Hildegard von Bingen

Hildegard von Bingen

 

“sono una piuma abbandonata al vento della fiducia di Dio”

“O uomo, guarda l’uomo: egli contiene in sé il cielo e le altre creature;

è una forma e in lui tutte le cose sono implicite.”

 

“litterae ignotae”

“  Fin dalla prima infanzia, prima che le ossa, i nervi e le vene fossero divenuti forti, ho sempre avuto questa visione nella mia anima e anche oggi che ho più di settant’anni. In questa visione, quando Dio lo vuole, la mia anima si innalza in alto nella volta celeste e nel profondo del cielo mutevole e si diffonde tra popoli diversi benché lontano da me, in luoghi e terre remoti. E poiché li vedo  così dentro la mia anima, io li osservo in armonia col movimento delle nuvole e di altre cose create. Io non li sento con gli occhi esterni del mio corpo, né li percepisco attraverso i pensieri del mio cuore o una combinazione dei miei cinque sensi, ma solamente dentro la mia anima, mentre i miei occhi esteriori rimangono aperti. Così non soffro mai di perdita di conoscenza e di sensi durante le mie visioni, ma le vedo ben sveglia, giorno e notte. E sono senza tregua oppressa da qualche malattia e spesso in uno spasmo di dolore così intenso che minaccia di uccidermi; ma Dio mi ha sostenuta fino ad adesso. La luce che vedo non è nello spazio ma è molto, molto più chiara di una nuvola che riflette il sole. Non posso misurarne né il peso né la lunghezza né la larghezza; io la chiamo “l’ombra della Luce vivente”. E così come il sole, la luna e le stelle si vedono nell’acqua, così scritti, sermoni, virtù e alcune azioni umane prendono forma davanti a me e brillano all’interno di quella luce… Inoltre, io non riesco a riconoscere la forma di quella luce più di quel che non riesca a fissare direttamente la sfera solare. Talvolta, ma non spesso, io vedo all’interno di quella un’altra luce, che chiamo “la Luce vivente”. E non posso descrivere quando e come la vedo, ma mentre la vedo ogni pena e angoscia mi abbandona, tanto che mi sento come una fanciulla innocente e non come una povera vecchietta (King-Lenzmeier, 2004, p.225-6: Hildegard von Bingen, lettera a Gilberto di Gembloux)

 

Opere

Liber scivias (  Scito vias, Conosci le vie) 1141-1151

Liber subtilitatum diversarum naturarum creatura rum ( Libro che indaga gli aspetti sottili delle nature diverse delle creature, ca. 1158-70), diviso in:

1-Physica ( Storia naturale o Libro delle medicine semplici)*

2-Causae et curae ( Libro delle cause e dei rimedi o libro delle medicine composte)*

Symphonia harmoniae celestium revelationum ( comprende tutta la musica in versi e melodie di ildegarda, divisi in Carmina e Ordo virtutum, opera drammatica musicata)

Liber vitae meritorum (Libro dei meriti della vita) 1158-1163

Liber divinorum operum (Libro delle opere divine)1164-1174

Epistolae

Vita Sancti Disibodi

Vita Sancti Reperti

Expositio evangeliorum

Explanatio simboli S. Athanasii

Explanatio regulae Sancti Benedicti

Lingua ignotae, ignote litterae per hominem simplicem Hildegardem prolata

* Questi due libri raccolgono tutto il sapere medico e botanico  fino ad allora esplorato (il primo la  Fisica,il secondo una vera  enciclopedia naturalistica contenente conoscenze fisiologiche e mediche relative al corpo umano connesse ai  vari principi cosmologici)

Edizioni, traduzioni italiane e critica consigliata

Hildegardis abbatisse Opera, Patrologia Latina ac. J.P. Migne, vol. CXVII, Parigi 1895

Hildegardis Scivias, Corpus Christianorum – Continuatio Mediaevalis, vol. 43-43A, Brepols, Turnhout 1991

Hildegardis Liber Vitae Meritorum, Corpus Christianorum – Continuatio Mediaevalis, vol. 90 (1995)

Hildegardis Liber divinorum operum, Corpus Christianorum – Continuatio Mediaevalis, vol. 92 (1996)

Hildegardis Epistolae, Corpus Christianorum – Continuatio Mediaevalis, voll. 91-91A 1\991.93

Vita Sanctae Hildegardis, Corpus Christianorum – Continuatio Mediaevalis, vol. 126 (1993)

Hildegard von Bingen, Causae et curae, ed. P. Kaiser, Leipzig 1903

Ildegarda di Bingen, Cause e cure delle infermità, a cura di P. Calef, Palermo, 1997

Ildegarda di Bingen, Il centro della ruota. Spiegazione della regola di S. Benedetto, a cura di A. Carlevaris, Milano, 1997

Ildegarda di Bingen, Come per lucido specchio. Libro dei meriti di vita, a c. di L. Ghiringhelli, Milano 1998

Ildegarda di Bingen, Ordo virtutum. Il cammino di Anima verso la salvezza, a c. di M. Tabaglio, Verona 1999

Ildegarda di Bingen, Il libro delle opere divine, a c. di M. Cristiani e M. Pereira, Mondadori, Milano 2003

Ildegarda di Bingen, Cantici spirituali, Demetra edizioni, Milano 1995

M. Tabaglio, Ad caelestem harmoniam. Poesia e musica in Ildegarda di Bingen, Fiorini, Verona 1998

Hertzka Gottfried, Strehlow Wighard, Medicina delle pietre preziose di Santa Ildegarda, Edizioni Segno, 2010

Tancredi Lucia, Ildegarda, la potenza e la grazia, Città Nuova, 2009

Dr. Godfried Hertzka, Dio ci guarisce così, Edizioni Segno, 2008

Spaziante Hildegard, Hildegard von Bingen e le miniature dello Scivas, Edizioni Segno, 2007

King-Lenzmeier Anne H., Ildegarda di Bingen. La vita e l’opera, Gribaudi, 2004

Giovanna della Croce, Scivias. Il nuovo cielo e la nuova terra. Ildegarda di Bingen, Libreria Editrice Vaticana, 2002

Termolen Rosel, Ildegarda di Bingen. Biografia, Libreria Editrice Vaticana, 2001

Maurin Daniel, Fournier Rosset J., Le ricette della gioia con santa Ildegarda. 150 ricette di cucina, Edizioni Segno, 2000

Ildegarda di Bingen (santa), Marbodo di Rennes, Il libro delle gemme. I lapidari di Ildegarda di Bingen e Mardobo di Rennes, Il Leone Verde, 1998

Ildegarda di Bingen (santa), Il libro dei rimedi per l’anima e per il corpo, Gribaudi, 1998

Gronau Eduard, Hildegard. Vita di una donna profetica alle origini dell’età moderna, Ancora, 1996

Roberto Olivato, Sacrari, santi patroni e preghiere militari, Edizioni Messaggero, 2009

F. Agnoli, M. Luscia, A. Pertosa, Santi & rivoluzionari, SugarCo, 2008

Benedetto XVI, I santi di Benedetto XVI. Selezione di testi di Papa Benedetto XVI, Libreria Editrice Vaticana, 2008

