TEIWAZ – TIWAZ

TEIWAZ – TIWAZ
rune_22“runa del dio Tyr”. La forma protogermanica * Teiwaz (nell’area germanica occidentale Tiwaz) si riporta etimologicamente al greco Zeus (da un originario *dje(v)s) e al vedico Dyàus che designano il “Padre Celeste”: gr. Zeus Poter; sscr. Dyaus Pitar; lat. Jupiter (da diespiter). La forma indoeuropea DIEUS significava all’origine “giorno”, “cielo luminoso” e, quindi, “dio del cielo luminoso”. Essa deriva da DEIEU- che ha il senso di “risplendere” da cui il sscr. dideti “appare”, “splende”; il gr. dèlos, “manifesto”; il lat. dies e l’a. irl. die, dia, “giorno”.

II Bremer e il Krause accostano l’antico islandese tyr e la sua forma plurale tivar “dèi” al sscr. deva-s “dio”; al lat. divus e deus; all’a. irl. dia; al lit. dièvas da una radice i.e. DEIWO- nella quale, comunque, è presente l’idea di “risplendere” (espressa da DEI-). Dalla radice i.e. DEI- deriva il sscr. dideti, “splende’?; l’a. isl. teitr, “felice” (nel senso di “splendente di gioia”) e il ted. heiter, chiaro”. Questa runa inizia la terza famiglia runica detta, appunto, Tyr astt.

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Nell’Edda di Snorri si legge:

«…C’è un dio che si chiama Tyr, è il più coraggioso e il più ardito e decide la vittoria in molte battaglie. È bene che lo invochino gli uomini di coraggio. Si dice “valoroso come Tyr ” chi sopravanza gli altri uomini e non vacilla. Egli era così saggio che si chiama “savio come Tyr” il sapiente. Prova il suo coraggio il fatto che quando gli dèi lusingarono il lupo Fenrir per legarlo con la catena Gleipnir, gli posero in bocca la mano di Tyr come pegno, non fidandosi l’animale che lo avrebbero liberato. E quando gli dèi non vollero scioglierlo, egli morse la mano nel punto che è detto “giuntura del lupo ” (il polso); perciò Tyr è monco e non è considerato propizio alle riconciliazioni tra gli uomini»u. Il lupo Fenrir fu incatenato dagli dèi per tre volte: la prima volta con una catena di ferro detta Loeding (“catena”, “ceppo”), che il lupo spezzò, la seconda con una catena di ferro chiamata Dròmi (“catena”), che il lupo, sebbene a fatica, spezzò. La terza volta Odino mandò Skirnir, servo di Freyr, nella Regione degli Elfi Scuri (Svartàlfaheimr) alla ricerca di alcuni nani che costruissero una catena speciale infrangibile. Essa fu detta Gleipnir, “che azzanna” (Mastrelli), ed era costruita con sei ingredienti: rumore di passo di gatto; barba di donna; radici di montagna; tendini di orso; respiro di pesce e sputo di uccello. Quando gli dèi porsero la corda Gleipnir, liscia come la seta, a Fenrir questi fu diffidente subodorando qualche inganno e acconsentì a lasciarsi imbrigliare solo quando Tyr pose la sua mano destra nelle fauci del lupo. Fenrir provò a strappare la corda ma non vi riuscì. Gli dèi risero ma Tyr perse la mano. Sappiamo tuttavia dalla Vòluspà che negli ultimi tempi, per l’ultima battaglia, “i lacci si romperanno” e il lupo si libererà. Tyr, “dio della guerra e del diritto” (De Vries) rappresenta l’ordine solare che prevale sulle forze del caos (il lupo); la potenza ordinatrice che regola la manifestazione universale come Norma sovrana e, nella società degli uomini, permette lo svolgimento di ogni attività in armonia con l’Ordine supremo.

La valkyria Sigrdrìfa raccomanda a Siguròr l’uso delle “rune della vittoria” (sigrùnar) in battaglia:

«Devi imparare le rune della vittoria,

se vuoi essere vincitore,

e inciderle sull’elsa della spada;

alcune sulla lama, altre sul dorso,

e devi invocare, inoltre, Tyr per due volte».

La mutilazione di Tyr, che Dumézil pone a confronto con quella del romano Muzio Scevola, ricorda da vicino quella di Odino: là è un occhio ad essere sacrificato, qui è la mano come pegno (ai vedi) ma entrambi gli dèi ottengono in cambio la sapienza ed il potere di prevalere sull’avversario. Odino mediante la magia e Tyr mediante il diritto. De Vries spiega così il fatto che nella figura di Tyr si assommino due funzioni -quella del diritto e quella della guerra -richiamando l’attenzione sul concetto di “guerra” presso i Germani: «Bisogna tener conto (…) che, dal punto di vista germanico, non vi è contraddizione tra il concetto di “dio delle battaglie ” e quello di “dio del diritto “. La guerra, infatti, non è soltanto la mischia sanguinosa del combattimento, ma una decisione ottenuta tra le due parti combattenti e garantita da precise regole di diritto. Per questo, frequentemente, il giorno ed il campo di battaglia erano fissati in anticipo…

Per la forma TEIWAZ ricorda la lancia. Da quanto siamo venuti esponendo circa la figura di Tyr può dedursi facilmente che il senso implicito nella runa TEIWAZ abbraccia tutte le possibili valenze della “guerra” intesa, cioè, anche in senso interiore. Questa sigrùna può essere interpretata come segno della forza trascendente che, nell’uomo, ordina le correnti incomposte della natura terrena. È la runa della vis solare che si oppone a quanto nega la luce così come, nel mito, gli dèi del cielo contrastano la potenza dissolutrice del caos per permettere lo svolgimento del ciclo della manifestazione universale. L’incatenamento di Fenrir e di Loki sta ad indicare l’ordinamento del caos primordiale (svolgendo il mito in chiave cosmogonica) e, contemporaneamente, l’ordinamento che sussegue alla vittoria del bene sul male (svolgendo il mito in chiave morale). Senonché tale ordinamento è temporaneo -ciò sta ad indicare il mito – il patto (veó) di cui Tyr è garante, dura quanto dura il ciclo universale. Alla fine di esso le potenze del caos si liberano e vincono.

La runa in questione, per la sua stessa forma, è associabile alla lancia di Odino che, in guerra, “lega” o paralizza magicamente gli avversari.

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