Il problema religioso – seconda parte

Dal libro del 1937 di Federico Federici, il capitolo “Il problema religioso”.

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Ma là dove la lotta si fece più aspra e tenace fu nel campo dell’educazione giovanile, in cui ognuno dei due partiti combatte per il proprio avvenire. Le associazioni cattoliche si son viste via via limitare e sopprimere tutte le loro libertà, mentre si prescrivevano nei Campi di lavoro quotidiane letture del libro di Rosenberg.

È una lotta continua fatta d’attacchi e contrattacchi, che, senza degenerare mai in vero e proprio conflitto, mantiene gli animi in uno stato d’agitazione : quell’agitazione di cui allo spirito è occasione ogni problema insolubile. L’antagonismo è infatti qui, anche esteriormente, più irriducibile che non nel caso del protestantesimo, perché, se, qui come là, il Nazionalsocialismo non abbandona la sua posizione spirituale e s’attiene a quell’intuizione del mondo che ne costituisce la forza, il protestantesimo ha una possibilità d’adattamento ed una libertà d’azione, che il cattolicesimo ignora totalmente, e che può illudere invece quello sulle sue possibilità di giungere ad una soluzione. Il cattolicesimo, legato ad un dogma, ad una tradizione, ad una istituzione sorta fuori dai quadri nazionali, dipendendo da un capo supremo, che, trattandosi di una religione cattolica, non può adattare e modificare le esigenze della Chiesa seguendo le contingenze politiche di ogni singolo paese se non entro limiti minimi, è astretto ad un irrigidimento, che può porre il credente di fronte al dilemma : cattolico o nazionalsocialista, ma che impedisce, sia a questo sia al partito politico, di chiedergli riforme o mutamenti per lui impossibili. Il Cattolicesimo è quello che è; costretto dalla sua natura, che può portarlo a volte a straniarsi dalla vita e dalla storia, conviene accettarlo o rifiutarlo in blocco, poiché, volerlo mutare o tentare di mutare, equivale ad uscire dal suo seno. Tentativi come quello fatto in Germania nel 1934 dalla Katholischc-nationalistische Bewegung, che, col motto: « Chiesa e popolo – Cattolici e tedeschi », richiamandosi al motto dei Vecchi Cattolici, staccatisi da Roma dopo il Concilio Lateranense del 1870, volle liberarsi dal momento supernazionale, sono senza altro condannati al fallimento. Questa sua natura è quella che rende impossibile anche solo di tentare, nell’ambito del cattolicesimo, una soluzione vera del problema, per sé insolubile, di conciliare cristianesimo e razzismo.

Tuttavia questa inadattabilità costituì, in questi anni, la forza del cattolicesimo in Germania. Inadattabile per essenza, né il singolo né lo Stato, hanno cercato di spingerlo in quella pericolosa avventura nella quale si è invece arrischiato il protestantesimo, che, confidando nella sua attitudine ai rapidi mutamenti ed adattamenti, s’è studiato di superare le anzidette difficoltà, senza accorgersi che si trattava di un antagonismo irriducibile, cosicché s’è vanamente affaticato ed insanguinato in una lotta inutile. Il singolo sapeva che nel cattolicesimo l’iniziativa personale non agisce se non a distanza di tempo, quando s’è maturata e, per così dire, filtrata attraverso la tradizione; cosicché non tentò l’impossibile di risolvere, lui individuo, le difficoltà della Chiesa, rassegnandosi a viverle nel suo foro interiore. Ciò costituì per la Chiesa cattolica un vantaggio, perché le permise di presentarsi, in tutti questi anni, come un fronte molto più unito e compatto. Ma un vantaggio per lei fu anche in un altro senso : perché il singolo, posto davanti all’alternativa di scegliere nettamente tra l’ortodossia e l’apostasia, si decide meno a cuor leggiero ad abbandonare il dogma di Roma. Non dico che questo sia per facilitare il compito al credente tedesco, ma certo rese e rende più facile alla Chiesa di Roma la difesa.

