“Il Mito del XX secolo” di Rosenberg da un articolo dell’otto gennaio 1939

Condividiamo quest’articolo che tratta de “Il Mito del XX secolo” – volume riproposto dall’Associazione Culturale Thule Italia nella sua prima parte, mentre la sua seconda e terza parte, entrambe inedite, saranno pubblicate ad inizio 2012 dall’Editrice Thule – in quanto interessante per vedere come venisse recensito dalla stampa fascista il razzismo di Rosenberg.

Domenica 8 Gennaio 1939 – Anno XVII – 5

“Il MITO DEL XX SECOLO,, DI ROSENBERG

La filosofia razziale del Terzo Reich Stato, Chiesa, Diritto, Arte e Scienza devono essere mezzi per la conservazione etnica – L’individualismo e l’universalismo sono, assolutamente e storicamente, le metafisiche della decadenza

Il movimento razzista il quale, come abbiamo tentato di illustrare, si è svolto nei campi più svariati, dalla storia alla biologia, ha trovato in Germania la sua sintesi filosofica e politica nel pensiero di Alfred Rosenberg. Si è detto che il libro di Hitler Mein Kampf è la Bibbia della nuova Germania, ma questa affermazione non appare esatta. Mein Kampf è una autobiografia politica e contiene la storia e i criteri di un movimento politico; invece il libro che può considerarsi la Bibbia del Terzo Reich è II Mito del XX secolo di Rosenberg il quale è, invece, una filosofia della storia che determina le verità fondamentali razziste ed esalta i valori del nuovo regime.

Per Rosenberg, come per tutti i razzisti, ogni valore umano deriva da elementi di razza esistenti nel sangue. Le razze sono ineguali: non tutte hanno la capacità di creare valori di civiltà, di cultura, solo alcune di esse possiedono questa privilegiata capacità di fecondazione.

Apollo e Dioniso

In linea generale, le razze possono ricondursi a due grandi gruppi: le nordiche e le orientali. Le prime hanno un valore positivo — dal punto di vista culturale — le seconde un valore negativo: la tensione fra questi due gruppi spiega gran parte della storia umana. Le razze nordiche o ariane rappresentano quello che Rosenberg denomina il «principio maschile» dell’umanità: tutto ciò che è forma, misura, ordine, gerarchia, proporzione, ritmo e armonia: si tratta di un principio essenzialmente nobile e aristocratico dal quale deriva ogni fecondità creatrice. II suo simbolo tipico, nella mitologia greca, è Apollo, dio della bellezza della misura dell’ armonia. Le razze orientali, per contro, rappresentano il «principio femminile» cioè quanto nella vita della umanità è materia informe, caos, dissoluzione, ebbrezza orgiastica, sensualità sfrenata, demonismo e magìa. Nella mitologia greca, la sua rappresentazione tipica è Dioniso, dio delle orgie e del baccanali.

Ogni cultura umana è frutto del lavoro creatore degli ariani — dice Rosenberg riprendendo esattamente la tesi di Gobineau — vi è decadenza ogniqualvolta il sangue orientale si infiltra fra i popoli nordici e produce un miscuglio di razze.

Rosenberg accetta la tesi — oggi prevalente — della dislocazione iniziale del Nordici nell’Europa settentrionale, donde varie correnti migratorie si sarebbero dirette in tutte le direzioni: nel Mediterraneo meridionale, ove avrebbero dato origine ai Berberi, Libi ed Egiziani, in Asia, generando gli antichi Persiani e nell’India, ove, a mezzo del sistema delle caste avrebbero mantenuto il dominio sugli Orientali.

Appunto nell’India, la civiltà, lo slancio culturale, vennero spezzati il giorno in cui la barriera delle caste non corrispose più ad una barriera fra le razze. Il miscuglio ha portato il trionfo della materia inerte sul principio creatore e l’India da allora è rimasta sterile. Lo stesso processo si scorge nella civiltà persiana e in quella greco-romana. La forza creatrice degli Ariani è stata dunque annientata ogni volta che la razza è stata contaminata. La civiltà del Medio Evo è opera dei Germani, nuova ondata della razza ariana dopo la caduta di Roma. Questa civiltà del Medio Evo ha dovuto in parte affermarsi contro la Chiesa cattolica che, in seguito alle dottrine di San Paolo sulla uguaglianza delle razze, ha favorito i miscugli di sangue. E’ questo un principio giudeo-siriano che sopravvive. Nel XVIII secolo la massoneria si è associata a quest’opera di dissoluzione; nel XIX, il marxismo e ai nostri giorni, il comunismo, continuano lo stesso lavoro di decomposizione. L’Europa si trova dunque davanti alla minaccia di un caos razziale e cioè di un’epoca di catastrofe culturale.

