla società delle creature e l’indissolubilità e l’eterna giovinezza rendono felice e bello il mondo […] un dio è l’uomo quando sogna, un mendicante quando riflette […] (Hyperion)

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“A chi, se non a Te?”
( dedica apposta da Hölderlin al secondo volume dell’Hyperion e rivolta a Susette Borkenstein)

Opere
Hyperion o L’eremita in Grecia (Hyperion oder der Eremit in Griechenland
La morte di Empedokles (Der Tod des Empedokles
Raccolte di liriche in varie redazioni ed edizioni

Traduzioni italiane
Friedrich Hölderlin,Tutte le liriche ( a cura di L. Reitani), Meridiani Mondadori, Milano
Poesie a cura di G. Contini, Firenze 1941 e 1947
Poesie a cura di G. Vigolo, Torino 1958-1967
Inni e Frammenti a cura di L. Traverso, Firenze 1955- 1967

Critica consigliata
L. Vincenti, Il motivo titanico nell’opera di F. H., in Saggi di letteratura tedesca, Milano – Napoli ,1953
L. Mittner, Ambivalenze romantiche, Messina 1954
A. Pellegrini, H. storia della critica, Firenze 1956
G.V. Amoretti, H. appunti alle lezioni, a cura di V. Villa, Milano1963
L. Ryan, Holderlin, Stoccarda 1967
L. Mittner, Storia della letteratura tedesca, Torino, 1972
G. Scimonello, Hölderlin e l’utopia, Napoli, 1976
Antologia della poesia tedesca, a cura di R. Fertonani- E. Giobbio Crea, Milano 1977
F. Fortugno, Il primo programma dell’idealismo tedesco, in «Studi germanici», 1978
Robert Walser ,Vita di un poeta”,Adelphi, 1985
G. Scimonello, Iperone o L’eremita in Grecia, Pordenone, 1989
L. Zagari, La città distrutta di Mnemosyne. Saggi sulla poesia di Friedrich Hölderlin, 1999, ETS
R. Jakobson, Hölderlin. L’arte della parola, Genova, 2003
Martin Heidegger, Friedrich Wilhelm von Herrmann (a cura di) Poesia di Holderlin, 3a ed. Adelphi, 1988

Links consigliati
www.filosofico.net
www.nicolalalli.it/pdf/holderlin.pdf
www.taozen.it/saggi/holderlin.htm
www.hoelderlin-gesellschaft.de/index.php?id=2…
www.antoniobellanca.it/holderlin.html

spazioinwind.libero.it/terzotriennio/…/holderlin.htm

www.specchiememorie.it/holderlin.htm
cinesimposio.forumfree.it/?t=39214290
www.equilibriarte.org/blogs/post/3055 –
www.schizophreniaproject.org/…/CreaSchiz3.htm

Biografia e poetica
( a cura di Barbara Spadini)
Cosa accade nella mente umana, quando il dolore diviene insopportabile fino a toccare l’abisso?
Cosa avviene dell’equilibrio fra Ragione(mente),Anima(spirito) e Corpo, quando eventi incontrollabili prendono il sopravvento?
E, soprattutto: cosa succede ad una Persona profonda,ad un Poeta, la cui sensibilità estrema permea ogni aspetto dell’esistere, quando si scontra con eventi inaccettabili ed inesorabili?
E’ stato detto di Hölderlin che,valutandone la sintomatologia comportamentale manifestata, avrebbe potuto emergere un quadro complessivo di schizofrenia catatonica.
Pagine e pagine di critica autorevole, nei saggi e nel web, hanno già analizzato con competenza tanto la grandezza del poeta, quanto la dolorosa devastazione della sua mente, mettendo in relazione questo o quell’elemento biografico sofferto sia con la sua efficacia di lirico, sia con la sua follia.
A chi scrive interessa invece altro, ritenendo che un Poeta- o nel caso di Hölderlin – IL POETA, di levatura unica, di genialità irraggiungibile, di sensibilità estrema, vada letto unicamente attraverso l’opera e, solo da qui, compreso: un’opera che – sicuramente- non è stata frutto della patologia, come certa corrente critica lascerebbe , invece, intendere.
Oltre all’opera, certo, la vita: un’esistere turbato da uno o più eventi fatali , come la prematura morte della donna amata più di se stesso, amata con un Amore tutt’altro che usuale, silenzioso tragico, potente, ricambiato ma impossibile e – soprattutto- vissuto da Hölderlin come esperienza totalizzante, per questo unica nel bene e nel male, gioiosa e dolorosa allo stremo ed al limite della distruzione di sè.
Un Amore che diviene Arte, nella figura di Diotima, avendo esso trovato il proprio equilibrio nella proiezione sublimata della scrittura, dell’opera.
“La verità è brutta, abbiamo l’arte per non perire a causa della verità”: questa frase, forse, racchiude quindi tutta la poesia di Hölderlin e diventa anche la panacea (poetica) alla devastazione del vivere, tanto che perfino la sua follia diviene – in qualche modo- “artistica”: certo, una concessione delle Muse benevole e misericordiose che – attraverso la nebbia della mente- hanno voluto risparmiare al poeta la caduta,il male, il dolore,gli aspetti “brutti” ed antiestetici- o quotidiani- della vita, quelli che il poeta non avrebbe mai saputo sopportare, non appartenendo- e forse non essendo mai realmente appartenuto- al mondo.
Per intravvedere l’anima del Poeta, in primo piano e prima di tracciarne un profilo critico, ecco un’altra sua frase:

“Ho veduto una sola volta l’unica,colei che la mia anima cercava, e la perfezione che noi collochiamo al di sopra delle stelle, che noi allontaniamo sino alla fine del tempo, questa perfezione l’ho sentita presente. Era là, questo essere supremo, là nella sfera dell’umana natura e delle cose esistenti. Non vi domando più dove essa è: è esistita nel mondo e può tornarvi; vi è soltanto nascosta.
Non domando più che cosa sia, l’ho veduta, l’ho conosciuta. O voi che cercate quanto vi è di più alto e di più perfetto, nella profondità della sapienza, nel tumulto dell’azione, nel buio del passato, nel labirinto del futuro, nelle tombe e al di sopra delle stelle!Conoscete il suo nome?Il nome di ciò che è uno e tutto?Il suo nome è bellezza.”

ed anche un brano, ripreso da una stupenda biografia, che ne coglie in profondità il tormento e l’irrequieta incapacità di essere “normale”. O meglio, l’incapacità di “voler” essere normale:

