Sophie Friederike Schubert Méreau Brentano

Opere

Das Blüthenaltar der Empfindung, 1794

Marie, 1798

Gedichte, 1800

Elisa, 1800

Amanda und Eduard, 1803

Volo per la capitale,1806

Bibliografia tedesca e saggi critici

Fleischmann, Uta. 1989. Zwischen Aufbruch und Anpassung: Untersuchungen zu Werk und Leben der Sophie Mereau. New York; Bern; Frankfurt/M. Peter Lang.

 

Gersdorff, Dagmar von. 1984. Dich zu lieben kann ich nicht verlernen. Das Leben der Sophie Brentano-Mereau. Frankfurt/M. Insel TB 1276.

 

Hammerstein, Katharina von. 1994. Sophie Mereau-Brentano. Freiheit – Liebe – Weiblichkeit: Trikolore sozialer und individueller Selbstbestimmung um 1800. Heidelberg. Winter.

 

Mereau-Brentano, Sophie. 1995 [1791-1806]. Werkausgabe. Hg. Katharina von Hammerstein.  3 Bde. München. dtv TB.

 

Mereau-Brentano, Sophie. 1997 [1794]. Das Blütenalter der Empfindung. Amanda und Eduard. Romane. Hg. u. kommentiert von Katharina von Hammerstein. Frankfurt/M. dtv.

 

Mereau-Brentano, Sophie. 1997. Ein Glück, das keine Wirklichkeit umspannt: Gedichte und Erzählungen. Hg. u. kommentiert von Katharina von Hammerstein. Frankfurt/M. dtv.

 

Schwarz, Gisela.  1991.  Literarisches Leben und Sozialstrukturen um 1800: Zur Situation von Schriftstellerinnen am Beispiel von Sophie Brentano-Mereau, geb. Schubart.  Frankfurt/M. etc. Lang.

 

Links

http://www.wortblume.de/dichterinnen/mereau_i.htm

Biografia e poetica

( a cura di Barbara Spadini)

Una  donna bellissima, colta , intelligente, sensibile, dotata di talento  letterario e desiderosa di vivere il connubio  Amore- Libertà  secondo i canoni del Romanticismo : Sophie , amatissima  moglie del poeta Clemens Brentano, amica di Schiller, traduttrice finissima dall’italiano, dall’inglese  e dal francese, poetessa  aggraziata, muore giovanissima di parto, lasciando testimonianza di scritti interessanti e di moltissime poesie.

Il suo racconto breve “ Marie”, appare quello da cui è possibile ricavare informazioni  sul carattere e la personalità di Sophie, una donna dell’Ottocento sottoposta alla tensione contradditoria di volere e non potere vivere  secondo schemi e scelte completamente autonomi, decisa a sovvertire questa regola,  ma anche  una donna  raffinata e piena di grazia esteriore ed interiore , che chi scrive immagina come controparte ideale dell’inquieto poeta Clemens Brentano, col quale vive ( parole di Brentano stesso):” l’Inferno ed il Paradiso”.

Sophie Friederike  Schubart nasce il 27 marzo 1770 ad Altenburg e vive in una famiglia dell’alta borghesia, ricevendo un’educazione ed una formazione culturale assai buona. Sophie e la sorella Henriette vengono avviate alle lettere moderne ed alla musica, per volere della madre Johanna Gabler e del padre, Gotthel Schubart, contabile del duca di Sassonia.

Pur restia al matrimonio, nel 1793 sposa il professor Karl Friedrich Ernst Mereau, conosciuto già dal 1787, bibliotecario  all’Università ed avvocato, su pressione della propria famiglia ed anche per l’ottima posizione economica che questo matrimonio avrebbe comportato. La coppia si trasferisce a Jena, città  ricca di stimoli intellettuali per una giovane, talentuosa e promettente scrittrice.

Molta critica ha individuato infatti, tra i motivi del matrimonio,  il desiderio di Sophie di usufruire delle conoscenze in campo letterario del marito, vivendo anche in un ambiente vivo di fermenti artistici come Jena.

In effetti casa Mereau diviene nel tempo  un fecondo salotto letterario, dal quale passano Schiller, Jean Paul, i fratelli Tieck, i fratell Schlegel, Fichte, Herder, Schelling e Dorothea Mendelssohn.