Il culto del sangue

Occorre una rigenerazione in base al principio razzista. ‘ Per quanto riguarda la Germania in cui è grande la parte di sangue ariano, bisogna compiere l’epurazione da tutti gli elementi stranieri e anzitutto orientali, di cui gli ebrei sono i massimi rappresentanti.

Tale epurazione esige un vero culto del sangue: la razza deve dar origine ad un nuovo grande mito che sarà quello dominante nel nostro secolo.

I fondamenti della teoria della razza sono esposti da Rosenberg in alcuni passi caratteristici.

«Ogni razza ha un’anima propria, ogni anima ha una razza propria, una architettura esterna e interna che le appartiene in proprio, la sua forma di esistenza caratteristica, ed un atteggiamento originale del suo stile di vita… Ogni razza, in ultima analisi, non produce che un ideale supremo. Se questo è trasformato dall’infiltrazione di sangue o di elementi stranieri, le conseguenze di questa trasmutazione interna sono visibili esternamente: si verifica il caos e si succedono epoche di catastrofi».

«Dietro tutti i valori religiosi, morali, artistici si trovano dei popoli determinati nella rispettiva razza: dai miscugli sfrenati tutti i veri valori sono, in ultimo, distrutti; le individualità etniche scompaiono nel caos razziale per vegetare come una mistura sprovvista di forza creatrice o per essere utilizzata intellettualmente e materialmente da una volontà razziale nuova e forte».

«Ciò che chiamiamo oggi la scienza è una delle più autentiche creazioni razziali germaniche: non è un risultato tecnico ma la conseguenza di un modo particolare di interrogare la natura. Come Apollo è opposto a Dioniso, cosi Copernico, Kant, Goethe sono opposti a Sant’Agostino, Bonifacio VIII, Pio IX».

La attuale decadenza culturale deriva dalla sconoscenza dei valori del sangue; donde, da un lato l’individualismo sfrenato che proclama l’uguaglianza di tutti; dall’altra, un universalismo illimitato che vorrebbe abolire i confini politici e le differenze razziali. Entrambi si illudono sulla natura umana poiché i popoli sono ineguali come ineguali sono gli individui.

«I popoli la cui salute è fondata sul sangue, non conoscono l’individualismo come criterio di valori, come non riconoscono l’universalismo. Questi due criteri, sia assolutamente che storicamente parlando sono le metafisiche della decadenza». «L’individualismo radicale e l’universalismo illimitato si condizionano mutualmente. Solo il concetto di razza e di gruppo etnico — quale espressione di una determinata spiritualità — riconducono i due prlncipii ad un valore organico e fisico: la personalità».

Stato e Nazione

«L’anima razzista nordica…comprende infine che non può esistere una coesistenza ad uguali diritti, di valori assoluti differenti che necessariamente si escludono. Essa comprende che tutto quanto ha una parentela razziale e spirituale può integrarsi in un insieme organico, ma che tutto quanto è straniero deve essere irrimediabilmente eliminato, se occorre, con la forza. Non perché esso sia «falso» o «cattivo» ma perché è contrario alla razza e distrugge la costruzione interna del nostro popolo».

«L’idea di onore, di onore nazionale diviene per noi principio e fine di ogni nostro pensiero e di ogni nostra azione. Essa non può sopportare al suo fianco alcuna altra idea, alcun altro centro di gravità che abbia uguale valore, qualunque esso sia: né l’amore cristiano, né l’umanitarismo frammassone, né la filosofia romana» (cattolica).

Quali le caratteristiche di uno Stato razzista? La prima esigenza è la subordinazione dell’insieme statale all’assoluto del sangue e della razza.

«Lo Stato non è più oggi, per noi, un idolo che basti a se stesso e davanti al quale tutti dovrebbero gettarsi nella polvere: lo Stato non è nemmeno uno scopo, è solo un mezzo per la conservazione etnica. Un mezzo come gli altri, come dovrebbero essere la Chiesa, il Diritto, l’Arte e la Scienza. Le forme dello Stato cambiano e le leggi statali passano, ma il popolo resta. Donde consegue che la Nazione è il principio e la fine davanti al quale tutto il resto deve piegare».

«L’autorità del gruppo etnico è superiore all’autorità dello Stato: chi non concede ciò è un nemico del popolo, fosse anche lo Stato stesso».

