Hans Sachs

 

Der Hans Sachs, der war ein Schuhmacher und Poet dazu

“Hans Sachs, ciabattino e poeta”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

****
Opere
summa aller meiner gedicht. In 34 volumi a mano
4275 Meisterlieder
1500 Reimpaardichtungen
centinaia di Schwänke
Spruchgedichte
125 Dramen (comedien, tragedien)
85 Fastnachtspiele
fiabe
Kampfgespräche (dialoghi critici, Konfliktdialoge)
in Reime gesetzte Psalmen.
7 Prosadialogen
Tra queste, possiamo ricordare:
Das Hofgesin der Venus (Fastnachtsspiel, 1517)
Die Wittenbergisch Nachtigall (poesia, 1523)
Dialoge (1524)
Schlaraffenland (farsa, 1530)
Das Narrenschneiden (Fastnachtsspiel, 1534)
Der schwangere Bauer (Fastnachtsspiel, 1544)
Der Teufel mit dem alten Weib (Fastnachtsspiel, 1545)
Der fahrende Schüler im Paradeis (Fastnachtsspiel, 1550)
Das Kälberbrüten (Fastnachtsspiel, 1551)
Die ungleichen Kinder (dramma, 1553)
Der Krämerskorb (Fastnachtsspiel, 1554)
St. Peter mit der Geiß (farsa, 1555)

****

Principali traduzioni italiane
Poesie di Hans Sachs, Ricciardi, Napoli, 1916
*****
Critica consigliata
Wilhelm Richard Berger, Hans Sachs: Schuhmacher und Poet, Frankfurt am Main, 1994
Antologia della poesia tedesca, a cura di R. Fertonani- E. Giobbio Crea, Milano 1977
Eckard Bernstein, Hans Sachs mit Selbstzeugnissen und Bilddokumenten, Reinbek bei Hamburg, 1993
Walter Tauber, Der Wortschatz des Hans Sachs. Band 1: Untersuchungen, Walter de Gruyter, 1983
Gabi Posniak (a cura di), Hans Sachs, der Schuhmacher: 1494-1576, Sonderausstellung 18. September – 31. Dezember 1994, Deutsches Ledermuseum, Deutsches Schuhmuseum, Offenbach am Main, 1994
Eli Sobel, Luther and Hans Sachs, in: Gerhard Dünnhaupt (a cura di), The Martin Luther Quincentennial, Detroit, 1985
****
Links consigliati
http://www.parodos.it
cuoioepelle.altervista.org/page30/page30.html
http://gutenberg.spiegel.de/
http://www.zeno.org/nid/20005571375
www.onlinekunst.de/gedichte/gedichte_3.htm
www.baroque.it/arte…/musica-riforma-germania.php
***
Hans Sachs viene ricordato da Wagner nell’opera Die Meistersinger von Nürnberg

***
MINNESANG – MEISTERGESANG

MINNESANG

Nella letteratura tedesca medievale, la lirica cortese, così chiamata perché «canto» che celebrava la Minne, cioè l’amore. Non fu un movimento, ma piuttosto una tradizione, sviluppatasi dal sec. XII al XIV, specialmente nella regione austro-bavarese. In modo non dissimile dai trovatori provenzali, i cultori di questa poesia (Minnesànger), spesso di ceto nobile, recitavano i loro componimenti innanzi al pubblico raffinato delle corti feudali, accompagnandosi con strumenti a corda. Tema principale era l’amore, concepito come rapporto spirituale che nobilita. Piuttosto che i valori religiosi, come nello stilnovo italiano, erano esaltate le virtù della vita cavalleresca e della società cortigiana, la lealtà, la fedeltà, la costanza, il coraggio. La donna, idealizzata sino a diventare modello di perfezione, non era però investita di significati mistici; non mancavano spunti di vagheggiamento sentimentale o addirittura (ciò che si accentuerà presso gli ultimi Minnesànger) di contemplazione sensuale. L’amore non era tema esclusivo; si scrivevano anche componimenti politici, invettive e satire contro i potenti, canti religiosi e morali. Solitamente, la scelta di un determinato argomento implicava l’adozione di un corrispondente schema metrico e musicale: Lied, canzone polistrofica perlopiù d’amore; Leich, poesia bistrofica, amorosa e conviviale; Spruch, poesia monostrofica, spesso sentenziosa.

