Il problema religioso – prima parte

Nonostante sia agosto vediamo che i visitatori non tendono a diminuire, anzi! Per questo abbiamo deciso di premiare chi ci segue in questo periodo con un capitolo estratto dal libro di Federico Federici “Nazionalsocialismo” edito nel 1937. L’Autore scriveva anche su “Gerarchia” e su altri organi del Fascismo, quindi si può ritenere una voce autorevole. La scelta del capitolo intitolato “Il problema religioso” non è stata casuale, ma si è deciso di proporre un documento dell’epoca di parte italiana su un tema spinoso e che genera ancora molta confusione.

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IL PROBLEMA RELIGIOSO

Il Programma del Partito (1920) al paragrafo 25 dichiara : « Noi chiediamo, nell’ambito dello Stato, la libertà per tutte le confessioni religiose, e ciò fin tanto che esse si tengano entro limiti tali, da non costituire per questo un pericolo e fin tanto che non urtino contro i costumi e la morale della razza tedesca ». Ed Hitler stesso, nel suo libro, riconferma: « I partiti politici non hanno nulla a che vedere con i problemi religiosi fino al momento in cui questi non minaccino di annullare, in quanto stranieri al popolo, i costumi e la morale della razza stessa, come parimenti le religioni non vanno confuse con pasticci di partiti politici. Per il condottiero politico le dottrine ed istituzioni religiose del suo popolo debbono sempre essere inviolabili, che, in caso contrario, non ha da esser uomo politico, ma deve, quando ne abbia la stoffa, farsi riformatore » Queste parole hanno un triplice intento : di separare il campo della religione dalla politica; di assicurare i seguaci delle varie confessioni, che il movimento politico, il quale stava per sorgere, non avrebbe messo in pericolo la loro religione, e, finalmente, di togliere al Partito cattolico, il Centrum, quell’autorità, che gli proveniva dall’ibrida sua natura di partito politico a sfondo religioso. Tre mete che stavano particolarmente a cuore ad Hitler. Egli è infatti conscio dell’enorme pericolo che una lotta religiosa può costituire per la Germania e voleva che a nessun patto la lotta politica di quegli anni, in cui si combatteva per la conquista del potere, potesse degenerare, in un modo o nell’altro, in guerra di religione. Voleva inoltre che non si potesse, data la particolare natura del moto nazionalsocialista, il quale si fonda su di un’intuizione del mondo, far sorgere contro di esso un’opposizione religiosa, e voleva infine, togliendo l’equivoco su cui giuocava il Centrum, levare a questo un valido appoggio. L’antipatia del Capo del Governo tedesco per i partiti politici a sfondo confessionale è di antica data ; risale all’epoca in cui, a Vienna, si combattevano le correnti del Lueger e dello Schoenerer, l’una prò, l’altra contro Roma ; ed è inoltre convinto essere errore grave il mischiare i due mondi della politica e della Chiesa. S’era poi questa avversione accentuata in lui per il giuoco che il Centrum aveva continuato a giuocare in Germania, giungendo a stringersi a Weimar con i partiti di sinistra, coalizione da cui nacque la costituzione della Germania repubblicana. Armeggi, che parevano ad Hitler risolversi a tutto beneficio della democrazia e del socialismo. Il Centrum; d’altra parte, il quale vantava nella sua storia, una strabiliante vittoria contro il Principe di Bismarck ed il suo Kulturkampf, non pareva pronto a disarmare. Tuttavia, sul terreno puramente politico, il Nazionalsocialismo doveva, con relativa facilità, aver ragione di tutte le opposizioni, e quindi anche di quelle a sfondo confessionale.

Era invece fatale che, data la sua peculiare natura, il Nazionalsocialismo dovesse incontrare il problema religioso in una ben più grave forma. Esso è infatti un moto non solamente e semplicemente politico, sebbene nato e basato su di un’intuizione del mondo, vale a dire su di un’ideologia, la quale accampa la pretesa d’interpretare e risolvere, secondo un suo modo particolare, i problemi ultimi ; quei problemi cioè, che anche la religione non può far a meno di far suoi e nei quali anch’essa trova la sua giustificazione teoretica.

