Colonia di Rovegno

Articolo e foto a cura di Fulvio Arbasi (che ringraziamo per la condivisione con Thule Italia)

 COLONIA DI ROVEGNO (GE) – LA COLONIA DEGLI ORRORI

DA QUESTA COLONIA DIVENUTA LA LORO PRIGIONE, NON FECERO RITORNO 129 MILITARI E CIVILI DELLA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA E 31 SOLDATI GERMANICI. MOLTI ALTRI ANCORA RIPOSANO PER SEMPRE IN QUESTI BOSCHI SENZA UNA CROCE. PER LORO E PER CHI LI ATTESE OLTRE OGNI SPERANZA UNA PREGHIERA.

ROVEGNO, 22 MARZO – 30 APRILE 1945

Cenni storici

Iniziata nel 1934 e portata a termine in soli sette mesi, la Colonia di Rovegno sorge in Alta Val Trebbia a confine tra le province di Genova e Piacenza nel comune di Rovegno (GE). Concepita per ospitare i bambini delle classi meno abbienti, provenienti prevalentemente dal comune di Genova, quella di Rovegno era una colonia di tipo elioterapica¹ e, al pari delle altre tre colonie costruite in territorio ligure (Savignone, Chiavari e santo Stefano d’Aveto), aveva come obiettivo il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie della popolazione. Mirava, in particolare, alla cura di malattie quali la tubercolosi e le infezioni delle vie respiratorie, molto diffuse all’epoca nei quartieri popolari di Genova e dei comuni limitrofi a causa del forte inquinamento.

Classico esempio di architettura razionalistica fu progettata dall’architetto genovese Camillo Nardi Greco e fu costruita per ospitare, durante il periodo estivo, cinquecento bambini e duecento addetti del personale; il soggiorno era completamente gratuito, così come il servizio di trasporto. La colonia era dotata delle più moderne attrezzature sportive: due piscine, un campo da calcio, campi da tennis e palestre.

I fatti che hanno tragicamente reso famosa questa Colonia risalgono alla primavera del 1945. La zona che comprende le valli tra Genova e Piacenza era caratterizzata da una forte concentrazione partigiana: la zona non costituiva parte del fronte che vedeva contrapposti gli eserciti alleati contro quelli dell’asse e, quindi, era scarsa la presenza di forze militari Italo-Tedesche. Anche se può nascere un quesito su come si possa combattere un nemico nelle zone dove lo stesso non è presente continuiamo con la descrizione della situazione all’inizio della primavera del ’45: l’esito della guerra era ormai scontato e sull’Appennino ligure erano numerosi i campi di concentramento partigiani che raccoglievano prigionieri soldati che si arrendevano spesso sulla parola. L’argomento è stato ampiamente trattato nei testi da Giampaolo Pansa e in altri saggi meno famosi ma non meno importanti. In questi scritti e in molte testimonianze trova conferma la convinzione dei militari italiani: essendo i partigiani stessi italiani le loro vite sarebbero state risparmiate.

Nell’aprile del 1945 si trovavano prigionieri nella colonia gli sfollati più abbienti che vivevano nei paesi vicini, gli abitanti di fede fascista e, soprattutto, i militi e i soldati catturati in imboscate nella provincia di Genova e nel basso Piemonte. Decine, infatti, tra soldati della G.N.R., bersaglieri e alpini della Monterosa, squadristi della “Silvio Parodi”, catturati negli attacchi ai posti di blocco che circondavano la grande Genova, furono portati alla colonia di Rovegno. Ad essi si unirono, nel marzo 1945, oltre ottanta militi della Brigata Nera di Alessandria, distaccamento di Tortona, Novi e Serravalle i quali, insieme a circa quaranta militari tedeschi erano stati circondati e costretti alla resa presso l’abitato di Garbagna (AL), dopo aver perduto sedici uomini in combattimento. In tutti questi casi la resa era avvenuta per la sproporzione del numero e la posizione favorevole dei partigiani, ma soprattutto per la convinzione dei combattenti repubblicani che i nemici, italiani come loro, avrebbero risparmiato loro la vita rispettando le convenzioni internazionali.