Le origini del M. vengono da taluni ricondotte alla poesia d’amore araba, pervenuta in Occidente al tempo delle crociate; ma l’immediato antecedente è rappresentato dalla lirica provenzale, entrata in Germania attraverso il confine renano o conosciuta in Italia e in Oriente dai cavalieri tedeschi partiti per le crociate.

Tra i più antichi Minnesànger (sec. XII) spiccano il sire di Kùrenberg, Heinrich .von Veldeke e Dietmar von Aist. In questa fase iniziale il M è ancora influenzato dal fresco realismo della poesia amorosa popolare. Con Friedrich von Hausen, Heinrich von Morungen e Reinmar von Hagenau il motivo della Minne si cristallizza in una concezione astratta, codificata con molta dottrina ma scarsa spontaneità poetica. I più alti risultati si hanno con Wolfram von Eschenbach, sensibile all’ispirazione morale, e soprattutto con Walther von der Vogelweide, che piega il M. a nuovi e originali modi d’espressione. I poeti dell’ultimo periodo (Neidhart von Reuental) tracciano, influenzati dalla produzione giullaresca, spigliate e salaci rappresentazioni della vita quotidiana, specialmente dell’ambiente contadino: ma questi motivi e toni sono sempre più estranei ai caratteri originari del M. e già volgono verso la poesia borghese dei maestri cantori.

MEISTERGESANG

Genere letterario fiorito in Germania soprattutto fra i secoli XIV e XVII, e legato indissolubilmente al nome del poeta popolare Hans Sachs (1494-1576) che lo elevò a dignità di poesia. Nell’età del tramonto della cavalleria, quando dalle prescritte eleganze della vita di Corte e dell’amor cortese anche la poesia s’allontanò per trovare asilo presso la borghesia della città, fra gli artigiani delle varie professioni il “Meistergesang” fu, in nuovi atteggiamenti, l’erede del Minnesang.

Già nel sec. XIII il poeta borghese per lo più vagante, che si era addestrato nel canto “con studi specifici, era chiamato Meister” (“Maestro”), a differenza di chi era un semplice “Leic” senza scuola alcuna. E, dal principio del sec. XIV in poi, particolari “scuole” incominciarono a sorgere come “confraternite di cantori” presso le parrocchie per abbellire con le arti della poesia e del canto le sacre cerimonie nella chiesa. Il contenuto era naturalmente religioso – implicito nello scopo stesso che le “scuole” si proponevano: l’arte da imparare consisteva quindi essenzialmente in un insieme di particolari forme alle quali veniva attribuito un valore di bellezza.

Originariamente difatti non erano ammesse altre forme di strofe e melodie (“Tone”) che quelle già consacrate nei componimenti dei maggiori poeti del Minnesang; e la leggenda dei “Dodici antichi Maestri” che avrebbero inventate, tali strofe e melodie e fondata la prima scuola all’epoca di Ottone I – ma nel Particolareggiato rapporto [Gründlicher Bericht des deutschen Meistergesang, 1571] di A. Puschmann, compaiono, fra i loro nomi spesso storpiati, accanto a Klingsor, anche il Marner e Frauenlob, Walther e Wolfram ecc. – non è che una convalida simbolica di tale esigenza. All’infuori dei “toni” dei dodici Maestri non esisteva salvezza: chi non vi si atteneva, era condannato dai “registratori degli errori” (“Merker”) che gli sedevano di fronte – per lo più nascosti dietro una tenda – mentre tutt’intorno assistevano gli altri uditori.

Ogni canzone (“Bar”) era costituita da una serie di strofe (“Gesätze”) – generalmente tre o un multiplo di tre -, ciascuna delle quali era composta, come nel Minnesang, da una “fronte” (“Aufgesang”) – in due o tre “Stellen” di uguale tono – e da una “coda” o “congedo” (“Abgesang”), in tono vario, ad arbitrio del cantore. Il verso – per aderire ai modi del canto ispirati al canto gregoriano – doveva essere in ritmo giàmbico e non conteneva più di dodici o tredici sillabe. Fino a quando il contenuto delle composizioni rimase esclusivamente religioso, le “prove e gare di canto”, si svolgevano direttamente nella stessa chiesa, e fra i “Merker” era per lo più compreso un ecclesiastico il quale aveva il compito di controllare il canto dal punto di vista dell’ortodossia delle cose dette; poi si aggiunse a questo ufficiale “Schulsingen” (“Canto di scuola”) il cosiddetto “Zechsingen” (“Canto conviviale”) che si svolgeva all’osteria, su temi profani, e con l’andar del tempo assunse carattere sempre più libero, spesso e volentieri anche grasso popolaresco.