“Hölderlin aveva cominciato a scrivere poesie, ma la funesta povertà lo costrinse a entrare come precettore in una casa di Francoforte sul Meno per guadagnarsi il pane. Ed ecco, là dentro, l’anima grande e bella nella situazione stessa di un lavorante qualunque. Fu costretto a far mercato della sua ardente aspirazione alla libertà, a reprimere la sua regale, colossale fierezza. Conseguenza della crudele necessità fu una tensione spasmodica, un pericoloso sconvolgimento interiore.
Era finito in un’elegante, graziosa prigione.
Nato per aggirarsi tra sogni e fantasie, per stare appeso al collo della natura, per trascorrere giorni e notti nella beatitudine del poetare sotto il fitto fogliame degli alberi amici, per conversare con i prati e con i loro fiori e guardare su verso il cielo contemplando il corteo divinamente lento delle nuvole, era entrato ora nella linda ristrettezza borghese di una casa agiata e si era sottoposto all’obbligo – tremendo obbligo per le sue energie ribelli – di condursi con costumatezza, giudizio e buone maniere.
Provò un senso di terrore. Si vide perduto, svilito; e lo era in realtà. Sì, era perduto: giacché non aveva la meschina forza di rinnegare ignominiosamente tutte le sue stupende linfe ed energie che ora dovevano essere rinnegate e occultate.
Fu allora che crollò, che si schiantò, e da allora in poi fu un povero, miserando malato.
Hölderlin, che solo nella libertà poteva vivere, vedeva la sua felicità annientata perché aveva perduto la libertà. Inutilmente tirava e scuoteva la catena che lo teneva stretto; tirandola, non faceva che ferirsi; la catena era infrangibile.
Un eroe giaceva in ceppi, un leone doveva comportarsi con garbo e gentilezza, un greco di stirpe regale si muoveva nella stanza borghese dalle pareti anguste e basse che, graziosamente tappezzate, gli stritolavano il meraviglioso cervello.
Fu infatti a quel momento che ebbe inizio il suo pietoso sconvolgimento mentale, quel lento, graduale, frantumarsi di ogni chiarezza. Da un disperare all’altro in un incessante disintegrarsi dell’anima fa paura e orrore, erravano, ondeggiavano i tristi pensieri. Era come se mondi celestialmente luminosi andassero silenziosamente, tranquillamente, lentamente in pezzi.
Fosco, greve, buio gli era divenuto il mondo, e cercando almeno l’ebbrezza nella fatuità e nell’illusione, così da dimenticare l’infinito dolore per la libertà perduta e da vincere la sua angoscia di leone asservito e incatenato, che va su e giù, continua disperatamente ad andar su e giù per la gabbia, ebbe l’dea di innamorarsi della gentile signora. Ciò valse a distrarlo, divenne opportuno per dare qualche minuto di sollievo al suo cuore annichilito, strangolato, soffocato.
Mentre l’unica cosa che amava era quel naufragato sogno della libertà, s’immaginò di amare la signora della casa. Il vuoto del deserto circondava la sua coscienza.
Se sorrideva, era come se per portarsi quel sorriso alle labbra avesse dovuto estrarlo faticosamente dal fondo di una caverna.
Il desiderio di ritornare all’infanzia lo struggeva morbosamente, e per poter rinascere al mondo e tornare a essere un ragazzo si augurava la morte. “Quand’ero ragazzo…” scrisse. La stupenda poesia è ben nota.
Mentre l’uomo in lui disperava e il suo essere sanguinava da tante piaghe dolorose, la sua natura d’artista, simile a una danzatrice dalle ricche vesti, si slanciava in alto, e proprio quando a Hölderlin pareva di precipitare in rovina, la sua musica, la sua poesia si facevano incantevoli, sullo strumento della lingua che parlava, egli cantò la devastazione, lo sfacelo della sua vita, in auree, mirabili note. Piangeva sui suoi diritti, sulla sua felicità distrutta, lamentandosi come solo ai re è dato lamentarsi, con un orgoglio, una sublimità che non conoscono l’uguale nel dominio dell’arte poetica.
Le mani potenti del fato lo strapparono dal mondo, da dimensioni troppo piccole per lui, lo spinsero oltre il ciglio dell’intelligibile verso la follia, nel cui benigno, diletto abisso, inondato di luce, popolato di fuochi fatui, egli sprofondò col suo peso di gigante, per assopirvisi in dolce, perpetua distrazione e oscurità.
“E’ impossibile, credimi, Hölderlin,” gli disse la signora della casa “è inconcepibile quello che tu vuoi. Tutto ciò che pensi travalica i limiti del possibile e del lecito, tutto ciò che dici infrange ogni cosa raggiungibile, tu non vuoi, non puoi vivere bene. Per te il benessere è troppo piccolo, la pace della limitatezza troppo banale. Per te tutto è e diventa abisso, infinità. Tu e il mondo siete come un mare.
“Che posso mai dirti per acquietarti, quando tu respingi qualsiasi piacere come degno di disprezzo? Tutto quello che è piccolo e angusto ti confonde, ti fa ammalare; ma quello che è vasto e non delimitato ti spinge all’esaltazione o all’abbattimento, così da non lasciarti tregua né gioia. La pazienza non è degna di te, ma l’impazienza non fa che dilaniarti. Ti si onora, ti si ama e ti si compiange: in tal modo ogni godimento ti è negato.
“Che posso fare, poiché nulla ti rallegra?
“Tu mi ami?
“Non lo credo, debbo vietarmi di crederlo, e debbo desiderare che tu voglia vietarti di farmelo credere. Nulla ti spinge ad amarmi, altrimenti troveresti il modo di essere calmo, gentile e felice, sapresti essere paziente con te stesso e con me. Io non ho il diritto di credere di significare molto per te.
“Sìì dunque mite, buono e savio. Quasi solo di te, ormai, ho paura, ed è un sentimento che mi affligge. Liberati dalla passione, dòminati. Quanta bellezza, grandezza, calore potresti mostrare se fossi deciso a vincerti! Ma l’audacia delle tue fantasie ti uccide, e il sogno che ti fai della vita ti rapisce la vita. Non potrebbe già essere grandezza il rinunciare alla grandezza?
Così ella parlò. Hölderlin allora lasciò la casa, vagò ancora per qualche tempo nel mondo e infine piombò irrimediabilmente nella tenebra”.

Da: “Vita di un poeta” di Robert Walser
Adelphi, 1985
Traduzione di Emilio Castellani