Lanzi Fernando, Lanzi Gioia, Come riconoscere i santi e i patroni nell’arte e nelle immagini popolari, Jaca Book, 2007

Peter Dronke, Donne e cultura nel Medioevo, Milano, Il saggiatore, 1986

Audrey Fella, Hildegarde de Bingen, la sentinelle de l’invisible, Le Courrier du Livre, Paris, 2009

Sabina Flanagan, Ildegarda di Bingen, vita di una profetessa, Firenze, Le lettere, 1991

Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri, In un’aria diversa. La sapienza di Ildegarda di Bingen, Milano, Mondadori, 1992

Eve Landis, Hildegard von Bingen. Ricette per il Corpo e per l’Anima, Milano, Tommasi, 2000

W. Lauter, Hildegard-Bibliographie 1, Alzey, 1970 e 2, Alzey, 1984

Claudia Salvatori, Ildegarda. Badessa, visionaria, esorcista, Milano, Mondadori, 2004

M. Schrader, A. Fuhrkotter, Die Echtheit des Schriftum der heiligen Hildegard von Bingen, Koln-    Graz, 1956

Rosel Termolen, Ildegarda di Bingen, Biografia, Roma, Libreria Editrice Vaticana, 2001

Anne King-Lenzmeier, Ildegarda di Bingen. La vita e l’opera, Milano, Gribaudi, 2004

Lucia Tancredi, Ildegarda. La potenza e la grazia, Roma, Città Nuova, 2009

Anne Lise Marstrand-Jørgensen, Hildegard, Copenaghen, Gyldendal, 2009 (La guaritrice. Storia vera di Ildegarda di Bingen, traduzione italiana di Bruno Berni, Sonzogno, Venezia 2011)

Hans Wilbrink, Amplexio Dei, de Omarming Gods, diss. (Ildegarda e Hadewijch) Maastricht/Aken 2006

Links consigliati

www.santiebeati.it/dettaglio/70550

php.fabriano-matelica.chiesacattolica.it/…/CnsSMargherita-A5.htm

http://lgxserver.uniba.it/lei/filmed/ildegard/home.htm

http://www.healingchants.com/hvb_links.html

http://www.st-hildegard.com/

http://www.hildegard.org/

Biografia e poetica

(A cura di Barbara Spadini)

Ildegarda o Hildegard significa:” audace in battaglia”. Scrivere queste note critiche riguardo ad una donna eccellente, che onora la Germania per averle dato i natali, fa sentire molto piccola chi scrive,messa  di fronte ad un modello  umano, etico, culturale, spirituale ancora oggi valido modello di riferimento (ed attualissimo) , avendo influenzato con il proprio “pensiero forte” la realtà del suo tempo, guadagnandosi di diritto, secondo la critica più recente, un posto importante  all’interno della filosofia occidentale.

Ildegarda colpisce soprattutto per la sua capacità di mettersi in gioco, senza paura, entro eventi molto più grandi di lei, utilizzando l’arma della scrittura  in ambito sociale, politico e spirituale, del viaggio come mezzo per esportare la sua voce e la sua persona a favore degli altri e, soprattutto, usando le proprie mani per comporre musica, creare medicamenti con le erbe, pregare, dando in tutto questo  senso alle sue visioni mistiche.

A parte le pubblicazioni di taglio  culinario o d’erboristeria attraverso le quali è conosciuta ed associata – e solo parzialmente- in Italia, Hildegard non si può ridurre ad esempio di dolce e schiva monaca benedettina che lodava il Signore nell’isolamento irreale  del convento, o di amabile guaritrice che usava le erbe per risolvere i problemi dell’esistere: donna straordinaria, virago d’acciaio e, ugualmente, bella, aristocratica e dotata di grazia accattivante e di doti umane superiori, per spirito, cultura e carisma, vive ottantun’anni  di avventura terrena nei quali sa testimoniare di se stessa l’essere, prima di tutto, donna coerente di pensiero e d’azione : per questo, forte, come il suo nome, che ispira battaglia e coraggio.

Si spera con queste note, di contribuire a restituire la grandezza di Hildegard a chi se ne è appassionato leggendo solo  le sue ricette, vere o presunte o a chi vede nella sua arte delle  erbe solo  una modaiola via naturale al benessere, senza comprendere la “cultura” della tradizione entro  cui le erbe nel Medioevo  erano ascritte: Hildegard è ( anche) una scienziata, una botanica (per metodo, capacità di classificazione e mente esatta), che ha saputo innalzare anche attraverso il timo o il rosmarino un canto all’Uno, che è sempre nel Tutto, prova di fede e di sapere. Nel complesso possiamo quindi definire:” il suo pensiero cosmologico e naturalistico come una sintesi originale del sapere tradizionale e di una conoscenza intuitiva della realtà, animata dal senso della perfezione dell’opera divina”.

 Ildegarda nasce a Bermersheim vor der Höhe, nei pressi di  Alzey (Assia Renana) nel  1098, da una nobile famiglia.

I genitori, Ildeberto e Matilda di Vendersheim ( o Vermessheim ) , preoccupati per il futuro di Hildegard, loro decima figlia, che cresceva cagionevole in salute, decidono di inviarla al  convento benedettino di Disibodenberg, quando aveva solo otto anni.

In questo contesto viene educata  dalla giovane e nobile badessa  Jutta di Sponheim, prendendo i voti presumibilmente fra il 1112 ed il 1115, in una cerimonia presieduta dal vescovo Ottone di Bamberga.

Si avvia così  la sua formazione culturale e spirituale, che renderà Hildegard ferrata in letteratura, musica, cosmologia, astronomia, botanica e scienze naturali, arte, teatro, filosofia e teologia,  lingue straniere ed antiche , divenendo in breve scrittrice, poetessa, saggista, guaritrice, musicista, pittrice e consigliera fidata di molti potenti. Suo maestro ed alleato, all’interno del convento, il canonico Volmar ( Vulmar o Volmaro), che la aiuterà anche nel momento della stesura dei  propri scritti, animando una vera e propria “redazione” interna al chiostro e la consorella  Richardis, che Hildegard amerà sempre, addolorata per la sua partenza dal convento  quando diverrà badessa  e quando  morirà l’anno seguente.

  La ”sibilla del Reno”(King-Lenzmeier 2004):” impiega per la sua vita il termine “polifonia mistica” per indicare l’insieme di interessi, impegni, responsabilità amalgamati in un tutto unico dalla sua profonda creatività ed ispirazione interiore, sì che ne escono molteplici ma concordi intonazioni. La polifonia mistica si manifesta non solo nell’opera di Ildegarda, ma in tutto il suo modo di essere. Il suo corpo malaticcio è in realtà uno strumento duttile di uno spirito volitivo e indomito, che porta in fondo il suo programma a dispetto degli ostacoli esterni e dei vincoli di resistenza interni: basta dire che tutta l’opera letteraria compare in età matura, dopo i 49 anni, mentre in età senile, dopo i 63 anni, hanno luogo i viaggi di predicazione, all’epoca estenuanti”.

