C.S.T. Corpo Sicurezza Trentino

Dall’emeroteca Thule un interessante articolo di Massimiliano Baroni pubblicato su Storia del Novecento, febbraio 2004

C.S.T.

Corpo Sicurezza Trentino

Trientiner Sicherungsverband

Dopo l’8 settembre 1943 il Trentino viene immediatamente occupato dalle forze armate della Germania ed incorporato nel grande Reich tedesco. Migliaia di giovani trentini, come tutti i soldati italiani, erano stati lasciati soli ed in balia di se stessi a causa dell’armistizio stipulato con gli anglo-americani. In questa situazione drammatica e tragica, questi giovani dovettero scegliere la via da percorrere per non incappare nell’ira sia tedesca che partigiana. La scelta era dura e difficile, sfociava essenzialmente in tre direzioni; nella Wehrmacht, l’esercito del Reich, che avvalendosi delle leggi internazionali di guerra poteva incorporare i giovani di un paese occupato; nella neonata Repubblica Sociale Italiana che in quel periodo stava assemblando il proprio esercito ed era ben lieta di arruolare giovani montanari nelle file di qualche Divisione alpina, ad esempio nella Monterosa; nelle bande partigiane che in Trentino erano poche e quasi inesistenti, ed erano ricercate dalle forze di polizia germaniche fortemente motivate nel distruggere e nel debellare questo fenomeno pericoloso all’incolumità dei propri soldati.

Il Commissario Supremo Franz Hofer, Gaulaiter del Tirolo e del Vorarlberg, capendo la pericolosità della situazione e dello sbandamento, costituì, con una velocità sorprendente a pochi giorni dall’armistizio, la Zona di Operazioni delle   Prealpi (Operationszone Alpenvorland).

Così facendo il Commissario sottrasse all’amministrazione italiana le province di Belluno, Trento e Bolzano, formando un vero e proprio staterello montano a difesa dell’unica e più pericolosa via d’invasione del Reich nel Sud del fronte, il Brennero. Fu un’astuta mossa perché:

1° fece cessare i disordini causati dopo l’armistizio.

2° costituì un vero e proprio filtro fra la Germania e le truppe tedesche stanziate in Italia.

3° servì a rafforzare le ultime difese del Reich (come si vedrà ad esempio nella difesa di Riva del Garda).

4° contribuì a non far sfociare la guerra civile che insanguinò tutto il Nord Italia.

Dunque, dopo l’Operationszone Alpenvorland, tutti i residenti delle province annesse erano di fatto cittadini del Reich e quindi soggetti alle leggi tedesche ed al reclutamento nelle file delle forze germaniche. Nessuno poteva più arruolare i soggetti abili al servizio militare nell’ Alpenvorland senza il consenso del Comandante Supremo Franz Hofer.

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Vennero presi altri due provvedimenti per far apparire l’annessione delle province di Bolzano, Trento, Belluno come un’azione legale: – la costituzione, con Ordinanza 6.11.1943 n. 30, di un Tribunale Speciale, con sede in Bolzano, per mettere ordine e tranquillità nei territori occupati dell’Alpenvorland e per giudicare tutti coloro che dovessero attentare alla sicurezza delle forze armate.

–  la costituzione, con Ordinanza 6.1.1944 n. 41, del C.S.T. Corpo di Sicurezza Trentino (Trentiner Sicherungsverban), della Flak e di qualche altro gruppo militarizzato. “Franz Hofer”.

I trentini vennero incorporati principalmente in tre settori dell’esercito tedesco, il C.S. T. o Corpo di Sicurezza Trentino, la Flak cioè la contraerea del Reich e la Todt organizzazione militarizzata di lavori atti a ripristinare opere pubbliche distrutte dai bombardamenti o a costruire strutture militari per la difesa.

Non mancarono certo gli arruolamenti, segreti, nelle file dell’RSI; molti giovani trentini passarono il confine per entrare a far parte delle Forze Armate della Repubblica Sociale Italiana, soprattutto nella Guardia Nazionale Repubblicana delle Foreste.

Il C.S.T. venne organizzato dal Maggiore Kobert della Standort Kommandatur di Trento assieme ad altri ufficiali, tutti uomini di fiducia del Maggiore Hofer.

Le alte sfere del Reich videro il nuovo Corpo come forza combattente e dunque si doveva inviarlo, una volta addestrato, nelle zone di guerra. Ma l’intervento del Prefetto Commissario Avv. Adolfo de Bertoldi fece scongiurare il peggio e i giovani trentini del C.S. T. operarono nel territorio dell’Alpenvorland come forza di polizia. L’Avv. De Bertoldi fece capire alle forze germaniche che i ragazzi servivano nel territorio per placare i disordini conseguiti dal particolare periodo di guerra. Con queste affermazioni il Commissario salvò i giovani trentini da una fine quasi certa sui campi di tutta Europa.

