Karl Krolow

Karl Krolow

(Karol Kröpcke)

“Diversa è la lingua.

E diverso è il paese.

Ma tu parli la mia lingua.

E questo filo sottile segretamente ci lega.

E la tua lingua e la mia

Sono indissolubilmente intrecciate.

Nel sentimento e nella ragione

Esprimono parole di una unica volontà.

Tu lo dici con le tue parole.

Tu lo dici nel verso del tuo senso

Nelle città straniere, nei luoghi

In cui io sono con te.

Sono i vecchi tempi

E’ il vecchio comprendere

Che ci rende simili

quando ci rivediamo.”

Opere

Hochgelobtes, gutes Leben, Amburgo  1943

Heimsuchung, 1948

Gedichte, Costanza 1948

Auf Erden, 1949

Die Zeichen der Welt, 1952

Wind und Zeit, 1954

Tage und Nächte, 1956

Fremde Körper, 1959

Aspekte zeitgenössischer deutscher Lyrik, Gütersloh 1961

Unsichtbare Hände, 1962

Ausgewählte Gedichte, Francoforte sul Meno 1962

Die Rolle des Autors im experimentellen Gedicht, Wiesbaden 1962

Gesammelte Gedichte, Francoforte 1965

Poetisches Tagebuch, Francoforte sul Meno 1966

Landschaften für mich, 1966

Alltägliche Gedichte, 1968

Nichts weiter als Leben, 1970

Bürgerliche Gedichte, Amburgo 1970 (con lo pseudonimo di Karol Kröpcke)

Der Einfachheit halber, 1977

Schönen Dank und vorüber, 1984

Im Diesseits verschwinden, Francoforte sul Meno 2002

Critica

Ernst Klee, Das Kulturlexikon zum Dritten Reich. Wer war was vor und nach 1945, Francoforte sul Meno, S. Fischer, 2007

Fausto Cercignani, Dunkel, Grün und Paradies. Karl Krolows lyrische Anfänge in «Hochgelobtes gutes Leben», «Germanisch-Romanische Monatsschrift», 36/1, 1986

Fausto Cercignani, Zwischen irdischem Nichts und machtlosem Himmel. Karl Krolows «Gedichte» 1948: Enttäuschung und Verwirrung, «Literaturwissenschaftliches Jahrbuch», 27, 1986

Horst S. Daemmrich, Messer und Himmelsleiter. Eine Einführung in das Werk Karl Krolows, Verlag Groos, Heidelberg 1980.

Neil H. Donahue, Karl Krolow and the poetics of amnesia in postwar Germany, Rochester, NY [u.a.] 2002

Walter H. Fritz (Hrsg.), Über Karl Krolow. Suhrkamp, Francoforte sul Meno 1972.

Heinz Ludwig Arnold (Hrsg.), Karl Krolow (Text + Kritik; 77), Verlag Text + Kritik, Monaco 1983

Rolf Paulus, Der Lyriker Karl Krolow. Biographie und Weiterentwicklung, Gedichtinterpretation, Bibliographie, Bouvier, Bonn 1983

Artur Rümmler, Die Entwicklung der Metaphorik in der Lyrik Karl Krolows (1942-1962). Die Beziehung zu deutschen, französischen und spanischen Lyrikern, Lang, Francoforte sul Meno 1972.

Biografia e Poetica

( a cura di Barbara Spadini)

E’ molto difficile misurarsi entro la comprensione, poetica e  critica , di un autore come Karl Krolow: innanzitutto la poesia contemporanea, più vicina a noi, è ancora “fresca” di stampa, troppo viva nel tessuto odierno per poterne misurare gli effetti  estetici o il senso profondo sulla società attuale; nel caso di Krolow, poi, la difficoltà diviene più ardua perchè, avendo vissuto pienamente l’epoca del Nazionalsocialismo, attorno alla sua biografia si sono create macchie scure, differenti posizioni critiche, alcune difficoltà interpretative e -certamente-  sono presenti alcuni “spazi vuoti”, che avvolgono i suoi anni giovanili.

Senza entrare nel merito, dato che la critica letteraria rientra o dovrebbe rientrare,  per alcuni versi e in quanto a metodologia,  nei canoni  della storiografia, chi scrive si limita ai fatti , tra i quali i premi assegnati a Krolow per altissimi meriti letterari : il  “Premio Büchner” nel 1956, il “Premio Rainer Maria Rilke per la Poesia” nel 1975 e il  prestigioso “Premio Friedrich Hölderlin” nel 1988.

