Degrelle risponde…

In occasione del genetliaco di Degrelle proponiamo questo articolo che abbiamo accuratamente trascritto. Buona lettura ma soprattutto buon insegnamento.

DEGRELLE RISPONDE a dieci “perchè,, de La Stampa

Inchiesta, nel Belgio rexista.

(Dal nostro inviato speciale)

Bruxelles, dicembre.

 

— Vedete questo telefono? — chiede Degrelle puntando l’indice sull’apparecchio e gli occhi su di me. — Ebbene non avrei che da staccare il ricevitore, ordinare al centralino che mi mettano in linea con Van Zeeland, il primo ministro, dirgli che son pronto a far patti… e due o tre portafogli sarebbero immediatamente messi a mia disposizione.

Leon Degrelle mi ha ricevuto nel suo ampio studio subito dopo aver pronunciato uno dei suoi quotidiani discorsi in provincia e prima di scrivere il suo quotidiano editoriale per il suo giornale.

Siamo al numero 83 di Rue desi Chartreux: più che un palazzo, o anche una casa, il quartier generale del movimento rexista sembra un baraccamento. C’è bensì, una parte in muratura dove hanno sede gli uffici di quel complesso di organizzazioni che dipendono dal Rex, ma tale sezione è divenuta tanto ristretta che hanno dovuto prendere un cortile, coprirlo di vetri ed intorno ad esso costruire, su tre piani, scale ballatoi e stanzette di legno. Qui hanno sede gli uffici della stampa rexista.

 

Niente mezzi termini

In fondo al ballatoio dell’ultimo piano c’è l’ufficio del Capo. Questo è l’unico locale che ha qualche segno di eleganza: il pavimento è coperto can un tappeto moderno ma bello, dal soffitto la luce scende da lampade non nude e non appese alla treccia che porta la corrente, la scrivania è larga lunga e nuova, per i visitatori ci sono delle poltrone comode e coperte di velluto dispendioso.

Degrelle riprende il filo del discorso che era stato troncato da una telefonata:

— Vi dicevo dunque: siamo così forti che i nostri avversari non desiderano altro che un compromesso. Ma il rexismo non accetta mezzi termini. Non abbiamo bisogno di ricorrere a combinazioni con la coalizione governativa che abbiamo deciso di combattere per ripulire il Belgio. I consensi e lei adesioni al nostro movimento si fanno più vaste e più profonde ogni giorno più. Dopo l’alleanza col Vlaamsch Nationaal Verbond — il partito nazionalista fiammingo — alleanza che, a marcio dispetto dei nostri avversari, ha dimostrato di essere solida fattiva e duratura, abbiamo attirato nella nostra orbita un’altra importantissima organizzazione, il Katholieke Vlaamsche Volkspartij — il partito del popolo cattolico fiammingo. Mentre le file del movimento rexista continuano a farsi più numerose per l’accorrere di nuovi convinti al nostro ideale, intere forze potentemente organizzate si mettono al nostro fianco. E non abbiamo che un anno di vita. La vittoria finale è sicuramente nelle nostre mani.

— Quanto tempo credete vi sarà necessario per conquistare il potere?

— Se i partiti che attualmente si dividono il governo continueranno in avvenire ad accumulare errori su errori come hanno fatto finora, la vittoria del Rex è vicina. E sarà una vittoria come quel-la che noi vogliamo: totale e definitiva. Degrelle tace per qualche istante: poi, con voce più ferma, con l’atteggiamento più severo, afferma:

— Coglieremo il momento giusto; e sarà il momento buono.

Mi chiede se mi piace il suo giornale, mi raccomanda di assistere a uno dei suoi comizi, vuol sapere se l’organizzazione del suo quartier generale mi è sembrata snella efficiente giovane antiburocratica. Poi si dichiara pronto a rispondere a qualunque domanda.

— Perchè avete scelto « Rex » come nome della vostra crociata?

— Esisteva una società editoriale al servizio dell’Azione Cattolica. Quella società si chiamava «Christus Rex»: agli inizi del  movimento abbiamo assorbito tale azienda ed abbiamo adottato la i seconda parte della sua denominazione.

— Sul vostro distintivo, accanto alla parola Rex ci sono una corona e una croce: siete legati, in un qualunque modo, all’Azione Cattolica?

— No.

— Quanti sono gli aderenti al « Rex » ?

— Ottocentomila.

— Quale classe sociale ha dato il grosso dei vostri effettivi?

— I primi rexisti furono reclutati nelle classi medie e soprattutto a Bruxelles e in Vallonia. Oggi nei nostri ranghi c’è una grande massa di contadini e di operai di tutto il Belgio, vallone e fiammingo. Vi ripeto: venite in piena Fiandra, a Gand per esempio, mentre si svolge un comizio rexista. Ci saranno migliaia di rexisti che faranno con la loro presenza e col loro entusiasmo testimonianza certa alle parole che vi ho testé detto.

— A quale fatto attribuite il rapidissimo successo del Rex ?

 

Il programma

— Ci siamo gettati nella lotta con un programma di rinnovazione politica economica e sociale che rispondeva alle aspirazioni del popolo. Ma un programma non poteva essere sufficiente. Bisognava suscitare l’entusiasmo delle folle. Siamo riusciti a ciò grazie al dinamismo delle nostre idee e alla prontezza della nostra azione.

— Perchè voi, Capo del Rex, non avete voluto essere eletto alla Camera dei rappresentanti ?

