23 settembre 1943: il riscatto

Tratto dall’ottimo volume di Salvatore Francia, edito da Società Editrice Barbarossa “La Repubblica Sociale Italiana e il contesto internazionale”, 1989

Il riscatto

Il 15 settembre Mussolini detta da Monaco le prime istruzioni, riassumendo la direzione del fascismo in Italia, e nominando Pavolini segretario del PNF, che dal 17 settembre assume la denominazione di Partito Fascista Repubblicano.

L’antifascista Silvio Bertoldi dirà di Pavolini nel suo “Salò – Vita e morte della Repubblica Sociale Italiana “: «Di tutti i capi della Repubblica Sociale, Pavolini è l’unico deciso ad andare fino infondo. Gli altri sono come certi preti: ci credono e non ci credono. lui ci crede e basta. Batte la Toscana e le province sotto il Po per rinvigorire sopiti entusiasmi, fermare gli sbandati, mobilitare i fedeli. Il vice segretario del partito, Giuseppe Pizzirani, fa lo stesso nel Nord», mentre Mussolini lo definirà «Diligente, coraggioso e povero».

Il 16 settembre si suicida il generale Cavallero.

Mussolini, con l’odg numero 6, incarica il Luogotenente generale Renato Ricci del comando in capo della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale.

Il 17, con l’odg numero 7, Mussolini stabilisce: «Il PFR libera gli ufficiali delle forze armate dal giuramento prestato al Re, il quale, capitolando alle condizioni ben note e abbandonando il suo posto, ha consegnato la nazione al nemico e l’ha trascinata nella vergogna e nella miseria».

Il giorno 23 Mussolini rientra dalla Germania alla Rocca delle Caminate e costituisce il nuovo governo repubblicano, i cui ministri, riuniti per la prima volta presso l’ambasciata tedesca di Roma, gettano le basi della futura collaborazione con la Germania: ottengono immediatamente l’abolizione del marco di occupazione, la sospensione della deportazione di soldati italiani in Germania e dello smantellamento di alcune industrie che dovrebbero essere trapiantate sul territorio tedesco, l’annullamento dell’ordine di requisizione di derrate alimentari e vestiario, la ripresa della distribuzione di grano per la panificazione e dei viveri bloccata fin dall’8 settembre.

L’uomo chiamato da Mussolini a reggere il Ministero delle Finanze, in questa disperata situazione seguita all’8 settembre, è Domenico Pellegrini-Giampietro: è lui che affronta e risolve il problema del regolamento finanziario con i tedeschi, riuscendo a fronteggiare con grande capacità e abilità le sempre maggiori esigenze dell’alleato rappresentato dall’ambasciatore Rahn.

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L’Italia paga alla Germania sette miliardi al mese, e ne anticipa ventuno per il trimestre ottobre-dicembre 1943: spiega Pellegrini che «detta somma è destinata al pagamento di tutte le spese militari e civili tedesche, comprese le commesse belliche alle industrie italiane, gli alloggiamenti di città alle truppe, i lavori di fortificazione e di riattazione delle varie vie di comunicazione, i salari agli operai assunti dai tedeschi, i pagamenti dei noli marittimi, nonché di ogni prelievo, compreso quello presso l’amministrazione dei Monopoli di Stato ecc.”.

L’accordo è siglato il 24 ottobre ’43, e il 25 l’Agenzia di notizie Stefani ne dà notizia con il seguente comunicato «In territorio italiano le truppe germaniche eseguiranno i pagamenti esclusivamente con lire e i marchi di occupazione messi in circolazione dalle truppe germaniche perderanno dal giorno 25 ottobre il carattere di pagamento legale e saranno immediatamente ritirati a mezzo della Banca d’Italia, tramite gli istituti di credito italiani».

Mussolini è soddisfatto, e sostiene: «l’accordo stipulato tra il governo germanico e quello italiano, concernente le spese per gli eserciti tedeschi in Italia e il conseguente ritiro dei marchi di occupazione, è importantissimo ed è destinato ad avere le più favorevoli ripercussioni nel campo monetario, in quanto indica, attraverso il controllo della circolazione, la netta tendenza antinflazionistica che il Governo fascista repubblicano intende seguire».

Conseguenza immediata dell’accordo è il ritorno alla parità dei titoli di Stato, crollati del 30 per cento dopo l’8 settembre.

