La Nuova Europa contro la coalizione antieuropea

Studenti di sedici Nazioni al convegno europeo dei combattenti

LA NUOVA EUROPA CONTRO LA COALIZIONE ANTIEUROPEA

(Da: Dieci argomenti d’attualità sul secondo conflitto mondiale, pubblicazione universitaria per l’anno accademico 1942-43, redatta dal generale Eugenio Profumi, insegnante nella R. Università di Torino e nella R. Accademia Albertina di Belle Arti di Torino)

Assai diverse per dottrine sociali e politiche, per posizioni geografiche e interessi territoriali, diverse ed anzi spesso antagoniste, Inghilterra, Stati Uniti e Russia sovietica dovevano unirsi nel loro antieuropeismo.

L’Inghilterra

L’Inghilterra nel Medioevo era un povero paese di contadini e di pastori con appena 4 milioni di abitanti, e la capitale – Londra – aveva appena 40.000 abitanti. In seguito, fuori dell’Europa per la sua insularità, ma impossibilitata ad ignorare ed essere ignorata dall’Europa, per la brevità del tratto di mare che da essa la separa, la Gran Bretagna ha avuto una Storia che possiamo suddividere in tre fasi:

1° essa resta appartata dall’Europa. Non essendo ancora padrona sul mare, subisce anche invasioni territoriali;

2° sviluppata la propria potenza sul mare, si lancia arditamente sulla via degli oceani combattendo e mercatando;

3° divenuta potenza mondiale, va spogliando gli Stati continentali dei loro dominii d’oltremare, cercando di fomentare zizzanie tra i rivali in modo che nessuno si affermi sul continente e divenga egemonico.

Pervenuta all’immenso Impero, al vertice della sua parabola di grandezza, tanto che amava chiamarsi “i Romani contemporanei”, l’Inghilterra occupava punti strategici sulla rotta dei suoi Dominii, per rafforzare la sua compagine imperiale.

Suo concetto è stato sempre quello di dividere e indebolire le forze delle Nazioni europee, sia forze spirituali che politico-militari, economiche e sociali.

Gli eventi degli ultimi due secoli e mezzo si possono così riassumere:

1° la guerra per la successione di Spagna (1700-1712), che terminò con la pace di Utrecht, tipica pace inglese, in cui la sola Inghilterra guadagnò qualcosa: nel Mediterraneo Gibilterra e Minorca, in America la baia di Hudson e Terranova cedute dalla Francia, nonché il diritto d’importazione nell’Impero coloniale della Spagna;

2° la guerra di successione d’Austria, che terminò col Trattato di Aquisgrana (1748), pel quale la Francia cedette Madras in India, primo passo verso il futuro Impero in India;

3° la guerra dei sette anni, che terminò con la pace di Parigi, e per la quale l’Inghilterra otteneva il Canada dalla Francia e la Florida dalla Spagna;

4° le guerre napoleoniche delle coalizioni antifrancesi, che essa capitanava;

5° la guerra mondiale 1914-18, in cui il capolavoro della politica antieuropea inglese fu il binomio Versaglia-Ginevra;

6° il conflitto attuale iniziato nel 1939, in cui è noto il lavorìo politico inglese prima e durante il conflitto stesso per l’accerchiamento politico dell’Asse con le famose “garanzie”, micidiali per le Nazioni che le accettavano.

Ginevra

Abbiamo accennato a Ginevra, capolavoro inglese. Capolavoro? Certamente, perché la Società delle Nazioni consentiva all’Inghilterra di godere tranquillamente i frutti della grande guerra, frutti mal guadagnati, assicurandole un lungo periodo di digestione, come ad un serpente dopo un pasto troppo abbondante.

Sino al 31 ottobre 1933 l’Inghilterra potè credere che la cuccagna durasse a lungo; ma in quel giorno la Germania usciva dalla Società delle Nazioni, volendo la parità dei diritti. Il danno poi divenne irreparabile quando anche l’Italia abbandonò Ginevra: L’Inghilterra allora ebbe la netta sensazione della sua prossima fine. Si sentì come il baro quando si accorge che il suo giuoco è scoperto.

