Quirinus Kuhlmann

a cura di Barbara Spadini

Quirinus Kuhlmann

mistico, poeta ed alchimista
amante della parola
arso sul rogo

 

Opere
Tra le sessantotto opere si ricordano:
Entsprossende Teutschen Psalmen (1670)
Unsterbliche Sterblichkeit (1671)
Preißwürdige Venus (1669)
Himmlische Liebes-Küsse (1671)
Lehrreiche Weißheit-, Lehr-, Hof-, Tugend-Sonnenblumen (1671)
Geschicht-Herold (1672)
Neubegeisterter Böhme (1674)
Prodromus quinquennii mirabilis (1674)
Kircheriana de arte magna sciendi (1681)
De Monarchia Jesuelitica (1682)
De Sapientia Infusa Adamaea Salomonaeaque (1681)
Kühlpsalter (1684-1686)

Opere critiche

L. Mittner, Storia della letteratura tedesca, I, 2, Torino 1977
A.Tolstoj, Pietro il Grande, Milano, 1946
C.G. De Michelis, Il nome dell’avversario: il Papa anticristo nella cultura russa, Torino, 1989
G. Dünnhaupt, Quirinus Kuhlmann, Stuttgart 1991
W. Dietze, Quirinus Kuhlmann. Ketzer und Poet, Austin 1995
G. Köpf, Der Kühlmonarch, Austin 1995
P. Schäfer, M. R. Cohen, Toward the Millennium: Messianic Expectations from the Bible to Waco, Princeton 1998

Links
www.giancarlorinaldi.it/Giancarlo_Rinaldi/…/Catalogo%20Biblioteca.xls
www.eresie.it
www.esonet.it
www.sapere.it
www.zgedichte.de/dichter_174.html

Biografia e poetica
( Barbara Spadini)

