“Crack-Babies”. La Divisione corazzata SS “Hitler-Jugend”. Tratto da Signal

I soldati diciottenni della Divisione corazzata SS «Hitler-Jugend», fin dalla prima prova brillantemente sostenuta a Caen contro il fiore dei paracadutisti britannici, sono diventati sinonimo d’animoso slancio guerresco. Gli Angloamericani, con ammirazione sportiva, hanno dato a questa eroica gioventù combattente il soprannome di «crack-babies».

[ cliccare sulle immagini per ingrandirile e leggerne le didascalie. Entrambe sono a corredo dell’articolo originale di “Signal ]

Sul fronte occidentale, nel settore di Caen: da più giorni il rullo del fuoco d’artiglieria nemico arava la terra di Normandia; da più giorni le flotte aeree nemiche tempestavano incessantemente con bombardamenti in grande stile, le posizioni difese dalla Divisione corazzata SS “Hitler-Jugend”. L’avversario aveva impegnato su quel tratto di fronte le sue migliori Divisioni di paracadutisti e aviotrasportate, ripromettendosi la minima resistenza da parte dei ragazzi diciottenni che aveva davanti a sé. Nel loro gergo altezzoso, da truppe avvezze a combattere contro popolazioni coloniali, gli Anglo-americani chiamavano la Divisione tedesca, a cui si trovavano di fronte, “Divisione lattanti” o “baby”.

Ma in meno di otto giorni gli sprezzami assalitori, duramente provati in aspri combattimenti, tradivano la loro boria sgonfiata nel nuovo e definitivo nomignolo da essi coniato per i loro eroici e tenaci avversari: “crack-babies”. In quei giorni ebbi a parlare col SS-Brigadeführer Witt, maggior generale delle truppe SS, cavaliere della Croce di ferro con fronda di quercia: era al suo posto di comando, poco prima della sua morte. Egli mi diceva: “Vedete? Io sono un vecchio soldato, e fino al giorno in cui assunsi il comando di questa Divisione, credevo di avere un’esperienza guerresca non comune. Ma questi ragazzi, che ora comando, non solo mi hanno strappato ammirazione ma — non esito a dirlo — mi hanno per giunta insegnato che cosa sia vero spirito aggressivo. Spesso mi danno delle preoccupazioni, perché col loro slancio irrefrenabile mi scappano addirittura incontro al nemico, per le più pazze imprese, facendo stupire perfino una volpe vecchia come me. Ieri mi trovavo su un settore violentemente martellato dall’artiglieria. A un trailo vedo, su un praticello, due soldati della mia Divisione che — tra per ischerzo e sul serio — avevano impegnato fra loro una partita di lotta. Circa 800 metri più avanti, si stava avvicinando, sparando, un carro armato Sherman. Gridai a quei due: siete diventati matti? che storie sono codeste? Si piantarono sull’attenti e mi toccò sgridarli perché si mettessero al riparo. Ubbidirono, gettandosi dietro un lieve avvallamento e poi mi dissero, ciascuno per suo conto: Brigadeführer! Sono stato io il primo a scoprire il carro armato, e tocca a me schiantarlo col pugno anticarro! Intanto lo Scherman si era avvicinato fino a 300 metri: ordinai quindi a quei due di fare fuoco simultaneamente”.

CLASSE 1926

Allo scoppio della seconda guerra mondiale avevano 13 anni e stavano per   superare l’ultima soglia della fanciullezza. Seguivano con fervore gli avvenimenti, divorando insaziabili quanto si offriva loro da leggere ed augurandosi con  intensità suprema di poter emulare gli esempi ammirati di un Molders o di un   Prien. Avvezzi fin dalla fanciullezza allo spettacolo di un paese perpetuamente  minacciato e della guerra stessa, essi formavano una gioventù diversa da quella   delle Potenze nemiche, che da tante pubblicazioni americane ci si rivela  assai  dissipata. In Germania non abbiamo ragazzi di sedici anni che uccidono   a   revolverate,   di   cinema,   la   loro   prima   amante o  che   si   raccolgano   in bande   ladresche   per   aggredire   i   vecchi,   derubarli   e   ammazzarli.    In   Germania non  abbiamo giovinette che  nascondano  la  loro  sregolatezza col  barbaglio della “victory-girl”, carriera che  mette capo  all’ospedale.  I  ragazzi  tedeschi difendono il   loro  paese   al   pari   degli   adulti.    Della  classe   1928  della   Gioventù   Hitleriana più del 70 per  100  si sono arruolati  volontari, per  fare ne più ne meno di  quanto hanno  fatto   i   loro   camerati  della   classe   1926,  soldati   della   Divisione  corazzata SS “Hitler-Jugend”.      Essi   non   si   presentano   ai   centri   di   reclutamento   come   viziati figli   di   mamma,   o   come   astratti   sognatori,   vi   affluiscono   con   una   solida preparazione   tecnica,   ricevuta   nelle   scuole   e   formazioni   della   Gioventù   Hitleriana     motorizzata,   aviatoria,    marinara,   ausiliaria    dell’arma    aerea     Si    presentano in ottime condizioni fisiche,  giacché è ovvio  requisito della loro educazione anche  in   tempo  di  guerra,  quello di  una   buona  cultura  fisica.   Ciò  non  significa che  questa   gioventù  desideri   dissolutamente   di   venire   falciata   dal  grigiore  della guerra   presente.    Ma   d’altronde   essa  è   consapevole   della   dura   prova   impostaci dal  conflitto  odierno e  inesorabile,  e tale  consapevolezza   le  da   la  volontà   inflessibile   di   non   lasciarsi   abbattere.   Questa   gioventù   sa   troppo   bene   quale   miserevole   esistenza  li attenderebbe    se   fallisse    fosse   pure   per   un’ora    al   suo   compito.

Dovunque vennero impegnali, i giovani soldati della Divisione corazzata SS “Hitler-Jugend” si sono imposti all’ammirazione dell’avversario. Dal campo nemico si levano voci sempre più frequenti, le quali attestano con stupore come appunto questi soldati diciottenni siano gli avversari più inflessigli, che si battono con coraggio inaudito fino all’ultima goccia di sangue. I soldati di questa Divisione non sono soltanto fanti e carristi eccellenti. Come genieri meritano tanto maggiore ammirazione in quanto, data la loro giovane età, non possono avere una lunga preparazione tecnica.   Ciò che dà a tutte le azioni di questa Divisione uno slancio supremo e soprattutto, oltre al colpo d’occhio sicuro e alla prontezza di mano, l’entusiasmo giovanile, accoppiato al fervore di un coraggio sempre desto. La foto qui sopra mostra un gruppo di granatieri SS della Divisione corazzata “Hitler-Jugend” intento a costruire un ponte sotto il fuoco di grossissimi calibri delle artiglierie nemiche. Un altissimo spirito di sacrificio ha opposto di continuo alla superiorità materiale del nemico barriere e ostacoli difesi con estremo slancio, con disperato accanimento sprezzante la morte che finirà per strappare la vittoria.

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