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Johann Christian Friedrich Hölderlin nasce a Lauffen am Neckar,in Svevia, il 20 marzo 1770 da Heinrich Friedrich e da Johanna Christiana Heyn: il padre, laureato in legge, amministratore e proprietario terriero e la madre, figlia di un pastore protestante, rappresentano la buona società del tempo, espressiva di valori etico- religiosi ai quali Friedrich viene educato.
Nel 1772, però, muore il padre, di ictus , a soli trentasei anni, in concomitanza della nascita della secondogenita Maria Eleonora Heinrike, ( o Rike, come ama chiamarla il fratello).
Johann Christoph Gock diviene due anni dopo il secondo marito della madre del poeta, amico da tempo degli Hölderlin e borgomastro di Nürtingen , ove la nuova famiglia ben presto si trasferisce.
Johanna, donna pratica ed intelligente, prima del matrimonio compie un inventario preciso dei beni lasciati dal primo marito. Si tratta di un’ingente capitale, per lo più destinato a Friedrich, che tuttavia nel corso della vita non troverà mai la forza per rivendicarlo, lasciandone l’amministrazione interamente alla madre, da cui continuerà a dipendere.
La madre vorrebbe per Friedrich la carriera ecclesiastica, così il giovane viene preparato privatamente per accedere al seminario, mentre nasce un altro figlio, Karl, che successivamente diverrà un importante funzionario a Württemberg e sarà il primo a dare ordine- ai fini della pubblicazione postuma- all’opera di Friedrich Hölderlin, cercando tuttavia di lasciare un’immagine del fratello- poeta ben differente dal reale, “purificandola” per i posteri da tutti quegli aspetti che avrebbero potuto mettere in discussione l’estrazione borghese ed i valori etici e religiosi della “buona famiglia” d’origine.
In questo periodo , segnato da problemi affettivi, dovuti anche a nascite di diversi fratelli, morti nella prima infanzia,un nuovo lutto viene a turbare il giovanissimo poeta: nel 1779 il patrigno di Friedrich muore di polmonite, dopo lenta ed inesorabile agonia e la madre diviene unico punto di riferimento per la famiglia, educando personalmente e secondo una direttiva religiosa pietista i tre figli.
Nathanael Köstlin, diacono pietista e zio di Schelling, diviene precettore di Friedrich, che con lui impara latino, greco, dialettica e retorica, affiancando questi studi a quelli di musica.
Hölderlin suona flauto e pianoforte, coltivando da allora e sempre la grande passione per gli strumenti e per lo specifico linguaggio musicale,la cui armonia matematica utilizzerà anche nella poesia.
Nel 1784 entra nel seminario di Denkendorf, ove trova un clima rigidissimo, che non gli impedisce di appassionarsi alle poesie di Klopstock ed alla letteratura di viaggio. Il curriculum scolastico in questi due anni sarà eccellente, soprattutto nelle lingue antiche.
Due anni più tardi frequenta il seminario di Maulbronn, nei pressi di Stoccarda.
In questo periodo affiora l’interesse per le lettere e la decisione di dedicarsi alla poesia, contrastata dalla madre, che vorrebbe Friedrich pastore al più presto.
Il giovane poeta, però, non sente alcun trasporto per questo genere di futuro né apprezza i limiti imposti dalla severa disciplina della scuola, liberando il proprio spirito con le letture di Schiller, di Ossian, dei classici greci.
In questi anni s’innamora di Louise Nast con cui ha una relazione e intraprende un’importante corrispondenza con il cugino di lei, Immanuel Nast. Stringe inoltre amicizia con Franz Karl Hiemer, allievo pittore, che lo ritrarrà qualche anno dopo in un famoso dipinto.
Nella primavera del 1788 viaggia con la madre a Markgröningen, in visita ad una zia malata, che morirà : anche quest’esperienza lascerà tracce emotive profonde nel suo animo, nel quale si manifesta in modo sempre più radicato la nuova sensibilità e vocazione poetica. Qui incontra Rudolf Magenau, studente di teologia allo Stift di Tubinga, nel quale entrerà qualche mese dopo anch’egli. Si reca nell’estate in Palatinato, passando per Heidelberg e Mannheim.
Il paesaggio del Reno gli rimane profondamente impresso, trattandosi anche della sua prima esperienza di viaggio fuori dai confini svevi. Certamente tutto questo contribuisce a fargli comprendere che le aspirazioni della sua vita sono ben differenti dagli studi in seminario.
Hölderlin entra comunque in autunno di quell’anno stesso nel collegio di studi teologici superiori, l’ esclusivo Stift di Tubinga, nella stessa classe di Georg Wilhelm Friedrich Hegel, ritrovando Magenau, che gli fa conoscere Christian Ludwig Neuffer : con questi amici nasce un circolo poetico ispirato alla Repubblica dei letterati di Klopstock , che si ritrova una volta a settimana per leggere e comporre poesie, in un clima intellettuale e goliardico insieme.
inizia il corso superiore di studi, in cui i primi due anni sono dedicati alla filosofia, matematica e fisica e i tre successivi alla teologia.
L’ambiente rigido e chiuso ai fermenti culturali nuovi, alle nuove teorie filosofiche di Kant, non impedisce agli studenti, Hölderlin compreso, di appassionarsi profondamente, attraverso l’impeto e l’idealismo giovanili, alle fasi della rivoluzione francese , invocandola anche per la Germania: questo fervore studentesco provocherà controlli ferrei nel collegio, che non serviranno però ad arginare le nuove idee. Per esse, il poeta pagherà anche con punizioni rigide, maturando l’intenzione di iscriversi alla facoltà di legge, abbandonando la teologia. La forte opposizione della madre avrà il sopravvento, così, rotto anche il fidanzamento con la Nast, Hölderlin termina gli studi, nel 1790, divenendo Magister, con due tesi, una sulla storia della arte greca ed una riguardante sinossi fra i Detti di Salomone e Le opere e i giorni di Esiodo.
Ritornato nel 1791 agli studi per conseguire il livello superiore allo Stift, comincia a manifestare leggeri segni di turbamento psichico, ad appassionarsi alla filosofia, intensificando l’amicizia con Hegel.
Si innamora di Elise Lebert, con la quale ha una relazione, pur confidando alla madre l’intenzione di non sposarsi mai, convinto che la propria vocazione poetica fosse la scelta della vita; in questo periodo collabora con il Musenalmanach fürs Jahr 1792 dell’editore Stäudlin, che pubblica la sua poesia” Inno alla Musa”, che viene accolta- prima prova d’impegno del giovane Hölderlin- molto positivamente da pubblico e critica.
Nello stesso anno fra gli studenti dello Stift, capeggiati da Hegel, si apre un clandestino circolo di ispirazione giacobina, proprio quando la Francia dichiara guerra all’Austria ,in cui sono diffuse le idee filosofiche di Rousseau; di questo periodo sono la poesia “Inno alla libertà” e la prima stesura parziale del romanzo “Hyperion”.
Nel 1793 Hegel termina gli studi allo Stift, congedandosi da Hölderlin con un “Reich Gottes!”, un arrivederci programmatico a sfondo etico- sociale rimasto celebre.
Come Hegel, anche Hölderlin preferisce intraprendere la professione di precettore, unica alternativa- visto il corso di studi- a quella di pastore: per questo motivo, grazie alla raccomandazione dell’amico Stäudlin, Friedrich ottiene un incontro con Schiller.
Schiller, colpito favorevolmente, tanto per le qualità ed il talento di Hölderlin quanto dal suo aspetto ( il poeta è stato descritto come bellissimo, un Apollo, dall’ amico Magenau ed i diversi ritratti dell’epoca lo confermano, )gli procura un posto d’insegnante privato presso Charlotte von Kalb, donna raffinata, animatrice di un fertile salotto letterario frequentato dalle personalità della cultura di Jena e di Weimar,che cercava un precettore per il figlio di nove anni.
Dopo aver superato l’esame finale allo Stift e aver tenuto la sua prima predica sulla Lettera ai Romani di San Paolo, compie un breve viaggio a Waltershausen, sua prima trasferta veramente autonoma, che gli ispirerà la poesia” il Destino” e , nel dicembre di quell’anno, inizia il lavoro a casa von Kalb, ove si apre un periodo assai discusso dalla critica e dagli studiosi del poeta, perché in questi due anni (1793-95) molti eventi particolari lo vedono coinvolto e, probabilmente, questo periodo cruciale sarà anche quello che segnerà profondamente la sua psiche.
Charlotte von Kalb sarà amica di Hölderlin fino alla morte: in casa sua, una giovane dama di compagnia, Wilhelmine Marianne Kirms, colpirà per modi e bellezza Hölderlin, che intreccia una relazione con lei. Nello stesso periodo, Charlotte, attraverso la moglie di Herder, la raccomandazione di Goethe e l’interessamento di Schiller, predispone l’ingresso in società e nei salotti culturali di Friedrich.
Con Schiller nasce una collaborazione sull’almanacco letterario Die Neue Thalia ed un’amicizia molto complessa, un odio-amore fra intelletti differenti, che risulterà assai difficoltosa da gestire e si spegnerà nell’indifferenza di Schiller nel corso della manifestazione acuta della malattia mentale di Hölderlin .
Proprio a Jena, ove si era recato in visita a casa Schiller, che aveva pubblicato un frammento dell’Hyperion e la poesia il Destino, Hölderlin incontra (e non riconosce) Goethe, che stava proprio leggendo il suo Hyperion.
Risultando sempre più difficile il rapporto tra Hölderlin e Friz von Kalb, il suo allievo, Charlotte pensa seriamente di cambiare precettore: mantenendo una grande stima ed un affetto protettivo nei confronti di Hölderlin, del quale ben conosce il talento ma anche la fragilità, si confida con Schiller riguardo questo problema e Hölderlin viene invitato, o meglio, delicatamente allontanato, a Jena, ove finalmente conoscerà Goethe di persona e incontrerà Herder, stringendo rapporti anche con Wilhelm von Humboldt e il giovane Novalis .
