Johannes Scheffler

Johannes Scheffler

Angelus Silesius

Al mio Maestro

“ Die Rose ist ohne Warum.

Sie blühet, weil sie blühet.

Sie achtet nicht ihrer selbst,

fragt nicht, ob man sie siehet“

 

 

La rosa è senza perché, fiorisce perché fiorisce; non pensa a sé, non si chiede se la si veda oppure no.

Opere principali

Gründtliche Ursachen und Motive. 1653

Heilige Seelenlust, 1657

Cherubinischer Wandersmann, 1674

Ecclesiologia, 1677

Principali traduzioni italiane

Il pellegrino cherubico, (a cura di Giovanna Fozzer e Marco Vannini), Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo 1999

Critica consigliata

Capitaine Henri Gourdon de Genouillac: “Nouveau dictionnaire des ordres de chevalerie crées chez les différents peuples despuis les premiers siècles jusqu’a nos jours”. Parijs: E. Dentu, 1860.

Christian Gryphius, Kurtzer Entwurff der Geist-und Weltlichen Ritter-Orden, Leipzig und Breslau 1709

Will Erich Peuckert, Die Rosenkreutzer, Jena 1927

H. Plard, La mystique d’Angelus Silesius, Paris 1943

Poeti religiosi tedeschi del Seicento, a cura di S. Lupi, Milano, Vallardi 1963

J. L. Sammons, Angelus Silesius, New York 1967

H. Föllmi, Czepko und Scheffler, Zürich 1968

M. H. Godecker, Angelus Silesius’ Personality through his Ecclesiologia, New York 1970

W. Dürig, Angelus Silesius, Hildesheim 1977

Antologia della Poesia tedesca ( a cura di R. Fertonani e E. Giobbio Crea), Milano 1977

Ph. M. Sahlstrom, The Devil, Death and Damnation in Angelus Silesius «Cherubinischer Wandersmann», Ann Arbor 1980

R. M. Rozinek, Ein Magus Silesius, Zürich 1983

H. J. Pagel, Angelus Silesius, Stuttgart 1985

G. Stenger, Ohne Warum. Versuch einer Phänomenologie des Ungrundes im Anschluß an den «Cherubinischen Wandersmann» von Angelus Silesius, Essen 1990

M. Vannini, Introduzione a Silesius, Firenze 1992

Angelus Silesius, L’altro io di dio. 414 epigrammi dal Viatore cherubicotraduzione, prefazione e postfazione a cura  di Luciano Parinetto, con illustrazioni di Salvatore Carbone, Milano 1993

ANGELUS SILESIUS, Il silenzio felice, (a cura di Marco Vannini), Leonardo -Mondadori, Milano 1997

Links consigliati

http://gutenberg.spiegel.de/angelus/cherub/cherub.htm

www.riflessioni.it/enciclopedia/silesio.htm

www.erbatisana.it/documenti-alchimia/…/angelus-silesius

 

Biografia e Poetica

( a cura di Barbara Spadini)

Con il termine di scuola Slesiana, si  designa l’insieme dei poeti che vissero in Slesia (Germania) fra il 1625 ed il 1670. I maggiori rappresentanti, oltre ad Angelus Silesius furono: Martin Opitz percursore della nuova corrente poetica, P. Fleming, Andreas Gryphius, D. von Czepko, Friedrich von Logau,  Christian Hofmann von Hofmannswaldau e  Daniel Casper von Lohenstein.

***

Johannes Scheffler nasce a Breslavia  nel 1624, in una famiglia della piccola nobiltà luterana ortodossa: il padre  Stenzel Scheffler, aveva acquisito un titolo nobiliare per meriti militari già nel 1597 e  si era trasferito dal 1618 a Breslavia da Cracovia; la madre si chiamava Maria Magdalena Hennemann.

Il padre muore nel 1637 e la madre nel 1639: in quest’anno Johannes frequenta il ginnasio e compone la prime poesie.

Si trasferisce poi a Leida – Strasburgo , ove continua gli studi medici e di giurisprudenza, accostandosi agli studi dei grandi mistici tedeschi , quali  Meister Eckhart, J. Tauler , H. Seuse, J. Böhme, J. van Ruysbroeck ed entrando in contatto con varie realtà spirituali,  anche cattoliche ,tra le quali   il circolo mistico slesiano di A. von Frankenberg ,del quale erediterà nel 1652 la biblioteca.

Nel 1648 si laurea in filosofia e medicina a Padova.

L’anno seguente (1649) è nominato medico del duca Silvio I Nimrod di Württemberg-Oels, a Oels, dove conobbe Jakob Böhme,Daniel Czepko von Riegersfeld e il circolo dei loro amici.

