Notizie di ieri e di oggi. Rubrica di “Signal”

Che cosa dite delle seguenti tesi?

1. Gli Stati Uniti attualmente si trovano in tale stato di benessere materiale da essere in serio pericolo di perdere la loro anima.

2. L’esito della guerra attuale costituirà pei le classi lavoratrici un rivolgimento estremamente pericoloso per la pace mondiale.

3. La prevalenza dell’influsso  giudaico negli Stati Uniti e incontestabile, ed ha  fin  d’ora  le  più  gravi  conseguenze.

4. Gli Stati  Uniti  si  trovano  completamente sotto il dominio del capitalismo che  a  suo  proprio  vantaggio  strutta   le classi meno abbienti.

5.  Al   termine   della   guerra   gli   Stati Uniti  riprenderanno  la loro politica isolazionista

Se supponete che queste tesi “Signal” le abbia riportate dal “Völkischer Beobachter”, vi sbagliale di molto. Esse sono, invece, state pubblicate il 12 maggio 1944 dal settimanale inglese “The Spectator”, che ha riprodotto una lettera all’editore del noto periodico, in cui lo scrivente riferisce di conversazioni avute in Inghilterra con 20 ufficiali americani, uomini intelligenti e tutti convinti che il punto di vista britannico e quello americano sui problemi mondiali presentino ben poche analogie Le tesi sopra riportate rappresenterebbero la media delle opinioni dei 20 ufficiali americani, cristallizzatasi infine, per cosi dire, da quelle conversazioni.

L’autore inglese osserva che ciò dà molto da pensare. E questo è anche il nostro parere Da quanto sopra si deduce chiaramente che per gli Stati Uniti i problemi veri e propri della guerra cominciano solo ora e che gli Americani ben lungi dall’essere più progrediti di noi nell’affrontarli, sono molto più indietro. Ciò vale oggi già per quanto riguarda l’individuare i problemi stessi e in quanto alla loro soluzione non ne parliamo nemmeno.

Un’altra voce non meno tipica — questa volta americana — getta luce in modo convincente sopra i dubbi che tormentano gli Americani. La “Saturday Evening Post” del 1 aprile cita le costatazioni di uno dei più noti scrittori americani di cose militari il quale sostiene che fra gli innumerevoli soldati americani coloro che sono profondamente convinti della necessità della presente guerra si possono contare sulle dita.

Egli scrive tra l’altro: «La maggior parte di essi ignora completamente perché questa guerra venga combattuta e persino coloro che hanno conosciuto i terribili momenti d’inferno sui campi di battaglia d’Africa o d’Italia ravvisano in questa guerra soltanto una spaventosa esperienza personale che li ha separati dalla patria e dagli amici. La ragione è che noi non difendiamo la nostra propria terra, e che di conseguenza noi Americani non sentiamo il senso di impellente necessità che provano per esempio gli Inglesi. Dato che noi conduciamo la guerra a migliaia di miglia dalle nostre coste, il nostro spirito combattivo deve venire sorretto da qualche cosa di diverso del senso di immediato pericolo per la patria; esso deve essere sorretto dalla consapevolezza che noi difendiamo dei principi il cui annientamento porterebbe con se il sovvertimento delle nostre norme di vita. Ma sfortunatamente da quando la Carta Atlantica ha perduto il suo valore non vi è accordo sull’attuazione di tali  principi».

La “Saturday Evening Post” ricorda inoltre che tutte le affermazioni fondamentali fatte, a partire dal tempo della Carta Atlantica in poi, sono state rese vane dalla politica pratica di Churchill e di Stalin nonché da quella di Roosevelt stesso. Di conseguenza se il soldato od il borghese americani volessero formulare i motivi per i quali gli Stati Uniti fanno questa guerra, non saprebbero che cosa dire.

Intanto i soldati americani stanno combattendo in Francia ove vengono presentali come «liberatori». Ma a che prò liberatori? Forse per introdurre in Europa quel dominio giudaico che i 20 ufficiali menzionati da “Spectator” hanno detto essere un effettivo pericolo per gli Stati Uniti? O vogliono liberare l’Europa in favole di quel capitalismo che, secondo i 20 ufficiali stessi, sfrutta la classe degli operai statunitensi? O forse per i principi che la “Saturday Evening Post”, il più diffuso dei settimanali americani, non è più in grado di scoprire?

Una cosa sembra però certa. Gli Americani non si battono per migliorare l’avvenire dell’uomo comune europeo. Forse lo farebbero volentieri ma coloro per conto dei quali essi devono combattere hanno ben altre preoccupazioni. Leggendo queste voci americane ed inglesi apparse poco prima dell’inizio dell’invasione, non si possono più nutrire dubbi in proposito.

G. W.

 

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