Trasferitosi quindi a Jena, Hölderlin conosce Fichte, di cui segue i seminari all’Università, collabora con Schiller alla rivista letteraria Die Horen, proponendo al famoso editore Cotta la pubblicazione dell’Hyperion.
Alla fine di marzo del 1795 tuttavia Hölderlin si allontana da Jena per motivi che non sono noti. Delle probabili ipotesi – tra le quali quella di un crollo psicologico, quella del coinvolgimento del poeta negli incidenti studenteschi del 27 maggio, quella dell’allontanamento da Sinclair, suo amico (col quale divideva la casa) forse coinvolti entrambi in un affetto vicendevolmente morboso- la più probabile resta però la fuga dalla responsabilità ,avendo Wilhelmine Marianne Kirms dato alla luce una bambina ( che morirà l’anno dopo) e che quasi certamente era figlia del poeta.
Considerando poi l’assillante rapporto con Schiller, un maestro assai esigente di cui Hölderlin subiva tanto il fascino quanto il peso psicologico, come risulta dalle sue lettere ,è probabile che “rompere” con l’ambiente sia stata per il poeta una fuga necessaria.
La fuga avrebbe dovuto riportarlo rassegnato a casa, ma l’incontro con il medico Johann Gottfried Ebel, che si interessa per fargli avere un posto da precettore a Francoforte e la collaborazione con Schelling, dalla quale nasce l’idea dello scritto:” Il più antico programma sistematico dell’Idealismo tedesco”( ispirato da Hölderlin elaborato da Schelling, poi steso da Hegel tra il 1796 e il 1797), rendono questo periodo di vera depressione un po’ più accettabile.
Il 28 giugno 1795, Hölderlin inizia il nuovo lavoro di precettore in casa del banchiere Gontard, a Francoforte.
Gontard ha una moglie, Susette Borkenstein, ben quattro figli dei quali Henry di otto anni , affidato alle cure pedagogiche di Hölderlin.
Tra Friedrich e Susette nasce un’importante relazione sentimentale, che influisce positivamente sulla serenità psichica del poeta, pur nella clandestinità entro la quale i due vivono.
La partenza della famiglia da Francoforte per Kassel , senza il banchiere Gontard, rimasto per affari in città, nonostante la minaccia della guerra alle porte, unisce ancor di più Susette a Friedrich e questo periodo diviene per il poeta produttivo dal punto di vista letterario, supportato dalle doti umane e di vicinanza intellettuale della bellissima Susette, sensibile, intelligente, colta . Il poeta , infatti, si interessa di filosofia, di estetica e del suo Hyperion, che lima per la stesura finale e dedicherà in questa seconda versione alla sua Susette.
In questo clima, il precipitare degli eventi di guerra portano molti intellettuali tedeschi, che guardavano alla Francia come ad un esempio da imitare, alla disillusione ideale tanto che Gottfried Stäudlin , amico ed editore di Hölderlin, si suicida gettandosi nel Reno.
Ancora, forse, arriva al poeta la notizia della morte della bimba- di un anno soltanto- della Kirms, mentre Hegel si trasferisce anch’egli a Francoforte, intensificando l’amicizia con Friedrich; esce la stesura definitiva dell’Hyperion e le liriche “ Al viandante” e “All’etere”.
Ritornata la famiglia Gontard a Francoforte, essa è al cento di pettegolezzi sempre più intensi riguardo la figura del “precettore” così vicino alla padrona di casa; siamo nel 1798 e Hölderlin , sostenuto da Schiller e da Goethe a dedicarsi alla poesia ed alla tragedia (nasce il progetto per Empedocle ed anche la stesura di una serie di odi brevi, che sono una grande novità per la letteratura tedesca ), nel settembre lascia i Gontard, visto il clima di sospetto e l’insostenibilità del rapporto con Susette.
Affaticato, stanco, provato emotivamente dagli eventi sentimentali e intellettualmente dalla ardente creatività del momento, insofferente al clima politico e sociale legato ai disordini popolari dopo il trattato di Campoformio, deluso dagli ideali giovanili , si trasferisce a Homburg von der Höhe, ove – in un primo tempo – continua a vedere Susette, pur clandestinamente.
Alla fine di quell’anno sul Taschenbuch für Frauenzimmer von Bildung auf das Jahr 1799 di Neuffer, appaiono alcune odi di Hölderlin. August Wilhelm Schlegel e la principessa Auguste von Hessen-Homburg si mostrano molto interessati alla sua opera.
Il 1799 è un anno drammatico per Hölderlin, che intraprende vari progetti letterari ( fa cui la fondazione di una rivista), che sfumano: senza lavoro, continua a produrre liriche, ma nel giugno del 1800 ritorna a Nürtingen , sfinito, interrompendo definitivamente i rapporti con Susette e cercando di mantenersi dando lezioni private.
Nel 1801 Anton von Gozenbach , ricco commerciante, gli propone l’incarico di precettore per le sue figlie e Hölderlin si trasferisce in Svizzera, a Hauptwil.
Per non chiare ragioni Hölderlin è licenziato quattro mesi dopo e, mentre la critica e l’editoria si interessano della sua opera letteraria ,proponendogli pubblicazioni e attribuendogli i primi veri riconoscimenti, il poeta torna a casa, depresso e stanco.
Nel giugno una nuova proposta di lavoro come precettore a Bordeaux, presso il console amburghese D. C. Meyer, lo induce a partire: nel dicembre, Hölderlin parte a piedi, nonostante il rigido clima e giungerà a destinazione alla fine di febbraio 1802. Anche questa esperienza non lo tratterrà a lungo: nel maggio egli riparte a piedi per Parigi e Strasburgo, arrivando a Stoccarda il mese dopo psicologicamente debilitato.
Anche se nessun documento scritto resta a testimonianza, per l’opera di cesoia compiuta dai familiari dopo la sua morte, certamente la grave condizione di Susette, già malata di tisi e che muore di scarlattina il 22 giugno 1802, potrebbe essere all’origine della prima manifestazione di turba psichica del poeta, le cui condizioni si aggraveranno tra il 1803 e il 1806, anni in cui Hölderlin viaggia a Ratisbona, pubblica le traduzioni di alcune tragedie greche, dà alla stampa nel Taschebuch für das Jahr 1805 di Wilmans i “Canti della notte” e rimane coinvolto in un brutto “incidente” politico, con il suo amico Sinclair : ” il 19 giugno Holderlin lascia Nurtingen insieme a Sinclair e non vi farà più ritorno. Dopo pochi giorni di permanenza a Stoccarda,in cui Sinclair vive col timore di essere arrestato per attività rivoluzionarie, i due partono per Homburg. Con loro c’è Alexander Blankestein, un avventuriero che ha proposto un piano azzardato per risanare le disastrate finanze del principato di Homburg, ossia un sistema di lotterie. Jolderlin arriva a Homburg alla fine di giugno e nel luglio 1804 prende servizio come bibliotecario di corte. Agli inizi del gennaio 1805 Sinclair rompe con Blankenstein, accusandolo di frode pubblica. Per questo l’avventuriero sporge denuncia contro Sinclair a Stoccarda per attività sovversiva e fa anche il nome di Hölderlin come persona informata dei fatti. Il 26 febbraio del 1805 Sinclair viene arrestato dai funzionari del Württemberg e condotto in carcere in Svevia. Il processo per tradimento vede coinvolto anche Seckendorf e Hölderlin su cui la commissione d’inchiesta comincia a chiedere informazioni presso il comune di Nürtingen, il concistoro e lo Stift di Tubinga. Mentre le autorità si limitano a deplorare le condizioni di eccessivo affaticamento mentale, che avrebbero impedito all’ex-allievo modello di esercitare la missione sacerdotale, a Homburg viene richiesta una perizia psichiatrica che come risultato accerta la “pazzia” dello scrittore a cui viene risparmiato il carcere”
L’anno seguente, a causa della impossibilità di Sinclair di ospitarlo ancora e della mancata volontà della madre di occuparsene,Hölderlin viene condotto( anzi, trascinato) nella clinica del medico J. H. Ferdinand Autenrieth a Tubinga, specializzato in malattie mentali ove subisce trattamenti come la camicia di forza, la “museruola” facciale e la somministrazione di medicinali probabilmente inadeguati al caso. Viene giudicato inguaribile e,nell’estate del 1807, dopo che i medici hanno diagnosticato per lui al massimo tre mesi di vita, viene dimesso dalla clinica e affidato alla famiglia del falegname Ernst Zimmer,uomo di un certa cultura che si era interessato al poeta dopo la lettura dell’Hyperion. Tutto questo mentre sul Musenalmanach für das Jahr 1807 compaiono le poesie di Hölderlin “La festa d’autunno”, “La notte” e” La migrazione”, opere che suscitano una vastissima eco tra i romantici, soprattutto i consensi di Friedrich Schlegel e di Tieck.
Con l’approvazione della madre, Hölderlin viene ospitato una stanza al piano superiore della casa degli Zimmer, chiamata, per la sua forma circolare,la torre, che offriva una vista unica della valle del fiume Neckar. Nella torre Hölderlin trascorrerà gli ultimi trentasei anni della sua vita.
Nei primi periodi si ripetono frequentemente attacchi di furia e crisi parossistiche, poi, lentamente, la situazione migliora: tra alti e bassi continui , la malattia si stabilizza, concedendo al poeta maggior tranquillità.
Con i visitatori Hölderlin si mostra cerimonioso e deferente, apostrofandoli anche con titoli onorifici. Spesso manifesta disturbi del linguaggio, divenuto quasi incomprensibile , amando inoltre presentarsi agli ospiti con nomi diversi e prevalentemente italiani ( Salvator Rosa, Scarivari, Buonarroti e in particolar modo, Scardanelli).
Hölderlin, compone versi lavorando in modo creativo e febbrile. Nell’autunno 1807 appaiono sul nuovo almanacco di Seckendorf le poesie “ Il Reno”, “Patmos” e “Rimembranza”, che suscitano ancora il forte interesse dei romantici.
Hölderlin riceve un pianoforte su cui prende a improvvisare e ricomincia a suonare anche il flauto. La musica diventerà una delle sue principali attività.
Nell’ambiente studentesco di Tubinga la figura del poeta, folle e misterioso, diviene quasi leggenda e negli anni molti studenti gli faranno visita. Nasce la leggenda, avvolta di romanticismo, del poeta- veggente, che molto peserà sul suo profilo critico negli anni a venire.