Marcello Soleri, ministro delle Finanze del dopoguerra, riconoscerà l’opera di Pellegrini-Giampietro, dandogli atto di aver amministrato — fra difficoltà indicibili — le finanze al Nord molto meglio di quanto abbia fatto il ministro delle Finanze del governo del Sud.

Il 24 settembre 1943 al Conte Serafino Mazzolini, convocato a Palazzo Chigi, viene proposto di assumere la carica di Segretario Generale del Ministero degli Esteri. Mazzolini chiede un incontro con Mussolini prima di accettare, incontro che avviene il giorno 27 alla Rocca delle Cambiate.

Mazzolini ritiene doveroso far presente a Mussolini la sua fede monarchica, manifestandogli le sue riserve: ottiene l’assicurazione che in nessun momento gli verrà richiesta l’adesione politica alla RSI ma soltanto la continuazione della sua opera al servizio della continuità dello Stato e gli viene detto — fra le altre cose — che «Del resto nelle condizioni in cui ci troviamo saremo oggetto e non soggetto della politica internazionale. Ciò vuol dire che non si farà e non si potrà fare politica estera, ma soltanto si cercherà di salvare quello che potrà essere salvato».

A Palazzo Chigi — sede del Ministero degli Esteri — c’è un ambiente pervaso da oggettive preoccupazioni per le possibili reazioni degli alleati del Tripartito. D’altra parte non esiste nessun contatto, non è stata ricevuta nessuna direttiva sia dal Re sia dai membri del governo Badoglio che l’hanno seguito. L’arrivo di Mazzolini — il 29 settembre — viene accolto con generale soddisfazione e ha un effetto tranquillizzante sul personale del Ministero.

Alla fine di settembre ’43 Graziani ha già avviato la ricostruzione delle FFAA, completamente dissolte, inesistenti. Molti sono i principi innovatori che le distinguono dal Regio Esercito, che alla propria modernizzazione ha sempre opposto una dura resistenza.

Le nuove FFAA repubblicane si costituiscono su un’affermazione di volontarismo e la legge istitutiva stabilisce perentoriamente: «Gli ufficiali e i sottufficiali di carriera sono tutti volontari», mentre gli ufficiali dovranno provenire dalla truppa, cioè dovranno aver prestato servizio come soldati, e il loro avanzamento avverrà per meriti militari. La mensa è unica per ufficiali, sottufficiali e soldati, un nuovo stile si instaura nei rapporti fra ufficiali e soldati: più franchi, più aperti, più rispettosi per libera scelta che per ottusa disciplina. Lo si nota anche nei piccoli particolari: nel Regio Esercito portare la pistola era prerogativa di comando, nell’esercito repubblicano la portano anche i soldati, spesso addirittura fuori ordinanza.

Centinaia di migliaia di giovani — di anni e di spirito — aderiscono alla RSI e di essi non si saprà mai quanti hanno immolato la loro vita sui campi di battaglia o nelle imboscate, nelle officine e nel loro servizio allo Stato, che è come dire alla comunità di cui fanno parte.

Giovani e non più giovani affluiscono per arruolarsi volontari nelle forze armate repubblicane.

Si hanno numerosi casi di adolescenti che falsificano l’atto di nascita per poter essere arruolati.

L’attività del governo al Nord non conosce soste, in pochi giorni viene restaurata l’autorità del nuovo Stato fascista repubblicano, le FFAA sono completamente riorganizzate e rinate a una nuova volontà di lotta. Uomini portati a schierarsi con chi potenzialmente potrebbe perdere, con spirito cavalleresco, con nobiltà, per poter continuare a mantenere viva la propria interiore tensione ideale, e anche perché sono consapevoli che, al momento opportuno, molti, troppi, si schiereranno con il vincitore.

La politicizzazione riguarda soltanto le Brigate Nere, costituitesi solo nell’estate del ’44, che assumono il ruolo di ‘milizia ausiliaria’.

Il 30 settembre viene disposto il trasferimento al Nord di un ‘doppione’ delle sedi del Ministero degli Esteri, misura organizzativa che prudentemente anticipa le conseguenze dell’avanzata anglo-americana dal fronte Sud con l’inevitabile occupazione di Roma.

La Presidenza del Consiglio minaccia gravi conseguenze per quei funzionari che dovessero rifiutare il trasferimento al Nord, per garantire la continuità delle funzioni dello Stato. È doveroso sottolineare come dei 499 funzionari in servizio P8 settembre solo 124 non entrano nei ruoli della RSI, e che nei loro riguardi non è stato mai preso alcun provvedimento punitivo…

 

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