Un giudizio critico di tale merito parla da solo del talento riconosciuto nel secondo dopoguerra a questo poeta, non notissimo in Italia : ancora una volta le note a seguire sono quasi del tutto frutto di studio personale a partire da libri e siti stranieri, prevalentemente tedeschi.

Per inquadrare il particolare periodo storico in cui scrive Krolow, in appendice all’articolo  è visionabile uno scritto di sintesi riguardo la letteratura del Novecento nella Germania Ovest.

Chi scrive è rimasta estremamente colpita dalla fotografia di Kark Krolow proposta in apertura dell’articolo: seduto col suo doppio, ovvero con l’immagine di sè riflessa sul vetro della propria scrivania da lavoro ed ,alle spalle, una biblioteca che si direbbe vissuta, sfogliata, amata, egli appare aperto in un  gesto accogliente verso sè  e la propria immagine,  simile ad un abbraccio, offrendo un’espressione serena al fotografo, pur in una posa irriverente e ribelle, quella della gamba scomposta: tale linguaggio del corpo  parla a lungo- a chi sa osservare- di questo attempato signore, elegante, preciso, ma che vorrebbe alzarsi, o forse sottrarsi , ad un indiscreto obiettivo .

I poeti sono persone strane, che vivono la vita qui e adesso ma sono- o vorrebbero essere- sempre altrove, rincorrendo una rima, una sensazione, una malinconia o un’emozione intensa, appuntandola sull’immancabile “ moleskine” ( quel taccuino tormentoso e tormentato che è silenzioso e fedele amico dei loro viaggi qui, là e chissà dove)  e, soprattutto,continuando a martoriarsi nella contraddizione del proprio essere interiore, leggero come una piuma, pesante come un macigno. La mobilità dello spirito inquieto di un poeta assomiglia, forse, al gonfiarsi di una vela al vento o – ancor meglio-  al flusso e riflusso di un’onda del mare, forse il ritmo che egli comprende ed ama di più, insieme a quell’azzurro che all’orizzonte confonde acqua e cielo in un’unica essenza, mentre terra e fuoco , al massimo, divengono isole e vulcani  sullo sfondo.

Così ecco che la scrivania trasparente di Krolow diviene un mare sereno entro la quale egli si specchia: un mare nero di malinconia, eppure puro e sereno in ogni tempesta.

Alla fine, da questi viaggi  tribolati, emerge sempre la Poesia.

Nato ad Hannover, l’11 marzo 1915,  Krolow trascorre la propria infanzia e giovinezza in questa città, educato in una famiglia di impiegati pubblici. Qui frequenta il Liceo per poi iscriversi e frequentare , tra il 1935 ed il 1942, l’Università di Göttingen e Breslau ( Breslavia), ove studia Lettere, Letteratura romanza, Filosofia e Storia, conseguendo una solida e completa preparazione umanistica.

Membro della “ Gioventù hitleriana” dal 1934, nel 1937 si iscrive al Partito Nazionalsocialista e già nel 1940 diviene scrittore per professione, pubblicando poesie sul “ Zeitung Krakauer ”, un foglio culturale di propaganda  e , nel biennio 1943/44, sul  giornale nazionalsocialista settimanale” Das Reich” .

Dal 1942 al 1951 vive a Gottingen, ritornando ad Hannover per un breve periodo (1952) e trasferendosi definitivamente a Darmstadt nel 1956, risiedendovi stabilmente fino alla morte, sopraggiunta il 21 giugno 1999.

Cultore eccellente di lingue straniere, in particolar modo francese e spagnolo, Krolow è assai vicino, per sensibilità e poetica al surrealismo francese, mostrando inoltre  inclinazione verso la riscoperta e innovazione lirica del romanticismo tedesco.

Le sue raccolte : Hochgelobtes, gutes Leben, Heimsuchung, Gedichte, Auf Erden, pubblicate fra il 1943 ed il 1950, lo rendono agli occhi di pubblico e critica uno dei poeti più interessanti degli anni Cinquanta, in una non facile cornice post- bellica, testimoniando di sè non solo la brillante vena lirica, ma anche l’abilità di traduttore e saggista.

