5 settembre 1938. Un estratto.

Proponiamo un estratto del libro di Manfredi Martinelli “La propaganda razziale in Italia 1938-1945” dell’editrice Il Cerchio.

Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista

Una volta affrontata la questione della presenza degli ebrei stranieri introdottisi negli ultimi anni in Italia, occorreva occuparsi di quelli che erano italiani per antica residenza e cittadinanza. La priorità attribuita alla scuola come primo settore d’esclusione degli ebrei dalla vita nazionale non fu casuale, avendo da sempre, secondo Bottai, il regime attribuito primaria importanza al settore dell’educazione nazionale, così determinante nella formazione delle nuove generazioni. La scuola era la prima in quest’opera, in quanto strumento privilegiato attraverso il quale lo Stato formava, conservava e tramandava la personalità del nuovo modello d’italiano:

(…) Nella scuola si forma la personalità dell’uomo, perciò nella scuola si doveva cominciare l’epurazione. Se vogliamo italiani al cento per cento, dobbiamo formarli tali; dunque dobbiamo avere una scuola che sia italiana al cento per cento; quindi tale negli insegnamenti, nei libri, negli scolari. Quindi tale in tutti i suoi gradi. Il problema è integrale, se lo si pone bisogna affrontarlo integralmente. Essa forma gli uomini che la Nazione creano, realizzano, incrementano, tramandano con l’opera con cui impegnano la loro personalità. La Nazione è quale la formano gli uomini, e questi sono quali li forma la scuola. (…) La difesa della razza, cioè della personalità fisica e spirituale del Popolo, se vuole inserirsi davvero nella realtà, comincia ad operare nella scuola. (G. Bottai, Critica Fascista, 15 settembre 1938).

Si trattava precisamente del Regio Decreto n. 1390 del 5 settembre 1938 riguardante i provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista, ed il n. 1630 del 23 settembre 1938 relativo all’istituzione di scuole elementari per fanciulli di razza ebraica. In base a tali normative gli ebrei venivano esclusi sia dall’insegnamento che dall’apprendimento dalle scuole pubbliche italiane, riconoscendosi tuttavia la possibilità di istituire a spese dello Stato speciali sezioni per i bambini ebrei limitatamente all’insegnamento elementare, o alle stesse Comunità ebraiche, con l’autorizzazione del Ministero per l’Educazione Nazionale, di aprire i propri istituti (i libri di testo sarebbero rimasti quelli della scuola fascista, così come per quanto atteneva agli esami e scrutini il Commissario doveva essere nominato dal regio provveditore). L’atteggiamento di Bottai al riguardo dei provvedimenti razziali appare controverso. Nel suo intimo, come ben appare dai suoi importanti Diari, il gerarca fascista fu scettico, ma nelle sue funzioni di gerarca fascista non ritenne la discriminazione razziale essere un presupposto sufficiente per operare una fronda nei confronti del Capo, e comunque una volta intrapresa una strada a suo avviso sarebbe stato controproducente tornare indietro. Egli avrebbe ribadito tale sua posizione appunto in sede di Gran Consiglio il 6 ottobre, meravigliando lo stesso Ciano per la sua intransigenza, quando dinanzi ai tentativi di Balbo e De Bono di mitigare i provvedimenti allargando ai combattenti le categorie da “favorirsi”, esorterà i presenti a tenere fermo sulla via intrapresa, in specie per quanto atteneva ai provvedimenti già adottati in ambito scolastico:

(…) Ciò spiega come il primo settore in cui compiere quest’opera di difesa spirituale dovesse essere quello della dell’educazione, dove appunto si forma lo spirito degli italiani; questa formazione è opera da sorvegliare gelosamente {Critica Fascista, Io settembre 1938 ) (…) riammettendo gli ebrei nell’insegnamento, noi abbasseremmo il livello morale della scuola. Costoro ci odierebbero per averli cacciati, e ci disprezzerebbero per averli riammessi.

