Una pace che non poteva vivere (seconda e ultima parte)

[ prima parte ]

Tratto da Signal

Una pace che non poteva vivere

Perchè al 1919 dovette seguire un 1939

Oggi noi siamo in grado di giudicare la pace del 1919 alla prova dei fatti. Non abbiamo più bisogno di attenerci soltanto ai numerosi tentativi dei suoi creatori, rivolti a scaricarsi delle relative responsabilità condannando, in prolisse giustificazioni, quanto avevano malamente combinato essi medesimi. Siamo stati tutti testimoni della caduta successiva dei bastioni delle paci d’imposizione, che avvenivano senza bisogno di metter mano alle armi, senza sparare un colpo. Tutto ciò accadde solo perchè la Germania ricuperava la sua forza propria e poteva valersene liberamente. Tale processo di revisione per opera della vita, che doveva fatalmente rifluire nelle sue antiche vie incancellabili, non era necessario conducesse alla guerra, se non l’avesse voluto l’Inghilterra.

E poiché l’Inghilterra volle impedire una revisione ragionevole dei confini orientali della Germania e le dichiarò la guerra, si leva gigantesco, davanti alla mente di ogni Europeo pensante, il quesito: a che una guerra, se già l’ultima aveva avuto per risultato una pace cosiffatta e se la pace, alla sua volta, causò questa guerra? Vogliono forse gli Inglesi ricominciare da capo la tregenda infernale?

Che cosa spinse l’Inghilterra alla guerra mondiale?

La Storia ci offre esempi di guerre combattute per questioni che non si potevano risolvere altro che con le armi. La campagna prussiana del ’66 contro l’Austria è esempio classico di una guerra siffatta; esempio al quale si può commisurare qualsiasi tentativo dì giustificare una guerra. Considerato da tale angolo visuale, quale fu nel 1914 il movente essenziale per la Francia? Essa sosteneva che la sua sicurezza era minacciata dall’unità germanica, che raccoglieva in un unico Stato un popolo che contava 20 milioni d’anime più di essa e che le era molto superiore per capacità produttiva. Ma la Francia, nel 1919, non poté più distruggere, alla fine, l’unità del Reich: non già perchè non lo volesse, ma perchè non era più in grado di farlo. Del pari, non poté cancellare 20 milioni di Tedeschi, anche se ne consegnò vari milioni ad altri Stati per snazionalizzarli: vi si opponeva la coscienza nazionale del popolo tedesco, stimolata appunto da ciò. Frattanto — causa non ultima, quella pressione — da una Germania che contava 60 milioni d’anime nel Reich è sorta una Grande Germania con 80 milioni di Tedeschi riuniti in un compatto blocco statale.

Lo scopo di guerra della Francia era dì mantenere in una perpetua impotenza il nucleo statale tedesco. A tal fine essa aveva bisogno dell’appoggio continuativo di mezzo inondo e soprattutto dell’Inghilterra e dell’America. E poiché tale aiuto, in tempo di pace, a lungo andare, non si poteva ottenere, né si potrà mai ottenere in misura sufficiente, la Francia era costretta a sostenere da sola il peso dell’organizzazione destinata a mantenere soggetta la Germania. Ma le sue forze erano insufficienti al bisogno. Lo sforzo eccessivo minò l’egemonia francese, instaurata artificialmente, e noi abbiamo assistito alla caduta del colosso. E che cosa spinse l’Inghilterra alla guerra mondiale? Quale problema intese essa risolvere mediante una guerra contro la Germania? Essa voleva abbattere la crescente preponderanza tedesca sul continente e nel tempo stesso abbattere un concorrente che incominciava a superarla in capacità produttiva e commerciale. Ha ottenuto l’Inghilterra il suo scopo? La risposta risulta già dal fatto che per la stessa ragione essa vent’anni dopo crede di dover ricominciare la guerra. Anche per l’Inghilterra, la guerra mondiale, che le costò indebolimenti gravissimi di fronte all’America ed al resto del mondo, non risolse alcuno dei problemi per i quali credeva di averla combattuta. Sono oggi mutati i problemi della vita europea, da come li vedevano nel 1914 Inghilterra e Francia? Ha la guerra odierna alcuna probabilità di realizzare quei desideri che l’Inghilterra nutriva quando osò scatenarla? Niente affatto: lo stato di cose che la vita, evolvendosi, ha generato in Europa, depone oggigiorno con evidenza anche maggiore in favore della Germania e del pari contro i criminosi propositi di coloro che, per tali questioni, hanno immerso l’Europa in un nuovo bagno di sangue.