Nel 1136 è chiamata infatti a succedere Jutta , divenendo prima maestra delle novizie poi  badessa del convento. Fin da piccola Ildegarda mostra un temperamento mistico, che cresce in modo direttamente proporzionale al proprio accresciuto “potere”: come per tutte le persone che coltivano valori spirituali, la cultura, il sapere, il carisma di badessa, la rendono forte ed umile allo stesso tempo, decisa ma dignitosa, consapevole delle proprie doti ma anche tanto  amorevole da  compiere sempre scelte di fede, ardue, difficili, ma scevre da tentazioni mondane. Questo, forse, uno dei motivi per cui ella si mostra schiva e riluttante a  descrivere le proprie visioni,  «visioni non del cuore o della mente, ma dell’anima», delle quali parlerà solo oltre i quarant’anni, attorno al 1136, dopo aver trovato in Bernardo da Chiaravalle – col quale ha frequenti contatti epistolari- l’incoraggiamento per renderle pubbliche attraverso degli scritti.

“Nel mio quinto anno di vita vidi una luce così grande che la mia anima ne fu scossa però, per la mia tenera età, non potei parlarne…”: così la monaca descrive il primo impatto con una realtà sovrannaturale che per tutta la vita l’accompagnerà e con la quale dovrà sempre fare i conti, fra slancio spirituale e desiderio di razionalizzare e scrivere quanto sperimentato, pur  comprensibile a pochi.

 Non va dimenticato che Hildegard  è considerata una grandissima rompiscatole nell’ambito ecclesiastico tedesco del proprio tempo : troppo libera di spirito, troppo attiva e comunque donna, inadeguata dunque a discorrere di teologia con i primati della chiesa teutonica. Bernardo, invece, mistico eppure realista, la  comprende e la  sollecita a vivere secondo la propria indole, esortandola a praticare l’umiltà ma anche a diffondere la fede al di là delle mura del convento, scuotendo le coscienze, portando testimonianza e predicando  al mondo.

Per nulla scoraggiata nel’essere considerata anticonformista , Ildegarda comincia a scrivere e a conferire con nobili, re, vescovi ed abati, dicendo la propria su tematiche anche spinose: la riforma monastica, la moralità del clero, il rapporto fra potere papale e secolare, mostrando di appoggiare Bernardo da Chiaravalle nei suoi propositi riformisti.

Inoltre porta con sé il segreto della veggenza:”  più lei resisteva alla Voce, più aumentavano le sofferenze. Finalmente, dietro consiglio di Volmar, cominciò a scrivere. E anche le forze ritornarono. Il primo frutto fu l’opera “Scivias” (Conosci le vie). In 35 visioni c’è tutta la storia della salvezza”.

In questo libro profondamente mistico è detto:“conoscere le vie, a prestare attenzione, a guardare, scrutare, discernere le vie divine, i percorsi, rettilinei o contorti, le circostanze belle o brutte nelle quali Dio ci viene incontro. Tutte le vie portano ad un’unica meta, pertanto in ogni circostanza si può desiderare Dio e conoscerlo”.

Intanto, organizzatrice e innovatrice, all’insegna di un: “Manifesta le meraviglie che apprendi … Oh tu fragile creatura … parla e scrivi ciò che vedi e senti…”,  fonda un primo convento tra il 1147 ed il 1150 a    Rupertsberg sul Reno, vicino a Bingen (Assia)  e successivamente, attorno al 1165, un altro, sulla sponda opposta del fiume, presso Eibingen.

 Questo mostra quanto seguito avesse questa carismatica donna di fede e d’azione: fondare conventi nuovi significava avere molte novizie.

Dal 1147 si trasferisce nel convento di Rupertsberg – Bingen: in questo stesso anno, già considerata un’illustre autorità all’interno della Chiesa, alcuni suoi scritti vengono letti dal papa Eugenio III ( papa cistercense e seguace di Bernardo da Chiaravalle)nel corso del Sinodo di Treviri.

Tra il 1159 e il 1170 intraprende ben quattro viaggi pastorali, predicando in pubblico e nelle cattedrali di Colonia, Treviri, Magonza, Werden, Metz e Liegi.

 È rimasta famosa  sia la predica di Treviri, nel giorno della  Pentecoste 1160: “Io povera creatura, a cui mancano salute, vigore, forza e istruzione, ho udito nella luce misteriosa del vero volto le seguenti parole per il clero di Treviri: i doctores e i magistri non vogliono più dar fiato alla tromba della giustizia, perciò è scomparsa in loro l’aurora delle buone opere…” ed anche quella di Colonia, contro i sacerdoti corrotti: “Per la vostra disgustosa ricchezza ed avidità, nonché per altre vanità non istruite i vostri fedeli”.

Altrettanto decisa  si mostra contro gli eretici Catari: ad Hildegard  non mancava la verità e la crudezza della parola .

Amica e protetta da Federico Barbarossa imperatore,fino al 1159, non indugia a riprenderlo con durissime espressioni quando egli oppone ben due antipapi al papa Alessandro II. Un affronto di questo genere, all’imperatore da parte di una donna per giunta monaca, non provoca però reazioni o vendette, solo l’allontanamento rispettoso del Barbarossa.

 La sua fama è riconosciuta, l’attività senza sosta  e spesso  le malattie prostrano il suo fisico: tuttavia la sua forza le permette  sempre una certa  auto ironia: “Perché non insuperbisca Dio mi ha costretta a letto”.

Muore nel convento di Rupertsberg, il 17 settembre 1179, conoscendo  già da tempo la data del suo dies natalis, rivelatole in visione.

Sepolta nel monastero,  trasferita la salma nel 1632 presso il capitolo benedettino di Bingen a causa della distruzione del convento da parte degli svedesi nel corso della guerra dei Trent’anni,  viene proclamata Santa per acclamazione popolare, ma solo in seguito papa Gregorio IX, circa mezzo secolo dopo, aprirà il processo di canonizzazione, il cui iter si è fermato dopo la beatificazione, nel 1324. Nonostante questo, Ildegarda è venerata come Santa della Chiesa cattolica, patrona di filologi ed esperantisti, vedremo poi perché.

Nella sua iconografia, soprattutto in immaginette sacre e stampe antiche di matrice tedesca, è raffigurata col saio e con un libro, il pastorale, la cetra e la penna, simboli che ben  rappresentano la sua missione ed il suo sapere.

Vanno ricordate le sue lettere, che  attestano i suoi rapporti con molti potenti e che trattano varie tematiche religiose, facendo comprendere che Ildegarda era  considerata un’affidabile consigliera spirituale, rispettata e  temuta, anche perché capace di esorcismi.

Una leggenda ci parla infatti di un esorcisma riuscito e condotto personalmente da Ildegarda, cosa improponibile per quei tempi:  nella sua profonda humilitas, aveva comunque voluto accanto nel corso del rito alcuni sacerdoti.