Da allora nasce l’odio contro l’Italia e la Germania, odio gabellato come avversione ai regimi autoritari, col risultato evidente di incoerenza per l’alleanza con la Russia e con gli USA più autoritari certamente del Fascismo e del Nazismo.

Incomprensione dell’Inghilterra

L’Inghilterra fra le tante sue tradizioni ha avuto anche quella della costante incomprensione della Germania e dell’Italia. In quanto alla Germania essa non riusciva a credere ed a capire come, pur stroncata a Versaglia, potesse rinascere a nuova vita una Nazione di 90 milioni di abitanti, senza esercito, senza flotta navale, senza industria, senza ricchezza. Incomprensione per l’Italia, perché sino a quando si sbracciava con le sue affermazioni di “tradizionale amicizia” ci onorava di una tollerante e protettiva benevolenza, come per accarezzare la nostra minorità politica, trattandoci come suoi satelliti.

E nel conflitto attuale in un primo tempo ostentava una sprezzante indifferenza per l’eventualità di un intervento italiano, nella piena convinzione che noi non potessimo arrecarle nessun danno.

Ricordiamoci l’affermazione altezzosa di quell’ammiraglio inglese secondo il quale la flotta italiana avrebbe costituito soltanto “un piccolo fastidio” per l’onnipotente marina da guerra britannica, mentre poi coi fatti ha dovuto incassare duri colpi, e vedersi strappato il dominio del Mediterraneo, col logorare inesorabilmente il 60% della più potente marina del mondo. In un secondo tempo l’Inghilterra s’illuse di poterci eliminare dalla lotta gettandoci addosso il peso delle forze di quattro continenti, attaccandoci in Grecia, in Jugoslavia, in A. O., in Libia, sul mare, nel cielo.

Ed ancora una volta fu vittima della sua incomprensione!

La Russia sovietica

La Russia è nemica per autodefinizione dell’ordine, della civiltà occidentale, della religione. Essa si preparava segretamente e potentemente ad aggredire l’Europa, per bolscevizzarla, scattando col suo rullo compressore al momento opportuno.

Il tradimento jugoslavo del 26 marzo 1941 non fu opera e stile dei russi-anglo-americani? Il Führer non aveva saputo dal suo servizio informazioni che nelle sedute segrete del maggio 1940 alla Camera dei Comuni Churchill era stato informato dal suo ambasciatore a Mosca, Cripps, che la Russia avrebbe attaccato la Germania entro un anno e mezzo?

L’antieuropeismo della Russia non ha una tradizione, perché è nato 24 anni or sono, il 7 novembre 1917, col bolscevismo. Esso non trova la sua ragione d’essere neppure nella geografia, e quindi non è immutabile, nel senso che la Russia di domani, gettati via gli stracci del comunismo, potrà forse divenire, almeno per l’immensa zona che resta ad occidente degli Urali, elemento operante della nuova Europa.

L’antieuropeismo della Russia è ideologico, perché tenderebbe a sommergere in Europa e nel mondo quella civiltà che il nostro vecchio continente ha il vanto e la gloria di aver affermata e diffusa sulla terra, e che ora si rinnova e si sviluppa col Fascismo e col Nazismo. È una civiltà, è un ordine sociale nuovo che si riassume nelle nozioni dell’Individuo, della Società, dello Stato e della Religione in un’armonica collaborazione, valori questi che esaltano la parte più alta dell’essenza umana: lo spirito, e sono quindi l’antitesi del materialismo sovietico.

La Russia non è fenomeno politico “asiatico”, ma europeo

Anche se si vuol ricacciare la Russia, dopo la guerra e la Vittoria, al di là degli Urali, essa non è, come suol dirsi, “un morbo asiatico”. Dal punto di vista territoriale può dirsi asiatica, ma da secoli la Russia è parte integrante dell’Europa, ed il suo sviluppo civile, economico, sociale è assai diverso da quello asiatico come ad esempio quello dell’India, della Cina, del Giappone, tanto che la Russia dovrebbe a maggior ragione essere respinta anche dall’Asia.