Nel 1657  pubblica i cinque libri della sua opera più preziosa e famosa:”Cherubinischer Wandersmann” ( Il Viandante cherubinico), con il titolo:

Geist-Reiche Sinn- und Schluss-Reime”

Nella seconda edizione di quest’opera (1675)ai cinque libri si aggiungerà il sesto.

Nel 1652 si dimette dal suo incarico di medico a causa di un’incomprensione col predicatore luterano di corte.

Tornato a Breslavia il 12 giugno 1653, nella chiesa di San Mattia, si converte pubblicamente al cattolicesimo.

Nel 1654 Silesius riceve dall’imperatore Ferdinando III  d’Austria lo status di medico di corte.

Nel 1657 Silesius, con il titolo Heilige Seelen-Lust, oder geistliche Hirten-Lieder der in ihren Jesum verliebten Psyche – «Gaudio sacro dell’anima, ossia Poesie bucoliche spirituali di Psiche innamorata del suo Gesù», pubblica una collezione di 205 inni raccolti in quattro libri, alcuni dei più belli come Liebe, die du mich zum Bilde deiner Gottheit hast gemacht e Mir nach, spricht Christus, unser Held, sono entrati a far parte del salterio della Chiesa luterana tedesca, che celebrano l’unione mistica fra Cristo e l’anima, un’opera questa profondamente influenzata dallo stile Barocco, ma ispirata da un’impareggiabile autenticità religiosa.

Ad essi si aggiungerà un quinto libro, pubblicato nel 1668.

Ordinato sacerdote nel 1661 si dedica con ardimento a sostenere una vera propaganda antiprotestante, divenendo uno dei più validi sostenitori della Controriforma. Nello stesso anno, per sua intercessione, viene revocato l’editto con cui venivano vietate le processioni solenni e , l’anno successivo, ottiene l’autorizzazione per la processione pubblica del Corpus Domini.

Nel 1671 si ritira nel convento di San Mattia a Breslavia , ove riordina  i suoi scritti polemici, che pubblica nel 1677, anno della sua morte ( 9 luglio), raccolti con il titolo:” Ecclesiologia”.

In questi ultimi anni vive nel raccoglimento, nel silenzio, in assoluta povertà e nella contemplazione, sottoponendosi a dure pratiche ascetiche che- probabilmente- furono la causa ultima della sua morte. E’ sepolto presso la chiesa di San Mattia.

Tanto la vita che l’opera di Angelus Silesius sono testimonianza del clima religioso del tempo e del conseguente doloroso fermento spirituale sociale e personale.

In questo senso vanno lette le sue opere migliori, tra cui  le rime contenute nel ”Viandante cherubinico”, semplici e disarmati per Fede e limpidezza spirituale.

Angelus Silesius: poeta, scrittore, polemologo,  mistico e certamente ermetista, legato ai Rosa+Croce.

La lettura della sua opera può essere effettuata in chiave cattolica, ove l’esegesi mistica delle verità di Fede espresse parla al cuore del cristiano,divenendo fonte inesauribile di insegnamenti spirituali attualissimi.

Ricordiamo infatti che fin dalla prima edizione l’opera fu pubblicata con l’imprimatur ecclesiastico e che Silesius stesso conferisce ai  paradossi ivi contenuti spiegazioni ortodosse ed in linea con la teologia ufficiale, stornando da sé l’aura di panteista.

Non è possibile per chi scrive, invece, non ravvisare nel Viandante cherubinico la  necessità di una rilettura in chiave alchemica, poco nota e poco indagata dalla critica letteraria.

A questo proposito si ricordi sempre che era Johannes Scheffler che  pubblicava gli scritti in prosa e a sfondo polemico nei confronti della chiesa protestante ed apologetici della dottrina cattolica, ma era Angelus Silesius ( il mediatore slesiano) che pubblicava poesie e distici,a sottolineare la compresenza di due anime nella stessa persona, una ortodossa e guerriera, una ermetista, alchimista e dunque mistica e poetica insieme.

 

“Diventa oro il piombo, decade l’accidentale, Se con Dio e per suo mezzo mi trasformo in Dio. – Il metallo son io, crogiolo e fuoco lo Spirito, il Messia la tintura che corpo e anima trasfigura. – Non appena son fuso dal fuoco di Dio Subito Dio m’imprime il suo proprio essere. – Compie lo Spirito la fusione, il Padre la consumazione, Il figlio è la tintura che fa l’oro e lo trasfigura.”