Mistica, lavoratrice instancabile, operatrice di bene, nella teologia che esprime ( non sistematicizzata ma  ricostruibile attraverso  i suoi scritti) con chiarezza sa donarci  un insegnamento fondamentale anche oggi, quello che elle stessa chiama “viriditas” ( che, tradotto in un neologismo, significa “ verdità”): sempre esposta alla malattia e dal fisico debole, sostenuto da uno spirito di forza eccezionale, Ildegarda pone in relazione l’energia vitale dell’uomo sia con la vita interiore( pensieri ed emozioni), sia con la Natura, alleata e fornitrice di rimedi alle malattie. Questo suo pensiero ci fa comprendere quanto ella sia stata presaga e sostenitrice della moderna psicologia e della medicina olistica, insegnandoci che stare bene con se stessi significa  pensare positivo sentendosi  parte della Natura, assorbendo tutte le energie benefiche che permettono di agire bene pensando bene.

Per Ildegarda  la Natura era dono di Dio, da conoscere, amare e rispettare, elevandone la lode in musica e cantando: e certamente la musicoterapia ci è arrivata da Ildegarda, prima musicista attestata storicamente dell’era cristiana. Musicoterapia, medicina olistica ed anche l’uso di pietre e cristalli a scopo energetico e  curativo: la Natura è benevola  e madre.

 Per lei l’uomo che ha perduto il  rispetto  per Dio e  per l’ambiente è  la vera  causa del lamento terribile di tutta la creazione:“E udii come gli elementi si volsero a quell’uomo con un urlo selvaggio. E gridavano: «Non riusciamo più a correre e a portare a termine la nostra corsa come disposto dal Maestro. Perché gli uomini con le loro cattive azioni ci rivoltano sottosopra come in una macina. Puzziamo già come peste e ci struggiamo per fame di giustizia»”.

Sempre a Hildegard va il merito di aver descritto in termini sublimi e di raffinata teologia l’essenza di Dio: “Io, suprema forza di fuoco che accese ogni scintilla di vita, da cui nulla uscì di mortale, io decido di tutto ciò che è. Al cerchio dell’universo con le mie ali, cioè volandogli intorno con la mia sapienza, ho dato il giusto ordine. E di nuovo io, infiammata vita del divino essere originario, scintillo sulla bellezza dei terreni dei campi, brillo nelle acque, ardo nel sole, nella luna, nelle stelle. Con un soffio di vento, invisibile vita che dona pienezza, tutto trasformo in vita… Dunque io sono la forza di fuoco che segretamente riposa in tutto questo, tutto arde grazie a me, come il respiro tiene incessantemente in vita l’uomo e come nel fuoco si leva una fiamma accesa…”. Una cosa veramente piacevole è leggere i suoi scritti, per gustarne la raffinatezza stilistica e l’utilizzo di parole mirate all’oltre.

Spirito elevato e sorretta da fede incrollabile:”  nei suoi libri profetici e naturalistici Ildegarda espone idee cosmologiche di grande rilievo e di notevole originalità ed elabora una visione profetica della storia. Il suo approccio alla conoscenza della realtà non segue la modalità scolastica di lettura e commento dei testi, ma si basa sull’ esperienza intuitiva di cui essa riferisce il carattere visionario in più luoghi della sua opera. Le visioni sono considerate di origine divina e portatrici di conoscenza nell’ambito della natura, della storia e della vita spirituale umana: i diversi livelli di significato delle visioni (letterale, allegorico, tropologico) sono esposti da Ildegarda in ampie spiegazioni, da lei ricondotte ad una costante ispirazione divina che si serve come tramite del suo “fragile corpo di donna”. La sua esperienza è dunque propriamente profetica, non una mistica unione dell’ anima con Dio, ma l’ assunzione di un ruolo di intermediaria fra Dio e l’umanità del suo tempo. Il fatto che essa non avesse avuto una formazione scolastica non significa che fosse incolta, ma che era stata educata secondo le linee della cultura monastica, fondata sulla lettura dei libri scritturali e patristici; questo fatto permette di comprendere perché Bernardo da Chiaravalle, venuto a conoscenza delle sue visioni, ne riconobbe subito l’importanza per la propria opera di riforma, in cui si opponeva frontalmente alla nuova cultura delle scuole. Tuttavia i contenuti della nuova filosofia non erano ignoti ad Ildegarda, che li elaborò in termini originali, sottolineando il carattere creaturale della natura: il valore del mondo e dell’esperienza umana in esso, asserito in termini analoghi a quelli dei filosofi naturalisti del tempo, non si accompagna all’idea dell’autonomia della natura e della ragione umana, ma si radica nella dipendenza del mondo e dell’uomo dal Dio creatore. Nella terza visione dello Scivias Ildegarda presenta un’ immagine del cosmo che, se ha alcune affinità con quelle dei filosofi coevi, presenta però anche importanti differenze; fra queste in primo luogo la “forma di uovo” del cosmo ildegardiano, che conferisce realtà fisica al simbolo tradizionale della vita del mondo, presente anche in una fonte importante della cultura delle scuole basata sulle arti liberali, il De nuptiis Mercurii et Philologiae. Procedendo verso l’ interno della struttura incontriamo i vari strati cosmici degli elementi, analoghi a quelli della cosmologia tradizionale ma con due importanti differenze: l’elemento superiore, il fuoco, si sdoppia in un fuoco luminoso e un fuoco nero, per rendere ragione della duplicità delle forze, positive e negative, che s’intersecano nel macrocosmo. Fra queste hanno un ruolo rilevante, oltre naturalmente al sole e ai pianeti della tradizione astronomica, i venti che, convergendo verso il centro, la terra, esercitano la loro funzione primaria nel conferire vita e movimento a questa complessa struttura . Nel Liber divinorom operum (1174) la forma del cosmo, generato nel petto di una figura divina a carattere antropomorfo, è rotonda e, per quanto gli strati successivi siano gli stessi che nell’ opera precedente, ciò che ora tiene insieme la struttura sono raggi che s’intersecano unendo la circonferenza con il centro; questo è costituito da una figura umana, che rappresenta il microcosmo.