Nell’agosto del 1820 il tenente Heinrich von Diest, amico di Sinclair ed estimatore di Hölderlin, propone all’editore Cotta un’edizione delle poesie e una riedizione dell’Hyperion. Cotta è entusiasta e Diest inizia a raccogliere i manoscritti dell’autore. Tra il 1821 e il 1822 Kerner, Uhland, Conz e Karl Gock( fratellastro del poeta), lavorano con Diest per la realizzazione di questa importante riedizione.
In questo periodo cominciano anche le visite a Hölderlin di Wilhelm Waiblinger, studente dello Stift, che scriverà qualche anno dopo il saggio “ Vita, poesia e follia di Hölderlin”, pubblicato postumo nel 1831 di cui si riportano alcuni stralci:
«Si esita dubbiosi prima di bussare a quella porta, dominati da un’interiore inquietudine; infine si bussa e una voce forte e veemente invita ad entrare. Si entra e al centro della stanza appare una magra figura che si inchina profondamente e si produce in complimenti eccessivi, con gesti che sarebbero pieni di grazia se non esprimessero un che di spasmodico. Le poche espressioni di circostanza vengono accolte con le più cortesi riverenze e con discorsi del tutto privi di senso, che sconcertano l’estraneo. L’estraneo si sente apostrofare “Sua Maestà”, “Sua Santità”, “Gentile signor Padre”.
Le visite inquietano Hölderlin grandemente, le riceve sempre di malavoglia. Una volta ebbi modo di ripetergli, dopo infinite volte, che il suo Iperione era stato ristampato e che Uhland e Schwab stavano curando l’edizione delle sue poesie. Come unica risposta Hölderlin si produceva in un profondo inchino, accompagnato da queste parole: “Voi siete molto benevolo, signor von Waiblinger, vi sono molto grato, Vostra Santità”. E troncava il discorso in questo modo […].
A volte Hölderlin si sedeva di fronte alla finestra aperta e magnificava il panorama con parole comprensibili. Notai anche che quando era immerso nella natura, aveva un rapporto sereno con se stesso […] In un modo o nell’altro, a meno che non si trovasse in uno stato di completa apatia, egli era perennemente occupato con se stesso, ma se un visitatore andava a trovarlo, le circostanze più fortuite potevano renderlo chiuso e inaccessibile. Quando è stimolato da ricordi dolorosi, cerca con amarezza di ridurre la sua stanzetta, che per lui è l’intero mondo, a uno spazio ancora più limitato, come se così si sentisse più sicuro, meno inquieto, e potesse sopportare meglio il dolore. Allora si mette a letto».
Diest muore nel 1825 ed è Uhland a completare la raccolta delle poesie di Hölderlin, che continua comunque a comporre nuovi versi, e così, nel giugno 1826, esce una raccolta aggiornata di poesie, curata dai poeti svevi Ludwig Uhland e Gustav Schwab. Il volume riscuote un certo interesse e appaiono i primi saggi critici sull’opera di Hölderlin.
Nel febbraio del 1828 muore Johanna Christiana, senza aver mai voluto rivedere il figlio.
Comincia qui la caccia all’eredità poiché i fratelli Rike e Karl, vorrebbero la parte destinata al fratello, attraverso l’arma dell’interdizione. Ma i vigili legali di Zimmer stipulano , nel 1830, un accordo per il mantenimento di Hölderlin e la cura degli interessi e del capitale del poeta che , ben amministrato, aumenta considerevolmente negli anni.
Nel 1838 Ernst Zimmer muore e la figlia di Ernst, Lotte, diverrà la tutrice del poeta; proprio in questo periodo egli comincia a comporre le prime poesie firmate Scardanelli, il nome italiano che prenderà il sopravvento sugli altri.
Dal 1842 in poi lo studioso di letteratura Gustav Schleiser inizia a comporre una vasta opera su Hölderlin, mentre in autunno esce la seconda edizione delle poesie, introdotte da un profilo biografico, ad opera di Gustav Schwab. La pubblicazione delle opere complete uscirà nel 1846 in due volumi, con un saggio biografico di Christoph Schwab, figlio di Gustav.
Il 18 aprile del 1843 sulla “Kölnische Zeitung” appare un saggio di Gustav Schwab, in cui Hölderlin è celebrato tra i grandi poeti tedeschi, insieme a Schiller e Goethe.
Charlotte von Kalb, amica fedele e protettrice del poeta, muore il 12 maggio 1843, dopo aver avuto la possibilità di leggere questo nuovo saggio.
Agli inizi del giugno 1843 il poeta si ammala di polmonite. Scrive in questi giorni la sua ultima poesia “La Veduta”, firmata Scardanelli e datata improbabilmente due secoli prima , qui sotto riportata, un vero testamento spirituale di un poeta che aveva la psiche sconvolta ma non l’anima:

Die Aussicht
Der offne Tag ist Menschen hell mit Bildern,
Wenn sich das Grün aus ebner Ferne zeiget,
Noch eh des Abends Licht zur Dämmerung sich neiget,
Und Schimmer sanft den Klang des Tages mildern.
Oft scheint die Innerheit der Welt umwölkt, verschlossen.
Des Menschen Sinn von Zweifeln voll, verdrossen,
Die prächtige Natur erheitert seine Tage
Und ferne steht des Zweifels dunkle Frage.

Mit Untertänigkeit
Scardanelli
Den 24. März 1671

La veduta

« Riluce il giorno aperto agli uomini d’immagini,
quando traspare il verde dai più lontani piani,
ed al tramonto inclini la luce della sera,
bagliori delicati fan mite il nuovo giorno.
Appare spesso un mondo chiuso ed annuvolato
dubbioso interno all’uomo, il senso più crucciato,
la splendida natura i giorni rasserena,
sta la domanda oscura del dubbio più lontana »

Con umiltà,
Scardanelli
il 24 marzo 1671

Il 7 giugno Friedrich Hölderlin muore alle undici di sera.
La “Allgemeine Zeitung” pubblica un necrologio con la seconda strofa del “Canto del destino di Hyperion” e il 10 giugno si svolgono a Tubinga i funerali davanti ad un centinaio di studenti, ma al quale non partecipano né il fratello, né la sorella.

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Tra i molti punti di vista attraverso cui indagare criticamente l’opera di Hölderlin, chi scrive non ha potuto che sceglierne uno, quello più “poetico”, forse emotivo, mediante qualche riflessione su Diotima, la saggia guida di Socrate, che spesso interviene quale personaggio nelle sue liriche e nel romanzo omonimo, una figura che può portare sintesi alla ricerca poetica di Hölderlin, centrata sul riscatto della sofferenza attraverso un’estetica della Natura che diviene ricomposizione del Tutto nell’Uno.
In questa dimensione, anche la grande idealità holderliniana della rivoluzione, seguita con occhi pieni di speranza fin dalla gioventù, ha un significato profondo: mentre l’entusiasmo politico si placherà e terminerà per gli amici Hegel e Schelling, per il poeta essa rimarrà sempre motivo di autentica liberazione spirituale dell’Uomo e condizione necessaria per di ritorno dell’Uomo stesso all’armonia con la Natura.
Susette , amatissima, rappresenta per il poeta bellezza e serenità classica, controparte femminile ideale per il suo personaggio maschile dell’ Iperone: ecco che Hölderlin scrive: “ Vieni a placarmi questo caos del tempo come allora, delizia della Musa tu che concili gli elementi tutti! Dacci la pace coi tranquilli accordi celesti e unisci quel ch’è diviso finché la placida natura antica fuori del tempo dai fermenti grande, alta e serena si sollevi. Torna viva bellezza tu nei cuori miseri ed alle mense ospiti, ai templi torna! Perché Diotima vive come i teneri boccioli dell’inverno, del suo proprio spirito ricca, lei anche il sole cerca, ma dello spirito il sole è già perito, felice il mondo, e nella notte gelida ormai tempestano già gli uragani “.
Il tema filosofico sotteso a tutta l’opera di Hölderlin è la celebrazione panteistica della Natura, Uno-tutto , in cui l’individuo si fonde.
Questa fusione totalizzante tuttavia non è colta dalla ragione- intelletto, ma solo dalla poesia, che per Hölderlin diviene risorsa e strumento conoscitivo massimo, sulla scorta della idee romantiche del tempo.
Ecco che la poesia diviene non solo guida etico- spirituale, ma anche educativa,per cui il poeta assume l’incarico di vate e redentore dell’Uomo.
“Non deve tutto soffrire? Tanto più è eccellente, tanto più soffrire? Non soffre la sacra natura? […] La volontà che non soffre è sonno, e senza morte non vi è vita”.
In questa frase si coglie un’altra importante prospettiva della poetica di Hòlderlin, quella della sofferenza, che attraversa le fasi della vita umana individuale e divine cosmica, universale,entro una prospettiva tragica della vita, che tuttavia non è disperazione, né annientamento, ma fase necessaria per il riscatto.
Ecco che la trama dell’Hyperion diviene molto significativa:
“ Iperione o l’eremita in Grecia è un romanzo che narra la formazione spirituale di un eroe; tramite la vicenda di Iperione, Hölderlin racconta, in forma epistolare, il suo percorso interiore e sentimentale. Anche gli altri personaggi del romanzo hanno, infatti, un preciso riferimento autobiografico: Diotima è Suzette Gontard, la sua amata; Adamas, il maestro, rappresenta Schiller; Alabanda, l’uomo di pensiero e di azione, è Fichte. Il protagonista del romanzo è un giovane greco moderno, affascinato dall’ideale di bellezza e di armonia che sprigiona dalla cultura greca antica e al quale è stato educato da Adamas. In Diotima, una fanciulla greca nata in una piccola isola dell’Egeo, egli ritrova incarnata quella perfezione e se ne innamora perdutamente. Ma a sottrarlo al vagheggiamento ideale della Grecia antica e ai legami d’amore interviene l’amico Alabanda, che lo spinge a combattere per la liberazione della Grecia dall’oppressione dei Turchi. L’impresa fallisce e Iperione, pur salvandosi, rimane ferito. Diotima, che lo crede morto, si spegne lentamente, consunta dal dolore. A Iperione, ridotto in solitudine, non rimane che pascersi del suo stesso dolore fino a giungere, grazie anche al ricordo di Diotima e degli ammonimenti di Alabanda, a ritrovare se stesso perdendosi nel Tutto, nel quale l’uomo supera la sua finitezza e attinge l’infinito. Ma l’idea dell’Uno-Tutto, che è uno dei temi di fondo dell’intero romanzo, è espressamente celebrata fin dalle prime pagine dell’opera: “Essere uno col tutto, questa è la vita degli dèi, è il cielo dell’uomo! Essere uno con tutto ciò che vive, tornare, in un beato divino oblìo di sé, nel tutto della natura, questo è il vertice dei pensieri e delle gioie, questa è la sacra vetta del monte, la sede dell’eterna quiete, ove il meriggio perde la sua afa e il tuono la sua voce, e il mare infuriato assomiglia all’ondeggiare d’un campo di spighe.” ( in : www.filosofico.net)
Il personaggio di Diotima, frequente nelle sue opere, sarà la trasfigurazione della Natura stessa.
Diotima è la Donna da Socrate introdotta nel Simposio come colei che in tempi passati aveva disvelato allo stesso filosofo i misteri di Eros. Diotima, sacerdotessa e indovina di Mantinea, aveva palesato l’ Amore come Demone, con il ruolo di innalzare agli dei le preghiere e i sacrifici degli uomini e , viceversa, di comunicare il volere degli dei agli uomini.
Tutto quanto vi è di mistico, sacerdotale, iniziatico, magico, divino, passa attraverso Eros: Diotima diviene quindi guida, ponte, Sophia ed anche Natura stessa, nell’espressione massima di Bellezza rasserenatrice .
In tutto questo sta il “pensiero poetante” (Dichtung) di Hölderlin, come lo descrive Martin Heidegger, nel quale i temi del vincolo terrestre, della divinità velata e lontana, eppure vicina e visibile in ogni cosa, del viaggiatore solitario, del panteismo della Natura, diventano esperienze non più individuali, ma cosmiche, nell’attesa del ritorno alla pace, all’armonia. Il poeta si struggerà e distruggerà in questi perduti paradisi che lo fanno evadere dal qui e ora, da un presente e da un quotidiano vanificato dal ricordo lontano di un ideale. Ma la fuga è immanente, all’interno della realtà stessa, trasformandosi in Poesia.
Giorgio Vigolo, critico hölderliniano afferma: ” … La poesia di Hölderlin in alcuni suoi passi comunica uno stato di grazia, di illuminazione, di veggenza, di purezza come i più alti testi mistici … poche voci poetiche come quella di Hölderlin sanno riempire l’intervallo delle epoche nella morte degli ideali, nell’assenza del divino, nel perduto contatto con la Natura. Allora, in quella pausa della vita, in quel profondo della notte, egli attinge ogni volta, con candore e venerazione senza pari il principio stesso e l’origine dell’attività spirituale nel suo assoluto scaturire come poesia; nel momento cioè, in cui il divino albeggia nell’anima come ineffabile crepuscolo, e aderisce con una presenza immediata e assoluta al germoglio della parola, premendo su di essa con le forze dell’infinito” .
Una parola ancora riguardo il rapporto tra l’uomo Friedrich Hölderlin e la donna Susette Blankestein, andrebbe comunque sottolineata, poiché spesso la Verità di un’esperienza è semplice, limpida e chiara, proprio perché vera e contenuta in poche e significative espressioni, come quel : “ A chi, se non a Te?”, dedica immortale .
Ed ancora, a lei, una poesia, tra le più dense della letteratura tedesca, ove l’immenso poeta chiede scusa per essere ciò che è, cercando pace fra le sue braccia e, nel contempo, allontanandosi , per ridare pace a lei :

