Sull’origine religiosa delle rune

Sull’origine religiosa delle rune

Edmund Weber è stato uno dei collaboratori Ahnenerbe più esperti negli studi sulle rune. Il suo studio più famoso rimane Kleine Runenkunde, Nordland Verlag, Berlin 1941. L’articolo della rivista «SS Leitheft», qui presentato, era sostanzialmente un estratto da questo saggio.

Poco si pensa al fatto che il linguaggio che noi usiamo quotidianamente non solo è un mezzo di comunicazione e interazione fra gli uomini, ma è anche soprattutto una rappresentazione dell’anima delle nostre più lontane radici. Il linguaggio del poeta penetra nei più profondi segreti. Per questo l’uso del linguaggio da parte del poeta viene sempre considerato un linguaggio creativo. Il suono di alcune parole, la tonalità, i contenuti musicali di esse oltrepassano i meri contenuti logici. In fin dei conti il linguaggio e gli scritti sono all’origine dell’arte e della religione. I nostri antenati ne erano ben consapevoli. Nella parte dell’Edda sul risveglio delle Valchirie è narrata la scoperta delle rune, cioè delle costellazioni, che i nostri antenati trasformarono in scrittura, e che Odino descrisse con le parole: «Sie schufer, sie schnitt er, sie sann Siegvater» («Il Padre le progettò, le creò e le intagliò»). Ma al tempo dei vichinghi Odino era considerato come il Dio della guerra dagli scandinavi e anche il detentore della più antica sapienza segreta.

In due strofe dell’Edda ci viene fatto conoscere il mito della essenza delle rune. Odino parla così da solo:

Ich weiss, dass ich hing am windigen

Baum Neun nächte lang,

Vom Ger verwundet, geweiht dem Odin,

ich selbst mir selbst.

Nieder neigt ich mich:

nahm auf die Runen, ächzend nahm ich sie,

dann stürzt ich hinab.

[Io so come venni appeso

all’albero esposto al vento

per nove eterne notti,

ferito dalla lancia dedicata

a Odino,

me stesso con me stesso.

Niente mi fu offerto, e quando stavo

per perire

mi apparvero le rune, le presi

e caddi dall’albero.]

Così nel momento più difficile Odino si liberò, mentre riceveva la conoscenza delle rune.

Nella sublime poesia dell’Edda «Le Profezie dell’indovina» si trova il motto «gli Asi pensano alle antiche rune come al principe della saggezza». E il consigliere principe è Odino.

La medesima opinione sull’origine delle rune si trova nella testimonianza della Pietra di Noleby del 600, nella scritta: «Io colorai le rune dalle quali deriva il loro consiglio».

Le rune sono una parte della creatività dei germani, la cui potenza guida il mondo.

Con la parola rune si indica in questi testi non il significato alfabetico della scrittura runica, bensì il significato sacro, dalla forza segreta, benedetta, come il loro utilizzo in tutti i casi di pericolo per l’anima e il corpo, e la loro capacità anche negativa.

La fede popolare nell’enorme potenza delle rune si è mantenuta intatta anche in tempi moderni nelle Terre del Nord, soprattutto contro le malattie e le pene d’amore. Ma anche in Germania viene ancora riconosciuta come dominante {herrschend) e usata eccezionalmente. Questo ci porta al significato del verbo «regalare» (bescheren). Il suo significato primitivo era: attraverso l’intaglio delle rune procurare o fare accadere qualcosa a qualcuno. Bisognava poi mettere in relazione questi incantesimi con il nome della persona cui veniva inviata la forza di tale segreta volontà.

La fonte per informarsi meglio su queste usanze popolari è la Storia di Tacito quando parla dell’utilizzo dei legni intagliati per scopi divinatori. Risulta che venivano fatti degli intagli nel legno, così da indurre gli Dèi a inviare la forza nell’anima sacra di una persona. I segni stessi erano interpretati come portatori di forza tanto da essere utilizzati con sacro timore. Le ricerche di questi ultimi anni hanno poi dimostrato che almeno un quarto se non una buona metà dei segni Futhark [altro modo per definire le rune] risale ai periodi più antichi e nascosti della preistoria germanica.

I segni Futhark tradiscono poi un’origine che deve ricollegarsi per la maggior parte al mondo germanico; rivelano il mondo antico dei contadini germanici in contrasto con gli insediamenti alto-germanici. Ogni segno significa anche un’intera parola, per esempio la quarta runa Ansuz (A), [dall’alfabeto alto-germanico a 22-24 rune], significa «gli Dèi Asi».

Per uno scherzo del destino tre legnetti si disposero fra le mani in quel modo mentre veniva data una risposta divinatoria. Ma è anche probabile che da questo segno dal significato Ansuz si sia mantenuto solo il valore fonetico della lettera A. Questi doppi significati delle rune sono diventati chiari solo attraverso gli studi di questi ultimi anni.

Così i germani furono in grado di passare dal significato che dava un segno a una parola solo pronunciata, a un segno da poter usare nel significato delle parole scritte. Come e dove una mente creativa abbia utilizzato per prima questo sistema come scrittura rimangono ancora avvolti nel mistero.

Il suo uso, nato principalmente nella stirpe germanica, è durato fino a quando non è stato sostituito dai caratteri romani.

Ma senz’altro spicca sopra tutto che i nostri antenati usarono le rune in primo luogo per scopi religiosi e magici e in seguito come alfabeto. Così nel campo della ricerca è stato sostenuto a ragione che «le rune venivano ritenute dai nuclei familiari e da altre istituzioni come un mezzo di comunicazione. Le loro incisioni hanno sia un significato nel campo religioso sia nel campo materiale con scopi particolari: dare forza e rendere immortali».

Weber Edmund, Zum religiösen Arsprung der Runenschrift, «SS Leitheft» , n. 4,1942, pp. 18-19.

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