La prima scuola sembra essere sorta sulle rive del Reno, al principio del sec. XIV, a Magonza – dove Frauenlob (Heinrich von Meissen, morto nel 1318) fu in contesa con il suo rivale Barthel Regenbogen -; poi le scuole si estesero or più or meno rapidamente in tutta la zona renana – a Francoforte, a Worms, a Strasburgo – e contemporaneamente anche in Baviera e in Svevia – a Norimberga, a Ulma -: nel sec. XV dal Tirolo alla Slesia, da Friburgo all’Alta Austria – fu tutta una competizione di cantori: in singoli municipi veniva concessa per le poetiche adunanze più solenni anche la Sala del Consiglio. Solo la Germania del Nord rimase completamente estranea al fenomeno. E si comprende come la crescente diffusione abbia portato con sé a poco a poco lo sviluppo di una tecnica sempre più complicata, attraverso la quale i cantori potevano rivaleggiare nella loro abilità.

Ne nacquero in tal modo norme sempre più minuziose e precise circa le rime ammesse e quelle proibite, lo “iatus”, le contrazioni, le cadenze del verso, le rime interne, il numero delle sillabe e la distribuzione degli accenti, i modi del canto ecc. -: il congegno formale divenne così complesso che, per maggior comodità e sicurezza di controllo, veniva messo per iscritto sopra una tavola – “Tabulatur” – che il “Merker” teneva davanti a sé seguendo il canto. Secondo le abilità dimostrate venivano conferiti, dalla “Zunft” dei cantori, i successivi “gradi” – da quello di “Schulfreund” (“Amico della scuola”) a quello di “Singer” (“Cantore”) e, infine, di “Dichter” (“Poeta”).

Ma perché la poesia – quella vera, sia pure in vesti dimesse – potesse entrare nel Meistergesang era necessario che tutto questo formalismo cadesse. Fu l’opera di Hans Folz (m. 1515), un barbiere e flebotomo di Worms, che, venuto a tentar la sua fortuna a Norimberga come “Chirurgus” e come “Meistersinger”, riuscì ad abbattere tutte le tradizionali limitazioni e prescrizioni imponendo anzi che ogni poeta dovesse creare un nuovo tono e che solo in questo caso potesse chiamarsi “Meister”. In tal modo egli aperse la via alla libera espressione del sentimento individuale e dell’immediatezza della vita.

Hans Sachs servendosi della riforma di Hans Folz poté portare tutto il genere poetico, che prima era solo un passatempo di pochi associati, al massimo splendore. Egli scrisse 4275 “Meisterlieder” realizzando due innovazioni: dal punto di vista tecnico divise le serie strofiche in membri triadici (p. es. un “Lied” di quindici strofe in cinque membri di tre strofe l’uno) dando a ciascun membro un tono diverso, oppure alternando toni eguali: e dal punto di vista contenutistico trattò nei “Lieder” non soltanto i soliti argomenti tradizionali ma espresse soprattutto sentimenti propri facendo del “Meistergesang” una libera composizione. Sotto quest’ultimo aspetto i suoi “Lieder” più originali sono i “Buhllieder” (“Canti d’amore”), che con la loro sincerità e immediatezza di sentimento escono decisamente da ogni costrizione di scuola. I “Lieder” profani trattano inoltre argomenti storici (come Wilhelm Tell, Carlo Magno, la guerra turca, Lutero, Melantone) oppure favole e leggende, oppure precetti di poetica, oppure infine l’inesauribile numero dei motivi di novelle popolari come massime morali, esempi ammonitori, tipi comici e originali, personificazioni di valori morali, ecc. Le due note fondamentali della corda poetica di Hans Sachs nel “Meistergesang” sono popolo e moralità. Hans Sachs è il primo “Meistersinger” che abbia curato un’edizione pubblica dei suoi “Lieder”, poiché prima di lui i frutti poetici dei maestri cantori correvano solo su fogli volanti che andavano dispersi, oppure rimanevano fra le pareti della scuola.