Abbitte
Heilig Wesen! gestört hab ich die goldene
Götterrhue dir oft, und der geheimeren,
Tiefern Schmeryen des Lebens
Hast du mnche gelernt von mir.
O vergiss es,vergib! Gleich dem Gewölke dort
Vor dem fredlichen Mond, gehß ich dahin, und du
Ruhst und glänyest in deiner
Schöne wieder, du süsses Licht!

(Preghiera di) Perdono
Essere santo!Lo splendore dorato della tua angelica Pace
Spesso ho turbato,dei più reconditi e
Profondi Mali della Vita
hai appreso qualcosa da me.
Dimentica, perdona!Assomiglio
Alla Nube che scorre sopra la
Luna tranquilla: io passo e tu risplendi
Di nuovo in Pace, Lume soave!

Ancora molto e molto altro si potrebbe considerare, entro i versi di un poeta che – in cerchi di profonda e indescrivibile sensibilità espressiva- ha legato estetica, filosofia,musica,storia al ricordo della sua esistenza ed alla ricerca dell’età dell’oro, del Sole, della Vita .
Chi scrive lo vede a piedi, lacero e sfinito,in un viaggio di speranza ; nella torre, mentre guarda l’acqua che scorre dalla finestra aperta ed in un canto, di pace ritrovata nell’oltre .

Hölderlin – Scardanelli
Valérie Lawitschka, Società Hölderliniana
www.hoelderlin-gesellschaft.de/index.php?id=2…

“Io, signore mio, non ho più lo stesso nome.”, egli ripudierà il suo vero nome di fronte a un certo Waiblinger e inchinandosi si chiamerà “Kallalusimeno”, “Buonarotti”, “Scardanelli”. Nel 1807 il trentasettenne viene affidato alle cure della famiglia Zimmer. Nella casa sul fiume Neckar abiterà per più di trentasei anni.
Solo pochi contemporanei riconobbero in lui il “grande poeta” e cosi tutto il XIX secolo fu caratterizzato dallo stereotipo del poeta ignoto, scomparso e dimenticato. La prognosi formulata da Karoline von Woltmann nel 1843 si sarebbe rivelata corretta: Hölderlin “salirà sull’Olimpo della letteratura […] quando la Germania saprà tollerare poeti dotati della sua grandiosità concettuale e semplicità espressiva”. Egli era destinato al nostro secolo.
Nel 1910, con la scoperta dell’opera tarda di Hölderlin da parte di Norbert von Hellingrath si verifica una svolta epocale nella fortuna hölderliniana, a cui sono legati i nomi di Stefan George e Karl Wolfskehl. Il quarto volume dell’edizione storico-critica di Hellingrath contiene il nucleo “il cuore, il nocciolo e il culmine dell’opera hölderliniana, un vero e proprio testamento” – le odi, le elegie, gli inni, i frammenti, le traduzioni di Pindaro e Sofocle. Sono qui raccolti circa millecinquecento versi fino ad allora sconosciuti, versi su cui gravava l’onta della malattia.
A capodanno del 1799 Hölderlin presenta in una lettera al fratello la sua concezione poetica. Al centro della riflessione stanno la possibilità di accordare filosofia, politica e poesia e l’indicazione del particolare compito di quest’ultima: essa non deve essere “praticata” come un gioco, soltanto per divertimento.
Dove è presente nella sua vera natura, in un’intima armonia, l’uomo può trovare la concentrazione di fronte a essa e ricevere cosi quiete, una quiete non vuota ma viva, “in cui sono attive tutte le energie”. Cosi essa avvicina gli uomini gli uni agli altri e li fa incontrare. Hölderlin ritiene che tutto ciò che è umano debba essere messo in una relazione sempre più libera e intima, sia nella rappresentazione metaforica che nel mondo reale. La richiesta che viene qui fatta alla poesia non è meno ambiziosa di quella che da essa pretende una “rivoluzione dei principi e delle idee”, la “conversione patriottica” (vaterländische Umkehr). Hölderlin dialogò intensamente con la sua epoca, ma soltanto alcuni amici lo ascoltarono.
Sicuramente Hellingrath era affascinato dalla richiesta di rinnovamento politico radicale avanzata da Hölderlin. A essere decisiva fu comunque la sua familiarità con la poesia e la poetica del simbolismo. Stefan George era stato il primo rappresentante dei principi del simbolismo in Germania – Hellingrath apparteneva al suo circolo. Cosi poté maturare la sua sensibilità nei confronti della poesia di Hölderlin e riconoscerne il valore. “Soltanto il rinnovamento simbolista della lirica ha permesso una nuova comprensione di Hölderlin”, ha affermato Paul Hoffmann in modo assai efficace nella sua conferenza sulla fortuna di Hölderlin nel mondo (nel giugno 1994)
Hellingrath riteneva che Hölderlin fosse accessibile soltanto ai tedeschi; uno sguardo alla fortuna di Hölderlin in tutto il mondo ci insegna invece che negli ultimi decenni egli è diventato uno dei poeti più tradotti e in quanto “poets poet” un punto di riferimento nell’orizzonte letterario mondiale.

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Scelta di poesie

F. Hölderlin, Diotima
Vieni e placami questo Caos del tempo, come una volta,
Delizia della celeste musa, gli elementi hai conciliato!
Ordina la convulsa lotta coi tranquilli accordi del cielo,
Finché nel petto mortale ciò ch’è diviso si unisca,
Finché l’antica natura dell’uomo, la placida grande,
Fuor dal fermento del tempo, possente e serena si levi.
Torna nei miseri cuori del popolo, bellezza vivente,
Torna all’ospite mensa, nei templi ritorna!
Ché Diotima vive come i teneri bocci d’inverno,
Ricca del proprio spirito, pure ella cerca il sole.
Ma il sole dello spirito, il mondo felice è perito
E in glaciale notte s’azzuffano gli uragani.

Komm und besänftige mir, die du einst Elemente versöhntest,
Wonne der himmlischen Muse, das Chaos der Zeit,
Ordne den tobenden Kampf mit Friedenstönen des Himmels,
Bis in der sterblichen Brust sich das Entzweite vereint,
Bis der Menschen alte Natur, die ruhige, große,
Aus der gärenden Zeit mächtig und heiter sich hebt.
Kehr in die dürftigen Herzen des Volks, lebendige Schönheit !
Kehr an den gastlichen Tisch, kehr in den Tempel zurück !
Denn Diotima lebt, wie die zarten Blüten im Winter,
Reich an eigenem Geist, sucht sie die Sonne doch auch.
Aber die Sonne des Geists, die schönere Welt, ist hinunter
Und in frostiger Nacht zanken Orkane sich nur.