La bonifica dell’ istruzione rappresentava naturalmente uno degli aspetti più importanti di tutta la strategia razzista, che in questo settore verrà di lì a poco ridefinita il 10 ottobre 193 8 attraverso uno schema di decreto legge per l’integrazione ed il coordinamento in un unico testo delle norme emanate nel settembre, e l’approvazione nel febbraio del 1939 della cosiddetta “Carta della Scuola”, la quale mirava soprattutto a soddisfare le esigenze dello sviluppo fisico e psichico delle nuove generazioni, in rapporto con le caratteristiche della razza italiana da difendere e potenziare. Si trattava per Bottai, il suo artefice, dopo la riforma scolastica gentiliana del ’23 e la Carta del Lavoro del ’27, di una nuova, essenziale tappa sul cammino della rivoluzione mussoliniana. Il Ministro dell’Educazione Nazionale accompagnò la sua proposta di definitiva risistemazione della materia con un messaggio rivolto alla Camera:

(…) Poiché alla scuola è demandato gran parte del delicato e grave compito di formare e temprare fascisticamente le nuove generazioni italiane, ben si comprende la particolare importanza che vengono ad assumere le disposizioni per la difesa della razza nel settore dell’educazione nazionale. I fini di queste disposizioni sono gli stessi di quelli stessi dell’azione per la difesa della razza in tutti gli altri settori: rendere sempre più unitario, fisicamente e spiritualmente, il popolo italiano. Si è pertanto ritenuto che educatori della gioventù italiana non potessero essere persone, le quali, per quanto assimilate, avessero pur sempre viva la coscienza di appartenere ad una razza diversa. Con la sospensione dal servizio di tutti gli insegnanti ed il personale scolastico direttivo ed ispettivo di razza ebraica, si è pienamente raggiunto il fine proposto. Analogamente un criterio di netta separazione si è voluto seguire per quanto riguarda gli alunni. La disposizione che vieta l’iscrizione alle scuole di qualsiasi ordine e grado, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, di alunni di razza ebraica, vuole appunto evitare una dannosa ed incresciosa promiscuità. Ciò non toglie che i giovani ebrei possano, come privatisti sostenere gli esami presso le scuole pubbliche. Rimane in ogni caso precluso l’accesso ai corsi universitari ed ai relativi esami (…).

L’iniziativa non poteva non ricevere pertanto ampio risalto da parte della stampa che, dopo avere apprezzato i concomitanti provvedimenti relativi all’espulsione degli ebrei stranieri rifugiati in Italia, plaudì anche di fronte a questa iniziativa:

(…) Dopo di ciò si è passati a prendere in considerazione la posizione dell’elemento giudaico di nazionalità italiana e si è cominciato da quell’ambiente particolarmente sensibile che è l’ambiente scolastico. È noto quale enorme importanza assegni il Regime Fascista alla scuola. (…) La famiglia italiana è per fortuna rimasta sostanzialmente sana attraverso le aberrazioni della politica passata e le insidie di un costume straniero ormai risolutamente combattuto. Ma delle scuole non si poteva dire lo stesso. (…) La scuola era ancora pervasa, in misura relativamente notevole, da elementi ai quali non si poteva in alcun modo riconoscere il diritto e la capacità di educare italianamente e fascisticamente la gioventù italiana (…).

Liberare il mondo della scuola dalla presenza giudaica significava nelle intenzioni dei polemisti del razzismo restituirle quel carattere di italianità che essa aveva progressivamente perduto:

(…) Il lavoro costruttivo, per cui gli italiani si sono affermati nel mondo, contribuendo alla civiltà di altre nazioni, entra ormai a fare parte integrante dell’attività scolastica. Sorge, oggi, la Scuola Italiana per gli Italiani, permeata dal servizio del lavoro, rispondente alle necessità tecniche, economiche e soprattutto morali della razza italica (La Pera, Razza e Civiltà, marzo 1940).

Anche in quest’ambito non mancarono tuttavia i riferimenti polemici in direzione della Chiesa, la quale venne ancora una volta invitata a riflettere sulla autentica natura spirituale e religiosa dei provvedimenti razziali. Senza il razzismo infatti la stessa scuola avrebbe corso il pericolo di ritornare al nefasto modello antireligioso, materialista e diseducativo che l’aveva caratterizzata nel periodo prefascista, quando “la giudeomassoneria ne aveva fatto il suo feudo”. Se alla scuola venne attribuita tanta importanza, non poterono essere trascurate da parte dei vertici dello stato fascista e della stampa nazionale le iniziative che alcuni ebrei benestanti si accingevano ad intraprendere al fine di ovviare ai provvedimenti d’esclusione. La scappatoia che per motivi economici e per la pressione delle autorità non poté essere unanimemente perseguita, questa volta fu rappresentata dall’ iscrizione dei giovani israeliti in scuole ed università straniere o religiose. Interessanti al riguardo le notizie segnalate al Ministro Bottai già a partire dai mesi di agosto e di settembre (quindi prima e durante l’emanazione delle leggi sulla scuola) dalla Segreteria Particolare del Duce:

Roma, 13 agosto 1938, Viene riferito che il Vaticano aprirà le porte della Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano ai figli degli ebrei stranieri residenti in Italia.