http://www.parodos.it
*****
La musica profana: I Meistersinger
In ambito profano, la produzione musicale fu già dal 1300 nelle mani dei Meistersinger, appartenenti ad una scuola poetica e musicale di estrazione borghese ed essenzialmente metropolitana. I Meistersinger (maestri cantori) erano mercanti e artigiani organizzati in gilde che si dilettavano nella composizione di testi e melodie codificate secondo un rigidissimo codice di composizione ed esecuzione, diverso per ogni corporazione e denominato Tabulatur.
Il carattere del tutto amatoriale dei Meistersinger e la loro ignoranza in materia di armonia, polifonia e contrappunto contribuirono alla creazione di un repertorio di canzoni (lieder) strutturalmente semplici e piatte, ma particolarmente gradite al pubblico per il linguaggio popolare e colloquiale dei testi e per le tematiche ispirate non a valori aristocratici ma all’ambiente variopinto e variegato del “burg” .
L’aspetto dilettantistico e la stretta connessione tra la musica e le specificità territoriali e professionali di ogni singolo Meistersang rimarranno radicati profondamente nel modo di fare musica in Germania per tutto il XVII e il XVIII: l’alto valore morale ed autodisciplinante della musica, anche a livello dilettantstico e domestico, sarà uno dei punti focali della dottrina protestante, che ne farà, in un tutt’uno con il lavoro e la famiglia, l’unico strumento di elevazione, salvezza e riscatto dal peccato.
La Riforma si prefigge inoltre di salvaguardare ed anzi esaltare le peculiarità del patrimonio culturale di ogni area geografica, recuperando melodie legate al territorio e alla trdizione dei maestri cantori locali, ma al tempo stesso uniformandole tramite i testi agli orientamenti generali del codificato corale protestante.
Hans Sachs fu forse il più noto e rappresentativo Meistersang, prima che questa figura cominciasse a declinare intorno agli inzi del XVII secolo. Sachs, già all’apice della sua fama, si schierò dalla parte della Controriforma e sostenne Lutero con scritti poetici come Die Wittembergisch Nachtigall (l’usignolo di Wittemberg) del 1523 e con numerosi drammi e farse musicali in lingua tedesca a tema biblico, ove si prendeva ispirazione dai nuovi testi sacri riformati e si mettevano in scena la nuova etica e la dottrina luterana.
Nelle sue tragedie e commedie con elementi musicali, che in qualche modo anticipano alcuni elementi del melodramma di gusto “teutonico”, Sachs adatta con intento didascalico le vicende dell’Antico testamento o di un mitico medioevo germanico alla mentalità e alle esigenze delle classi piccolo borghesi e artigiane: i suoi personaggi spesso discutono di morale, della corretta condotta di vita e del valore del commercio e del lavoro che dona alla città e agli individui allo stesso tempo ricchezza economica, pace, ordine, onorabilità e ragionevolezza.
Lui stesso non abbandonerà mai la professione di calzolaio, anche quando l’attività artistica gli riserverà fortuna e guadagni, dimostrando un ferreo senso del dovere ed un’etica del lavoro esemplare che lo renderanno un simbolo e un modello del protestantesimo metropolitano.
Per la diffusione delle sue numerosissime opere poetiche e musicali (più di 1800 componimenti in versi e più di 2400 lieder), Sachs si avvale, sull’ esempio di Lutero, del rivoluzionario mezzo della stampa, pubblicando i suoi lavori sulla gazzetta di Norimberga (Folium) a partire dal 1558 e curando personalmente un serie di libelli e volantini molto critici con le gerarchie ecclesiastiche e la chiesa di Roma.
Queste pubblicazioni, diffuse capillarmente in tutto il territorio germanico, contribuiranno alla creazione di un’aura quasi mitica intorno Sachs, la cui fama sarà decrtetata come imperitura dall’ opera wagneriana “I Maestri Cantori di Norimberga”. Nel melodramma, oltre ad essere musicato il testo originale della poesia sulla Riforma Wach auf (“Svegliati”), Wagner tratteggia il personaggio Sachs come eroe del protestantesimo e della “germanicità”, individuando a partire da lui una continuità nel “far musica alla tedesca”che arriva fino al melodramma ottocentesco, intriso degli stessi valori e del medesimo titanismo morale dei tempi antichi.
In : www.baroque.it/arte…/musica-riforma-germania.php
******
Biografia e opere
( a cura di Barbara Spadini)
Hans Sachs, poeta e calzolaio, sempre calzolaio in quanto sempre poeta e cantore, è una delle figure più interessanti della letteratura tedesca, rappresentativa di un periodo di passaggi e fermenti unici, tra Medio Evo, Umanesimo e Riforma.
Considerato massimo poeta tedesco del Cinquecento, scrisse oltre seimila composizioni, conservate in 34 volumi manoscritti , da lui intitolati “summa aller meiner gedicht”.
