Napoli, 14 novembre 1942…un bombardamento come tanti

Stadio Partenopeo (ex Ascarelli). [cliccare per ingrandire questa e le altre immagini]

Napoli è stata la città italiana maggiormente danneggiata dai bombardamenti durante il secondo conflitto mondiale. Porto principale verso l’Africa e capolinea delle rotte marittime verso la Libia, Napoli e le sue zone limitrofe ospitavano industrie di interesse strategico, sia civili che militari come il silurificio di Baia, le officine Avio di Pomigliano,i Cantieri Navali, le industrie della zona di Poggioreale, l’ILVA di Bagnoli ed innumerevoli altre. Ben 24.000 bombe furono sganciate in 130 incursioni che provocarono 22.000 morti e distrussero 252.000 vani, pari al quaranta per cento del patrimonio abitativo della città.
Il bilancio non fu definitivo, perché nel dopoguerra gli edifici continuarono a crollare fino alla fine degli agli anni ’50; dissesti e voragini si verificarono nel sottosuolo che era stato sconvolto dagli scoppi che ne avevano modificato in peggio l’assetto idrogeologico. Alcune zone della città sono state ricostruite solo alla fine degli anni ’80: la strada di via Marina, la zona portuale, è stata interamente riaperta al traffico nei primi anni ’90 ed è tuttora in atto la ricostruzione di palazzi diroccati dai bombardamenti. Ancora oggi, secolo XXI, in alcuni quartieri popolari restano cicatrici indelebili dei bombardamenti e la memoria si perpetua nelle lapidi recanti i nomi dei cittadini inermi periti nelle incursioni.

La Piscina XXVIII ottobre

Andarono perse irrimediabilmente testimonianze magnifiche di “architettura razionalistica” volute nel ventennio fascista, splendido esempio di modernità, tra le quali sono emblematiche le distruzioni totali di alcuni edifici pubblici mai più ricostruiti, che diedero adito negli anni ’50 ad una selvaggia speculazione edilizia. Valgano come esempio lo Stadio Partenopeo (ex Ascarelli) e la Piscina XXVIII ottobre ( data della Marcia su Roma). Lo stadio venne progettato da Amedeo d’Albora ed inaugurato nel 1934 (XII E.F.), mentre di un avveniristico ardito era la Piscina, inaugurata nel 1938 (XVI E.F.), colpiva la singolare volta ordita (costruita) su archi parabolici di cemento armato; colpiti e distrutti dal bombardamento del 10 luglio del 1941, sulla loro area vennero costruite le case del Rione Popolare Ascarelli sul finire degli anni ’50.
La salvezza della popolazione era affidata alla “discesa agli inferi”, cioè nei 400 ricoveri ricavati nelle cavità della città sotterranea, che le autorità municipali pensarono di utilizzare quale unica via di scampo, grazie all’intuizione di un geniale ingegnere del Comune di Napoli, Guglielmo Melisurgo, che riadattò le cave di tufo e le cisterne della Napoli sotterranea degli antichi greci e romani, rendendole abitabili, realizzandovi servizi igienici, impianti di illuminazione ed idrici, e dove c’era la possibilità anche per il pronto soccorso. Inoltre fu fatto obbligo ai proprietari di fabbricati sforniti di ricoveri, di destinare come rifugio i locali sotterranei (scantinati), riadattandoli alla bisogna, cui vanno aggiunti tutti quei locali sotterranei dove ci si poteva ricoverare con una buona sicurezza come gallerie stradali, ferroviarie, acquedotti.
Gli Inglesi iniziarono i bombardamenti tra la notte del 31 ottobre ed il 1° novembre 1940; gli Americani, che furono i più accaniti, il 4 dicembre 1942, ed inaugurarono anche la tecnica del mitragliamento a terra della popolazione inerme in cerca di riparo.

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