L’uomo e il suo mondo. Il tema centrale della riflessione cosmologica del XII secolo, la centralità dell’uomo e il suo rapporto con la vita del cosmo, si affermano anche nell’ opera di Ildegarda, mostrando che, nonostante questa sia l’ epoca in cui la razionalità scientifica comincia a divaricarsi nettamente rispetto alle fonti sapienziali di conoscenza, gli stessi temi di riflessione s’ impongono, per quanto diversi siano gli strumenti e i metodi conoscitivi impiegati. Sviluppando un tema presente già nell’antropologia eriugeniana e centrale nelle nuove fonti ermetiche acquisite nel XII secolo, in particolare nell’Asclepius, Ildegarda afferma la superiorità dell’uomo sulle creature spirituali angeliche, perché nella duplice composizione – anima e corpo – che rispecchia la divinità e l’umanità di Cristo, risiede la possibilità che l’umanità ha di collaborare con Dio: con l’opera della creazione, mediante la generazione, che porterà il numero degli uomini a colmare il posto lasciato vuoto dagli angeli ribelli, ricostituendo la pienezza del creato; e con l’opera della salvezza, mediante il perfezionamento morale e spirituale dell’umanità al seguito di Cristo nella storia, che porterà alla piena vittoria sul demonio alla fine dei tempi. La storia, infatti, è lo svolgimento delle vicende dell’intero creato, dalla caduta dell’angelo ribelle alla vittoria finale sull’Anticristo. In queste vicende (per la cui descrizione Ildegarda utilizza uno schema di ‘età del mondo’ affine a quello di Gioachino da Fiore) la razionalità umana, che ha lo stesso carattere igneo dello Spirito creatore, ha il compito di riunificare il mondo corporeo e quello spirituale nella vita morale e nella realizzazione della salute, attraverso la conoscenza e l’utilizzazione del mondo naturale: in questo contesto è centrale la nozione di viriditas (che sostantifica il carattere simbolico del colore verde), in cui si esprime la vitalità e fecondità non solo del mondo vegetale, ma anche di quello sensibile e spirituale. All’essere umano è possibile inoltre sperimentare, nell’armonia della voce, l’esperienza immediata dell’unità di anima e corpo, che tende a riprodurre la perfezione dell’umanità prima del peccato originale: nella musica e nel canto la ricomposizione della dualità infatti è già in atto e il fine della vita umana è realizzato: “il corpo attraverso la voce canta con l’anima lodi a Dio ”.

Insieme ad un’ultima riflessione riguardo il misticismo di Hildegard , riportata di seguito, vorrei sottolineare  una curiosità d’eccezionale valore filologico e letterario: Hildegard von Bingen ha inventato una lingua “artificiale”, la prima della storia, le cui letterae ignotae erano ventitré, utilizzabili secondo una grammatica che sembra ricalcare quella del latino. Del libro ove la monaca parla di questa lingua sono rimasti solo due manoscritti, (Berlino e Wiesbaden), per un totale di 1100 vocaboli, nomi ed aggettivi, con la relativa traduzione in latino o in tedesco, troppo pochi per decodificare questo linguaggio. Non si sa, inoltre, se Hildegard lo utilizzasse per dialogare o scrivere ad altri,  anche se una corrente di studiosi ipotizza che ella volesse offrire agli uomini una forma espressiva universale. Per questo motivo la chiesa l’ha individuata quale protettrice degli esperantisti. L’ipotesi maggiormente accreditata è invece quella che questa lingua fosse appannaggio del proprio ambiente claustrale, quindi utilizzata all’interno del convento.

  “ A fondamento dell’esperienza mistica di Ildegarda v’è il presupposto che le immagini ricorrenti nelle visioni abbiano un valore simbolico e che dunque sia necessario ricercarne il significato: influenzata dalle tesi della scuola di Chartres, Ildegarda è convinta della corrispondenza tra macrocosmo e microcosmo; nei suoi scritti, ella introduce parecchie personificazioni: la Sapienza che crea il mondo pervadendolo; la Caritas, che rivela come tutta la creazione sia teofania. Quella di Ildegarda è pertanto una mentalità fortemente simbolica, che riconduce ogni realtà a un significato recondito che va ben oltre il suo contenuto immediato: ogni cosa è figura di altro, dai numeri ai colori, dagli animali ai metalli”.

Una grandissima donna, che per tutta la vita osserva la Regola:” ora et labora”, senza mai dimenticarsi la propria femminilità:“ in risposta a chi le rimproverava l’eccessivo sfarzo nell’abbigliamento delle consorelle durante le cerimonie, l’indomita badessa dal nome di valchiria invocava la bellezza e la grazia come strumenti di adorazione divina”.

Segue, prima di una scelta dalle opere di Hildegard,  un approfondimento riguardante il monachesimo femminile, dal quale risulta evidente che la Germania ha regalato non solo due gemme come Roswitha von Gandersheim e Hildegard von Bingen, ma anche altre figure eccellenti  che mantengono un posto importante entro il sapere e la spiritualità medioevale.

Appunti sul monachesimo

a cura delle Monache Benedettine di Santa Margherita – Fabriano

Il monachesimo femminile

Fin dalle origini della Chiesa lo spirito della consacrazione a Dio esercitò una forte attrattiva anche su molte donne. Negli Atti degli Apostoli si parla delle quattro figlie del diacono Filippo: aveva quattro figlie nubili che avevano il dono delta profezia (21, 9).

Verso la fine del secondo secolo lo stato di verginità veniva considerato un genere di vita riconosciuto dalla Chiesa. Alcune donne subirono il martirio per mantenere fede al loro impegno di consacrazione a Dio.

Tra queste si ricordano Sotere, martire durante la persecuzione di Diocleziano, menzionata da Sant’Ambrogio come sua antenata paterna nel trattato De virginibus del 377, e Agnese, vittima probabilmente della stessa persecuzione.

In un primo tempo quelle che intendevano dedicarsi alla vita consacrata rimanevano nell’ambito familiare, perchè non potevano isolarsi dalla vita comune, come invece facevano gli eremiti, per non esporsi a gravi pericoli. Si ha notizia di monasteri domestici negli scritti di Sant’Ambrogio, di San Girolamo e di Sant’Agostino (sec. IV-V).

Alcuni fondatori di ordini religiosi misero le loro sorelle a capo di analoghe istituzioni femminili. Cosi San Benedetto con la sorella Scolastica, San Basilio con la sorella Macrina e San Cesario. Altri fondarono monasteri femminili come San Martino, Cassiano, Onorato di Lerins. Gia nel secolo V esistevano all’est e all’ovest monasteri femminili e più di un padre della Chiesa scrisse trattati sulla verginità.

Dai tempi di Sant’Ambrogio risulta 1’esistenza di un rito liturgico istituito per compiere la professione religiosa. Nel De virginibus Sant’Ambrogio descrive la cerimonia della consegna del velo (velazione) celebrata a Roma da papa Liberio nel Natale del 353 nella basilica di San Pietro per la consacrazione di alcune donne tra le quali vi era la sorella stessa di Sant’Ambrogio, Marcellina. II rito liturgico della velazione è raffigurato anche in un dipinto nelle catacombe di Priscilla. L’instaurazione della vita comunitaria, sul tipo di quella dei cenobiti, aprì la via ad un più ampio sviluppo della vita consacrata femminile.

Nei monasteri già fin dal secolo V si respirava un clima di elevata cultura. San Girolamo istruiva nella Scrittura le monache raccolte nel monastero di Betlemme. Sant’Agostino di Canterbury, nel secolo VI, favori la cultura nei monasteri femminili, che divennero centri di divulgazione della dottrina cristiana.

Sant’Ilda (614-680), figlia del re di Northumbria, fondò un monastero per le monache ed un altro per i monaci a Witby; li diresse come badessa e vi promosse studi di teologia, arte e letteratura.