Schuhmacher (ciabattino) coltissimo, egli si cimenta in tutte le possibili forme di composizione , dal Meistergesang allo Schwank, dal Fastnachtspiel ( da Fastnach, martedì grasso) al dramma, dalla tragedia, agli inni religiosi.
Grazie alle sue finissime qualità interpretative, dona dignità letteraria a generi considerati minori , come lo Schwank o racconto umoristico( o ridanciano) ed il Fastnachtspiel o farsa carnascialesca.
Dotato di capacità descrittiva insuperabile e di un raro senso dell’umorismo, ci ha lasciato una ricchissima e realistica carrellata di tipi umani, ben inquadrabili nell’ambito della nascente borghesia tedesca e nei propri valori di riferimento: la rispettabilità, la dignità, l’operosità, uniti ad un nuovo senso religioso all’ombra di Lutero, di cui Hans Sachs fu sempre schierato sostenitore.
Maistersinger per vocazione, continua a fare il calzolaio, perché i cantori non scrivevano per denaro, ma per la propria corporazione e i propri amici e parenti: il merito di Sachs è quello di aver “aperto” la tradizione del Maistergesang a forme meno rigide e linguaggi più spontanei, pur strutturata secondo le regole della “tabulatura” classica, che resta – nei sue oltre quattromila Meisterlieder – esempio notevole dal punto di vista letterario e musicale, storico e critico.
Probabilmente il meglio della produzione teatrale di Sachs è rappresentato dai Fastnachtspiel, o farse prequaresimali: espresse in Knittelvers, con un massimo di sei personaggi e di quattrocento versi, questi drammi folkloristici già noti diventano satira, allegoria, insegnamento in un’unità compositiva che si conclude sempre in un finale comico, o sentenzioso, attraverso la descrizione di tipi umani che ben rappresentano la società del tempo. Il contadino, il commerciante, il giurista, il medico, la donna “ femmina maligna”( della quale Sachs aveva ben poca stima), vengono celebrati in una galleria di pregi e difetti che spesso sono ripresi dal genere novellistico italiano ( Boccaccio).
Nato a Norimberga il 5 novembre 1494 Hans è figlio di Jörg Sachs, di professione sarto. Dopo una sommaria preparazione di base, che comprende però anche il latino, inizia l’apprendistato da calzolaio.
Era usanza – come prescritto dalla Corporazione di riferimento- che l’apprendistato fosse itinerante (Wanderjahre, cioè anni di viaggio per tirocinio), così tra il 1511 e il 1516 Sachs viaggia, entrando in contatto con le diverse scuole di Meistersang e diventando così un Gesellenwanderschaft, poeta girovago.
Prestando occasionalmente servizio alla Corte dell’imperatore Massimiliano I d’Asburgo ad Innsbruck , matura qui , infatti, la decisione di dedicarsi agli studi dell’arte dei Meistersinger (maestri cantori) e prende lezioni dal Meister Lienhard Nonnenbeck a Monaco di Baviera.
Nel 1516 Sachs si stabilisce definitivamente nella natale Norimberga, dove nel 1520 diventa tanto “mastro calzolaio”, entrando nella “Corporazione dei Calzolai” quanto membro della “Corporazione dei Meistersinger”, divenendone anche più volte Presidente .
Nel settembre 1519 sposa Kunigunde Creutzer (1512-1560), dalla quale ha sette figli, tutti morti prematuramente.
Aderendo alla Riforma ed adeguandosi agli insegnamenti di Luther, negli anni dal 1523 al 1526 Sachs ne prende le parti , scrivendo alcuni dialoghi sul tema della Riforma e delle nuove idee luterane , producendo anche volantini e libelli assai critici verso le gerarchie ed il potere ecclesiastico. In questa strenua difesa si impegna anche con la poesia sulla Riforma Wach auf (“Svegliati”), il cui testo originale verrà poi musicato da Wagner nell’opera I maestri cantori di Norimberga e con Die Wittenbergisch Nachtigall (“L’usignolo di Wittenberg”).
Il suo impegno pubblicamente dichiarato lo rende inviso alle autorità, che proibiscono a Sachs di scrivere ulteriormente e ne censurano la stampa, così da costringerlo alla sola attività di calzolaio.
Quando poi Norimberga si proclama luterana nel 1529, Hans Sachs viene pienamente riabilitato e considerato un pioniere eroico.
Sachs era molto conosciuto dai contemporanei, le sue opere erano lette e i suoi drammi molto rappresentati. Poeta di fama ,ottimo conoscitore della produzione letteraria medievale ed umanistica italiana, la fece conoscere in Germania attraverso le proprie opere.
Sachs stesso inizia nel 1558 a curare la pubblicazione delle sue composizioni attraverso l’edizione della Gazzetta (Folium) di Norimberga e questo contribuì in modo determinante alla diffusione tramite la stampa di suoi spettacoli teatrali per il carnevale (Fastnachtsspiele), farse, drammi, poesie e dialoghi in prosa, cosa veramente eccezionale e nuovissima.
Rimasto solo, con la morte della prima moglie,sposa il 2 settembre 1561 la giovane vedova Barbara Harscher. Muore a Norimberga il 19 gennaio 1576.