Questo autore rappresenta un unicum all’interno della letteratura barocca tedesca ed europea per idee, stile, follia: perfettamente sconosciuto in Italia, ove probabilmente è letto solo da cultori di metrica e stilistica sperimentale, o da matematici esperti, che ne possano assaporare l’esattezza del ritmo e calcolare le possibili combinazioni di parole entro i suoi sonetti, sta godendo invece in Germania di una riscoperta importante, attraverso saggi ed articoli che ne rivalutano l’importanza ed anche la grande attualità.
Quirinus Kuhlmann è uno sperimentatore della parola, spericolato, assurdo quanto intenso e geniale, di difficile lettura per chi non possiede una profonda conoscenza della lingua tedesca e dell’esoterismo, branca del Sapere che si esprime anche attraverso giochi alchemici ed ermetici scritti, dei quali questo poeta era non solo padrone, ma eccellentissimo Maestro, allievo di Meister Angelus Silesius : questa nota critica risente purtroppo dei limiti dichiarati poc’anzi e vuole essere semplicemente un omaggio ad un uomo e ad un poeta.
La sua vita, intrisa di religiosità, spiritualità, misticismo, alchimia, rosacrocianesimo, ma anche di creatività, disperazione, megalomania e di un furore geniale, va raccontata e pensata calandola entro gli avvenimenti del suo tempo e letta senza giudicarla anche quando essa si incendia sul folle rogo -ben più folle di lui- atto a spegnerne l’eretica voce, non l’eco dei suoi scritti .
Quirinus nasce a Breslavia, il 25 febbraio 1651 in una famiglia borghese e luterana. Il padre si chiamava Quirinus ed esercitava il mestiere di commerciante mentre Rosina era il nome della madre, che rimane vedova molto presto.
Il giovane Quirinus, assai dotato in intelligenza ed impegno, ottiene una borsa di studio che gli permette di iscriversi al locale Magdalen Gymnasium. Un po’ orso ed un poco complessato poiché soffriva di evidente balbuzie, è vessato dai compagni e si isola sempre più, dedicandosi allo studio ed alle letture nelle varie biblioteche, intraprendendo una preparazione da autodidatta disperatamente solo e, per questo, oltremodo motivato a riflettere ed interiorizzare quanto apprende.
Nel 1668 compone la sua prima raccolta di versi che, già dal titolo, contiene un’asserzione ed il suo contrario, in un gioco interessante che chi scrive trova ironico, cinico, irrispettoso, ma soprattutto giocoso. E chi sa giocare con le parole, creando suggestioni di eccellente forza espressiva, ha qualcosa di geniale.
La antologia si intitola : Unsterbliche Sterblichkeit, la mortalità degli immortali. Si tratta di un insieme di epicedi dedicati a personaggi celebri vissuti in differenti epoche e alla quale Quirinus lavora , creando aggiunte e sistemazioni fino al 1671, quando l’edizione potrà dirsi divisa in tre sezioni: gli epicedi, gli epitalami mitologici (Preißwürdige Venus) e i salmi ( Entsprossenden Teutschen Psalmen), questi ultimi elogiativi ( in versi alessandrini ) verso la cosiddetta Fruchtbringende Gesellschaft ( Società Fructifera o dei Carpofori).
Vale la pena di ricordare che l’epicedio è un componimento tipicamente classico scritto “in morte” ed in onore di un defunto, l’epitalamio invece è un carme nuziale in onore degli sposi.
L’opera trova un certo consenso e questo sviluppa in Quirinus un vero senso d’esaltazione, riscatto verso le umiliazioni subite dai coetanei in gioventù, che lo portano ad un eccessivo egocentrismo, col tempo aggravatosi in una forma di megalomania senza pari: questo rimarrà un tratto della sua personalità che emerge anche dalle proprie opere, straripanti di quel se stesso che –solo scrivendo- non balbettava più.
Un episodio centrale della sua vita è del 1699, quando partecipa ad una rappresentazione teatrale scolastica che – egli racconta- gli ispira le prime visioni mistiche, entro le quali si palesano Dio, il diavolo e lo Spirito Santo.
Da quel momento si interessa alla letteratura mistica ed alla filosofia, pur iscrivendosi nel 1670 all’Università di Jena, ove studia diritto.
Nel 1671 compone una raccolta di sonetti di tipo mistico, trattando dell’unione fra l’anima e Cristo che, a parere di chi scrive, è il suo capolavoro: un insieme di versi ove ogni sperimentazione linguistica, metrica, stilistica e retorica è saggiata con arte indiscutibile, Himmlische Liebes-Küsse (Baci d’amore celeste).
Ogni verso dei sonetti è sovrabbondante, per la scelta non dell’endacasillabo ma di un’estensione metrica di diciassette sillabe. Inoltre ogni verso è incatenato al successivo da un gioco linguistico stupendo: Quirinus sceglie una parola che, nel verso a seguire, trova in una simmetrica parola il proprio contrario.
Nello stesso anno sono pubblicati anche gli scritti in prosa (prevalentemente aforismi) Lehrreichen Weißheit-, Lehr-, Hof-, Tugend-Sonnenblumen e, l’anno successivo Geschicht-Herold, la storia del mondo, una sintesi impegnativa dalla ricchissima bibliografia dichiarata, segno dell’ erudita preparazione di Quirinus.
La sua produzione viene notata, tanto che nel 1672 diviene poeta laureato, per interessamento del principe von Schwarzburg-Rudolstadt.