Dal 1951  Krolow diviene membro del PEN ( Accademia per la Lingua e la Letteratura) della Repubblica federale di Germania , dal 1953 anche dell’ Accademia tedesca per la Lingua e Letteratura di Darmstadt (ove ricopre anche l’incarico di  Presidente pro tempore), dal 1960 dell’ Accademia delle Scienze e delle Lettere di Magonza  e dal 1962 dell’ Accademia di Belle arti della Baviera.

Per meriti letterari, titoli accademici e credibilità artistico- culturale, nel tempo Krolow “ accumula” onorificenze e premi    di elevato prestigio:  nel 1956 il Premio Georg Büchner , nel 1965 l’ Art Award Sassone , nel 1975 la Medaglia Goethe, una  Gran Croce al Merito  e il premio  Rainer Maria Rilke  nonchè, nel 1976, il titolo accademico honoris causa della  Technical University di  Darmstadt , il Premio Cultura dell’Assia  nel 1983, nel 1985 il Premio per la Letteratura  dell’Accademia Bavarese di Belle Arti e nel 1988 il  Premio Friedrich Hölderlin  .

Affermatosi  come una fra le voci interpretative  più autentiche della moderna lirica tedesca con le proprie raccolte di versi, spesso  ispirate ad una visione della natura in continuità con Loerke e Lehmann, Krolow  sa utilizzare con somma maestria il verso lieve e vibrante, come si nota in  Sulla terra (Auf Erden, 1949), Mani invisibili (Unsichtbare Hände, 1962) e  Paesaggi per me (Landschaften für mich, 1966) e nelle raccolte Segni del mondo (Zeichen der Welt, 1952) e Vento e tempo (Wind und Zeit, 1954).

Tra le sue opere successive, nelle quali i temi sembrano:” avvicinare all’immediata quotidianità mentre un insistito e particolare uso della citazione letteraria dichiara l’impossibilità di un’espressività immediata” , si possono ricordare : Niente più che vivere (Nichts weiter als Leben, 1970), Per amor di semplicità (Der Einfachheit halber, 1977), Quando giunse il momento (Als es soweit war, 1988).

Appassionato studioso della poesia europea contemporanea, osservatore e critico dei nuovi fermenti letterari , è stato traduttore di fama (Die Barke Phantasie, 1957, antologia di poesia surrealista francese) e saggi sta di poetica. Si ricordano fra gli altri : Aspekte zeitgenössischer deutscher Lyrik (1961), Die Rolle des Autors in experimentellen Gedicht (1962), Schattengefecht (1964), Poetisches Tagebuch (1966).

Nel 1997, due anni prima della sua morte,  è apparso l’ultimo volume dei Gesammelte Gedichte (4 volume, 1985-97), che riunisce la produzione più recente di Krolow.

Importante anche  il volume complessivo, un’opera omnia , Etwas brennt: gesammelte Prosa (1994) e il volume antologico, a cura del poeta K. Drawert :” Wenn die Schwermut Fortschritte macht: Gedichte, Prosa”, Essays (1990).

Karl Krolow è sepolto  nella tomba di famiglia presso il cimitero  Engesohde  di Hannover, sua città natale.

 

 

 

 

Scelta di opere

Herbstlandschaft

 

Kartoffelsäcke am Raine!

Das Laub des Ahorns glüht rot.

Und mittags noch einmal die kleine

Grillenmusik. Wie ein Boot

zieht die herbstliche Wolke vorüber

mit Schatten und Regengrau.

Der Rübenacker liegt trüber

unter dem Wäscheblau

des kalten Himmels. Es fallen

die Eckern im plötzlichen Wind.

Und unter den Füßen knallen

Schneebeeren, die reif nun sind.

Lemur

Mit halber Stimme rede ich zu dir:

Wirst du mich hören hinter dem bitteren Kräutergesicht

Des Mondes, der zerfällt?

Unter der himmlischen Schönheit der Luft,

Wenn es Tag wird,

Die Frühe ein rötlicher Fisch mit bebender Flosse?

Du bist schön.

Ich sage es den Feldern voll grüner Pastinaken.

Kühl und trocken ist deine Haut. Ich sage es

Zwischen den Häuserwürfeln dieser Stadt, in der ich lebe.

Dein Blick – sanft und sicher wie der eines Vogels.

Ich sage es dem schwingenden Wind.

Dein Nacken – hörst du – ist aus Luft,

Die wie eine Taube durch die Maschen des blauen Laubes schlüpft.

 

Du hebst dein Gesicht.

An der Ziegelmauer erscheint es noch einmal als Schatten.