L’ammissione di nuovi cittadini nello stato razzista è sottoposto allo stretto controllo del principio della razza: non saranno ammessi che elementi razzisticamente puri e non saranno autorizzati a procreare che genitori i quali diano garanzie sulla sanità del loro sangue.

«Gli uomini affetti da malattie ereditarie debbono essere privati del potere di riproduzione: lo stesso deve farsi per i criminali abituali. I matrimoni fra tedeschi ed ebrei debbono essere interdetti, almeno per il tempo in cui sarà ancora tollerato il soggiorno di ebrei in terra germanica».

«Il Diritto non è uno schema esangue come non lo sono l’arte e la religione: ma è legato costantemente ad un determinato sangue con il quale appare e scompare».

«Il nuovo Reich esige da ogni tedesco che si trova nella vita pubblica un giuramento, non già ad una forma di Stato, ma il giuramento di riconoscere l’onore nazionale tedesco dovunque e secondo i suoi mezzi e possibilità, come norma suprema della sua azione».

«La missione della donna non è di porre il suo unico ideale nel focolare domestico: la famiglia è al servizio della purezza razziale. Attraverso la famiglia, è dunque la razza che la donna deve servire avendo coscienza della sua missione puramente femminile».

Di fronte al Cristianesimo

Come espressione tipica della razza rigenerata, lo Stato razzista deve curare la fondazione di una nuova aristocrazia. «La nuova aristocrazia sarà una nobiltà di sangue (nordico) e di servigi resi. Essa sarà ereditaria di padre in figlio, ma deve estinguersi se il figlio si è reso colpevole di una azione disonorante: essa non deve rinnovarsi alla quarta generazione se la terza non ha prodotto che opere mediocri. Questa nobiltà tedesca sarà in prima linea contadina e militare, poiché nel sangue che sceglie tali professioni la pura salute ci sembra conservarsi maggiormente».

Nei riguardi della religione — punto assai controverso, circa II quale Rosenberg è stato accusato di fomentare tendenze anticristiane — il parere del teoretico del nazionalsocialismo deriva rigidamente dalle sue premesse razziste. L’atteggiamento dello Stato nei riguardi della religione deve seguire due criteri: eliminare tutto ciò che, nelle religioni esistenti è contrario al dogma assoluto della razza e promuovere una nuova fede, la quale sarà appunto quella della razza.

«Gesù ci appare oggi come il Maestro cosciente di se stesso nel migliore e più alto senso della parola. E’ la sua vita che ha significato per l’uomo germanico e non la sua dolorosa morte, che ne ha assicurato il successo presso i popoli alpini e mediterranei. Il predicatore potente infiammato di collera nel tempio, l’uomo che trascinava le folle e che tutti seguivano, ecco l’ideale formatore che, per noi si leva dalla luce degli evangeli. Ma non l’agnello del sacrifizio della profezia ebrea, né il crocifisso».

Rosenberg sostiene, d’altra parte, che il cristianesimo primitivo è stato alterato dalla dottrina di San Paolo che avrebbe introdotto in essa l’universalismo ebraico, il fermento di decomposizione orientale. Perciò tutto quanto nel cristianesimo cattolico o luterano deriva dalle idee di San Paolo sarebbe da rinnegare.

Il valore centrale del cristianesimo è l’Amore, mentre il valore centrale delle teorie razziste è l’Onore: il razzismo non può ammettere l’Amore come fondamento perché esso è un principio dissolvente.

Se il cristianesimo, nonostante la sua dottrina dell’Amore ha potuto produrre una certa cultura, è nella misura in cui ha integrato in sé le forze culturali nordiche: insomma, il cristianesimo dovrebbe i suoi valori durevoli al fatto che la religione, estendendosi fra le razze nordiche, è stata modificata, si è ad esse adattata.

Per coronare gli sforzi verso una nuova fede basata sul sangue e sul sentimento dell’onore sarebbe utile fondare un Ordine analogo agli antichi ordini di cavalleria, in base, al servigi resi al popolo.

E’ noto che questo concetto è stato attuato in pieno dal Governo del Terzo Reich, anzitutto con la creazione del Corpo degli S. S., i militi neri scelti fra elementi nordici, per quanto possibili puri, e astretti a norme particolari morali e politiche; e poi, al disopra di questi, con la formazione culturale di una nuova gioventù ultra selezionata attraverso sedici anni di prove civili, militari, fisiche e intellettuali, che viene educata nei cosidetti «Castelli dell’Ordine». I giovani che a trent’anni escono da queste istituzioni per essere destinati ai posti direttivi, costituirebbero appunto la nuova nobiltà auspicata da Rosenberg a cui è stata perciò devoluta l’alta direzione di tutto il sistema.

 

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