Dal 1673 risiede a Leida, seguendo alcuni corsi universitari e continuando studi e ricerche; inizia un’amicizia epistolare col poeta Siegmund von Birken.
In questo periodo egli si appassiona alle ricerche sull’arte combinatoria della quale uno dei massimi esperti e studiosi era al tempo il gesuita Athanasius Kircher. Nasce:” Kircheriana de arte magna sciendi”, che approfondisce quest’argomento (1674). Si entusiasma per la mistica di Jakob Böhme, entrando in contatto sia con Meister Angelus Silesius , alias Johannes Schleffer (1624-1677 ), sia con il millenarismo di Johannes Rothe (1628-1702), il quale proprio nel 1674 pubblica a Leida il Prodromus quinquennii mirabilis.
Il grande sogno di Quirinus, mistico, uomo di fede pur anticonformista, è quello di poter farsi promotore del il «Jesuelitische Reich», o regno di Jesuel, il regno di Dio fondato dal “figlio del figlio”, come egli si proclama. Per questo motivo, ritenendo il misticismo di Silesius e di Bohme l’arma vincente per l’affermarsi della”Sesta Era”, sostiene anche con scritti apologetici l’idea dei Rosacroce, fondando la confraternita dei Gesueliti.
La sua speranza è quella di spingere l’Europa e forse il mondo intero nella direzione di un’unica grande fede religiosa condivisa e quindi universale, come scrive nei:”Neubegeisterter Böhme (I nuovi entusiasti di Boehme), quasi un monito alle istituzioni del tempo atto a distruggere scuole e scritti di divergente pensiero per unificare la cristianità in un’unica forma ideale.
In questo momento della propria vita, Quirinus vive una breve ed intensa relazione con la mistica protestante( già cattolica, poi convertita) Antoinette Bourignon, che abbandona nel 1675 per Magdalena von Lindau, quando si reca a Lubecca su invito del mennonita Christian Werner.
Qui si concentra con passione sullo studio di Paracelso, sulla filosofia neoplatonica ed sull’esoterismo , in particolare l’alchimia, dedicando ad Athanasius Kircher il saggio :”De Sapientia Infusa Adamaea Salomonaeaque”.
Abbandonata la sua convivente, dal 1676 al 1678 si stabilisce a Londra, ove scriverà “De Monarchia Jesuelitica”, un saggio nel quale espone l’idea di spazzare via il cattolicesimo e poter istituire in Europa il regno di Jesuel (1682).
Tenta anche un viaggio in Turchia alla volta di Costantinopoli, per incontrare e convertire il sultano Maometto IV. Il viaggio però fallisce, tanto che Quirinus soggiorna in Olanda, poi di nuovo in Inghilterra, ove conosce il medico Mary Gould, appassionata sostenitrice delle sue tesi, che lo segue in Olanda.
La coppia si unisce in matrimonio nel 1685 ad Amsterdam ed ha un figlio, che però morirà insieme alla madre l’anno seguente.
Nel 1686 l’esagitato poeta sposa Esther Michaelis de Paew, dalla quale ha la figlia Salomè.
Qui compone il Kühlpsalter – «Il salterio refrigerante», opera in dieci libri ognuno dei quali contiene quindici salmi , riproponendo la divisione biblica, considerata dalla critica la sua opera più rappresentativa. E’ certamente una delle opere :”più singolari dell’età barocca e un esempio di temeraria, geniale sperimentazione linguistica”.
Individuando la Russia come luogo dal quale far partire la riforma jesuelitica ,nel maggio del 1689 arriva a Mosca, ospite dal commerciante Conrad Nordermann e dal pittore Otto Henin, seguaci millenaristi : qui infatti da tempo esisteva una numerosa colonia tedesca. Da Mosca invia diverse petizioni al reggente e futuro zar Pietro I, detto il Grande, che tuttavia lo ignora.
Denunciati dal pastore luterano Jochim Meineke come eversori ed eretici, i tre vengono arrestati e ferocemente torturati: il pittore Henin si suicida in carcere, mentre Kuhlmann richiede il rientro ad Amsterdam .
Il patriarca ortodosso di Mosca Ioachim Yakimovich (1674-1690) e le autorità ecclesiastiche ortodosse, già provate per la dura repressione attuata verso tentativi di scismi interni , come nel 1682 quando l’arciprete dissidente Avvakum finisce sul rogo come eretico, chiedono la condanna a morte di entrambi in quanto seguaci dell’eresia millenarista : Nordermann e Kuhlmann vengono arsi sul rogo il 4 ottobre 1689, rinchiusi in una gabbia di legno con tutti gli scritti di Quirinus.
Quirinus muore recitando i propri salmi. L’episodio della condanna ed esecuzione fu descritto anche nel romanzo Pietro I dello scrittore russo Aleksei Nikolaevic Tolstoy (1887-1945).
Dare valutazioni critiche sull’opera di Kuhlmann non è semplice, soprattutto quando esse sconfinano nella teologia, nell’esoterismo e nel misticismo, esasperato dalla genialità di un poeta che utilizza il linguaggio basandosi su postulati alchemici profondamente connaturati nella propria interiorità.
Una prima idea che emerge, leggendo Khulmann e facendolo con la massima difficoltà personale, è quella del comprenderne il caos interiore, quel magma senza forma da cui parte il Tutto.