Schön bist du. Du bist schön.

Wasserkühl war mein Schlaf an deiner Seite.

Mit halber Stimme rede ich zu dir.

Und die Nacht zerbricht wie Soda, schwarz und blau.

 

CIPPO SEPOLCRALE PER CATULLO

 

In una lingua morta: morto

fermo

nella nera stanza di Roma

perdita iuventus.

 

Ma uccelli a svolo

parole che sempre di più cadono

da un cielo gremito.

 

I loro corpi luminosi

si agitano nell’aria nostra.

Noi li metteremo nella tua tomba,

nella quale sei così solo

con il passero morto.

 

Catullo, riparato da lievi

lettere d’amore,

dall’età di quegli occhi

che ora non sanno chiudersi.

 

Passer mortuus est

meae puellae.

Un fruscio ancora

tra i pioppi.

La Germania dell’ovest (Repubblica federale tedesca) nel 1945-1989

nota il presente articolo, peraltro non del tutto condiviso da chi scrive, presenta un’imperfezione della terminologia storica che , pur formale, in parte penalizza  i contenuti dello scritto stesso, pur  descrivendo  con diligenza critica le varie correnti letterarie del periodo: il termine  “nazismo” va necessariamente corretto in “nazionalsocialismo”, in rispetto alla Storia, disciplina che nei metodi e nei termini, richiede  la massima correttezza.( Barbara Spadini)

La Germania vive le contraddizioni di nazione di frontiera, divisa tra i due blocchi, nazione sconfitta da una guerra e soprattutto sottoposta alle responsabilità del genocidio nazista, e nello stesso tempo nazione che ha un grosso decollo economico (la Germania dell’ovest) e che si avvia a proiettarsi, dagli anni ’80 in poi, a centro economico dell’Europa, con nuovi problemi e possibilità. Le due realtà statali (RFT e RDT, rispettivamente a occidente e a oriente) danno vita a due diverse letterature in tedesco, marcatamente diversificate dai diversi problemi e dalle diverse influenze (o impedimenti) cui sono sottoposti i due diversi ambienti sociali. In occidente la riorganizzazione della vita culturale avviene attraverso una rimozione del passato recente, mentre i quadri intermedi del nazismo continuano carriere e vita sociale, protetti dalle necessità della nuova compagine politica filo-nordamericana di assicurare una stabilità politica innanzitutto anti-URSS. In questo quadro, i migliori intellettuali si muovono in opposizione al quadro politico e sociale fondamentalmente ipocrita, anche se è avvertibile un divario tra ceti intellettuali e società i cui spazi di manovra sono piuttosto ristretti.

Il Gruppo 47

Il programma del kahlschlag (taglio del bosco) formulato da Wolfgang Weyrauch è indizio di una forte volontà di rinnovamento. Il più importante centro di aggregazione della nuova letteratura diventa il gruppo 47, fondato a Monaco da Alfred Andersch e Hans W. Richter, di cui faranno parte tutti gli autori più rappresentativi della RFT. A Bannwaldsee, presso Füssen [Algovia], nel settembre 1947 si ritrovano, in una casa privata, alcuni amici: tra essi Wolfdietrich Schnurre e Hans-Werner Richter. Si discute del progetto di una rivista, che non vedrà mai la luce. Schnurre legge il suo racconto “La sepoltura del buon Dio”. Gli altri criticano, discutono, consigliano: si inaugura così una prassi che nel ventennio successivo sarà al centro della cronaca letteraria tedesca. Essi rinunciano a un programma letterario definito: non è questo tanto il problema, o almeno, questo non è sentito come il problema fondamentale e più impellente: base comune sono invece una serie di princìpi di carattere ideologico ed etico: l’antifascismo, il socialismo umanitario e antidogmatico, l’anticonformismo in tutte le sfumature (dall’anarchia privata al marxismo, dal democraticismo anglosassone al cattolicesimo di sinistra). La stessa proposta di massima di Schnurre, il suo “kahlschlag”, implica soltanto il “disboscamento” di un linguaggio compromesso dall’abitudine al conformismo. Dal 1950 viene costituito un premio che sarà assegnato al poeta lirico Günther Eich; negli anni seguenti toccherà a Böll, a Ilse Aichinger, a Ingeborg Bachmann, Günther Grass. Tra gli abitués del gruppo sono Enzensberger, Uwe Johnson, Peter Weiss, Paul Celan: la massima parte degli autori emergenti nel secondo dopoguerra si è sentita come parte attiva di questa iniziativa. Agli scrittori si affiancano critici di rilievo come Hans Meyer e Walter Jens. E il favore interessato dell’industria culturale. Gli avversari del gruppo parleranno di “clique” (conventicola). Il gruppo ha avuto un certo potere editoriale, ma è sempre stato guardato con sospetto dalla politica ufficiale della Bundesrepublik di Adenauer, per la quale era estremismo anche la semplice volontà di rinnovare l’aria stagnante ereditata dall’esperienza del dodicennio nazista. Il gruppo fu sciolto poi ufficialmente nel settembre 1977, ma già nel corso degli anni ’70 aveva esaurito la spinta propulsiva.