***
Va ricordata l’ interessante collaborazione per Das Ständebuch, o libro dei mestieri, tra l’incisore Jost Amman e Hans Sachs, come riportato dal seguente articolo in: cuoioepelle.altervista.org/page30/page30.html
Das Ständebuch
Il libro dei mestieri
1. La storia di un libro illustrato

Il titolo del libro era all’origine “Eygentliche Bescheiring Aller Stände auff Erden” (Originale illustrazione di tutte le professioni sulla Terra), poi abbreviato popolarmente in “Ständebuch” dove Stände è l’abbreviazione di Berufsstände, che vuol dire “categoria professionale”.
Si tratta di una raccolta di 114 incisioni su legno eseguite dal disegnatore, incisore e pittore svizzero Jost Amman con i versi di Hans Sachs (otto versi per ciascuna xilografia), ed è la descrizione delle professioni e dei mestieri.
Si tratta di un libro in versi illustrato da Jost Amman, o di una raccolta di incisioni commentate con i versi di Hans Sachs? Si opta per la prima ipotesi.
Il libro venne pubblicato a Francoforte/M nel 1568 dall’incisore su legno e tipografo Sigmund Feireband (1528-1590). Una versione in latino fu pubblicata nello stesso anno e dal medesimo tipografo sotto la direzione di Hartmann Schopper “ PANOPLIA (Panoplia)/ Omnium Illiberalium Mechanicarum et Sedentariarum Artium Genera Continens …”. L’opera “Das Ständebuch” non è stata mai pubblicata in Italia. Esiste un’edizione inglese Dover Publications, New York- Reprint of 1568 edition [English] 1973, a cura di Benjamin A. Rifkin e con una succinta descrizione delle xilografie, senza la traduzione dei versi.
Quest’opera purtroppo è sconosciuta in Italia e non compare nelle principali Enciclopedie.
Altresì è sconosciuta ai conciatori, ai calzaturieri, ai pellicciai e alle Associazioni di categoria. L’esemplare in mio possesso è un reprint stampato a Lipsia nel 1912.
Quindi questo libro tratta dei più importanti mestieri e professioni del XVI secolo. Le xilografie che interessano la storia del cuoio sono nove, qui di seguito elencate:
34. Der Beutler (Il fabbricante di borse);
35. Der Gürtler (Il fabbricante di cinghie)
36. Der Nestler ( Il fabbricante di stringhe)
46. Der Kürschner (Il pellicciaio)
50. Der Schumacher (Il calzolaio)
56. Der Läderer (Il conciatore, il cuoiaio)
93. Der Permennter (Il pergamenaio);
81. Der Sattler (Il sellaio)
109. Heertrummel (Tamburo di guerra).
I numeri premessi alle sopra citate xilografie si riferiscono alle pagine del libro; la traduzione dei versi, dall’originale tedesco è stata curata dal prof. Silvio Maffé.
In seguito verranno anche elencati i titoli (tradotti) delle 114 incisioni.
Jost Amman
Jost Amman nacque il 13 Giugno 1539 a Zurigo, figlio minore del letterato e maestro di cappella (Chorherr) Johann Jakob Amman.
Jost Amman è considerato uno dei migliori incisori su legno in Germania nel periodo fra il 1560 e il 1590; nello stesso periodo a Norimberga operava anche il famoso incisore Albrecht Dürer (1471-1528).
Dopo Amman l’incisione su legno diminuì rapidamente di interesse e venne messa fuori moda dall’incisione su rame.
Le incisioni di Amman sono dettagliate, notevoli per vivacità e precisione di tratto in modo particolare nell’opera “Das Ständebuch” dove gli interni delle botteghe artigiane sono osservati e disegnati con esattezza e con chiarezza nei loro costumi, nelle loro occupazioni, negli arnesi, negli strumenti et coetera.
Jost studiò nel Collegium Carolinum, dove suo padre era professore. Ma Jost non seguì la carriera di studioso e neanche suo fratello Jasne (1531-1564), il primo si dedicò al disegno su vetri dipinti mentre il fratello divenne orefice.
In qualità di operaio qualificato andò a Basilea nel 1559, dove eseguì schizzi originali, disegni, abbozzi su richiesta di committenti. Dallo schizzo passava all’incisione, alla scultura et coetera. Visse qualche tempo in Francia, perché dai suoi lavori traspare una stretta somiglianza con i libri illustrati francesi.
Amman giunse a Norimberga intorno al 1561, dove lavorò con l’incisore su rame e pittore Virgilius Solis
(1514-1562), e fu insegnante di incisioni su legno e all’acquaforte. Virgilius Solis fu uno dei più prolifici disegnatori e illustratori di libri, nonchè tipografo.
Dopo la morte di Solis, Jost gli successe sia nel laboratorio che nella società con l’editore di Francoforte/M Sigmund Feyreband, il quale incaricò l’Amman di continuare l’apparato iconografico iniziato dal Solis per l’ambizioso progetto di una Bibbia illustrata, che venne pubblicata nel 1584.
Amman realizzò oltre duecento figure bibliche per l’edizione del Vecchio e Nuovo Testamento. Fra il 1578 e il 1579 Feyreband produsse diverse opere (per lo più libri- modello per artisti), che resero immortale la fama dell’Amman.
Nel 1577 Jost divenne cittadino di Norimberga, ormai famoso e affermato. I suoi disegni si trovano soprattutto al Museo di Berlino
Morì a Norimberga il 17 marzo del 1591.
Scelta di Poesie