Del resto, un uomo dal sapere enciclopedico ma disordinato, aperto all’alchimia ed alla sapienza rosacrociana e finalizzato alla celebrazione del Dio cosmico ed universale, esprime la necessità di apertura ad ogni disciplina, che sistematicamente deve ricomporre il quadro entro una scienza unica, una sophia ritrovata: «Non fu il solo profeta folle del suo secolo, ma nessun mistico tedesco soffrì più di lui per aver riconosciuto la situazione religiosa e politica disperata della Germania. La causa più profonda del suo oscuro travaglio mistico dev’esser stata però la sua incapacità di veder chiaro nella propria anima; forse non volle vedervi chiaro per potersi sacrificare con maggior convinzione imponendosi atti di contrizione e di mortificazione e cercando il martirio. Dall’autoumiliazione del profeta ribelle nacque la folle esaltazione del proprio linguaggio mistico. Lo stesso processo psicologico ci sarebbe stato in un altro profeta mancato, in Hamann; in Kuhlmann esso è compiutamente patologico».
Kuhlmann ,all’interno delle proprie opere mostra:” che come il linguaggio di Dio è inaccessibile all’uomo, così il linguaggio dell’uomo non può esprimere Dio e la sua poesia dimostra questo assunto(…)egli accatasta e ripete senza fine tutti gli attributi del divino, che soltanto con il loro assoluto disordine possono dimostrare ciò che si doveva dimostrare, e cioè che Dio è non solo superiore ma anche estraneo a ogni logica umana e a ogni poesia umana. Kuhlmann ha un vero feticismo dell’irraggiungibile parola interna […] ma la ricerca affannosa di neologismi e di nuovi e indecifrabili composti sembrano dimostrare l’insoddisfazione kuhlmanniana del logoro tedesco della sua età. In questo senso – negativo – Kuhlmann è rinnovatore del tedesco, perché stimolatore di quelli che il tedesco lo avrebbero poi veramente rinnovato. Egli è anche, per la sua posizione cronologica, la conclusione della mistica secentesca che in lui si brucia tutta nella propria oscura fiamma […] oggi il suo stile s’impone in primo luogo per il gusto feroce e torturante della sperimentazione lessicale e sintattica a oltranza»( L. Mittner)
Kuhlmann, come ad esempio Raimondo Lullo, cerca di realizzare una scienza universale e combinatoria, che avrebbe dovuto contenere l’intero scibile umano, un’impresa non nuove e tentata dai contemporanei Leibniz e Athanasius Kircher.
Nella sua opera più nota, Kühlpsalter, Kuhlmann dispone dei salmi secondo una particolare aritmologia, ove richiami biblici e postulati boehmiani sono uno accanto all’altro. Questo per descrivere l’azione creatrice di Dio, centro spirituale e propulsore del tutto, conoscibile solo attraverso la scienza delle scienze o il sapere dei saperi, ovvero attraverso l’enciclopedia che gli scritti complessivi di Khulmann formano in ben sessantotto opere.
Ecco allora che Dio diviene Sole, il perno di una ruota che gira, sviluppando energie creative. Così come tutto il creato gira attorno al proprio creatore, le parole ruotano attorno al poeta ma in un movimento caotico, violento,inarrestabile e disordinato. Ogni sonetto di Quirinus è molto simile , espressivamente, ad un piccolo vulcano in eruzione, ove ogni parola si mescola alle altre in un composto magmatico identico all’essenza umana di natura ignea,ove :” il fondo dell’anima è forgiato nel fuoco”.
Del resto la combinatoria conosciuta come il più complesso poema di permutazione, Il sonetto di Quirinus Kuhlmann “Vom Wechsel menschlicher Sachen” è composto da 1312 sostantivi che possono essere mescolati arbitrariamente in modo che essi portino a 10114 permutazioni del testo, un amalgama perfetto. Nella postfazione Kuhlmann avvisa che ci sono più permutazioni entro il suo poema di quanti siano i grani di sabbia sulla terra, in onore della relatività e caducità umana e dell’umana confusione di fronte all’idea di un Dio inesprimibile da parte dell’uomo imperfetto: infatti “ Sophia ha abbandonato il mondo visibile e la Natura è destinata alla catastrofe. Le pagine di Kühlpsalter sono dense di dolore e angoscia: soltanto alla fine del tempo è possibile il matrimonio spirituale dell’anima con Dio. L’uomo che voglia salvarsi, deve sviluppare la Saggezza divina nell’anima, che sola permette di sfuggire al dolore ed all’autodistruzione. Kuhlmann identifica la Saggezza con la sapienza umana: la sola forma di Sophia realizzabile dall’uomo decaduto è la Saggezza divina nell’anima. È evidente che, per Kuhlmann, la “vera” Saggezza è quella che Dio stesso ha trasmesso all’uomo tramite il Lógos. La crescita spirituale dell’uomo è paragonata a quella di un albero: si tratta di usare la Saggezza per bruciare il fogliame selvatico e irrorare i rami più prosperosi”.
Purtroppo tali parole risulteranno poco profetiche, poiché il sapiente Quirinus, alchimista della parola, riformatore ispirato da una spiritualità eccentrica, uomo inquieto, viaggiatore senza confini fuori e dentro se stesso, subirà il fuoco quale prova ultima, a chiusura di una vita spesa nel tentativo di innalzare un’originale lode a Dio, attraverso l’omaggio della propria arte ineguagliabile di maestro e trasformista dell’uso della scrittura.
Il primo sonetto riportato, Der Wechsel menschlicher Plagen, è davvero unico, come unico è il sapere , l’Uno e Dio.