I monaci irlandesi esercitarono un’azione promotrice di vocazioni religiose in diversi paesi d’Europa. A Nivelles, nell’attuale Belgio, la regola di S. Colombano fu accolta dalle monache per merito della badessa S. Gertrude (626-659), figlia del maestro di palazzo dei merovingi, Pipino di Landen. Essa chiamò monaci irlandesi che organizzarono nel monastero una Scuola di canto ed eresse un ospedale per i pellegrini irlandesi. L’esempio delle monache inglesi suggerì a S. Bonifacio di far sorgere un’attività analoga in Germania e di affidare a sua cugina, la benedettina S. Lioba (m.c. 782), la direzione dei monasteri femminili tedeschi.

A Heidenheim S. Valpurga accettò nel 761 la direzione del monastero doppio dopo la morte del fratello Vunnibaldo e divenne molto celebre per le sue virtù.

Un’altra illustre figura di monaca fu Adelaide di Vilich, (m. 1009), badessa di un monastero presso Bonn e poi di quello di S. Maria di Colonia.

I monasteri organizzarono scuole di due qualità: una per le ragazze che desideravano consacrarsi alla vita monastica, e un’altra per discendenti da nobile famiglia. Nei monasteri femminili venivano copiati i manoscritti dei classici e venivano compiute miniature artistiche. Per questo rimase famoso il monastero inglese di Thanet. Alcune badesse esercitavano anche funzioni giurisdizionali come la nomina di cappellani .

Dal secolo VIII si riscontra una decadenza nella vita monastica con la diminuzione del numero delle monache, a causa della difficile situazione socio-politica. I vescovi favorirono la formazione di nuove istituzioni, che raccolsero le monache nelle città come ambienti più sicuri. Apparvero allora le canonichesse, istituzione che si richiamava alle diaconesse e che raggruppava le monache isolate, chiuse nella loro famiglia senza le osservanze monastiche della povertà e della clausura. Coll’andare del tempo queste monache si misero sotto la direzione di una abbadessa e si raccolsero in una casa con refettori e dormitori comuni. Esse erano di aiuto al clero per l’insegnamento del catechismo e per la cura dei poveri e degli infermi. Queste istituzioni si diffusero ampiamente in Germania nel secolo X.

I Monasteri doppi esistevano già nel secolo VII e si moltiplicarono dal IX all’XI.

Erano comunità guidate da una stessa autorità, dove i monaci e le monache abitavano in ambienti vicini diversi. I monaci potevano cosi prestare alle monache 1’assistenza spirituale. Col tempo le monache scelsero una propria abbadessa per il governo della loro comunità. I monasteri doppi finirono cosi la loro funzione.

Un’altra forma di vita monastica era quella delle recluse, chiuse in una cella costruita accanto ad una chiesa. Alcune di loro si dedicavano non solo alla preghiera e al lavoro, ma anche agli studi, a copiare manoscritti e a scrivere. Ada, una reclusa (morta nel 1127) scrisse il primo poema in lingua tedesca.

Nei monasteri fiorirono le scrittrici mistiche che narrarono le loro visioni e costituirono esempi di altissima spiritualità. Tra queste si ricordano Santa Elisabetta di Schonau (m. 1164), Santa Ildegarde, badessa di Bingen (m. 1179), Santa Liutgarda, monaca cistercense di Ayuvieres (m. 1246), Santa Mechtilde di Magdeburgo (m. 1282), Santa Mechtilde di Hackerborn (m. 1290) e Santa Gertrude (m. 1302) “la grande”.

In Italia si distinsero Santa Chiara di Assisi (1193-1253), Umiltà da Faenza (1226-1310), Margherita da Cortona (1247-1297), Angela da Foligno (1248-1309), Chiara da Montefalco (1268-1308), Caterina Vegri (1413-1463) e numerose altre nei secoli successivi.

Alcune trasformarono gli antichi ordini, adattandoli ai tempi e alle caratteristiche della vita femminile. Cosi Santuccia Terrebotti (m. 1302) fondò la congregazione benedettina delle serve di Maria e Santa Francesca Romana (m. 1440) le Oblate benedettine.

Estratto da : Ulderico Gamba Giuseppe Gottardo, Venti secoli di Cristianesimo, CECC, Vigodarzere PD, 1994, pp. 129-139)

 

Dalle visioni mistiche di Hildegard von Bingen: profezie

“Uno dei musulmani rimasti si convertirà, diventerà prete, vescovo e poi cardinale, e quando verrà eletto il nuovo Papa questo cardinale ucciderà il Papa prima che sia incoronato, a causa della gelosia, perché lui stesso desidera essere Papa; allora quando gli altri cardinali eleggeranno il Papa successivo, questo cardinale si proclamerà anti-Papa e i due terzi dei cristiani lo seguiranno”.

“…i cristiani tenteranno specialmente una resistenza armata, senza provare alcuna preoccupazione per la morte dei loro corpi.

 

Un vento potente si leverà nel nord per ordine divino portando una fitta nebbia e una polvere molto densa, infurierà contro di essi [i persecutori dei cristiani )e gli riempirà le gole e gli occhi, così cesseranno la loro barbarie e saranno colti da grande stupore.

Allora fra il popolo cristiano il Buon Dio compirà segni e prodigi come li compì al tempo di Mosè, con la colonna di nube, e come Michele Arcangelo fece quando combatté i pagani in aiuto dei cristiani. Grazie all’aiuto di Michele, i fedeli figli di Dio marceranno sotto la sua protezione. Essi decimeranno i loro nemici e otterranno la vittoria attraverso la potenza di Dio… In conseguenza di ciò un gran numero di pagani si uniranno ai cristiani nella vera fede e diranno: «il Dio dei cristiani è il vero Dio perché opere davvero straordinarie sono state compiute fra i cristiani…»”.

“… Prima che la cometa arrivi, molte nazioni, tranne quelle buone, saranno flagellate da povertà e carestia…la grande nazione nell’oceano che è abitata da popoli di tribù e origini diverse sarà devastata da terremoti, uragani e inondazioni. Sarà divisa e, in gran parte, sommersa…”

“…La pace ritornerà nel mondo quando il Fiore Bianco prenderà nuovamente possesso del trono di Francia. Durante questo periodo di pace, alla gente sarà vietato portare armi, e il ferro sarà usato solo per costruire utensili per l’agricoltura e attrezzi. Durante questo periodo, anche la terra sarà molto produttiva e molti ebrei, pagani ed eretici entreranno nella Chiesa”.

“…gli ultimi tempi saranno più cattivi e corrotti agli occhi di Dio. I figli di Dio saranno perseguitati con mezzi estremamente odiosi agli occhi di Dio. Il Trono dell’ultimo Impero Cattolico Romano crollerà, e lo scettro cadrà dalla mano tremante di colui che siede sul trono [a quel tempo il Grande Monarca sarà probabilmente molto vecchio; N.d.R.]. Da quel momento cesserà ogni giustizia, o sarà calpestata”.