 

F. Hölderlin, Al dio sole

Dove sei? Ebbra l’anima mi s’invèspera
di tutta la tua delizia. Perché, ora, questo
ho veduto, come stanco del suo
corso, l’estasiante giovinetto dio

le giovani ciocche bagnava nel nuvolato d’oro;
e anche adesso l’occhio dietro lui si affisa.
Ma lontano a devoti popoli
che ancora l’onorano se n’è andato.

Ti amo, Terra! Tu pure con me sei triste:
e la tristezza nostra si muta come dolore
di fanciulli in sopore: e come i venti
sussurrano nella cetra

finché le dita dell’aedo un suono più dolce
ne traggano, così nuvole e sogni intorno
a noi vibrano finché torni l’amato
e vita e spirito in noi accenda.

Dem Sonnengott
Wo bist du ? trunken dämmert die Seele mir
Von aller deiner Wonne; denn eben ists,
Daß ich gesehn, wie, müde seiner
Fahrt, der entzückende Götterjüngling
Die jungen Locken badet’ im Goldgewölk;
Und jetzt noch blickt mein Auge von selbst nach ihm;
Doch fern ist er zu frommen Völkern,
Die ihn noch ehren, hinweggegengen.
Dich lieb ich, Erde ! trauerst du doch mit mir !
Und unsre Trauer wandelt, wie Kinderschmerz,
In Schlummer sich, und wie die Winde
Flattern und flüstern im Saitenspiele,
Bis ihm des Meisters Finger den schönern Ton
Entlockt, so spielen Nebel und Träum um uns,
Bis der Geliebte wiederkömmt und
Leben und Geist sich in uns entzündet.

Abendphantasie
Friedrich Hölderlin
Vor seiner Hütte ruhig im Schatten sitzt
Der Pflüger, dem Genügsamen raucht sein Herd.
Gastfreundlich tönt dem Wanderer im
Friedlichen Dorfe die Abendglocke.
Wohl kehren jetzt die Schiffer zum Hafen auch,
In fernen Städten, fröhlich verrauscht des Markts
Geschäft’ger Lärm; in stiller Laube
Glänzt das gesellige Mahl den Freunden.
Wohin denn ich? Es leben die Sterblichen
Von Lohn und Arbeit; wechselnd in Müh’ und Ruh’
Ist alles freudig; warum schläft denn
Nimmer nur mir in der Brust der Stachel?
Am Abendhimmel blühet ein Frühling auf;
Unzählig blühn die Rosen und ruhig scheint
Die goldne Welt; o dorthin nehmt mich
Purpurne Wolken! und möge droben
In Licht und Luft zerrinnen mir Lieb’ und Leid! –
Doch, wie verscheucht von törichter Bitte, flieht
Der Zauber; dunkel wird’s und einsam
Unter dem Himmel, wie immer, bin ich –
Komm du nun, sanfter Schlummer! zu viel begehrt
Das Herz; doch endlich, Jugend! verglühst du ja,
Du ruhelose, träumerische!
Friedlich und heiter ist dann das Alter.
üßes Licht !

An die Deutschen
Friedrich Hölderlin
Spottet ja nicht des Kinds, wenn es mit Peitsch und Sporn
Auf dem Rosse von Holz mutig und groß sich dünkt,
Denn, ihr Deutschen, auch ihr seid
Tatenarm und gedankenvoll.
Oder kömmt, wie der Strahl aus dem Gewölke kömmt,
Aus Gedanken die Tat? Leben die Bücher bald?
O ihr Lieben, so nimmt mich,
Daß ich büße die Lästerung.

An die Parzen
Friedrich Hölderlin
Nur Einen Sommer gönnt, ihr Gewaltigen !
Und einen Herbst zu reifem Gesange mir,
Daß williger mein Herz, vom süßen
Spiele gesättiget, dann mir sterbe.
Die Seele, der im Leben ihr göttlich Recht
Nicht ward, sie ruht auch drunten im Orkus nicht;
Doch ist mir einst das Heilige, das am
Herzen mir liegt, das Gedicht, gelungen,
Willkommen dann, o Stille der Schattenwelt !
Zufrieden bin ich, wenn auch mein Saitenspiel
Mich nicht hinab geleitet; Einmal
Lebt ich, wie Götter, und mehr bedarfs nicht.

Da ich ein Knabe war
Friedrich Hölderlin
Da ich ein Knabe war,
Rettet’ ein Gott mich oft
Vom Geschrei und der Rute der Menschen,
Da spielt ich sicher und gut
Mit den Blumen des Hains,
Und die Lüftchen des Himmels
Spielten mit mir.
Und wie du das Herz
Der Pflanzen erfreust,
Wenn sie entgegen dir
Die zarten Arme strecken,
So hast du mein Herz erfreut,
Vater Helios! und, wie Endymion,
War ich dein Liebling,
Heilige Luna!
O all ihr treuen
Freundlichen Götter!
Dass ihr wüsstet,
Wie euch meine Seele geliebt!
Zwar damals rief ich noch nicht
Euch mit Namen, auch ihr
Nanntet mich nie, wie die Menschen sich nennen,
Als kennten sie sich.
Doch kannt ich euch besser,
Als ich je die Menschen gekannt,
Ich verstand die Stille des Äthers
Der Menschen Worte verstand ich nie.
Mich erzog der Wohllaut
Des säuselnden Hains
Und lieben lernt ich
Unter den Blumen.
Im Arme der Götter wuchs ich groß.

Hälfte des Lebens
Friedrich Hölderlin
Mit gelben Birnen hänget
Und voll mit wilden Rosen
Das Land in den See,
Ihr holden Schwäne,
Und trunken von Küssen
Tunkt ihr das Haupt
Ins heilignüchterne Wasser.
Weh mir, wo nehm ich, wenn
Es Winter ist, die Blumen, und wo
Den Sonnenschein,
Und Schatten der Erde ?
Die Mauern stehn
Sprachlos und kalt, im Winde
Klirren die Fahnen.

Hyperions Schicksalslied
Friedrich Hölderlin
Ihr wandelt droben im Licht
Auf weichem Boden, selige Genien !
Glänzende Götterlüfte
Rühren euch leicht,
Wie die Finger der Künstlerin
Heilige Saiten.
Schicksallos, wie der schlafende
Säugling, atmen die Himmlischen;
Keusch bewahrt
In bescheidener Knospe,
Blühet ewig
Ihnen der Geist,
Und die seligen Augen
Blicken in stiller
Ewiger Klarheit.
Doch uns ist gegeben,
Auf keiner Stätte zu ruhn,
Es schwinden, es fallen
Die leidenden Menschen
Blindlings von einer
Stunde zur andern,
Wie Wasser von Klippe
Zu Klippe geworfen,
Jahr lang ins Ungewisse hinab.

Lebenslauf
Friedrich Hölderlin
Größers wolltest auch du, aber die Liebe zwingt
All uns nieder, das Leid beuget gewaltiger,
Doch es kehret umsonst nicht
Unser Bogen, woher er kommt.
Aufwärts oder hinab! herrschet in heilger Nacht,
Wo die stumme Natur werdende Tage sinnt,
Herrscht im schiefesten Orkus
Nicht ein Grades, ein Recht noch auch ?
Dies erfuhr ich. Denn nie, sterblichen Meistern gleich,
Habt ihr Himmlischen, ihr Alleserhaltenden,
Daß ich wüßte, mit Vorsicht
Mich des ebenen Pfades geführt.
Alles prüfe der Mensch, sagen die Himmlischen,
Daß er, kräftig genährt, danken für Alles lern,
Und verstehe die Freiheit,
Aufzubrechen, wohin er will.

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