Dunque de Bertoldi inviò la circolare n. 1396 datata 9 febbraio 1944 nella quale richiedeva ai sindaci l’arruolamento dell’ 1% della popolazione, atto che non fece affluire tanti giovani e non riuscì a ricoprire il personale richiesto. Allora vennero richieste, da parte tedesca, le liste delle classi più giovani ed in seguito vennero inviate le cartoline di reclutamento, atto che segnò profondo sconforto sia fra i giovani sia fra la comunità. Se il giovane non si presentava alla chiamata alle armi era soggetto a pene severissime, tra cui la fucilazione, e, se latitante, le pene si ripercuotevano sui familiari. Vennero incorporati nell’Alpenvorland poco meno di 6000 giovani (non si hanno cifre esatte) divisi fra il C.S. T. e le batterie della Flak. Intanto, esattamente il 12 febbraio del 1944, il Comandante Hofer trasferì nel Reich 10 Ufficiali di Polizia, 45 Sottufficiali, 4 Capiplotone e 3 graduati del servizio sanitari per un addestramento molto duro. Questi uomini, come tutti i membri delle forze germaniche, dopo l’addestramento giurarono fedeltà ad Adolf Hitler e furono rispediti in Trentino per addestrare le nuove leve che stavamo affluendo nel Corpo di Sicurezza Trentino. Così incominciò l’avventura dei giovani trentini nelle file delle forze germaniche del Reich. Esperienza drammatica e deludente per questi ragazzi non ancora diciottenni che sognavano di prestare servizio nell’Aviazione o nella Marina, o meglio ancora negli Alpini, che nella zona dell’Alpenvorland erano una tradizione consolidata. Il reclutamento avvenne fra i mesi di febbraio e di luglio del 1944 attraverso una cartolina di precetto, previa visita di leva. I ragazzi dovevano presentarsi entro il giorno indicato sulla cartolina al Distretto Militare di Trento situato in viale Verona 26. Chi non si presentava avrebbe messo in pericolo sia la propria vita, sia quella dei propri familiari.

L’Alto Comando Tedesco non permetteva la diserzione sapendo benissimo che i giovani reclutati sarebbero saliti in montagna ad ingrossare le bande partigiane.

Un fatto rilevante è che questi ragazzi, con l’esclusione di pochissimi, furono tutti chiamati contro la propria volontà, atto che deve essere riconosciuto a molti giovani accusati a fine guerra di collaborazionismo con il tedesco invasore.

I pochissimi che si arruolarono come volontari furono i sottufficiali del Regio Esercito Italiano che all’infausta data dell’8 settembre 1943 scelsero il C.S.T. come alternativa ai campi di concentramento o all’impiego sui vari fronti di guerra.

Queste osservazioni vanno fatte perché molti battaglioni delle polizie trentine e sud-tirolesi vennero scambiati per Waffen SS e prese di mira da atti terroristici da parte di gruppi partigiani, ne è lampante il caso di Via Rasella. I ragazzi vennero forniti di una divisa invernale ed estiva di colore verde-azzurrino, un pellicciotto, un pastrano, della biancheria intima, dei calzoni neri e degli scarponi da lavoro. Oltre al corredo li equipaggiarono di un cinturone in cuoio, con una fondina per la pistola per i sottufficiali e gli ufficiali ed un porta caricatore per la truppa, con una fibbia metallica raffigurante un’aquila riportante in rilievo il motto “Gott mit uns” (Dio con noi); di un elmetto tedesco M 35 in dotazione alla Wehrmacht, di un copricapo il Feldmutzen M/43.

Come armamento usarono un fucile “Modello 91”, modificato parzialmente nel 1941 ed una bomba a mano. Le prove di coraggio furono esemplari ed il buon addestramento fece si che la situazione in Trentino restò calma fino alla fine del conflitto. Si può azzardare nel dire che questi reparti furono il tramite ed il freno fra la gente e le forze tedesche d’occupazione, e servirono soprattutto a calmare le acque. Il C. S. T. si sciolse nel mese di maggio 1945 ed i giovani soldati tornarono nelle proprie case accolti, a volte, con distaccamento e freddezza. Giovani rei soltanto di aver risposto, a costo della propria vita e di quella dei propri familiari, ad una chiamata alle armi.

Fonti

S. TONOLLI, CST, Tipoffset Meschini.

N. ARENA, R.S.I. Forze Armate della Repubblica Sociale La guerra in Italia 1943, Ermanno Alberelli Editore.

G. PISANO, La guerra civile in Italia 1943-1945, Eco edizioni Melgnano. Archivi della Biblioteca di Ala.

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