Questo in generale. In particolare poi, il bolscevismo proviene da dottrine nate ed elaborate in Europa, sia pure ad opera di elementi razzialmente non europei (Marx).

La stessa organizzazione della produzione a tipo standardizzato, intensamente industriale come lo stakhanovismo, su cui si fonda l’organizzazione sovietica, è se mai americana e non asiatica. Ciò che non è europeo, che non è occidentale, è la passività delle grandi masse anonime, amorfe ed ignoranti.

L’antieuropeismo bolscevico può dirsi dunque un nemico dell’Europa nato in Europa, un nemico interno che ha potuto organizzarsi in una regione geograficamente, storicamente e spiritualmente periferica dell’Europa, e quindi meno sensibile alle reazioni della vera civiltà, la quale è incompatibile col bolscevismo.

Non deve stupire il fatto che nella vecchia Europa vi sia stata la dolorosa esperienza negativa del bolscevismo. L’importante è che sia potuta essere superata dal rinnovamento dello spirito europeo impersonato e portato in alto, nella saggezza, nell’antiveggenza e nella genialità dei due grandi Capi, dell’Italia e della Germania. Queste due giovani Nazioni, come quelle che hanno aderito alla crociata antibolscevica, rappresentano l’Europa nuova, l’Europa viva, l’Europa eterna, l’Europa del passato e dell’avvenire che si batte per dire “basta” alla prepotenza ed alla violenza, per non far buttar via in altri Paesi, che hanno il privilegio di essere ricchi, il grano, il caffè, la carne, mentre in Europa v’è chi soffre la fame e la miseria.

Tutte le Nazioni della nuova Europa si battono strenuamente, mentre le tre nazioni antieuropee perdono terreno perché sanno che questa guerra è la rivolta storica del Lavoro umano contro la massoneria, contro il bolscevismo e contro il giudaismo. Lotta immane, totalitaria, annientatrice, necessaria, la quale apporterà, sia pure attraverso il sacrificio, il sangue, il dolore ed il pianto, ma con una luminosa Vittoria, la costruzione della nuova Europa, ciò che avrà una portata immensa nei secoli e pei secoli sui destini del mondo.

Gli Stati Uniti contro l’Europa.

Nel suo storico discorso dell’Il dicembre 1941 Hitler analizzava il concetto Europa. E diceva: “Non è una definizione geografica, ma culturale e nazionale. I Greci, che nei secoli lontanissimi respinsero l’invasione persiana, provvidero alla difesa dell’Europa. Questa passò poi a Roma, a quell’Impero Romano che non ha veduto ancora nessun impero di pari grandezza. Nella guerra contro Cartagine le legioni romane combatterono per l’Europa, difesero l’Europa. Vennero poi le invasioni barbariche, e sempre, in tutte le grandi conflagrazioni l’Europa difese se stessa contro gli stranieri, ed è da questa Europa che partì il grandioso progresso civile dell’umanità intera. Non è stata certo l’Inghilterra a dare la civiltà all’Europa, ma è l’Inghilterra stessa che fu fondata da schiatte germaniche. Non è stata certo l’America a scoprire l’Europa, ma viceversa”.

Al principio del XIX secolo v’erano 180 milioni di abitanti in Europa; oggi ve ne sono 430, e ciò per la produzione transoceanica e per il traffico interoceanico nel secolo dell’emigrazione e del carbone. Ma appunto da questo suo stesso sviluppo la superpopolata Europa è stata ridotta in servitù da grandi fornitori coloniali associati ai possessori di flotte e di basi navali che potevano a loro arbitrio chiudere o aprire le vie del mare. Contro questa tirannide insorse la nuova Europa chiamata a raccolta e difesa dalle Potenze dell’Asse.

I precedenti antieuropei degli Stati Uniti che portarono alla guerra.

Nella notte sul 30 settembre 1938 avvennero gli accordi di Monaco. Tre settimane dopo cadeva Canton, nella Cina. Gli Stati Uniti furono percorsi da un brivido. Perché? Sino allora un’invasione di europei o di asiatici sul continente americano era apparsa impossibile (“più probabile un’invasione della Luna”, disse il Duce), ma diveniva invece possibile che le Grandi Potenze anglosassoni dovessero spartire il dominio dell’Oceano Atlantico e dell’Oceano Pacifico coi nuovi e giovani Imperi: l’Italia, la Germania, il Giappone.