Il merito di Maestro Silesius è senza dubbio quello di aver saputo imprimere forma realmente poetica a concetti mistici altrove oscuri, incomprensibili e , per questo, poco conosciuti.

Il Viandante ( o forse meglio, Viatore) cherubinico costituisce una vera “summa” teologica e spirituale della mistica tedesca fino ad allora scritta e qui  espressa in epigrammi, aforismi e sentenze rimate in distici alessandrini o , in tedesco, Reimsprüche.

Va qui ricordato il titolo della prima edizione:” Geist-Reiche Sinn- und Schluss-Reime”: il Sinnreime è un epigramma che presenta una Verità; lo Schlussreime è invece un epigramma che interpreta una Verità, secondo la visione del suo autore.

Il distico alessandrino e l’epigramma religioso erano già stati utilizzati da autori precedenti, quali Daniel Czepko von Riegersfeld ,Theodor von Tschesch e John Owen , per questo non è possibile parlare di originalità stilistica.

E’ invece assolutamente nuovo ed originale lo schema  tripartito dell’opera, che tratta il tema dell’Amore, del Distacco e della Generazione del Logos (cioè della vita divina nello Spirito Santo).

Si può senz’altro affermare che,per comporre un’opera  compatta nell’ unità contenutistica e tematica, Silesius abbia utilizzato uno stile non nuovo, non originale, epigrammatico e quindi semplice, quasi povero e dalla struttura aforistica , a sottolinearne la frammentarietà e la caducità della parola umana.

Questo, per chi scrive, non è un caso: Maestro Silesius ha così voluto sottolineare che il contenuto divino è ben oltre ed altro rispetto alla parola umana, che mai potrà descrivere la grandezza.

Anche questo aspetto fa parte del quasi dilettevole indugio di Silesius nei paradossi,quei paradossi sottili ove solo la corda dell’alchimista sa e può arrivare.

“A una sapienza cristiana e poetica, Silesius congiunge, come è stato ampiamente mostrato, una approfondita conoscenza di temi e opere che vanno dalla mistica spagnola, Teresa d’Avila e Giovanni della Croce, alle opere di natura alchimistica ed esoterica. Se così egli legge i grandi rappresentanti della mistica medievale come Johannes Eckhart, nella sua biblioteca possiede anche testi dell’alchimista Robert Fludd e di Paracelso. Il suo impianto speculativo, tuttavia, resta saldamente legato a una tradizione mistica.”

”  I temi centrali della meditazione mistica – in particolare la dottrina del distacco da tutto ciò che è finito, l’annichilimento di sé, la preghiera come silenzio e l’unione mystica con l’essere divino – trovano nei versi di Silesio una sintesi straordinaria per vigore speculativo e intensità lirica. Particolarmente audace è la tesi della compenetrazione tra umano e divino. L’uomo è in Dio, ma anche Dio è nell’uomo; se l’uomo si annulla, “Dio non può vivere neppure un attimo” (Il pellegrino cherubico, I, I, 8)”.

La prima tematica  del Viatore cherubinico è quella dell’Amore :” A partire dalla bellezza delle cose terrene, l’anima si muove verso l’amore della bellezza in sé, del bene in sé, dove l’amore cessa di essere legame, passione, per identificarsi con la cosa amata. Il cammino dell’amore è di progressivo distacco: bisogna imparare a non amare per imparare ad amare, scartando le false immagini di Dio. Al termine del cammino, amore, amante e amato sono una cosa sola: in questo senso, l’amore è lo Spirito Santo, l’amore in cui l’uomo ama Dio è lo stesso in cui Dio ama l’uomo, un unico amore, una stessa vita.”

La seconda tematica è quella del Distacco:” la fine della volontà propria, la fine di ogni legame, scorgere la finitezza, il relativo di ogni determinazione, conquistando così il punto della totalità. La fine dell’ego non significa però la perdita di se stessi, ma solo della componente accidentale, non essenziale, per ritrovare ciò che davvero ci costituisce, ossia la sostanziale realtà spirituale. Il cammino del distacco, in forza del quale si scarta sempre ogni finitezza, ogni perché, con un amore che tende sempre all’infinito, è perciò un cammino che conduce alla vera conoscenza di noi stessi.”