C’era dunque sotto questo aspetto un pericolo grave, ed era quello che l’intuizione del mondo nazionalsocialista entrasse in contrasto con il credo religioso, e che così i singoli individui fossero posti davanti ad un problema di coscienza della massima gravità, davanti al dilemma : nazionalsocialista o cristiano, e che, non acquietandosi in un dualismo fra uomo politico e uomo religioso, tentassero uscirne straniandosi da uno dei due mondi: cadendo cioè nell’indifferentismo politico o religioso. Il che avrebbe avuto la conseguenza che, o il moto politico avrebbe perso in tal modo alcuni dei suoi migliori aderenti, o che li avrebbe persi la Chiesa ; ma che, sia in un caso sia nell’altro, si sarebbe determinato il sorgere di un conflitto fra partito politico e Chiesa, perché questa avrebbe visto nell’altro immancabilmente un suo dannoso avversario. Il problema era per la Germania più grave assai di quello che non avrebbe potuto essere per un altro popolo. Data la natura consequenziaria del tedesco, portata al ragionamento, era molto improbabile quivi ci si potesse accontentare di quel dualismo fra intuizione del mondo e credo religioso, e ci si potesse accomodare, agendo politicamente in un modo e risolvendo i problemi più intimi ed urgenti in un altro al tutto antitetico. Conflitto fra Partito e Chiesa, che sarebbe stato per sorgere anche nel caso in cui un nazionalsocialista convinto, pago della soluzione che dei problemi, comuni alla religione ed all’intuizione del mondo, dà il Nazionalsocialismo, in quanto Weltanschauung, avesse fatto di questa una religione.

Un’altra ed assai grave difficoltà doveva, in tema di religione, il Nazionalsocialismo incontrare per la sua tendenza nazionale nei due sensi della parola, sia come tendenza all’unità interna, sia come indipendenza dall’estero. Infatti all’unità assoluta del corpo nazionale si oppone il fatto che il popolo tedesco è diviso (e per di più regionalmente) in due confessioni. Stato di fatto che può sempre presentare il pericolo, che coloro i quali nella soluzione dei problemi ultimi e più vitali seguono principi nemici, non siano mai assolutamente uni neppure nella soluzione di quegli altri problemi, che, rispetto a quelli, per una persona profondamente religiosa, non possono essere se non secondari ; come può rendere pure possibile il caso, che un conflitto politico assuma la veste di lotta religiosa, la quale, data l’opposizione dei credi confessionali, tenda a risolversi in separatismi.

Dal punto di vista poi, diremo così, internazionale, il Nazionalsocialismo tedesco doveva urtarsi contro quella delle due confessioni, la quale riconosce a suo capo un Sommo Pontefice infallibile, che risiede fuori dal Reich, e, nell’ambito di questo, è rappresentato dai suoi Vescovi, responsabili solo di fronte a lui.

Quasi tutta questa serie di conflitti possibili si è infatti concretata in conflitti veri, più o meno gravi, od in semplici difficoltà da superare, nel corso della storia del Nazionalsocialismo.

Il forte risveglio del senso nazionale, che corrisponde al sorgere del moto nazionalsocialista, ha fatto sì, che tutte quelle voci, le quali nel dopoguerra parlavano di separazione, e che a questo scopo giocavano anche sulla diversità di confessione fra le Provincie del nord e del sud, non avessero neppure modo di farsi sentire. L’evitare invece una lotta fra Chiesa e Partito ed il pericolo che questa guerra religiosa servisse forse anche per mascherare opposizioni politiche, fu una fatica particolare del nuovo Governo, e la Germania del terzo Reich non ha ancora conquistata pienamente la sua pace religiosa.

Effettivamente, fra il credo cristiano (che è il solo che conta, poiché, come ben sappiamo, per Hitler e per il Nazionalsocialismo, l’ebreo non è membro di una Chiesa, ma rappresentante di un’altra razza, e la differenza confessionale non sarebbe che un trucco, una scaltrezza tipica del popolo ebraico, il quale, in tal modo, si procura la possibilità di costituire, al di sopra dei confini dei paesi che lo ospitano, uno Stato) e l’intuizione del mondo nazionalsocialista, ovvero razzista, il conflitto è inevitabile. Inevitabile dal punto di vista di entrambi : dei cristiano, perché come può una Chiesa, nata sul precetto della predicazione del Verbo divino ai popoli della terra, e che il battesimo intende come il concreto realizzarsi per ognuno del perdono che il Figlio di Dio ha acquistato col suo sangue per tutto il genere umano, ammettere una differenza indelebile, scritta nel sangue degli individui, che li dispone, corrispondentemente alla loro razza, su di una scala di valori « naturali », che nessuna osservanza di precetto e nessuna Chiesa può mutare? La razza, come decreto provvidenziale, si oppone irriducibilmente alla redenzione, che non è, per la Chiesa, né meno essenziale, né meno provvidenziale.

Dal punto di vista del credo razzista poi, la religione cristiana, che, vista nella sua storia esteriore, è nata come il prodotto di una razza nemica ; che dalla Palestina si è propagata verso l’Europa; che tra i suoi libri sacri annovera la storia di questo popolo, non può venir considerata congeniale al popolo tedesco. Così l’opposizione nietzschiana contro la morale degli schiavi, risorgeva, sotto il segno del razzismo, come opposizione della morale eroica del germano, che il Nazionalsocialismo propugna, alla morale cristiano-ebraica del perdono.

Razzismo e cristianesimo si urtano per l’essenziale differenza d’impostazione mentale. Aristocrazia, selezione, confini, barriere, opposizioni, nazionalismo nell’uno; universalismo, messianismo, uguaglianza, internazionalismo nell’altro.