Historia. Die unglückhafft lieb Leandri mit fraw Ehron.

Hört zu gar ein kleglich geschicht,
Die uns Museus hat bericht!
Vor langer zeyt der fein poet
Nach der lenge erzelen thet
Von dem schön jüngling Leandro.
Gen dem die zart jungkfraw Ero
Inn heisser liebe wart verwund.
Doch keins zum andren kommen kund.
Sie wont auff einem thuren hoch,
Umbflossen mit dem meere noch,
Bey Abido, der mechting stat.
Endlich fund Leander ein rat.
Zu nacht er uberschwimmen wolt,
Ein liecht sie ihm auffstecken solt,
Das er sich richten möcht darnach.
Als nun die finster nacht anprach,
Ersach Leander das warzeichen,
Thet doch vor grosser forcht erbleichen
Ob dem grausamen meer ungstüm.
Sprang doch darein und wend sich ümb,
Dem liecht nach zu dem thuren schwam.
Ero ihn freudenreich auff namb.
Sie trücknet sein nasse gelider.
Da er sein krefft erholet wider,
Da pflagen sie der süssen lieb,
Die nacht in hoher freud vertrieb.
Vor der morgenröt urlaub numb.
Leander wider uber schwumb.
Nach dem er fast all nachte kam,
Zu seiner liebhaberin schwam
Von Seste, seinem vaterland,
Still, das es innen ward niemandt,
Biß ihn das untrew wanckel glück
Kürtzlich beweist sein neydisch dück.
Als sich begab nun winter-zeit,
Das meer mit ungestümigkeit
Durch kalte wind sich hoch aufbließ,
Leander doch nit underließ,
Zu schwimmen zu der liebsten sein,
Wagt sich fast alle nacht darein
Und schlug gantz alle forcht zu rück.
Doch kam endlich das falsch gelück.
Eins nachts ergriff ihn ein sturmwind.
Das liecht im thuren lasch geschwind.
Das meer war wütig alles sander.
Die wellen schlugen gen einander,
Hoch wie die berg mit lautem schal,
Mit schröcklich brausendem abfal.
Leander nicht meer schwimmen kund.
Erstarrt und müd sanck er zu grund
Und ertranck da elendigklich.
Ero wart sein gar hertzigklich.
Als ir lieb nit kam, wie ander zeit,
Umbgab sie grosses hertzenleyd.
Endlich warff ihn das meer zu land
Unden an thuren obgenandt.
Als nun die morgen-röt auff-prach,
Ero under dem thuren sach
Ihren liebhaber bleich ertruncken
An dem gestat tödlich versuncken.
Zu hand sie auß dem thuren sprung,
Umbfing ihren liebhaber jung,
Sprach: Hast du dein leib umb mich geben,
Mag ich an dich auch nit mehr leben.
Mit ihm sie auch zu grunde sanck
Und frey-willig mit ihm ertranck.