“…Subito prima dell’Anticristo ci saranno fame e terremoti…”

“Nel periodo in cui l’Anticristo nascerà, ci saranno molte guerre e il giusto ordine sarà distrutto sulla terra. L’eresia dilagherà e gli eretici predicheranno i loro errori apertamente e senza ritegno. Persino fra i cristiani ci saranno dubbi e scetticismo a proposito delle credenze del cattolicesimo”.

“Dopo la nascita dell’Anticristo gli eretici predicheranno le loro false dottrine indisturbati, col risultato che i cristiani avranno dubbi sulla loro santa Fede cattolica.

Verso la fine del mondo l’umanità sarà purificata per mezzo delle sofferenze. Ciò sarà vero soprattutto per il clero, che sarà derubato di tutte le sue proprietà”.

“Enoc ed Elia saranno istruiti da Dio nella maniera più segreta in Paradiso. Dio rivela loro le azioni e la condizione degli uomini così che essi possano guardarli con occhi compassionevoli. Grazie a questa particolare preparazione, questi due santi uomini sono più saggi di tutti i saggi della terra messi assieme. Dio affiderà loro il compito di opporsi all’Anticristo e di andare in aiuto di coloro che sono stati sviati dal cammino della salvezza. Entrambi diranno alla gente: «Questo individuo maledetto è stato mandato dal diavolo per sviare gli uomini e indurli nell’errore; Dio ci ha tenuti in un luogo nascosto dove non abbiamo sperimentato le pene degli uomini, ma Dio ora ci ha mandati per combattere le eresie di questo figlio della perdizione».

Essi si recheranno in tutte le città e i villaggi dove in precedenza l’Anticristo aveva diffuso le sue eresie, e attraverso la potenza dello Spirito Santo faranno meravigliosi miracoli, tanto che tutte le nazioni ne rimarranno grandemente stupite. Come se fosse una festa di matrimonio, i cristiani andranno verso la morte per martirio che il figlio della perdizione avrà preparato per loro, in un numero tale che quegli assassini non saranno neanche in grado di contarne i cadaveri, allora il sangue di questi martiri riempirà i fiumi.”

“Mio Figlio [qui parla Dio Padre] è venuto al mondo quando la giornata della durata dei tempi era nel momento che corrisponde all’intervallo fra l’ora nona e quella dei vespri [fra le tre e le sei del pomeriggio] […]. In una parola, Mio Figlio è apparso nel mondo dopo le prime cinque epoche, quando il mondo era già quasi verso il suo declino.

Il figlio della perdizione [l’Anticristo], che regnerà per pochissimo tempo, verrà alla fine della giornata della durata del mondo, nel tempo corrispondente a quel momento in cui il sole è già scomparso dall’orizzonte, ovverosia verrà negli ultimi giorni.

Questa rivelazione, o miei fedeli servitori, merita la vostra attenzione. È vostro dovere cercare di comprenderla bene, affinché il grande seduttore non vi trascini nella perdizione, per così dire, senza che voi lo sappiate. Armatevi in anticipo e preparatevi al più temibile di tutti i combattimenti.

Dopo avere trascorso una giovinezza licenziosa in mezzo a uomini molto perversi e in un deserto dove ella sarà stata condotta da un demonio travestito da angelo di luce, la madre del figlio della perdizione lo concepirà e lo darà alla luce senza conoscerne il padre […]

Il figlio della perdizione è questa bestia [così l’Anticristo viene rappresentato nell’Apocalisse] molto cattiva che farà morire quelli che si rifiuteranno di credere in lui; che si assocerà i re, i principi, i grandi e i ricchi; che disprezzerà l’umiltà ed avrà stima solo per l’orgoglio; che infine soggiogherà l’intero universo con mezzi diabolici.

Sembrerà che egli agiti l’aria, che faccia discendere il fuoco dal cielo, produrre dei lampi, il tuono e la grandine, rovesciare le montagne, seccare i fiumi, spogliare il verde degli alberi, delle foreste e renderglielo in seguito. Sembrerà pure che egli faccia ammalare gli uomini, che guarisca gli infermi, che cacci i demoni, e talvolta resusciti i morti, facendo in modo che un cadavere si muova come se fosse in vita. Tuttavia questa specie di risurrezione non durerà mai più di un’ora, perchè la gloria di Dio non ne soffra.

Conquisterà molte persone dicendo loro: «Voi potete fare tutto ciò che vi piace; rinunciate ai digiuni; è sufficiente che voi mi amiate, che sono il vostro Dio».

Mostrerà loro dei tesori e delle ricchezze e permetterà che essi si abbandonino ad ogni specie di festini, come essi li vorranno. Li obbligherà a praticare la circoncisione e parecchie osservanze giudaiche, dicendo loro: «Colui che crederà in me riceverà il perdono dei suoi peccati e vivrà con me eternamente».

Respingerà il battesimo ed il Vangelo e deriderà tutti i precetti che la Chiesa ha dato agli uomini per conto Mio.

Poi dirà ai suoi partigiani: «Colpitemi con un gladio, e mettete il mio corpo in un lenzuolo pulito fino al giorno della mia resurrezione».

Si crederà di avergli realmente procurato la morte e, da parte sua, egli farà finta di risuscitare, dopo di che […] egli comanderà ai suoi servitori di adorarlo. Quelli che, per amore del Mio Nome, rifiuteranno di rendere questa adorazione sacrilega al figlio della perdizione, egli li farà morire in mezzo ai più grandi tormenti.

Ma Io invierò i Miei due testimoni, Enoch ed Elia, che ho riservato per quel tempo. La loro missione sarà di combattere quest’uomo del male, e di ricondurre nella via della verità quelli che egli avrà sedotto. Essi avranno la virtù di operare i miracoli più strepitosi in tutti i luoghi nei quali il figlio della perdizione avrà diffuso le sue cattive dottrine. Permetterò che questo malvagio li faccia morire, ma darò loro in Cielo la ricompensa per le loro opere.

Quando il figlio della perdizione avrà compiuto tutti questi progetti, egli radunerà i suoi credenti e dirà loro che egli vuole salire in cielo. Nel momento stesso di questa ascensione, un colpo di fulmine lo abbatterà e lo farà morire.

La montagna dove egli si sarà stabilito per operare la sua ascensione, sarà immediatamente coperta da una nube che diffonderà una corruzione insopportabile e veramente infernale; cosa che, alla vista del suo cadavere coperto di putredine, aprirà gli occhi ad un gran numero di persone facendogli riconoscere il loro miserabile errore.

Dopo la triste sconfitta del figlio della perdizione, la sposa di Mio Figlio, che è la Chiesa, brillerà di una gloria senza eguali e le vittime dell’errore si affretteranno a rientrare nell’ovile.

Quanto a sapere in quale giorno, dopo la caduta dell’Anticristo, il mondo dovrà finire, l’uomo non         deve cercare di conoscerlo: non potrebbe riuscirci. Il Padre se n’è riservato il segreto.O uomini, preparatevi al giudizio”.

