Il liceale Hans minatore per un mese (da un articolo del 10 settembre 1941)

R.A.D.: LAVORO OBBLIGATORIO

Il liceale Hans minatore per un mese

Berlino, 9 settembre.

Il giovane Hans, studente liceale, ha fatto ritorno in famiglia da Kattowitz, dove per un mese sostituì un minatore bisognoso di sole e d’aria.

Hans non si è abbronzato nella sua «villeggiatura» sotterranea, anzi ha acquistato un certo caratteristico pallore, ma ha messo su delle spalle robuste e due braccia da atleta. Egli fa parte di quel gruppo di studenti di scuola media tra i 16 e i 18 anni che ubbidendo alla parola d’ordine del Fuhrer hanno rinunziato alle vacanze estive per offrire a dei lavoratori l’occasione di godersi la natura in libertà. Ed è felice del contributo dato; perchè ha imparato a conoscere tre cose di cui sapeva poco: il lavoro manuale, la vita dell’operaio, e i pericoli di un mestiere durissimo.

 

Lo studente-minatore

«E’ un’esperienza — egli dice — che non dimenticherò mal più».

Già con l’istituzione del servizio del lavoro — il Reichsarbeitsdients o R. A. D. — il Regime nazional-socialista rivelò di considerare come principio fondamentale dell’educazione sia la fatica fisica, sia il contatto immediato dei giovani con la terra e con la produzione. Il R. A. D. è obbligatorio per tutti gli adolescenti maschi e per buona parte delle femmine.

Come è noto i giovani sono inquadrati in compagnie e battaglioni e sono inviati a maneggiare il piccone e la vanga, a costruire strade, a scavare canali, a bonificare, ad aiutare i contadini durante il raccolto, e in tempo di guerra sono mandati pure nelle retrovie; le ragazze, in gruppi di cinquanta al massimo, imparano a mietere, a mungere, a far da massaie nelle fattorie, collaborano con le contadine nella condotta delle case di campagna. Quest’anno, all’infuori del R. A. D., è stato fatto un passo innanzi indirizzando gli studenti alle fatiche; ed un certo numero di essi — fra cui il nostro Hans — sono stati scelti per lavorare da minatori.

Il problema poteva sembrare difficile perchè questo non è un mestiere che si apprenda li per li. Oltre a tutto, ci vogliono dei buoni muscoli. I giovanotti che venivano dalle scuole medie si sono però messi d’impegno ed è bastata loro una settimana di istruzione perchè fossero lasciati scendere nel sottosuolo col piccone e la lampada.

«Per sette giorni — racconta Hans — ci hanno insegnato a distinguere il carbone dalle pietre, a far puntelli di legno e baraccamenti; poi ci hanno dato la tuta, l’elmetto di cuoio, lo scialle di lana, gli scarponi e la lampada e ci hanno portati giù con l’ascensore a centinaia di metri di profondità. Ciascuno di noi è stato aggregato a un gruppo di tre minatori veterani. Ho sgobbato molto, ma alla fine ho reso quasi come un vecchio minatore e ì miei compagni non ci hanno rimesso del loro salario. Da principio erano diffidenti, ma poi mi volevano bene».

Hans ha mille cose da raccontare. Da lui si apprende che, senza saperlo, senza immaginare forse che quello era lo scopo educativo di quel passaggio in miniera, ha cominciato a sentire che il segreto del rendimento stava in una perfetta, leale e cordiale collaborazione con gli altri componenti del suo gruppo; giacché se uno lavoracchiava tutti e quattro guadagnavano di meno.

 

Vita in famiglia

All’inizio fu per orgoglio che egli si applicò totalmente, onde nessuno potesse dire che lo studente era un guastamestieri; poi l’allenamento gli rese la fatica meno gravosa e cominciò a provarci gusto; infine il suo stato d’animo mutò e lavorava di lena per affetto verso i compagni e per coscienza del dovere.

«Ci si alzava alle 5 — narra il giovane Hans — e alle 6 si scendeva nella galleria. Lì si piegava il groppone fino alle 14 o alle 15 a seconda della quantità di carbone che si era caricata sul vagoncini; qualche volta essendo stati sfortunati si doveva sudare fino alle 16 o alle 17 per raggiungere il volume necessario. Alle 20, con qualunque tempo, noi studenti andavamo a letto perchè morivamo dal sonno. Ma eravamo contenti».

I giovani studenti minatori alloggiavano a Kattowitz presso famiglie di minatori. Il Partito Nazional-socialista aveva scelto queste famiglie con criteri tanto politici che morali, perchè i ragazzi non piombassero in ambienti atti a sviarli dalla buona strada.

Essi pagavano per vitto e alloggio 2 marchi al giorno. Ricevevano tessere di viveri come i lavoratori pesanti che in Germania hanno diritto ad un chilogrammo di carne la settimana e ad una adeguata quantità di pane e di grassi. Essendo compensati secondo il rendimento effettivo ed essendo questo rendimento simile a quello solito dei minatori giovani, il salario bastò per coprire le spese ed anche per mettere da parte qualche soldarello. Per i più si trattava del primo guadagno fatto col proprio lavoro.

Gli educatori del Reich attribuiscono somma importanza a questo fatto, che gli studenti possano imparare prima ancora di entrare nella vita come sia meritato il guadagno degli operai e quanto sia sudato il loro denaro. Anche a tale riguardo l’istituzione «Adolfo Hitler» che invia gli studenti nelle miniere, costituisce un passo innanzi rispetto al «R.A.D.» poiché in quest’ultimo le prestazioni sono obbligatorie e gratuite; il R.A.D. è infatti un servizio premilitare vero e proprio. La prestazione d’opera degli studenti durante l’estate tende a mettere degli operai in condizioni di fare una lunga vacanza. Inculca poi nei giovani della futura classe dirigente il senso della necessaria solidarietà fra lavoratori dell’intelletto e lavoratori del braccio.

 

Solidarietà sociale

Hans era stato precedentemente in una fabbrica. Anche li aveva lavorato a fianco a fianco con degli operai di mestiere. Anche lì era stato penetrato da questo senso della solidarietà sociale; ma nella miniera, egli dice, s’impara di più, perchè nella miniera l’uomo si sente in balla delle forze della natura, si sente staccato dal mondo. Legato per la vita e per la morte a quei pochi compagni che si trovano nel raggio di luce della sua lampada ad acetilene.

Il primo esperimento fatto a Kattowitz affidando agli studenti il piccone del minatore ha dato, da quel che si sà, soddisfacenti risultati per ciò che concerne gli studenti; ma ne ha dato di ottimi anche per ciò che concerne i minatori. Questi ultimi hanno visto scomparire quell’artificiosa distanza che esisteva fra loro e la classe media. La buona volontà, l’entusiasmo, la freschezza mentale dei giovanotti provenienti dalle scuole hanno aperto ai lavoratori delle miniere nuove prospettive. Le autorità tedesche si compiacciono di queste promesse di futura fusione, giacché, come è ormai noto a tutti, il Nazionalsocialismo ama sottolineare più la seconda che la prima parte del proprio nome. Oratori e stampa in Germania parlano oggi infatti di «socialismo tedesco».

Hans è studente e indovina naturalmente queste cose; ogni tedesco ha la mente atta ad incasellare, catalogare, inserire il particolare nel generale. Ma più importante di quel che comprende e indovina, è per gli educatori quello che egli sente.

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