Roma, 11 settembre 1938 Si segnala che molte delle più facoltose famiglie israelitiche della Capitale iscriveranno i loro figli nel liceo francese Chateaubriand a Via di Villa Patrizi. A tale uopo il direttore prof. De Montera, avrebbe già preso accordi con il Rabbino Capo, prof. David Prato per riservargli la maggiore disponibilità di posti.

Sempre nell’ottobre del 1938, appena un mese dopo l’approvazione dei provvedimenti in materia scolastica e d’insegnamento, venne altresì ribadito il divieto di immatricolazione degli studenti ebrei nelle università italiane a partire dall’anno accademico 1938-1939. Come si è accennato le discriminazioni per gli ebrei che godevano di particolari benemerenze non trovavano applicazione nel campo dell’istruzione, quindi nemmeno in quello universitario. Si concesse unicamente la restituzione delle tasse universitarie eventualmente già pagate, ribadendo soprattutto la possibilità in via transitoria di continuare gli studi per quegli studenti ebrei che erano stati iscritti all’Università nei passati anni accademici. Il settore scolastico della discriminazione fu sicuramente uno di quelli che rivestirono maggiore importanza e nel quale più ferma fu la determinazione del regime nel senso della inderogabilità dei provvedimenti, ma anche uno di quelli nei quali attraverso la predisposizione di soluzioni alternative si intese dimostrare il carattere discriminatorio ma non persecutorio:

(…) È da osservare al riguardo che al personale insegnante come sopra sospeso, è stato corrisposto fino alla cessazione del servizio l’integrale trattamento economico di cui fruiva prima della sospensione (…). L’alunno di razza ebraica può pertanto regolarmente compiere, non solo gli studi elementari, ma anche con effetti legali, quelli medi. Rimane fermo il divieto di compiere studi universitari, ma è mantenuta la concessione in forza della quale gli studenti universitari ebrei possono continuare gli studi precedentemente intrapresi (…). Come doveroso riguardo per gli ebrei discriminati, viene peraltro disposto che per l’insegnamento nelle scuole elementari e medie per alunni di razza ebraica, saranno preferiti gli insegnanti dispensati dal servizio, a cui dal Ministero dell’Interno siano state riconosciute le benemerenze individuali o familiari previste dalle disposizioni generali per la difesa della razza. (Collatino Collalto, Razza e Civiltà, Aprile 1940).

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REGIO DECRETO-LEGGE 5 settembre 1938-XVI, n. 1539

Istituzione, presso il Ministero delI’Interno, del Consiglio superiore per la demografia e la razza (GURI n. 231, 8 ottobre 1938). Convertito in legge senza modifiche con L 26/1939.

REGIO DECRETO-LEGGE 5 settembre 1938-XVI, n. 1539
Istituzione, presso il Ministero dell’interno, del Consiglio superiore per la demografia e la razza.

VITTORIO EMANUELE III
PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTA’ DELLA NAZIONE
RE D’ITALIA
IMPERATORE D’ETIOPIA

Visto l’art. 3, n. 2, della legge 31 gennaio 1926 – IV, n. 100;

Ritenuta la necessità assoluta ed urgente di provvedere alla costituzione di un organo consultivo centrale, presso il Ministero dell’interno, per le questioni che interessano la demografia e la razza;

Udito il Consiglio dei Ministri;

Sulla proposta del DUCE, Primo Ministro Segretario di Stato, Ministro per l’interno; Abbiamo decretato e decretiamo:

Art. 1

È istituito, presso il Ministero dell’interno, il Consiglio superiore per la demografia e la razza, chiamato a dare pareri sulle questioni di carattere generale interessanti la demografia e la razza.