Scelta di poesie

Der Wechsel menschlicher Plagen

Auf Nacht, Dunst, Schlacht, Frost, Wind, See, Hitz,
Süd, Ost, West, Nord, Sonn, Feur und Plagen.
Folgt Tag, Glanz, Blut, Schnee, Still, Land, Blitz,
Wärm, Hitz, Lust, Kält, Licht, Brand und Not:
Auf Leid, Pein, Schmach, Angst, Krieg, Ach, Kreuz,
Streit, Hohn, Schmerz, Qual, Tück, Schimpf als Spott
Will Freud, Zier, Ehr, Trost, Sieg, Rat, Nutz,
Fried, Lohn, Scherz, Ruh, Glück, Glimpf stets tagen.
Der Mond, Gunst, Rauch, Gems, Fisch, Gold, Perl,
Baum, Flamm, Storch, Frosch, Lamm, Ochs und Magen
Liebt Schein, Stroh, Dampf, Berg, Flut, Glut, Schaum,
Frucht, Asch, Dach, Teich, Feld, Wies und Brot:
Der Schütz, Mensch, Fleiß, Müh, Kunst, Spiel, Schiff,
Mund, Prinz, Rach, Sorg, Geiz, Treu und Gott
Sucht?s Ziel, Schlaf, Preis, Lob, Gunst, Zank, Port,
Kuß, Thron, Mord, Sarg, Geld, Hold, Danksagen.
Was gut, stark, schwer, recht, lang, groß, weiß,
Eins, ja, Luft, Feur, hoch, weit genennt,
Pflegt bös, schwach, leicht, krumm, breit, klein, schwarz,
Drei, neun, Erd, Flut, tief, nah zu meiden.
Auch Mut, Lieb, Klug, Witz, Geist, Seel, Freund,
Lust, Zier, Ruhm, Fried, Scherz, Lob muß scheiden,
Wo Furcht, Haß, Trug, Wein, Fleisch, Leib, Feind,
Weh, Schmach, Angst, Streit, Schmerz, Hohn schon rennt.
Alles wechselt, alles liebt,
Alles scheinet was zu hassen:
Wer aus diesem nach wird denken,
Muß der Menschen Weisheit fassen.

Quirinus Kuhlmann
(* 25.02.1651 , † 04.10.1689)
Die Welt eine Folter der Himmelsliebe

Was bist du, schnödes Nichts, das man die Welt benennt ?
Ein Reich, da Torheit herrscht, die ihr Altäre bauet,
Ein Diamant, darein Unliebe sich aushauet,
Ein Bild, das man bei Nacht und nicht bei Tage kennt;

Ein Schloß, mit welchem noch manch Weltling sich verbrennt,
Ein teurer Perlentrank, der uns der Gruft vertrauet,
Ein Molch, den man verdeckt in Rosenkindern schauet,
Ein Schlund, in den man mehr als nach der Anfurt rennt.

Ein köstlich Marmelad, vermengt mit Colokynthen, *
Ein Mondenstein, der noch nicht seinen Ursprung weist,
Ein Land der Höllischen, voll teufelreichen Finten,

Ein Lockschiff, voll Musik, bis nur der Mensch anbeißt,
Ein güldnes Gift-Napell, beschämend Anemonen:
Wer dieses Irrlicht haßt, erlangt die Liebeskronen.

Quirinus Kuhlmann
(* 25.02.1651 , † 04.10.1689)

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