Nascono i figli  Gustav e Hulda ma, nonostante le apparenze serene, Sophie non è felice.  Nemmeno l’amicizia di Schiller- che spesso fa da mediatore riguardo i dissidi fra Sophie e Karl, incoraggiando Sophie a scrivere, riconoscendone il talento e pubblicando sulla rivista Der Horen  le sue poesie, unica donna a ricevere tale privilegio –  riesce a frenare il malcontento e la sensazione di “ prigionia” nella quale ella si sente soffocata: una costrizione , questa, legata anche alla mancanza di comprensione interiore del marito. Schiller indirizza Sophie a scelte tematico- estetiche opportune, valorizzando le sue potenzialità e facendola divenire di fatto tra le prime scrittrici professioniste in Germania, tanto che i propri guadagni  per la pubblicazione di saggi, racconti, traduzioni e poesie la rendono economicamente indipendente.

Il matrimonio sfocia così in un divorzio, nel 1801, il primo documentato nel ducato di Sassonia- Weimar, dopo la  dolorosa morte prematura del piccolo Gustav di sei anni: Sophie può permettersi l’indipendenza economica e sceglie altre opportunità per se stessa, contravvenendo a tante regole imposte, forse scandalizzando la società del tempo con un atto, il divorzio, tutt’altro che usuale.

Sophie, in questo periodo lavora moltissimo: fonda e cura nel biennio 1801-02 una rivista femminile, Kalathiskos( ristampata per l’edizione tedesca P. Schmidt nel 1969), cura il Gottinger Musenalmanach del 1803, la traduzione di Fiammetta di Giovanni Boccaccio, ancora insuperata.  Rimasta con la figlia  Hulda  e tanti amici, fra i quali  sempre Schiller, confidente e mecenate, suo consigliere nel privato e guida nel campo dell’attività letteraria, avrebbe potuto dedicarsi allo scrivere e vivere serenamente secondo le proprie inclinazioni  verso la libertà, l’autonomia e l’indipendenza  con i proventi del proprio lavoro.

Infatti il corteggiamento assiduo prima  ed il fidanzamento poi con il poeta Clemens Brentano giunge alle nozze solo a causa dell’attesa di un bambino e più per accontentare Brentano che se stessa: questa scelta porterà purtroppo a compimento un destino tragico dai risvolti tristissimi.

Clemens ama Sophie totalmente, di un amore geloso, irascibile, possessivo ma fondato  soprattutto su un  legame intellettuale, mentale, interiore profondissimo, senza scampo, che  porta la coppia a vivere un rapporto tormentato, usurante, passionale. Il grande amore di Sophie per i bambini la rende madre altre due volte, ma entrambi i piccoli moriranno prematuramente.

Nel 1803 Sophie  muore di parto, a trentasei anni, nel dare alla luce una bambina, il 31 ottobre 1806 ad Heidelberg: la sua  morte  e quella dei tre figli in tenerissima età, è  per Clemens Brentano un evento  terribile, dal quale  non si risolleverà più.

Già nel 1794 il primo romanzo, pubblicato in forma anonima, sostiene un’idea di Sophie, quella della legittimità per ogni donna di vivere liberamente i sentimenti e di poter scegliere autonomamente il proprio partner, cosa oggi del tutto scontata, ma al tempo abbastanza improbabile.

Pioniera del femminismo, inteso come movimento ideale a sostegno dei diritti della donna, ispirata dagli ideali di uguaglianza della rivoluzione francese, mossa -come tutte le  eroine dei suoi romanzi- da sete inestinguibile di libertà e da un profondo desiderio d’amore ( quello che implica l’essere amate per ciò che si è , senza condizioni o condizionamenti) , a parere di chi scrive Sophie Brentano  è  principalmente una vera poetessa , che coniuga forme classiche ad una profonda sensibilità romantica, connubio che entusiasmò Schiller, per la magica liricizzazione della Natura che  si avverte nei quadri  poetici da lei  affrescati con penna deliziosa .

Sconosciuta in Italia, insieme ad altre poetesse romantiche tedesche meriterebbe approfondimenti critici ad ampio raggio: questo scritto vuole essere un semplice omaggio a Sophie Schubart , alle sue qualità umane e artistiche ed  alla poesia romantica tedesca , che ella seppe mirabilmente interpretare.

 

 

 

Sophie Friederike Mereau (* 27. März 1770 in Altenburg ; † 31. Oktober 1806 in Heidelberg ; gebürtige Schubart , wiederverheiratete Brentano ) war eine Schriftstellerin der deutschen Romantik .

Inhaltsverzeichnis

Scelta di poesieFür eine Frau des 18.

