La condotta di guerra dell’Inghilterra

Inizieremo a proporre su questo portale testi e immagini presi dall’edizione tedesca e italiana di Signal. Buona lettura. ML (cliccare sulle immagini per ingrandirle e leggerne le didascalie quando presenti)

La condotta di guerra dell’Inghilterra

Osservazioni fondamentali sull’azione germanica di rivalsa contro l’isola

Una delle scene più degne di nota della storia moderna britannica è indubbiamente quella svoltasi il 18 giugno 1815, giorno in cui la battaglia di Waterloo volgeva verso il suo termine, dopo una lotta durata parecchi giorni. Non ci riferiamo qui al famoso colpo del maresciallo Blücher all’ala destra dell’esercito napoleonico da lui vibrato proprio nel momento in cui Wellington aveva impiegato le sue ultime riserve Parliamo invece della scena che si svolse il giorno seguente a Londra. Mentre sulla sponda opposta della terraferma infuriava la battaglia di Waterloo, i magnati dell’alta finanza inglese si trovavano riu¬niti nella Borsa di Londra. Dall’esito della battaglia dipendeva se avrebbe intascato un enorme profitto quel gruppo finanziario che aveva speculato sulla «baisse», oppure il gruppo che aveva speculato sulla «hausse». Come è noto, in quel giorno il ramo inglese della casa Rotschild potè gettare le basi del suo patrimonio, servendosi di un particolare sistema informativo appositamente   escogitato.

Quando alla fine del mese di maggio di quest’anno Winston Churchill dichiarò che la Turchia, in seguito alla sua politica di neutralità, non verrebbe a trovarsi, ultimata la guerra, in possesso della forte posizione da essa sperata, un noto deputato turco rispose in un editoriale che in Turchia non c’è l’abitudine di trattare le amicizie fra i popoli alla stregua delle speculazioni borsistiche e, in un certo qual modo, di fare giornalmente una quotazione del valore di corso dell’altro popolo. Questa risposta turca centrò in pieno l’invariabile e, per tutti i popoli continentali europei, incomprensibile carattere nazionale britannico. E ciò doveva rivelarsi nuovamente già pochi giorni più tardi.

Nelle prime ore del mattino del giorno 6 giugno era iniziata l’invasione. Il giorno seguente i corrispondenti americani hanno trasmesso a Nuova York che immediatamente dopo l’annuncio dell’inizio dell’invasione, alla borsa di Londra si sarebbero svolte delle scene indescrivibili. Nel giro di poche ore il valore di certi titoli si sarebbe quasi raddoppiato Ma specialmente si sarebbe iniziato un «run» sulle azioni delle grandi industrie britanniche, e su quelle delle ferrovie della Francia settentrionale. Ciò si è verificato nel momento in cui. come scrisse più tardi, un corrispondente di guerra inglese proruppe nelle parole: «La buona e cara terra! Se durante le prime ventiquattro ore non mi fossi aggrappato ad essa, dopo esser uscito sano e salvo dalla carcassa di un battello da sbarco, non avrei certo più potuto scrivere neppure una riga!». In queste prime ore dell’invasione sono periti migliaia e migliaia di soldati britannici che ancora durante il precedente «week-end» avevano preso commiato dalle loro madri e dalle loro spose   Ed essi non hanno più avuto la possibilità di apprendere qualche cosa circa il rialzo della borsa di Londra.

Nei suoi «Paradoxes sur I’avenir de l’Europe» Albert Mousset dice «L’Anglelerre s’alarme davantage d un recul de sa monnaie que d’une défalte de ses troupes». («L’Inghilterra si allarma più per il ribasso del¬la sua valuta che per una disfatta delle sue truppe»). Ora, è ovvio che da questo invariabile concetto basilare britannico della guerra in genere dovesse risultare una scelta dei mezzi della condotta di guerra completamente diversa da quella fatta dagli altri popoli del continente europeo. Durante la prima guerra mondiale fu il blocco della fame contro le donne ed i bambini dell’avversario che, come scrisse Lloyd George nei suoi ricordi costituì l’unico mezzo bellico con cui l’Inghilterra poté infine conseguire il successo risolutivo del conflitto Nell’attuale seconda guerra mondiale l’Inghilterra poté infine conseguire il principio della totale distruzione dei popoli mediante lo scatenamento degli incendi e della devastazione dei fitti quartieri d’abitazione delle grandi città, ricorrendo all’uso delle bombe dirompenti e degli aerosiluri. Per l’Inghilterra vale appunto il motto fatale «In guerra tutto è lecito».

In seguito a ciò la Germania ha ora, dopo aver atteso degli anni interi, cominciato a dare una risposta tremenda a partire dalla notte del 15 al  16 di giugno. Nel momento in cui è stata iniziata l’azione di rivalsa. L’isola è stata dapprima tagliata fuori da ogni comunicazione con il mondo esterno. Tuttavia non si è potuto celare a lungo quale sia il terribile effetto di questa prima variazione dell’arma della ritorsione germanica, la quale ha costretto la popolazione di Londra e dell’Inghilterra meridionale a cercare riparo nei ricoveri antiaerei ripetutamente per lunghissime ore.

A partire da questo momento si è invero rivelato che la guerra non è soltanto un oggetto speculativo il quale comporta purtroppo anche il rischio di tutta una serie di giovani vite, ma che essa, altrettanto come è stata scatenata dall’Inghilterra e dall’America sotto forma di guerra di distruzione, si abbatte infine, pure come guerra di distruzione, su coloro che l’hanno voluta Per il senso profondo che risiede in questo fenomeno è sintomatico il fatto che vi sono tuttavia certi Inglesi i quali intuiscono già che il giuoco unilaterale come esso è stato fatto finora nella storia britannica, è ora terminato. E cosi che per esempio il reverendo W. R. Inge si è chiesto recentemente in un articolo dell’«Evening Standard», se l’Inghilterra cesserà di essere una grande potenza. Ed egli ha risposto nel modo seguente al suoi propri quesiti: «In certi punti, si. Noi dobbiamo rinunciare all’Idea di voler essere i poliziotti del mondo e ad impartire delle lezioni morali ai nostri vicini». Il reverendo Inge è del parere che non sarà l’Inghilterra, ma la Russia quella che detterà la pace giacché essa avrà per un lungo periodo di tempo il predominio in due continenti. Egli dice inoltre che questo è per l’Inghilterra un fatto molto grave, e che a questo paese non rimarrà altra via da scegliere che quella di ridivenire in futuro un paese agricolo!

Le conclusioni del reverendo W. R. Inge e specialmente la parte da lui attribuita a Mosca, dal punto di vista continentale-europeo possono venire considerate con altri criteri. Ma la rassegnazione che trova espressione in queste parole non è altro che il riconoscimento che anche l’impiego delle sanguinarie e proditorie armi distruttive impiegate dall’Inghilterra contro le città europee non le hanno permesso di conseguire nessun successo. E’ la rassegnazione di chi presagisce di non poter arrestare II corso discendente  del destino.

Per la prima volta nella storia, il metodo britannico della condotta di guerra si è rivolto contro la stessa Inghilterra. Per la prima volta da più secoli si dovrà ora riflettere tra le rovine delle città inglesi a quali conseguenze abbia portato la concezione della guerra che ha sempre animato l’Inghilterra e che l’ha animata anche in questo conflitto nella condotta di guerra contro il continente europeo.

 

 

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