4 settembre 1943: Terracina bombardata (ad armistizio firmato ma segreto)

B-25 che bombarda Terracina

Era il 4 settembre quando formazioni USAF sganciarono tonnellate di bombe su una città che non rappresentava certamente, sebbene con lo sbarco di Salerno ancora non in atto, un serio obiettivo. Ma essendo una città portuale, il comando delle formazioni di bombardieri la incluse, purtroppo, nelle città, anche secondarie, da colpire in vista delle operazioni pre-sbarco.

La città fu colpita il giorno successivo alla firma dell’armistizio di Cassibile, che però, per vari motivi, come è noto, fu tenuto nascosto, permanendo quindi confermate le missioni di attacco aereo anche sulle città italiane “secondarie”, tra cui appunto Terracina. Si trattava di missioni atte a convincere l’Italia a concludere l’armistizio. missioni però non più necessarie. Purtroppo ciò oggi ci mostra l’attacco aereo su Terracina del 4 Settembre 1943 come un atto ancora più inutile, più paradossale.

Vi morirono, secondo alcune stime, tra le 140 e le 250 persone. Accanto alle strazianti ferite umane, tremende lacerazioni furono inferte anche al tessuto urbano.

«Incursioni sono state compiute sulle province di Napoli, Brindisi, Taranto e su Terracina dove gli aviatori avversari bombardavano il centro urbano e mitragliavano la popolazione causando ingenti danni e numerose vittime». Freddo e laconico il bollettino di guerra n. 1198 diffuso alla radio alle 20,00 del 4 settembre. La realtà che furono costretti a vivere i Terracinesi era più drammatica e dura di queste poche parole. Era una mite giornata di fine estate, quando da sud arrivarono 12 B17 Fortress, 12 Liberator B24 e 4 caccia a volo radente. Avvoltoi di lutto su una città che viveva la sua normale vita di ogni giorno. Le grida felici dei bambini per strada furono spente. Qualcuno mimò, con le mani stese ad ala, la nera sagoma dei quadrimotori: macabro gioco di morte. Soffocati rimasero anche i rumori dei carri che tornavano dalla campagna con la vendemmia. «Hanno bombardato Terracina» fu la voce che corse tra i filari, amplificata poi dalla radio in tutta la provincia.

Sotto i colpi delle mitragliatrici e delle bombe si consumarono i tanti drammi…

Marisa conobbe la follia, dopo aver vissuto l’esperienza traumatica del corpo dilaniato della sorella Ascenza. Mario e Lelia furono legati dallo stesso destino di morte, dopo che in quel giorno con le pubblicazioni di nozze, avevano fatto un passo decisivo verso il loro “sì” per la vita. Madri che facevano scudo ai figli. Madri colte nell’ultimo abbraccio, istantanee vive come i calchi di Pompei. Sbucati da dietro Pisco Montano, gli aerei seminano il panico. Solo Anna, 14 anni, esce di casa per vederli. Innocente curiosità pagata a caro prezzo.

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