Rudolf von Sebottendorf…La pratica operativa…

Ci chiedono spesso del perchè della limitazione che certe leghe, associazioni, e simili ebbero dopo il 1933 in Germania. Crediamo che non vi sia migliore risposta – abbinata a un po’ di acume e di conoscenza su quel che furono gli anni tra metà XIX secolo e inizi del XX – di postare l’introduzione a quello che lo stesso Von Sebottendorf chiama “piccolo libro”, ovvero “La pratica operativa della Antica Massoneria Turca“, edito da Il Delfino nel 1980.

PREFAZIONE

Libelli habent sua fata (*)

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Il manoscritto appartiene al libro. Il manoscritto di questa opera era già terminato, benché con una presentazione diversa, durante i primi anni dell’ultima guerra; tuttavia certi avvenimenti sfavorevoli di altro ordine si sono frapposti (impedendo) la sua pubblicazione.

Oggi ho approfittato di un soggiorno in Svizzera (soggiorno che non è, d’altronde, assolutamente volontario) e durante questo periodo ho rielaborato il manoscritto ed ho potuto affidarlo alla stampa.

Tutto sommato è meglio che questo manoscritto non sia stato stampato prima, invero gli spiriti sono maggiormente recettivi al giorno d’oggi, una scoperta mette nel dimenticatoio l’altra ed ognuna è un colpo di grazia alla filosofia materialista, al falso monismo. Non è forse solo ieri che, contrariamente a tutto quanto potevamo pensare in precedenza, ho letto che si è giunti adesso a disintegrare l’atomo di azoto, scomponendolo in idrogeno ed elio?

Ogni attento osservatore degli avvenimenti che si sono svolti in Oriente nel corso di questi ultimi anni ha dovuto domandarsi di frequente, con stupore, per capire come fosse possibile che un popolo come il popolo turco, la cui composizione razziale non è assolutamente un tutto omogeneo, abbia potuto sviluppare una tale resistenza da riuscire a cavarsela vittoriosamente da una guerra combattuta contro un mondo ostile, popolato di nemici.

Chiunque, allora, sa quanto questa nazione fosse umiliata (schiacciata) con il contributo di una guerra costante (sopportata unicamente dai Musulmani) già al momento nel quale venne trascinata nella guerra mondiale, non può che meravigliarsi, tanto più, della perseveranza e della sua stabilità di fronte alle condizioni di vita più difficili. Quale differenza esiste dunque tra la Germania, nazione che si trova piegata sotto il giogo di una pace notevolmente spaventosa, da una parte, e la Turchia, paese che ha rifiutato una pace di tal genere e che ha superato le difficoltà generate dalle condizioni (dei trattati) assolutamente differenti, dall’altra?

Nutrito di materialismo, lo spirito moderno tenterà invano di trovare delle ragioni di base, (in realtà) non si fermerà che alle apparenze.

Gli è, in ogni caso, praticamente impossibile realizzare che la direzione e l’insegnamento spirituale ai quali ogni musulmano è sottomesso dalla sua prima giovinezza, da soli, gli hanno permesso di traversare questo periodo estremamente difficile. Abbiamo anche occasione di assistere all’umiliante spettacolo di una gran parte del popolo tedesco che si è gettata nelle braccia dei bolscevichi ed aspetti ogni bene da quelli stessi che hanno deificato il materialismo, mentre vediamo la Turchia, questa piccola nazione indebolita, certamente accettare le risorse che le sono offerte dai Sovietici, ma lungi dal gettarsi nelle braccia del bolscevismo, impedirgli di installarsi sul suo territorio. Ecco dunque, da un lato, un popolo valutato fra i più sviluppati sul piano spirituale che accetta, si direbbe volentieri, un’andatura retrograda, mentre dall’altro, ecco un’altra nazione che veniva generalmente considerata con un certo disprezzo e che si qualificava inferiore, che stima questa andatura (come) retrograda e che ne rigetta non soltanto certe implicazioni, ma anche la semplice idea.