Il conflitto nacque dunque, e doveva nascere, dato l’intricato giuoco dei problemi ed il fatto, che ognuno tentò di risolverli da un suo determinato punto di vista.

Se vogliamo ora vedere partitamente come le varie confessioni reagirono e quali posizioni ideali andarono via via assumendo (che solo di questo vogliamo ora occuparci e non della cronaca minuta dello svolgimento della lotta), converrà cominciare dal cattolicesimo, il quale ebbe, per forza di cose, la posizione sempre più netta e determinata. Naturalmente anche nel seno di questo si possono notare varie tendenze, da un’estrema destra rigidamente legata alla posizione tradizionale ed a Roma, fino ad un’attitudine molto conciliante, assunta nei riguardi del Nazionalsocialismo, da altri che s’accontentarono di salvaguardare solo alcune posizioni di principio, abbandonando le quali un cattolico cessa d’esser cattolico. Se i primi si oppongono al Nazionalsocialismo, accusandolo di statolatria, di naturalismo, rifiutando il razzismo e via enumerando, irrigidendosi così in una posizione che rende impossibile ogni intesa; gli altri invece, più vicini alla vita dell’attuale Germania, convinti di quanto il Nazionalsocialismo può far per lei, chiedono a quest’ultimo solo di rinunciare a volersi impadronire totalmente dello spirito e dell’anima dei suoi seguaci, cosicché, al di là del momento politico, vi sia campo per la religione. Concessione che il Nazionalsocialismo è pronto a fare ed ha fatta sul terreno politico, ma che, purtroppo, è fuori dalle sue possibilità di veramente accordare, per quella inevitabile pretesa di totalità che è in ogni intuizione del mondo. Una volta ottenuta ufficialmente questa dichiarazione, i cattolici concilianti, non potendo accettare il razzismo nei suoi principi, dichiarano d’essere d’accordo con lui nelle conseguenze, che la Volksgemeinschaft può facilmente esser camuffata alla cristiana; e vi son teologi, che, rivedendo l’immagine tradizionale del mite Agnello, interpretano la figura del Cristo eroicamente e vanno nella morale cristiana accentuando l’elemento attivo eroico a scapito del contemplativo. Quanto al momento nazionalista, tentano di evitare lo scoglio, affermando che tra Stato e Chiesa universale non vi può essere conflitto, perché si tratta di istituzioni poste su piani diversi. Lo Stato nazionale deve opporsi ad ogni ideologia internazionalista, ma con ciò non s opporrà mai alla Chiesa, che è supernazionale. Come pure vi sono stati teologi cattolici tedeschi, i quali, influenzati dalla filosofia esistenziale, hanno cercato di fare della razza e del suolo e della Nazione momenti che non possono mai non entrare anche nella vita religiosa del singolo, il quale è cristiano e cattolico ed apostolico e romano sì, ma nel modo come solo può esserlo un tedesco, nato in quelle determinate condizioni di spazio, di tempo, di vita, di storia e di tradizione.

Lodevoli sforzi fatti da entrambi le parti per giungere ad una conciliazione, ma che, propriamente parlando, non possono portare che ad un modus vivendi, perché nazionalsocialismo vuol dire razzismo, il quale è intuizione del mondo antitetica, per sua natura, al cristianesimo. Cattolicesimo vuol dire fratellanza universale, vuol dire Roma ed oltramontanismo, vuol dire anteporre il regno dei cieli e quello che per esso si crede d’esser tenuti a fare, al regno della terra. Il conflitto, malgrado la buona volontà dell’alto clero da un lato e del Governo dall’altro, è stato sempre latente, perché esso è nella natura delle cose. Certo alla tesi della « doppia verità » politica e religiosa e del cattolico buon tedesco, non giovarono quei religiosi, sia regolari sia secolari, che cercarono di eludere  (ed i casi furono purtroppo molti) le ordinanze sulle esportazioni delle divise, emanate a difesa della valuta nazionale, onde tra-sferire all’estero, in sicuro asilo, i capitali delle congregazioni religiose. Essi fornirono un’arma terribile nelle mani di chi sostiene, che l’aderire ad una religione universale mina infallibilmente nelle sue basi il senso nazionale e statale. Dall’altro lato, i razzisti convinti, sentendo tutto quello che d’incompatibile v’è fra il cattolicesimo e la loro ideologia, si scagliarono, col Mito del secolo XX del Rosenberg, con violenti attacchi contro la Chiesa di Roma. Così, mentre lo Stato condanna i chierici, contravventori alla legge, il Cardinale Faulhaber, Arcivescovo di Monaco, “dal pulpito, con aspra eloquenza, rintuzza le accuse e Roma inscrive l’opera all’Indice dei libri proibiti. Ma là dove la lotta si fece più aspra e tenace fu nel campo dell’educazione giovanile…..  [ seconda parte ]

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