L’Ossario di Solferino (MN)

Articolo e foto (da vedere!!!) di Mirco Cappelli

Nella storica giornata del 24 Giugno 1859 si combatté la battaglia di San Martino e Solferino.
Senza voler risalire alle idee fondamentali che sono alla base della storia e della politica europea di quel tempo, si può affermare che la campagna di Crimea, il trattato di Parigi e la politica di Camillo di Cavour, nonché gli errori del Governo di Vienna, portarono nella primavera del 1859 Napoleone III con la sua Armata d’Italia a combattere in Piemonte e nella Lombardia, accanto all’armata del Re di Sardegna Vittorio Emanuele II, la seconda guerra d’Indipendenza italiana, contro la 1a e 2a Armata austriache al comando dell’Imperatore Francesco Giuseppe.
Dopo i combattimenti nel Piemonte orientale, quelli a Magenta e a Melegnano, nonché la sosta per l’ingresso trionfale a Milano, Napoleone III la sera del 23 giugno, ormai superato il Chiese, decise di proseguire l’avanzata muovendo dalla linea Lonato-Castiglione delle Stiviere e puntando con la sua Armata su Solferino e Guidizzolo, mentre quella sarda si dirigeva su Pozzolengo.
Da parte sua, Francesco Giuseppe su tali ultime località si era già attestato, ripassando con le sue Armate sulla riva destra del Mincio, con l’intenzione di dividere con la sua 2 a Armata le forze avversarie per obbligare i Sardi a retrocedere con le spalle al Garda ed i francesi verso le Prealpi. Egli sperava che la sua 1a Armata, forte di numerosa Cavalleria, potesse avvolgere in pianura lo schieramento avversario dalla sua destra.
Né uno né l’altro dei due Imperatori pensò invero che in quel giorno si sarebbe venuti alle armi e pertanto quella di Solferino e San Martino può essere definita una battaglia d’incontro.
Il nome di Solferino e S. Martino oltre che per la battaglia testé riassunta, rimane nella storia per cinque motivi:
1. vi si combatté l’ultima battaglia, nella quale a cavallo in mezzo ai combattimenti vi si trovarono, in un raggio di pochissimi chilometri, tre Capi di Stato: Francesco Giuseppe, Napoleone III e Vittorio Emanuele II;
2. in essa, un Armata, più che sarda già italiana per un considerevole numero di volontari accorsi da ogni parte della penisola, combatté per l’indipendenza d’Italia;
3. nell’Armata francese assai numerosi, per la prima volta nell’Europa moderna, vi furono combattenti di colore, la cui presenza assurge a simbolo del colonialismo allora imperante;
4. per l’ultima volta, forse, un Esercito, quello di Francesco Giuseppe, combatté mosso dalla lealtà dinastica e in difesa del principio di legittimità: uno dei suoi massimi ideatori – il principe Clemente Lotario di Metternich – era morto proprio in quei giorni a Vienna;
5. infine, ed è il fatto di maggiore rilievo per la storia dell’umanità, quell’evento segnò la nascita della Croce Rossa. Fu invero il vedere i caduti calpestati e mal sepolti, i feriti affidati più alla pietà delle popolazioni che all’efficienza dei servizi sanitari che ispirò ad Henry Dunant l’idea che portò alla creazione della Croce Rossa e che valse al suo fondatore il primo Premio Nobel per la pace.
A ricordo di quella sanguinosa ma storica battaglia, nella più antica delle chiese solferinesi, quella di San Pietro in Vincoli, trova posto l’Ossario, voluto ventun anni dopo la battaglia, dalla Società Solferino e San Martino per accogliere degnamente le spoglie dei Caduti dei tre eserciti.
Ci si arriva percorrendo un suggestivo viale di cipressi ai bordi del quale si estende un ampio parco. Sulla facciata della chiesa si possono osservare due mosaici: uno raffigurante San Pietro e l’altro, il Redentore. All’interno sono custoditi 1413 teschi e le ossa di circa 7000 Caduti conservate, come a San Martino, senza distinzione di nazionalità e grado. Alcuni scheletri, in parte attribuiti a soldati francesi, sono esposti a destra ed a sinistra dell’abside, sotto la quale un profondo pozzo contiene i resti di circa duecento uomini.

Fonti e approfondimenti:
http://www.prolocosolferino.it
http://www.solferinoesanmartino.it

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