Art. 2

Il Consiglio è presieduto dal Ministro per l’interno o, per sua delega, dal Sottosegretario di Stato. Ne fanno parte: un vice presidente e 14 membri scelti fra le persone particolarmente versate nei problemi della demografia e della razza. Essi sono nominati con decreto Reale, su proposta del Ministro per l’interno, durano in carica tre anni e possono essere confermati. Fanno, inoltre, parte del Consiglio:

il presidente dell’Istituto centrale di statistica;

il direttore generale per la Demografia e la razza;

il direttore generale della Sanità pubblica;

il presidente dell’Opera nazionale per la maternità ed infanzia;

il presidente dell’Unione fascista fra le famiglie numerose;

due rappresentanti del Partito Nazionale Fascista, designati dal Segretario del P. N. F., Ministro Segretario di Stato;

due rappresentanti del Ministero dell’Africa Italiana;

i rappresentanti per ciascuno dei Ministeri degli affari esteri, di grazia e giustizia, delle finanze, dell’educazione nazionale, delle corporazioni e della cultura popolare, designati dalle rispettive Amministrazioni.

Le funzioni di segretario del Consiglio sono esercitate dal direttore generale per la Demografia e la razza.

Il presente decreto entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale e sarà presentato al Parlamento per la conversione in legge.

Il DUCE, Ministro per l’interno, proponente, è autorizzato a presentare il relativo disegno di legge.

Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d’Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a San Rossore, addì 5 settembre 1938 – Anno XVI

VITTORIO EMANUELE

Mussolini

Visto, il Guardasigilli: Solmi
Registrato alla Corte dei conti, addì 5 ottobre 1938 – Anno XVI
Atti del Governo, registro 402, foglio 26. – Mancini.

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REGIO DECRETO-LEGGE 5 settembre 1938-XVI, n. 1390

Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista

Vittorio Emanuele III
per Grazia di Dio e per la Volontà della Nazione
Re d’Italia
Imperatore d’Etiopia

Visto l’art. 3, n.2, della legge 31 gennaio 1926-IV, n.100;
Ritenuta la necessità assoluta ed urgente di dettare disposizioni per la difesa della razza nella scuola italiana;
Udito il Consiglio dei Ministri;
Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario di Stato per l’educazione nazionale, di concerto con quello per le finanze;
Abbiamo decretato e decretiamo;

Art. 1. All’ufficio di insegnante nelle scuole statali o parastatali di qualsiasi ordine e grado e nelle scuole non governative, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere ammesse persone di razza ebraica, anche se siano state comprese in graduatorie di concorso anteriormente al presente decreto; nè potranno essere ammesse all’assistentato universitario, nè al conseguimento dell’abilitazione alla libera docenza.

Art. 2. Alle scuole di qualsiasi ordine e grado, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere iscritti alunni di razza ebraica.

Art. 3. A datare dal 16 ottobre 1938-XVI tutti gli insegnanti di razza ebraica che appartengano ai ruoli per le scuole di cui al precedente art. 1, saranno sospesi dal servizio; sono a tal fine equiparati al personale insegnante i presidi e direttori delle scuole anzidette, gli aiuti e assistenti universitari, il personale di vigilanza delle scuole elementari. Analogamente i liberi docenti di razza ebraica saranno sospesi dall’esercizio della libera docenza.

Art. 4. I membri di razza ebraica delle Accademie, degli Istituti e delle Associazioni di scienze, lettere ed arti, cesseranno di far parte delle dette istituzioni a datare dal 16 ottobre 1938-XVI.

Art. 5. In deroga al precedente art. 2 potranno in via transitoria essere ammessi a proseguire gli studi universitari studenti di razza ebraica, già iscritti a istituti di istruzione superiore nei passati anni accademici.

Art. 6. Agli effetti del presente decreto-legge è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se egli professi religione diversa da quella ebraica.

Art. 7. Il presente decreto-legge, che entrerà in vigore alla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno, sarà presentato al Parlamento per la sua conversione in legge. Il Ministro per l’educazione nazionale è autorizzato a presentare il relativo disegno di legge.

Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta delle leggi e dei decreti del Regno d’Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a San Rossore, addì 5 settembre 1938 – Anno XVI
Vittorio Emanuele
Mussolini, Bottai, Di Revel

Visto il Guardasigilli: Solmi

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