Vi fu prima una tensione fra Stati Uniti e Germania per la questione ebraica, poi il congedo a tempo indeterminato degli ambasciatori, e il discorso del Segretario di Stato Jeckes e relativa protesta tedesca, seguita dal rigetto di essa da parte del Ministero degli esteri americano.

Eletto di nuovo Presidente Roosevelt, dopo pochi mesi si tolse la maschera dell’isolazionista. Nel marzo 1941 fece votare la legge sul “prestito ed affitto”. Era l’intervento, e proprio della mentalità americana, e cioè “la guerra fatta dagli altri con danaro americano”. L’Asse non raccolse la sfida. Mussolini e Hitler avevano già risposto magistralmente nel 1940 col Patto Tripartito ai primi accenni bellicosi di Roosevelt. Questi passò alle provocazioni: il sequestro dei piroscafi dell’Asse (30 marzo 1941), la protezione americana imposta alla Groenlandia (IO aprile 1941), il congelamento dei crediti ( 15 giugno 1941), la chiusura dei Consolati dell’Asse (17 giugno 1941), l’invio di truppe in Islanda (7 luglio 1941), la dichiarazione di Roosevelt, che nel settembre avrebbe fatto scortare i convogli inglesi da navi da guerra degli Stati Uniti. Roosevelt in sostanza non voleva dichiarare la guerra, ma voleva che la dichiarasse l’Asse.

Ma l’Asse non dichiarava la guerra! Allora la marina americana provocò incidenti, aggredì e pretese di essere stata aggredita. L’Asse lasciava correre!

Roosevelt giocò allora l’ultima carta: non riusciva ad ottenere la guerra in Atlantico? La cercò allora nel Pacifico. E iniziò una politica di colpi di spillo col Giappone; ma il Giappone gli saltò alla gola!.

Ora il Mondo non ha più distanze: la guerra lo avvolge tutto!

Conclusioni

Il  Giappone,  ostacolato  nella  sua  politica dello “spazio vitale” da parte della Russia, degli Stati Uniti e dell’Inghilterra, si dette in braccia all’Asse ed ecco il Tripartito. Gli Stati Uniti combattono per l’egemonia anglosassone contro quella dell’Europa e del Giappone. Ma oltre al panamericanesimo (gli Stati Uniti cercano di dominare anche nell’America Centrale ed in quella Meridionale), essi hanno tentato di costituirsi due colossali antemurali nell’Atlantico e nel Pacifico. Ed ecco “il ponte di navi”, con la cooperazione inglese, facendosi dare le Bermude, il Canada (ha già abolito le barriere doganali), la Groenlandia, l’Islanda, le Faroer, e sperando di ottenere le Azzorre, e Capoverde, Dakar, Free-town. E così “il ponte di isole” nel Pacifico con le Hawai, Samoa, Wake, Guam, Filippine, Australia, Nuova Zelanda.

Questi due colossali antemurali dovevano costituire le basi di partenza per la conquista dell’Europa e dell’Asia, nonché due grandi barriere da erigere – politiche ed economiche ad un tempo – atte a salvaguardare pei secoli l’egemonia del panamericanesimo.

Sull’Europa perciò sovrasta un doppio pericolo: essere sommersa dal tallone pesante, tracotante e barbaro dei bolscevichi, e dal tallone meno pesante ma non meno infido del primo, degli angloamericani!

L’Europa però sa difendersi, sa battersi, e la Vittoria le sorriderà con tutte le sue promesse!

Bibliografia:

Per l’Europa! Una resistenza ignorata. 1941-1945: STORIA FOTOGRAFICA DELLA LOTTA CONTRO IL BOLSCEVISMO E I SUOI ALLEATI. Zucconi e.

Il Terzo Reich per l’Europa. La Rivoluzione Socialista Europea. AA. VV. Editrice Thule Italia

Europa come comunità nella sua lotta vitale. Conferenza sull’Europa. Editrice Thule Italia

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