Tale illusione fu subito smentita dai fatti: a Rovegno non vi era la base di un reparto militare, ma un covo. Dal 22 marzo 1945 si susseguirono numerose uccisioni e i boschi attorno alla colonia si riempirono di fosse: caddero i militi diciassettenni, fu ucciso il Maggiore Garibaldo, ufficiale dei bersaglieri ed eroe della Grande Guerra, morì sotto le raffiche di sten la giovane Bianca Canavesi accompagnata alla morte da un anziano magistrato, fu assassinato il giovanissimo Dino Campora di Sarezzano (AL), morirono gli ufficiali tedeschi e caddero i loro soldati, quei “mongoli” della 134ma Divisione Turkestan volontari contro il comunismo. Si svuota la bella colonia e si riempiono le fosse; in una, la più grande, furono trovate 39 salme. Gli ultimi a cadere sotto il piombo inglese sparato da mano fratricida furono le due persone più “importanti”, il Maggiore Celeste Giannelli, comandante della Brigata Nera di Tortona, il cui figlio era già stato ucciso, e il militare Paolo Grazzini, figlio del vicefederale di Genova. Forse avrebbero potuto essere utili per uno scambio di prigionieri, ma quel giorno non servivano più: era il 29 aprile, la guerra era finita. Nei mesi successivi iniziò il calvario dei famigliari per il recupero delle salme. Dalle fosse furono estratti i miseri resti deturpati dalla decomposizione e dagli animali; settantadue italiani e tre tedeschi avranno un nome, ma per altri ottantacinque uomini nessuno potrà mai testimoniare l’identità. Quando la sorella di Grazzini chiese ad un partigiano “Perché li avete uccisi?”, ricevette una risposta agghiacciante “Erano fascisti e poi non potevamo lasciarli andare per come erano ridotti”.

È impossibile conoscere il numero dei prigionieri della colonia di Rovegno: per anni i contadini videro i resti spuntare dal terreno che coprirono con una palata di terra o con una fascina di legna; certamente più di duecento persone non tornarono da qui (nel 1946 la Prefettura e il Comune di Genova parlarono di seicento salme sparse per i boschi della zona, ma le indagini sono state chiuse in seguito all’amnistia Togliatti). Per tutti, noti ed ignoti, il nostro commosso ricordo di italiani, il nostro “Presente!” di Camerati.

La colonia oggi

Da diversi anni si parla di un recupero della struttura, completamente abbandonata da decenni, ma nulla si è mai concretizzato.

Nel 2005 sembrava che una società di Milano fosse intenzionata al recupero della struttura per realizzare un centro per bambini disabili; anni fa, invece, si parlava di un museo dedicato alla Seconda Guerra Mondiale, che avrebbe dovuto coinvolgere anche la provincia e la regione. Curioso anche il fatto che per parecchi anni la colonia risultasse di proprietà di una non ben identificata società britannica.

Attualmente la struttura giace in uno stato di completo abbandono ed è spesso teatro di raduni rave (ovviamente non autorizzati) e qualsiasi vandalo ne ha libero accesso. Ogni anno viene celebrata una messa in suffragio ai caduti e la colonia, soprattutto nel periodo estivo, attira molti visitatori più o meno curiosi.

¹ L’elioterapia è una scienza medica che utilizza l’esposizione al sole come cura. In passato era stata praticata dai Romani ma ha avuto una grande diffusione all’inizio del Novecento; solo negli ultimi decenni si sono potute, infatti, studiare approfonditamente le azioni biologiche causate dai due principali raggi luminosi del sole, gli infrarossi e gli ultravioletti. Gli ultrarossi sono calorici, ossia sono i responsabili dell’azione riscaldante del corpo; gli ultravioletti, invece, penetrano nei tessuti fin dentro le cellule, stimolando i processi metabolici.

Bibliografia

FRATRICIDIO! – I caduti della R.S.I. nelle stragi dell’entroterra ligure. P.G. Oddone e C. Viale-AA.VV., I Caduti della R.S.I. Genova e provincia, Genova, Tradizone, 2008 Architectural Association, Cities of childhood, italian colonie of the 1930s, London, EME, 1994 Canonici C.-Taverna G., Piano particolareggiato per la Colonia di Rovegno, Facoltà di architettura di Genova, 1986 Facco Parodi A.M., Liguria Territorio e civiltà, Val Trebbia, Genova 1977 Meriana G., Val Trebbia, Genova, 1991 Oddone P.G.-Viale C., Fratricidio, Pinerolo, NovAntico editrice, 1998 Scognamiglio G., Bobbio e la Val Trebbia, Piacenza, 1963 I nostri giorni proibiti – G. Pansa , 1996

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