Beschluß.

Wo noch so fleischlich liebe brend,
Leßt sie nach ir ein trawrig end,
Wann sie wagt sich in groß gefar.
Drumb saget das alt sprichwort war,
Lieb sey ein anfang vil ungmachs
An leib und seel; so spricht Hans Sachs

1541, am 3 tag Junii.
Das Schlaraffenland
Ein Gegend heißt Schlaraffenland,
den faulen Leuten wohlbekannt.
Das liegt drei Meilen hinter Weihnachten.
Und welche darein will trachten,
der muss sich großer Ding vermessen
und durch ein Berg mit Hirsbrei essen,
der ist wohl dreier Meilen dick.
Alsdann ist er im Augenblick
in demselbigen Schlaraffenland,
da aller Reichtum ist bekannt.
Da sind die Häuser deckt mit Fladen,
Lebkuchen die Haustür und Laden,
von Speckkuchen Dielen und Wänd,
die Balken von Schweinebraten send.
Um jedes Haus so ist ein Zaun
geflochten von Bratwürsten braun.
Von Malvasier so sind die Brunnen,
kommen eim von selbst in Maul gerunnen.
Auf den Tannen wachsen Krapfen,
wie hier zu Land die Tannzapfen.
Auf Fichten wachsen gebackne Schnitten.
Eierplätz tut man von Birken schütten.
Wie Pfifferling wachsen die Hecken,
die Weintrauben in Dornhecken.
Auf Weidenkoppen Semmel sehn,
darunter Bäch mit Milch gehen;
die fallen dann in’ Bach herab,
dass jedermann zu essen hab,
gesotten, gebraten, gesalzen und gebacken
und gehen bei dem Gestad gar nahen,
lassen sich mit Händen fahen.
Auch fliegen um (das mögt ihr glauben)
Gebrat’ne Hühner, Gäns und Tauben.
Wer sie nicht fängt und ist so faul,
dem fliegen sie von allein ins Maul.
Die Säu all Jahr gar wohl geraten,
laufen im Land um, sind gebraten.
Jede ein Messer hat im Rück’,
damit ein jeder schneid’ ein Stück
und steckt das Messer wieder drein.
Die Kreuzkäs wachsen wie die Stein.
So wachsen Bauern auf den Baumen,
gleich wie in unserm Land die Pflaumen.
Wenn’s zeitig sind, da fallen sie ab,
jeder in ein paar Stiefel herab.
Wer Pferd hat, wird ein reicher Meier,
denn sie legen ganz Körb voll Eier.
So schüttet man aus den Eseln Feigen.
Nicht hoch braucht man nach den Kirschen steigen,
wie die Schwarzbeeren sie wachsen tun..
Auch ist in dem Land ein Jungbrunn,
darin verjüngen sich die Alten.
Viel Kurzweil wird im Land gehalten.
So nach dem Ziel schießen die Gäst’,
wer am weitesten daneben gewinnt das Best.
Beim Laufen gewinnt der Letzte allein.
Das Polsterschlafen ist allgemein.
Ihr Weidwerk ist mit Flöh und Läusen,
mit Wanzen, Ratten und Mäusen.
Auch ist im Land gut Geld zu gewinnen.
Wer sehr faul ist und schläft darinnen,
dem gibt man für die Stund zwei Pfennig,
er schlaf ihr gleich viel oder wenig.
Ein Furz gilt einen Binger Haller,
drei Rülpser einen Jochimstaler.
Und welcher da sein Geld verspielt,
zwiefach man ihm das wiedergilt.
Und welcher auch nicht gern bezahlt,
wenn die Schuld wird eins Jahres alt,
so muss ihm jener dazu geben.
Und welcher liebt ein gutes Leben,
dem gibt man für den Trunk einen Batzen.
Und welcher wohl die Leut kann fatzen,
dem gibt man drei Kreuzer zum Lohn.
Für eine große Lüg gibt’s ein Kron.
(gekürzt und modernisiert)

Share

Comments are closed.