Neben unzähligen Gedichten schrieb Sophie Mereau zwei Romane, beide haben autobiographische Züge:

  • 1798 – “Marie”Das Blütenalter der Empfindung , DTV, 1997. ISBN 3423023880Giovanni Boccaccio: Fiammetta , übertr. [ Bearbeiten ] Literatur
  • Julia Augart: Eine romantische Liebe in Briefen. Abschied an Dornburg

 

Du Berg, der frei die hohe Stirn erhebt,

wo oft der Strahl des Morgens mich umwebt,

du Welle, die das Ufer spielend neckt,

wie Menschenstimmen oft mich leicht erschreckt,

du Abendrot, das auf der Welle schwimmt,

ihr Würmchen, die, in Dämmerung entglimmt,

durch Busch und Flur in schnellen, leichten Tänzen,

mir, wie herabgefallne Sterne glänzen,

du ewig unbewegter Tannenwald,

der stillen Sorge trauter Aufenthalt,

der Hain, wo einsam Philomele girrt,

worin ich oft mutwillig mich verirrt,

der Weide Duft, der still die Lüfte küßt,

– seid alle mir zum letztenmal gegrüßt!

Lebt wohl! Ihr habt mit unschuldvollem Scherz,

mit goldnem Traum oft mein Gemüt entschleiert,

und meine Ruhe fühlend mitgefeiert!

Auch ihr vermißt der Freundin leichte Spur,

denn was ist, ohne das empfindungsvolle Herz,

das sie versteht, die lieblichste Natur?

Licht und Schatten

 

Wenn sich der Äther erhebt in hoher heiliger Klarheit,

wenn sich ein fließendes Gold über die Erde ergießt,

und vor dem strahlenden Gott die Schatten leise zerrinnen,

freu’t sich der blendende Glanz und das allmächtige Licht.

Aber bezaubernder, Freund, erscheint dir die liebliche Gegend –

denn dich freut der Contrast und der gemäßigte Glanz –

wenn die Wolke sich hebt und wechselnd auf Thäler und Dörfchen,

Tannenwälder und Seen dunkle Schattirungen streut,

oder der silberne Mond am Berge freundlich hervorsteigt,

und der Schatten des Berg’s tief in die Thäler sich senkt.

O, wie die Höhen sich dann in heiligem Schimmer verklären;

wie das freundliche Licht heller den Schatten besäumt! –

Und doch klagtest du jüngst, dein trauriges Schicksal beweinend,

wie des Lebens Gefild’ oft, ach! so dunkel dir sey;

wie auf der Stellen geliebtester dämmernd ein Schatten sich lagre,

oft, nach dem lieblichsten Tag, schwarz dich umgebe die Nacht.

Wechsel vergnügt dein Gemüth; es freuet der Wechsel uns alle:

freue dich, Glücklicher, doch, daß du nicht glücklicher bist.

Die Gottheit

 

Als einst dem Chaos werdender Gestalten,

Sich auch der Mann mit stolzer Form entzogen,

Der Gottheit Bilder noch auf heil’gen Wogen,

Mit reinen Strahlen in dem Reinen wallten:

 

Da fühlt er schnell die heil’ge Glut erkalten,

Das Bild der Göttlichkeit ist ihm entflogen;

Zum Tier fühlt er sich schnell herabgezogen,

Und ringt mit ihm um herrschende Gewalten.

 

Bald ward das Weib – es führt der Seraph Liebe,

Sie dem Gesunknen zu – und sanfte Triebe

Umschlingen ihn mit himmlischem Gefieder.

 

Als liebend er der Liebe sich ergeben,

Sieht er die Schönheit jeder Form entschweben;

Und nur in ihr find’t er die Gottheit wieder!

 

Schwärmerey

 

Wirst du mir stets den Seraphsfittig leihen,

du nektartrunkne, süße Schwärmerey?

Du wirst es nicht. – Verglimmen und zerrinnen

wird deine Gluth vor den getrübten Sinnen;

dein Wahnsinn bleibt dem kühlern Blut nicht treu.

 

Dies Saitenspiel, das rings mit Harmonieen

die ganze Erde magisch übergoß,

verrauscht und schweigt; die Phantasie verblühet,

der Lenz erbleicht, der Freude Gluth versprühet,

– ein Einz’ges nur bleibt ewig wechsellos!

 

Was nur allein des Zufalls Laune trotzet,

die schöne Blüthe reiner Menschlichkeit,

das uns allein zu freyen Wesen gründet,

woran allein sich unsre Würde bindet,

dies höchste Gut, es heißt – Selbstständigkeit.

An einen Baum am Spalier

 

Armer Baum! – an deiner kalten Mauer

fest gebunden, stehst du traurig da,

fühlest kaum den Zephir, der mit süßem Schauer

in den Blättern freier Bäume weilt

und bei deinen leicht vorübereilt.

O! dein Anblick geht mir nah!

und die bilderreiche Phantasie

stellt mit ihrer flüchtigen Magie

eine menschliche Gestalt schnell vor mich hin,

die, auf ewig von dem freien Sinn

der Natur entfernt, ein fremder Drang

auch wie dich in steife Formen zwang.