La terza tematica è quella della Generazione del Logos:” Già presente nella patristica greca, e conosciuta anche grazie alla terminologia eckhartiana, essa indica la vita divina nell’unità dello spirito. La condizione prima della nascita del Verbo è il distacco, esperienza che deve essere assunta nella sua totalità. Ciò significa fare spazio a Dio nell’anima, rimosso che si ha il determinato (l’accidentale, tutto ciò che non è Dio e ci lega a questo mondo). Dio è generato dall’uomo non in senso oggettivistico, ma nel senso che il suo vero luogo per noi è lo Spirito e che esso è tale solo quando è in noi e diventa Spirito nostro.” www.riflessioni.it/enciclopedia/silesio.htm

Il rosacrociano Angelus Silesius , archiatra di corte , come detto, del duca di Nimrod di Württemberg-Oels, influenzò la costituzione dell’Ordine del Teschio, la cui sede  fu Ludwigsdorf, una tenuta di proprietà del conte Abram Franck che si era rivelata uno dei centri nevralgici di attività dei Rosacroce in Germania. L’Ordine ammetteva anche la presenza femminile, ma fu soppresso alla morte del duca nel 1664.

 

 

 

 

Scelta di epigrammi dal

Cherubinischer Wandersmann

“Viandante cherubinico”

 

 

PER TELA, PER IGNES.

Nec me praerupti montes, nec fulgura terrent,

quo minus in summo vertice conspiciar.

Nè gli scoscesi monti, nè le folgori mi impediscono di vedere dal sommo vertice.

 

SIC AMICA MEA INTER.

Aspicis, ut firma quod stat radice ligustrum,

horrentes superat floris honore rubos.

Non aliter strepitus inter mens iusta profanos

officij sanctum servat ubique decus.

COSI’ (STA) LA MIA AMICA IN MEZZO.

Guarda come sta fermo con la radice il ligustro, supera in bellezza dei fiori i rovi spinosi. Non altrimenti (sta) la mente retta tra gli strepiti profani dove essa conserva l’ornamento del santo adempimento del dovere.

 

 

 

Per l’anima non è mai notte. Mi stupisco tu possa volere tanto il giorno! Per la mia anima il sole non è mai tramontato.»

Ho cercato Dio
con la mia lampada così brillante
che tutti me la invidiavano.
Ho cercato Dio negli altri.
Ho cercato Dio
nelle piccolissime tane dei topi.
Ho cercato Dio nelle biblioteche.

Ho cercato Dio nelle università.
Ho cercato Dio
col telescopio e con microscopio.

Finché mi accorsi che avevo dimenticato quello che cercavo.
Allora, spegnendo la mia lampada,
gettai le chiavi, e mi misi a piangere…
e subito, la Sua Luce fu in me…

Wie sieht man Gott?

Gott wohnt in einem Licht, zu dem die Bahn gebricht:

Wer es nicht selber wird, der sieht ihn ewig nicht.

 

Come si vede Dio?

Dio abita in una luce cui strada non conduce:

Chi luce non diventa, non lo vede in eterno. (I, 72)

*

Du mußt nichts sein, nichts wollen

Mensch, wo du noch was bist, was weißt, was liebst und hast,

So bist du, glaube mir, nicht ledig deiner Last.

 

Nulla devi essere, nulla volere

Uomo, se ancora qualcosa sei, sai, ami e possiedi,

Credimi, dal tuo carico libero non sei ancora. (I, 24)

*

Das vermögende Unvermögen

Wer nichts begehrt, nichts hat, nichts weiß, nichts liebt, nichts will,

Der hat, der weiß, begehrt und liebt noch immer viel.

 

Il non potere che può

Chi nulla brama, né ha, né sa, nulla ama e vuole,

Ancor sempre molto ha, molto sa, molto brama e vuole. (I, 45)

*

Entbildet mußt du sein

Entbilde dich, mein Kind! So wirst du Gotte gleich

Und bist in stiller Ruh dir selbst dein Himmelreich.

 

Devi spogliarti delle immagini

Spogliati delle immagini, così sei pari a Dio

Ed in perfetta quiete sei per te il tuo cielo. (II, 54)

*

Die wahre Ledigkeit

Die wahre Ledigkeit ist wie ein endles Faß,

Das Nektar in sich hat: es hat und weiß nicht was.

L’esser vuoto veramente

L’esser davvero vuoto è come un nobile vaso

Che dentro ha nettare: ha e non sa che cosa. (II, 209)

*

Man liebt auch ohn erkennen

Ich lieb ein einzig Ding und weiß nicht, was es ist;

Und weil ich es nicht weiß, drum hab ich es erkiest.

 

Si ama anche senza conoscere

Amo una cosa sola e cosa sia non so;

E per questo l’ho scelta, perché non la so. (I, 43)

*

Gott ergreift man nicht

Gott ist ein lauter Nichts, ihn rührt kein Nun noch Hier:

Je mehr du nach ihm greifts, je mehr entwird er dir.