« Prima attacca il tuo asino, poi affidalo a Dio » dice un proverbio turco.

Agli occhi dell’Occidente l’Islam, come religione, si è praticamente sclero tizzato. Nulla è più sbagliato di questa opinione. L’Islam è ben più vivo della religione cristiana.

Ed ha d’altronde dimostrato questa sua vitalità. Il presente studio ci mostra molto chiaramente la sorgente della potenza dell’Islam; ci spetta il mettere a profitto, del pari, questa sorgente per il maggiore benessere della religione cristiana. È l’acqua viva di questa sorgente che fu l’elemento fecondante dei primi periodi della Chiesa e che, nel Medio Evo, diede origine alla prosperità più opulenta; il materialismo e il razionalismo, da soli, sono riusciti a disseccare questa sorgente.

Svelandola, non commetto qui alcuna profanazione, nessun sacrilegio, chiunque legga questa opera con attenzione e decida di dedicarsi agli esercizi che vi sono descritti, non può utilizzare abusivamente le forze così acquisite, poiché solo colui che è animato dalla sincerità, dal coraggio e dalla risoluzione potrà portare a termine i suddetti esercizi con profitto.

Scrivendo « profitto » io non intendo evidentemente la riuscita esteriore che non potrà manifestarsi che quando l’essere sarà diventato positivo fino in fondo alla sua essenza. Gli esercizi del massone orientale non sono d’altronde null’altro che una azione esercitata su di sé stesso e tendente a nobilitarlo, a permettergli di acquisire una conoscenza maggiore.

L’esposizione che segue dimostrerà che essi rappresentano il segreto della Rosa-Croce, le scoperte degli Alchimisti, la realizzazione di quanto fu la passione dei cercatori: la pietra filosofale.

Io infatti dichiaro: non vi è nulla oltre, è questa la sommità, l’unica straordinaria che possa attendere colui che cerca la conoscenza. Non chiedo al lettore di credermi sulla parola ma (invece) gli darò la dimostrazione di ciò che sto per esporre, dimostrerò che la massoneria orientale, ancor oggi, vive fedele ai filosofi antichi che la massoneria moderna ha dimenticato; conviene, in effetti, dall’inizio, dire che la Costituzione Libero-Muratoriana del 1717 non costituisce che una deviazione dalla retta via. Effettivamente, non sono le leggi che, prese all’esterno di lui, possono determinare la salvezza dell’uomo. Queste leggi sono sempre trasgredite da altre e dovranno sempre essere rimpiazzate da altre leggi; non è mai una azione che emana da noi stessi a poterci portare la salvezza.

Colui che può seguire coscientemente e rispettare le leggi divine e considerare non come una costrizione ma come un dovere queste leggi, opera nella verità per il miglioramento dell’essenza della umanità e, di conseguenza, al miglioramento dell’essenza dell’individuo. Le leggi divine sono, d’altronde, perfettamente esplicite (lett. chiare). Io non farò al lettore che una sola richiesta: bisogna che sia cosciente dell’unione in Dio; senza questa convinzione gli esercizi non gli saranno di alcuna utilità. A colui che crede ancora all’antico monismo, quale venne insegnato da Bùchner e da Hàchel, io consiglio, se realmente cerca la vera conoscenza, di leggere con oggettività uno dei loro oppositori, per esempio Surya ed il suo « Vero o falso monismo ».

Adesso, piccolo libro, vai per la tua strada, l’ora è propizia. Io ho messo mano a questa introduzione il 3 febbraio 1924 alle 12 e 30, vale a dire nel mezzo del giorno, a 46° di latitudine Nord ed a 9° di longitudine Est.

Diffondi grandemente la redenzione, grazie alla vera conoscenza.

(*) « Anche i piccoli libri hanno il loro destino »…

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