L’occhio critico e l’angoscia

La poetica ispirata al tradizionale realismo perde terreno. I primi tentativi di affrontare il passato nazista e la realtà della guerra compiuti dai drammaturghi Wolfgang Borchert, Carl Zuckmayer, e dai narratori Hans E. Nossack e Heinrich Böll non avranno seguito: quelle realtà sono socialmente e sistematicamente rimosse. L’inizio della guerra fredda dispensa i tedeschi dall’obbligo morale di riflettere sul loro coinvolgimento nel nazismo. Il cambiamento della situazione socio-politica tedesca degli anni ’50, legato al “miracolo economico” e al riarmo tedesco, hanno come osservatori critici Gerd Gaiser, Wolfgang Koeppen e Heinrich Böll, nei quali prevale il moralismo accusatore.

Alla fine degli anni ’50 la scena letteraria si ravviva, ha inizio una delle stagioni più fertili della letteratura tedesca. Il realismo è rinnovato attraverso una accentuazione dell’istanza soggettiva della figura del narratore: Günter Grass e Siegfried Lenz rileggono il passato nazista. Martin Walser fornisce un quadro differenziato delle trasformazioni che la società tedesca ha subito sotto la spinta dei successi economici. Con i romanzi di Uwe Johnson entra nei primi anni ’60 con prepotenza sulla scena il tema della divisione della Germania, un ennesimo trauma rimosso dalla pubblica coscienza.

Produzione poetica

In poesia è il progressivo allontanamento dalla poetica della “magia naturale” che prevaleva agli inizi. Günter Eich, Marie-Luise von Kaschnitz, Nelly Sachs, Karl Krolow, e soprattutto Paul Celan, accogliendo suggerimenti della tradizione surrealista francese, spagnola, anglosassone, crea una poesia di spiccato carattere ermetico, consapevole dell’incompatibilità tra società contemporanea e pretesa purezza della lirica. Negli anni ’60 la poesia impegnata di Peter Rühmkorf, Günter Grass, Enzensberger, F.J. Degenhardt testimoniano lo stretto rapporto tra letteratura e attualità.

L’impegno politico degli anni ’60

La costruzione del muro di Berlin, la guerra nel Vietnam, i primi segni dell’indebolimento del “miracolo economico”, il clima politico si inasprisce. L’aspetto più macroscopico è il movimento studentesco, ma anche la letteratura ne è scossa. Il teatro documentario di Rolf Hochhuth, Heinar Kipphardt, Peter Weiss, Hans-Magnus Enzensberger sono nel clima politico e sociale degli anni ’60.

Il gruppo 61 fondato da Max von der Grün (1926\), e il werkkreis 70 tentano di rinnovare la tradizione della letteratura operaia fiorita all’epoca della repubblica di Weimar.

La scuola di Colonia, con il suo fondatore Dieter Wellershoff e gli altri appartenenti del gruppo (R.D. Brinkmann, G. Herburger), e il documentarismo di Alexander Kluge, afferma la funzione emancipatrice della letteratura, operando su un livello più attento ai problemi tecnico-estetici. Avanguardismo e impegno umanistico sono in Arno Schmidt. Il declino del movimento studentesco e dell’impegno politico accentua lo sperimentalismo che mette al centro della riflessione il linguaggio e la tecnica narrativa. Così la poesia concreta di E. Gomringer, F. Mon, Helmut Heissenbüttel; il gruppo sperimentalista viennese (il Wiener Gruppe); e poi quello di Graz. Al teatro si dedicano W. Bauer, e Botho Strauss.

Gisela Elsner si rivela capace di cogliere con ferocia deformante i conformismi della borghesia tedesca degli anni Settanta. http://www.girodivite.it/

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