Fonti:

                                                           “Catholic Prophecy”, Yves Dupont, Tan Books;

“The Prophets And Our Times”, Padre Gerald Culleton, Tan Books;

“The Thunder Of Justice”, Ted and Maureen Flynn, MaxKol Communications, Inc; sito Web MaxKol;

“Trial, Tribulation and Triumph”, Desmond A. Birch, Queenship Publishing;

“The Christian Trumpet”, Padre Pellegrino; Thos B. Noonan & Co., Boston USA 1873;

“Voix prophétiques”, Abbé J. M. Curicque, Editions Palmé, 3ª edizione, 1872.

 

Poesie di Hildegard von Bingen

 

ARROSSENDO

Quando tu chiamerai con voce limpida

avanzeranno

arrossendo dei loro figli

nel loro viaggio d’incertezza,

salvando così gli uomini

da questo malvagio inganno

CUM ERUBUERINT

Cum erubuerint

infelices in progenie sua,

procedentes

in peregrinatione casus,

tunc tu clamas clara voce,

hoc modo homines elevans

de isto malitioso casu.

L’AMORE ABBONDA

L’amore (divino) abbonda in ogni cosa

dal punto più profondo

a quello più sublime

oltre le stelle

e pieno è d’amore verso tutto

che al supremo Re

donò il bacio della pace.

CARITAS ABUNDAT

Caritas abundat in omnia,

de imis excellentissima

super sidera,

atque amantissima in omnia,

quia summo Regi

osculum pacis dedit.

O STUPENDI VISI

O stupendi visi

voi che ammirate Dio e vi ergete nell’aurora (edificate all’aurora)

o beate vergini, voi che siete di grande nobiltà.

In tutto ciò il Re si è contemplato

e su di voi ha previsto tutti gli ornamenti celesti

come anche siete voi un giardino molto gradevole

odoroso di ogni bellezza.

O PULCHRAE FACIES

O pulchrae facies,

Deum aspicientes et in aurora aedificantes,

o beatae virgines, quam nobiles estis.

In quibus Rex se consideravit,

cum in vobis omnia caelestia ornamenta praesignavit,

ubi etiam suavissimus hortus estis,

in omnibus ornamentis redolentes.

O NOBILISSIMA VIRIDITAS

O nobilissima viriditas, che hai radici nel sole,

e che riluci nella veste bianca della serenità

sulla ruota

che nessuna estensione terrena

contiene,

circondata dall’amplesso dei divini misteri.

Risplendi come la rossa aurora

E ardi come la fiamma del sole.

O NOBILISSIMA VIRIDITAS

O nobilissima viriditas,

quae radicas in sole,

et quae in candida serenitate luces

in rota,

quam nulla terrena excellentia

comprehendis,

tu circumdata es

amplexibus divinorum mysteriorum.

Tu rubes ut aurora,

et ardes ut solis flamma.

O ROSSO SANGUE

O rosso sangue

che scorri dall’alto

dove la divinità ti seduce.

Tu sei un fiore

che il respiro gelido del serpente

non può mai ferire

O RUBOR SANGUINIS

O rubor sanguinis

qui de excelso illo fluxisti,

quod Divinitas tetigit,

tu flos es,

quens hiems de flatu serpentis

nunquam laesit.

O CLARISSIMA MATER     (versione canonica)

O Madre raggiante di sacra medicina!

attraverso il tuo santo Figlio ci hai spalmato gli unguenti

sulle ferite che gemono di morte

che Eva ha aperto nel tormento delle anime.

Tu hai distrutto la morte,

costruendo la vita.

Prega per noi attraverso il tuo bambino,

Maria, stella del mare.

O strumento di vita

O ornamento di gioia,

la dolcezza di tutti i piaceri

che mai manca in te.

Prega per noi attraverso il tuo bambino,

Maria, stella del mare.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Prega per noi attraverso il tuo bambino,

Maria, stella del mare.

O CLARISSIMA MATER    (versione visionaria-simbolista)

O Madre splendente di sacro medicamento,

attraverso il tuo ventre

ci hai spalmato di unguenti

sulle ferite che gemono di sangue

che Eva [Lilith] ha aperto nel inquietudine dell’anima.

Tu hai distrutto la morte,

edificando la vita.

Difendici attraverso il tuo ventre

Donna, stilla di mare.

O strumento di vita

ornamento di gioia,

miele di tutti i piaceri

che dentro di te mai manca.

Difendici attraverso il tuo ventre

Donna, stilla di mare.

Onore al Prima, al Dopo, e al Sacro Respiro.

Difendici attraverso il tuo ventre

Donna, stilla di mare.

O CLARISSIMA MATER

O clarissima mater sanctae medicinae,

tu unguenta per sanctum Filium tuum

infudisti in plangentia vulnera mortis,

quae Eva aedificavit in tormenta animarum.

Tu destruxisti mortem

aedificando vitam.

Ora pro nobis ad tuum Natum

stella maris, Maria.

O vivificum instrumentum et laetum ornamentum

et dulcedo omnium deliciarum, quae in te non deficient.

Ora pro nobis ad tuum Natum

stella maris, Maria.

Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto.

Ora pro nobis ad tuum Natum

stella maris, Maria.

 

Nota del traduttore Lorenzo de Vanne

“Lo studio di questa Donna di Poesia ha comportato un lavoro di ricerca e di analisi complesso, sia per la particolarità della figura stessa, sia per il materiale consultabile.

Ildegarda è una mistica molto particolare,e scrive per tradurre in parole i suoi pensieri, ora visionari ora emozionali.

La sua poesia diventa quasi sempre poi un canto, una melodia sacra: sono brevi testi, scritti in latino colto, singolare, con un lessico simbolico, che conduce a diverse interpretazioni.

Io ho scelto alcuni testi tra quelli reperibili, che dal latino, con molta difficoltà ho tradotto in italiano, e sempre, nel mio procedere ho avuto la sensazione che quello che stavo leggendo e traducendo, fosse soltanto un involucro, un tabernacolo di quanto volesse veramente esprimere l’autrice.

La sua religiosità è indiscutibile, il suo pensiero d’evangelizzazione altrettanto chiaro, ma sento nei suoi scritti, una particolare percezione dell’essere umano in una maniera nuova per quel tempo, ed in particolare il sentire la donna, e la sfera del desiderio nella donna.

Ne sentiva e ne riconosceva la sacralità esprimendola poi attraverso i suoi canti a Maria, o alla verginità, o al sacro.

Preso da queste sensazioni, mi sono trovato davanti ad un testo (O clarissima mater…) un po’ confuso, tanto fa farmi travolgere, io stesso, dalla interpretazione “visionaria” o meglio “simbolista” del testo, del contenuto del testo, da procedere di conseguenza su due direzioni, che mi hanno condotto a due differenti versioni

La prima versione, diciamo logica e strutturale in riferimento al testo originale, mentre la seconda versione invece realizzata in “l’apnea” di questo vedere visonario…o simbolico, in una sensazioni di…”oltre”.

Troverete le due versioni alla fine dei testi poetici.

Non ritengo la cosa blasfema, né verso Ildegarda, né verso l’argomento trattato, e quindi affronto questo mia iniziativa con molta serenità, aspettandomi da voi, un parere sereno, e sincero”.

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