Perchè? Perchè frattanto la vita ha seguito inflessibilmente la sua via attraverso le paci d’imposizione e perchè l’Europa intera ha ancor vivo il ricordo di quello che è il tentativo di soffocare con violenza la vita. Ognuno sa come la disoccupazione aumenti allora in ogni paese, sa come tutto sia collegato sul nostro continente, e quanto poco sia possibile limitare le crisi a un dato paese: quanto forte, in altre parole, sia la solidarietà di destini di tutti i popoli europei.

Era ed è opinione diffusa principalmente nei piccoli Stati che l’Inghilterra sia amica della libertà dei popoli, poiché ha interesse alla frammentarietà del continente, alla sua suddivisione in molti piccoli Stati. Ciò è vero per certi ceti di questi, i quali, conducendo la loro esistenza in margine a quella dell’Inghilterra, lucrano sul cosiddetto commercio mondiale e su quanto vi si riconnette. Ma non quadra per le masse né per i popoli, ai quali soltanto una stretta collaborazione, un raggruppamento più largo, possono offrire protezione sui mercati mondiali contro la concorrenza organizzata dell’Inghilterra coi suoi salari da negri e da coolies. La concorrenza, negli ultimi decenni e precisamente per effetto della guerra mondiale, ha assunto nel mondo forme che costringono i popoli europei ad una più stretta collaborazione, se vogliono reggersi e mantenere il proprio elevato tenore di vita. La politica dell’Inghilterra, fino alla guerra presente, aveva interesse soltanto all’esistenza di Stati cuscinetto davanti alle sue coste ed a che l’Europa non raccogliesse mai le proprie forse.

Perchè è necessaria all’Europa l’esistenza della Germania?

Altra è la politica della Germania. La Germania non può contrapporsi alla vita, quale vuole svolgersi secondo leggi proprie sul continente; non lo può, perchè costituisce essa medesima una parte cospicua di tale vita. L’Inghilterra nega d’esser legata da un destino comune all’Europa; la Germania invece non può vivere senza riconoscere, in teoria e in pratica, tal e vincolo. Anche questo risulta dimostrato dagli avvenimenti degli ultimi decenni. Si credeva di poter saccheggiare, ricattare ed immiserire la Germania a piacere. Che cosa ne risultò? Che tutti, anche coloro che volevano piombare la Germania in una perpetua miseria, subirono il contraccolpo del male della Germania; che anche Inghilterra e Francia vennero còlte e scosse dalle stesse crisi che provocavano in Germania. La Germania è il cuore dell’Europa. Il continente è sano, quando questo cuore è sano; è malato, quando il cuore è malato.

Tutto ciò ha cessato da un pezzo di essere mera materia opinabile. Ricordiamoci dell’accanimento con cui gli Inglesi combatterono gli alti prezzi che la Germania pagava ai paesi agrari del continente per i loro prodotti agricoli. La Germania sottrasse cosi i redditi degli agricoltori di quei paesi alle oscillazioni dei mercati mondiali anglosassoni. Ora il signor Willkie presenta le cose in questo modo: se tale metodo tedesco di dare una rappresentanza unitaria agli interessi economici europei prevarrà nel mondo, se il nostro oro non potrà più portarsi tirannicamente là dove si voglia, allora l’America non potrà mantenere il suo tenore di vita. Sicuro: così considerarono la questione gli Inglesi, quando iniziarono la guerra odierna con una guerra economica e con un blocco finanziario contro la Germania: due azioni, sia detto per incidente, in cui menomo già definitivamente sconfitti.

