Bertha, Holle, Diana e poi…Befana!

Frau Perchta [cliccare per ingrandire]

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L’Epifania (dal greco “manifestazione”) è una delle tante festività già esistenti nell’antichità, facente parte delle ricorrenze legate al solstizio d’inverno e che ha quindi a che fare con un momento di passaggio, di mutazione delle stagioni e deve essere accompagnato a riti propiziatori di fertilità per il nuovo anno.

Le festività cominciavano con i Saturnalia, poi sostituiti dal Natale; tale festa era celebrata in onore del dio Saturno ed assumeva spesso carattere orgiastico. Durante questi festeggiamenti vi era un rovesciamento dell’ordine sociale da cui deriverà la festa carnevalesca medievale: gli schiavi potevano considerarsi uomini liberi, veniva eletto, tramite estrazione a sorte, un princeps  a cui veniva assegnato ogni potere, vestito con una buffa maschera e colori sgargianti tra i quali prevaleva il rosso (colore degli dei) e poteva ricordare il nostro Babbo Natale: non si trattava, però, di un bonario vecchietto, era la personificazione di una divinità inferica, da identificare di volta in volta con Saturno o Plutone, preposta alla custodia delle anime dei defunti, ma anche protettrice delle campagne e dei raccolti. Tali divinità, vagando per i terreni durante i mesi invernali, li rendevano incolti, ma se adeguatamente venerati, avevano anche il potere di restituire la fertilità, lasciando libero il campo alla dispensatrice di frutti, la Dea Madre, Madre Natura in tutte le sue personificazioni (Venere, Diana, Giunone, Cerere). Successiva alla festa dei Saturnalia era quella del 6 Gennaio, festeggiata anche nel culto del dio Mitra, in cui si attendevano i Magi, sacerdoti persiani, poi diventati visitatori di Gesù appena nato.

Il periodo compreso tra il Natale e il 6 gennaio, un periodo di dodici notti dove la notte dell’Epifania è anche chiamata la “Dodicesima notte” è quello che viene subito dopo la semina; è un periodo, quindi, pieno di speranze. In quelle dodici notti il popolo contadino credeva di vedere volare sopra i campi appena seminati Diana, dea lunare della fertilità, con un gruppo più o meno numeroso di donne, per rendere appunto fertili le campagne.  L’aspetto della Befana – termine dialettale derivato da Epifania – raffigura l’anno vecchio espresso della veneranda età e gli abiti logori che indossa, mentre i doni assumono un valore propiziatorio per il nuovo anno. Ma queste donna, con l’avvento della cristianità, assumono altresì una connotazione magica e di conseguenza demoniaca, diventando “streghe”. Di qui nascono i racconti di vere e proprie streghe, dei loro voli e convegni a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno.

Holda (o Frau Holle) di Friedrich Wilhelm Heine [cliccare per ingrandire]

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E così presso i tedeschi del nord Diana diventa Frau Holle mentre nella Germania del sud, diventa Frau Berchta. Entrambe queste “Signore” portano in sé il bene e il male: sono gentili, benevole, sono le dee della vegetazione e della fertilità, le protettrici delle filatrici, ma nello stesso tempo si dimostrano cattive e spietate contro chi fa del male o è prepotente e violento. Hanno, insomma, un doppio volto, materno ma anche crudele, come la Dea Madre.

Una leggenda popolare narra la storia di una vecchietta che non volle seguire i Re Magi per andare a Betlemme a rendere omaggio al Bambino Gesù.

Di questa decisione si pentì, ma ormai i Re Magi erano già molto lontani. Fu così che la vecchina si mise in cammino per Betlemme e in ogni casa in cui trovò un bambino vi lasciò un regalo con la speranza che quello fosse Gesù Bambino.  Tradizione che continua quasi inalterata anche ai giorni nostri soprattutto a seguito del fascismo, che incoraggiò la distribuzione dei regali a nome della Befana.

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