Lo Stato anch’esso, con Roma, s’è affrettato a stringere il Concordato ed a confermare i Concordati già esistenti fra i Lander e Roma. Alla Chiesa, nel suo insieme, come istituzione guardiana di dogmi, sapeva di non poter chiedere nulla, a meno di entrare con lei in guerra aperta, ed una lotta a fondo contro il cattolicesimo in Germania nessuno la vuole, almeno fra le persone responsabili. Il Governo s’è limitato a controllare la Chiesa cattolica nell’azione dei suoi membri: chi, in un modo o nell’altro, in nome di quel credo, urta contro quelli che sono i fini dello Stato nazionalsocialista, accentuando per esempio il momento supernazionale o confessionale, è punito, destituito, allontanato.

Membri della Chiesa protestante e membri del Partito nazionalsocialista poterono invece illudersi che una conciliazione vera e propria qui fosse possibile. Storicamente la Chiesa protestante è nata da una reazione contro Roma, che fu bensì un movimento molto complesso e profondo, ma che può, unilateralmente inteso, venir anche interpretato come una reazione del germanesimo contro la latinità, cosicché il ridesto spirito nazionale poteva anche immaginarsi di compiere la Riforma di Lutero, facendo della Chiesa protestante una Chiesa nazionale. Dal punto di vista ecclesiastico poi, chi si diede a quest’impresa giustificava il suo assunto così : i compiti della Chiesa sono due, predicare il Vangelo e preparare la predicazione mediante un’educazione religiosa, la quale non può realizzarsi che se la Chiesa vive a continuo contatto con la vita del popolo e della sua stessa vita. Quindi « il compito che la Chiesa ha di fronte al popolo si modifica secondo le varie specie naturali dei popoli e conformemente alle particolarità dell’ora storica ». Con tale affermazione, che, in quanto parla di « specie naturali », va ben distinta dal ragionamento, fatto dai teologi cattolici tinti di filosofia esistenziale, da noi più sopra ricordati, questi cristiano-tedeschi (Deutsche Christen) non solo asserivano la necessità che la Chiesa partecipasse al moto nazionale, ma aprivano una possibilità d’intesa col razzismo. Infatti, una volta interpretata la natura della Chiesa come legata alla peculiarità dei popoli, era meno impossibile, che (con qualche restrizione mentale) un protestante potesse trangugiare, o financo accogliere entusiasticamente, il razzismo. « Ogni produzione umana è limitata e legata alla specie naturale, con la quale noi veniamo al mondo. Se il sangue si guasta, anche lo spirito perisce, che lo spirito dei popoli e dell’uomo sorge dal sangue… Fa onore al buon cuore del nostro popolo, che tanti, in questo momento, vedano solo il dolore infinito, che la follia e la leggerezza dei progenitori hanno lasciato in eredità ai discendenti innocenti [i bastardi di ebrei], i quali tanto volentieri vorrebbero esser tedeschi e non vengono riconosciuti tali. Ma non fa onore alla Chiesa evangelica se non riesce a considerare questo cambiamento, che sotto il punto di vista delle sorti particolari ». Superate in tal modo, da parte dei teologi stessi (che le parole che abbiamo citate sono di Emanuele Hirsch, professore all’Università di Gottinga) le pregiudiziali… evangeliche, era evidente che i cristiano-tedeschi (Deutsche Christen) non potessero accontentarsi, dopo l’avvento al potere di Hitler, di accogliere con gioia il desiderio di questi, di fondere in un’unità amministrativa unica le varie Chiese riformate (intento al quale sottoscrissero subito anche gli appartenenti alle varie altre correnti del protestantesimo), ma dovessero sforzarsi di realizzare una più intima unione della Chiesa col Nazionalsocialismo. Uomo di fiducia di Hitler in tutto questo era il Parroco distrettuale Ludovico Müller, rappresentante dei cristiano-tedeschi, e quando fu eletto quasi di sorpresa von Bodelschwingh, una delle personalità più autorevoli del mondo protestante, a Vescovo dell’Impero (Reichsbischof), vale a dire a capo di quella Chiesa unificata amministrativamente cui si voleva giungere, costoro elevarono i più alti clamori, chiedendo a gran voce, che a capo della Chiesa del Reich fosse posta una persona, che alla lotta politica avesse cooperato attivamente. Per ristabilire la calma venne nominato dal Governo un Commissario per la Chiesa Prussiana. Ma il provvedimento sortì l’effetto contrario, perché von Bodelschwingh si dimise ed al suo posto venne eletto Ludovico Müller. Comincia così l’età dei cristiano-tedeschi, che succedono dovunque ai Pastori d’altre correnti, allontanati o dimessi. La Chiesa protestante è minacciata all’interno di scisma dall’intemperanza di questo suo partito di sinistra, al quale si oppone un partito di destra, attaccato alla tradizione, rappresentato dalla Chiesa confessionale {Bekenntniskirche); e dall’esterno, perché il Governo, elevando Müller a questo altissimo posto, dà a vedere che, per quanto sta in lui, tende ad agevolare e favorire tale rivolgimento nella Chiesa protestante.