Gli Inglesi sanno meglio di ogni altro che la Germania deve necessariamente difendere l’Europa, se vuol difendere sé stessa. La Germania non può esistere contro l’Europa; non può ripromettersi nessun utile, non il menomo guadagno da un danneggiamento dell’Europa. Perciò la nuova pace dovrà essere organizzata dalla Germania in maniera da collegare in modo fecondo la prosperità del Reich a quella di tutto il continente. La pace che occorre alla Germania deve portare l’Europa ad una nuova vita propria. Tale vita, infatti, nell’ultimo secolo, per effetto della rivoluzione industriale e della formazione di Stati popolari, si è modificata radicalmente. L’Europa, se vuol vivere, non può più guardare soltanto a sé stessa ed ai suoi commerci, ma deve tener conto delle mutate condizioni del mondo e della concorrenza. La Germania ha il medesimo interesse. Inoltre è carattere essenziale d’ogni ideale di civiltà tedesco quello di non credere già all’instaurazione di un’astratta felicità eterna su questa nostra terra tribolata, come pretendevano gli autori delle paci del 1919 e come tornano a promettere oggi, bensì di ritrarre dalla natura le sue leggi. Per la Germania è necessità ineluttabile della propria esistenza di armonizzare i dati naturali della vita dei popoli europei, che sono immutabili, con l’assetto politico; di adeguare il diritto dei popoli a foggiare liberamente la propria vita alle necessità che la situazione mondiale impone al continente.

L’unità europea non può venire costituita con discussioni, come ci si figurava in Inghilterra, bensì unicamente col partecipare tutti ai compiti comuni. L’estrema importanza che la Germania deve attribuire ed attribuisce al compito di trovare la tutela e le opportune forme di sviluppo della vita politica europea, viene documentata dai grandi sacrifici sostenuti per il solo fatto dell’esodo delle sue popolazioni disperse dagli Stati orientali. Rammentiamo inoltre i benefizi che la politica commerciale tedesca ha recato a tutta la regione sud-orientale del continente, la quale dal 1933, per effetto di tale politica, gode di un progresso economico che non ha risentito pregiudizio grave nemmeno in seguito agli eventi bellici. Rammentiamo anche l’eliminazione di tensioni internazionali per mezzo di revisioni ed arbitrati, tensioni che spesso erano state create nell’intento di non dar modo all’Europa di pacificarsi.

Cosi, cominciando dall’economia, si vengono già delineando i contorni della pace cui tende la Germania. Tale pace, dovendo trovare le forme politiche più adatte ed efficaci per l’indole politica delle nazioni che agisce in Europa, non può venir disegnata con la riga e col compasso, ma deve sorgere gradatamente, osservando realisticamente il bilancio europeo. Perciò non v’è da meravigliarsi se oggi, della pace e della nuova Europa, esiste già molto più di quanto i più possano vedere e perfino immaginare.

Didascalia : Neil Europa del 1914 le barriere che ai opponevano alla libertà dei commerci erano basse. La lotta sorda tra le grandi Potenze ha avuto un effetto più pericoloso di qualsiasi barriera doganale: la gara per il possesso dei mercati. Questa portò alla catastrofe della guerra  mondiale.

Didascalia: Versaglia creò 20 000 chilometri di più di frontiere in Europa! Gli Stati nuovi si industrializzarono. La politica dei vincitori esigeva: armamenti contro la Germania. Così occorreva ad essi denaro in quantità doppia: prestiti ed entrate. Ossia: debiti e barriere doganali. Le barriere crebbero e condussero alla catastrofe dell’economia mondiale.

Didascalia : Il raggruppamento economico del continente europeo abbattè le barriere divisorie economiche. I trattati di commercio e gli accordi di clearing precorrono l’economia unitaria  europea.

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