IL POSTO DELLA DONNA TEDESCA nel Nazionalsocialismo e in guerra (articolo del 17 novembre 1941) – 1a parte

Si è voluto suddividere questo lungo articolo apparso sulla stampa italiana perchè VOGLIAMO che lo si legga ATTENTAMENTE, parola per parola. Si prega di notare che l’articolo è del 1941 e viene quindi a far decadere molte delle invenzioni sull’USO della DONNA in momenti di difficoltà bellica. Ma non solo…..Leggete.

IL POSTO DELLA DONNA TEDESCA nel Nazionalsocialismo e in guerra

Quante lavorano nelle officine, nei servizi pubblici, nelle varie industrie – I diritti e i doveri verso la famiglia e la Nazione

BERLINO, novembre.

Qual è la posizione della donna nella Germania nazionalsocialista, e qual è la sua posizione e la sua funzione in questa guerra? Teoria e pratica sono diverse da quelle di altri paesi; si può anzi dire che quando il nazionalsocialismo salì al potere, otto anni e mezzo fa, per la donna tedesca cominciò una nuova èra. Praticamente cominciò con le misure determinate dalla necessità di far posto agli uomini negli impieghi, giacché uno dei problemi più urgenti dell’epoca era la disoccupazione. Le donne furono mandate a casa. Si additò loro il focolare, la maternità, la direzione dell’economia domestica come loro funzioni naturali. Si proclamò che la donna tedesca non doveva fumare, non doveva imbellettarsi. La formazione di nuove famiglie fu incoraggiata con mezzi pratici propagandistici e sociali.

I nuovi principi

 

Sarebbe tuttavia errato interpretare quelle iniziative del Regime come ispirate dalla volontà di rimettere sul piedestallo, tale e quale, l’ideale femminile della tradizione. Le funzioni prettamente donnesche erano capite e apprezzate, ma condizionatamente, in un quadro sociale rivoluzionario. La tradizione aveva ben poco a che fare. Questa tradizione di cui parliamo la si ritiene qui superata; essa è una caratteristica di quel ciclo culturale che, rifacendosi alle orìgini romane e cristiane, vede nella famiglia un nucleo sociale perfetto la cui unità merita alle volte di essere protetta magari a scapito di unità più grandi. Sebbene ciò raramente possa avvenire in uno Stato moderno conscio di se stesso, esiste però sempre un’altissima valutazione del principio familiare. Il nazionalsocialismo categoricamente subordina. La volontà ispiratrice delle misure e della propaganda pure hai dei doveri, come ne ha nazionalsocialista nei riguardi della donna fu la stessa da cui scaturirono poi le leggi che si comprendono con il nome generico di Arbeitslenkung, incanalamento del lavoro; fu improntata alla necessità di servire anzitutto a quell’unità superiore e determinante ch’è la Volksgemeinschaft, la comunita nazionale. Nel Reich hitleriano totalitario niente può sussistere che non sia elemento costruttivo messo al servizio della Volksgemeinschaft: nè l’individuo, nè la famiglia, nè l’azienda. Nel rinvio della donna alla casa il motivo non era di natura moralistica; quel rinvio fu un prologo ai doveri che si volevano far incombere, in prosieguo di tempo, su tutti, uomini e donne, pareggiati non solo passivamente ma anche attivamente di fronte allo Stato.

E’ noto che poco dopo veniva istituito il lavoro manuale obbligatorio della gioventù. I vari fatti che qui elenchiamo sono strettamente interdipendenti secondo la logica dottrinale del nazionalsocialismo. Il servizio alla comunità nazionale (concretato nel lavoro obbligatorio) doveva costituire uno dei princìpi morali del cittadino, o, come lo si chiama in Germania, del Volksgenosse. Tutti sono Volksgenossen, uomini e donne; i doveri degli uomini e delle donne devono quindi essere uguali o per lo meno analoghi. E benché donne non si potesse di punto in bianco improvvisare una ferma lavorativa per le ragazze diciottenni come si fece subito per i giovanotti, una ferma che somigliasse, sia pure alla lontana, alla ferma militare, una volta stabilito il principio gli si diede attuazione a poco a poco. Con l’andar degli anni la sua applicazione fu sempre più vasta; e oggi ci sono centinaia di migliaia di ragazze tedesche che hanno trascorso nei Lager di campagna, in ambienti di disciplina quasi soldatesca, i 6 mesi di bracciantato, scopo del quale è di far loro sentire — da qualunque ceto provengano, ricco o povero — la bellezza del lavoro manuale, il calore della solidarietà e, principalmente, l’obbligo che incombe ad ognuno di servire la Nazione.

Davvero, non s’era voluto riverniciare l’ideale femminile antico, risuscitare la donna tutta casa, e ignorante del mondo, quando si limitarono le possibilità di impiego delle donne; ma unicamente regolare la distribuzione del lavoro. «Tu, donna, torna al focolare domestico, perchè quello è il tuo posto», le si disse in un primo tempo, e sembrò che avesse parlato la voce del conservatorismo; ma in un secondo tempo si aggiunse: «Bada però che la famiglia non è tutto; c’è, al di sopra della famiglia, la Volkssgemeinschaft, verso la quale tu pure hai dei doveri, come ne ha tuo fratello, tuo marito, tuo padre»; e aveva parlato la voce rivoluzionaria del nazionalsocialismo.

Era realizzata, così, a dir poco, l’ugiaglianza dei sessi. Altro che vecchi ideali rimessi a nuovo! E’ superfluo discutere se si tratti o meno di emancipazione della donna. Sarebbe ozioso il farlo. Chiaro è in tutto questo però che il concetto di famiglia risulta trasformato, in forza dell’introduzione in esso di quell’uguaglianza dei sessi di fronte a un’unità superiore ch’è la comunità nazionale. Al posto della famiglia di un tempo il Regime tedesco ha collocato la Kameradschaft fra uomo e donna; e in tal modo ha sanzionato tendenze che erano manifeste da decenni in Germania e che hanno fautori in tutti i paesi del nord. Era fra l’altro un’affermazione di principi socialisti: così dichiarano molti. Non bisogna invero dimenticare che il Regime tedesco si definisce nazionalsocialismo. Chiamandolo abbreviatamente nazismo si sottace la parte sostanziale del suo nome – quella a cui in Germania si attribuisce oggi un’importanza maggiore e un valore universale – e si può cadere in malintesi.

[continua]

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