Quello che i cristiano-tedeschi volevano, andava molto oltre un’unificazione amministrativa delle varie Chiese. Secondo loro, il Vescovo dell’Impero doveva introdurre nella Chiesa quel Fuhrerprinzip (principio del Capo), che aveva rinnovata la vita tedesca. « Nella Chiesa dello Stato nazionalsocialista, non si tratta affatto di una Chiesa di Stato nel vecchio senso [nella quale lo Stato aveva solo un’ingerenza amministrativa] e questo perché noi non assistiamo solo ad una ricostruzione dello Stato, ma al farsi di un popolo », quindi il Vescovo dell’Impero dev’essere, un Führcr, che « abbia il coraggio del nuovo ». Egli deve « poter dare alla nostra Chiesa quella nuova forma dall’alto, della quale noi abbiamo bisogno, perché la Chiesa possa assolvere i nuovi compiti ai quali la nuova realtà tedesca la pone di fronte ». Ne le innovazioni che si avevano in vista dovevano fermarsi all’organizzazione della Chiesa: ci si proponeva di ritoccare l’essenza più intima di essa, quando si affermava che gli ebrei battezzati, anziché farne parte, dovessero costituire una propria organizzazione.

Le cose andarono tanto oltre su questo indirizzo nazionale-razzista, che l’estrema sinistra del movimento si avvicinò, per un certo tempo, ad alcuni indirizzi neopagani, come avvenne del dottor Arturo Dinter, fondatore e capo della Deutsche Volkskirche, che si propose « un compimento della Riforma, mediante il ripristino e la diffusione della dottrina ario-eroica di Gesù, purgata da ogni falsificazione giudaica e giudaico-cristiana ».

Ma non solo queste estreme sinistre sembrarono compromettere lo spirito cristiano della Chiesa protestante, bensì anche i rappresentanti più ufficiali dei cristiano tedeschi. In una riunione al Palazzo dello Sport di Berlino del novembre £933, alla presenza di eminenti personaggi, il dottor Kraus formulava con tanta asprezza i principi che guidavano la Chiesa la quale voleva farsi ufficiale in Germania, da determinare la Chiesa confessionale ad entrare senza riserbo nella lotta. Affermava egli infatti, tra l’altro, il diritto dello Stato non dover trovare un limite nelle cose della fede, e la necessità d’una revisione della Chiesa dal punto di vista razzista.

I temi che provocarono e sui quali s’appuntò la resistenza della Chiesa confessionale furono essenzialmente: il razzismo, il Fuhrerprinzip, la minacciata autonomia della Chiesa… [ continua nel prossimo aggiornamento di lunedì ]

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