Der Engel des Todes

 

An Salomon dem großen Weisen ging

Der ernste Todesengel sichtbarlich

Vorüber einst, und richtete den Blick

Auf einen Mann, der nahe bei ihm stand.

Wer ist der, fragte dieser Salomo,

Der Engel mit dem furchtbar ernsten Blick?

Der Todesengel, sagte Salomo.

Es scheinet mir, versetzte jener, daß

Er mein bedarf; o, so befiehl drum schnell

Dem Winde, daß er weit aus seinem Blick

Nach Indien mich bringe. Es geschah.

– Und drauf zu Salomo der Engel spricht:

Verwundert sah ich ernst auf diesen Mann,

Denn seine Seel’ in Indien von ihm

Zu nehmen, war befohlen mir, und hier

In Palästina traf ich ihn bei dir.

Andenken

 

Athmet von Lüftchen bewegt, die Linde mit stillem Gesäusel,

Wähn’ ich, es beb’ um mich, leise dein zärtlicher Laut.

Seh’ ich von fern ein Gewand, an Farbe ähnlich dem deinen,

Zuckt mir ein lieblicher Schreck schauernd durch Mark und Gebein.

Zeichnet mit Rosengewölk der Tag die beginnende Laufbahn,

Stralet der Äther so blau, denk’ ich: es wäre wohl schön,

Heut’ in der freien Natur, in himmlisch blühenden Lauben

Frölich beisammen zu seyn, ach! mit dem lieblichen Freund!

Dämmert der Abend so mild, und wandelt durch duftige Wolken

Ihren Geliebten zu sehn, Luna, mit thauigem Blick,

Schimmern die Sterne herab, in schweigender, ewiger Klarheit,

Tauch’ ich mich, einsam und still, gern in die Kühlung der Nacht,

Denke deiner, bewegt, und seufze mit liebender Sehnsucht:

Wehet, ihr Lüfte, o weht seine Gedanken mir zu!

Sieh’, es umringet mich so dein Bild in lieblichen Träumen,

Bist du dem Auge gleich fern, ewig dem Herzen doch nah.

Seliger Ahnung getreu, liebt dich die Freundinn in Allem,

Wie sie, in schönerer Zeit, Alles einst liebte in dir.

Das Kind

 

Duftende Blüthen aus freundlicher Höh’

säuseln hernieder wie glänzender Schnee;

sieh, wie die Schwalbe mit silberner Brust

fliegt an dem Teiche voll spielender Lust!

 

Schon sind am Wege die Büsche belaubt,

Vögelchen singen, es summt mir ums Haupt

freundlich der Käfer, und dort durch das Grün

rauschte die bunte Libelle dahin.

 

Welche Gerüche! woher? O, gewiß

find’ ich Violen; sie düften so süß!

Sieh, wie sie blühen! Geschwind, o! geschwind

Kränze, bekränze das fröhliche Kind!

 

Der Liebende

 

Lieblich, wie der Hoffnung Zaubertöne,

flötet dort im Blüthenbusch versteckt

Philomele, während sich der schöne

Abendhimmel leicht mit Rosen deckt.

 

O! in Allem, was die Säng’rin flötet,

lausch’ ich deiner Stimme rein und mild,

und der Schimmer, der den Himmel röthet,

mahlt in Lichtgestalten nur dein Bild!

 

Dort, wo leichte graue Nebel schleichen,

an des fernen Horizontes Rand,

wo umher die hellen Blicke reichen,

seh’ ich dich, seh’ Himmel nicht und Land.

 

Ha! ist’s Liebe, die den Zauberschleier

schimmernd über Erd’ und Himmel webt,

daß allüberall in Frühlingsfeier

mir dein holdes Bild entgegen schwebt?

 

Du, du liebest! in der Linde Säuseln

find’ ich dieses leisen Rufes Spur,

und des Baches leicht verworr’nes Kräuseln

tönt mir murmelnd Liebe, Liebe nur.

 

Und es bebt, wie über Blüthenauen

Zephyrn athmen, durch die Seele mir

das Geständniß. Soll ich’s dir vertrauen?

berg’ ich lieber es auf ewig dir?

 

Nimm es hin! – Wie süße Blumendüfte

durch die Sommernächte wallend ziehn,

send’ es auf dem leichten Weh’n der Lüfte

dir der Genius der Liebe hin!

Die Nachtigall

 

Kalt ist der Morgen und trüb’, es tönt durch die bebenden Zweige

nur der Nachtigall Lied mild in dem brausenden Sturm;

wunderbar lauschet der Hain: so tönt durch die Stürme des Lebens

nur der Liebe Accent, alles verklärend, hindurch.

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