 

Dio non si afferra

Dio è un puro nulla, il qui e l’ora non lo toccano:

Quanto più vuoi afferrarlo, tanto più ti sfugge. (I, 25)

*

Die Gleichheit Gottes

Wer unbeweglich bleibt in Freud, in Leid, in Pein,

Der kann nunmehr nicht weit von Gottes Gleichheit sein.

 

La serena indifferenza di Dio

Chi in dolore gioia e pena immutabile rimane

Ben poco dista ormai dalla serena indifferenza di Dio. (I, 51)

*

Das Etwas muß man lassen

Mensch, so du etwas liebst, so liebst du nichts fürwaht:

Gott ist nicht dies und das, drum laß das Etwas gar.

 

Il qualcosa si deve abbandonare

Finché ami qualcosa, uomo, non ami nulla:

Dio non è questo e quello, perciò lascia il qualcosa. (I, 44)

*

Was fein ist, das besteht

Rein wie das feinste Gold, steif wie ein Flesenstein,

Ganz lauter wie Kristall soll dein Gemüte sein.

 

Ciò che è prezioso dura

Puro come l’oro più puro, saldo come una roccia,

Come cristallo limpidissimo dev’essere il tuo cuore. (I, 1)

*

Die Unruh kommt von dir

Nichts ist, das dich bewegt: du selber bist das Rad,

Das aus sich selbsten lauft und keine Ruhe hat.

 

Da te viene l’inquietudine

Nulla è ciò che ti muove: sei proprio tu la ruota

Che da se stessa gira e non ha pace. (I, 37)

*

Die Tugend sitzt in Ruh

mensch, wo du Tugend wirkst mit Arbeit un mit Müh,

So hast du sie noch nicht: du kriegest noch um sie.

 

La virtù risiede nella quiete

Finché con sforzo e pena, uomo, pratichi la virtù,

Non la possiedi ancora: la cerchi soltanto. (I, 53)

Die Lieb ist ewig

Die Hoffnung höret auf, der Glaube kommt zum Schausen,

Die Sprachen redt man nicht, und alles, was wir bauen,

Vergehet mit der Zeit: die Liebe bleibt allein.

So laßt uns doch schon jetzt auf sie beflissen sein!

L’amore è eterno

La speranza finisce, la fede si fa visione,

Le lingue più non si parlano, e quanto costruiamo

Trapassa con il tempo: solo l’amore resta.

Cerchiamo dunque d’averne cura fin da ora. (III, 160)

*

Man muß das Wesen sein

Lieb üben hat viel Müh: wir sollen nicht allein

Nur lieben, sondern selbst, wie Gott, die Liebe sein.

Bisogna essere l’essere

Praticare l’amore è grande fatica: non solo si deve

Amare, ma essere, come Dio, l’amore stesso. (I, 71)

*

Die Liebe zwingt Gott

Wo Gott mich über Gott nicht sollte wollen bringen,

So will ich ihn dazu mit bloßer Liebe zwingen.

 

L’amore fa forza a Dio

Ove Dio oltre Dio portarmi non volesse

A ciò lo forzerei col puro amore. (I, 16)

*

Tempo è come eternità, eternità come tempo,

Se non sei proprio tu a fare differenza.

 

*

 

Nulla più dell’annientarsi t’innalza sopra te stesso:

Più ha in sé del divino chi è più annientato.

 

*

 

Uomo, discendi in te! non si può prima cercare

La pietra filosofale in paesi stranieri.

*

 

 

Immensurabile è, ben sappiamo, l’Altissimo;

eppure un cuore umano tutto lo può racchiudere.

*

Com’è che nel mondo Dio non si può vedere?

II mondo fa male all’occhio, è un granello di sabbia.

*

Amico, basta oramai. Se vuoi leggere ancora,

Va’, e diventa tu stesso la Scrittura e l’Essenza.

*

Du muust ,was Gott ist,sein

Soli ich mein letztes End und ersten Anfang finden,

so muss ich mich in Gott und Gott in mir ergründen

und werden das, was er: ich muss ein Schein im Schein,

ich muss ein Wort im Wort,ein Gott in gott sein.

 

Devi essere ciò che è Dio

Se il mio fine ultimo e il mio principio devo trovare,

me stesso in Dio e Dio in me stesso devo scrutare,

e divenire quello che Lui è: luce nella luce io

devo essere, verbo nel verbo e Dio in Dio.

*

Der Kreis im Punkte

Als Gott verborgen lag in eines Mägdleins Schoss,

da war es, da der Punkt den Kreis in sich beschloss.

 

Quando Dio giacque nascosto di una vergine nel grembo

Fu allora che il punto rinchiuse in sü il cerchio

*

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