— Ciò avrebbe, in un certo modo e in una certa misura, consacrato da parte nostra il parlamentarismo. Orbene il Rex è contro questa istituzione tale quale è ora  e tal quale funziona (o, meglio, non funziona) oggigiorno. Il Rex ha dimostrato il suo disprezzo per il Parlamento attuale e la sua superiorità su di esso è tale che non è stato nemmeno necessario per me di scendere in quella arena — o in quella cloaca — per consolidare ed aumentare la nostra potenza politica. Il popolo è stufo dei  parolai: il popolo non ha mai ascoltato gli oratori di parlamento.

— Quale sarà l’organizzazione politica sociale economica dello Stato rexista?

— Non aboliremo il Parlamento, ma confineremo la sua attività entro quei limiti che sono fissati dalla costituzione. Cioè: votazione del bilancio e delle leggi militari, controllo sulla gestione finanziaria dello Stato. C’è un certo articolo della costituzione dove è scritto che il Parlamento dovrà  sedere per quaranta giorni all’anno, Noi applicheremo questo articolo alla lettera: e in quaranta sedute i signori deputati avranno tutto il tempo per assolvere i compiti affidati loro dalle leggi costitutive.

Il nostro sistema corporativo  provvederà a trattare ed a risolvere quei problemi che ora sono usurpati e insoluti, o malrisolti, dal Parlamento. Non accadrà più quel che accade troppo frequentemente ora: che una legge — supponiamo — sul lavoro portuale sia preparata discussa e applicata da gente che non ha mai visto i capannoni di un molo o le stive di una, carboniera.

« Quanto all’organizzazione economica i nostri principi sono: lotta contro l’ipercapitalismo. Controllo delle banche e delle fabbriche di armi. Niente monopoli di Stato. Rinnovamento totale del nostro sistema commerciale soprattutto in quanto concerne gli scambi con l’estero. Creazione di nuove industrie. Sfruttamento massimo delle nostre risorse coloniali.

«Terzo. Organizzazione sociale: i sindacati saranno mantenuti, ma senza il carattere politico che hanno assunto. Carta del Lavoro e Magistratura, del Lavoro. Incoraggiamenti alle famiglie numerose. Limitazione della mano d’opera straniera».

Degrelle pausa: ho l’impressione netta che aspetti un mio commento alle sue frasi brevi e secche.

— E’ un programma nettamente totalitario. Quanti anni vi ci vorranno per realizzarlo?

— In vent’anni il nuovo Stato belga sarà stabilito in ogni più minuta funzione e funzionerà appieno. Con questo è implicitamente detto che il rexismo una volta al potere, manterrà il potere per almeno quattro lustri. Sarà un governo forte, di quelli che sanno dove vogliono arrivare e che non ammettono trabocchetti sul proprio cammino.

— Voi escludete il ricorso alla forza per la conquista del potere. Ma se sarete attaccati con la forza come difenderete il vostro piano di conquista?

— Noi contiamo sulla giustizia che ha per missione la protezione dei diritti di tutti i cittadini. E’ vero che la giustizia belga sembra poco disposta ad agire contro i facinorosi e i provocatori… Può darsi che un giorno i rexisti si trovino costretti a non contare che su se stessi per difendersi. Noi non abbiamo, checché dicano gli avversari, né milizia né depositi di armi. Ma possiamo contare sull’appoggio totale di certi organismi fortemente preparati ed anche sulla simpatia attiva di certi corpi armati.

 

La politica estera

— E quale sarà la vostra politica estera?

— Non perderemo mai di vista due scopi principali. Primo: tenere il Belgio al di fuori di qualsiasi conflitto che potesse scoppiare in Europa. Seconda; stimolare la nostra espansione commerciale. Vogliamo vivere in buona armonia con tutti i nostri vicini e concludere con essi dei patti di non aggressione se questi potranno servire a consolidare la pace. Non vogliamo assolutamente che la nostra politica sia rimorchiata da quella di un paese straniero. E ciò tanto meno quando tale paese è manovrato dai marxisti.

—  Questo, salvo l’ultima precisazione, è stato detto nell’ormai famoso discorso del Re, discorso che il governo di Van Zeeland ha fatto suo…

— Sul discorso del Re c’è da parlare piuttosto a lungo: quanto al governo, questo ha bensì detto di voler far proprie le dichiarazioni del Sovrano. Ma io non gli credo. E vi dimostrerò perchè non ci si può credere.

Il Capo del rexismo ha appena cominciato a parlare quando un’altra telefonata, la settima durante mezz’ora, lo interrompe. E questa volta il messaggio telefonico, seppure non grave, è tale da far sospendere l’intervista.

— La polizia, una ventina di agenti — mi dice sorridendo Degrelle — sono entrati nell’edificio. Hanno ordine di interrogare, perquisire e, magari, arrestare… Sapete perchè? Perchè abbiamo pubblicato nomi fatti e documenti sull’invio di armi e di « volontari » in aiuto dei comunisti spagnoli. Notate bene: noi abbiamo stampato il nome dell’esimio socialista che organizza queste spedizioni di carne belga al macello di Barcellona e di Madrid. Abbiamo dimostrato quanto, in che giorno, da quale banca, per conto di quale rappresentante straniero, gli è stato pagato in compenso dei suoi servizi… Ebbene voi pensate che quel signore sia stato fatto arrestare dal suo « compagno » Van Zeeland o dall’altro compare che regge il ministero della giustizia ? Neanche per idea: vengono da noi ad interrogarci ed a perquisirci  perchè vogliono sapere come abbiamo fatto a sapere e come abbiamo fatto per avere le prove…. Evidentemente i nostri avversari appartengono a quella scuola secondo cui per far sparire la febbre bisogna spaccare il termometro..

 

 

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