APOLLO, o Febo, il dio della luce, della musica e della profezia

Apollo e la sua lira (Atene, Accademia) [cliccare questa e le altre immagini per ingrandirle]

Apollo e la sua lira (Atene, Accademia) [cliccare questa e le altre immagini per ingrandirle]

APOLLO, o Febo,

il dio della luce, della musica e della profezia

Come figli di Zeus e Leto, Apollo e sua sorella, fanno parte della seconda generazione degli dèi Olimpi. Inseguita da Era, l’incinta Leto cercava disperatamente un luogo ove poter partorire. Per paura della regina degli dèi, veniva scacciata da tutte le città Greche. Alla fine, la sterile isola di Delo, allora chiamata Ortigia, le diede ospitalità, e qui nacquero Apollo ed Artemide. Non appena il dio del sole, della profezia e della musica vide la luce, l’isola divenne incandescente e l’intero mondo cominciò a splendere. Fattosi grande, compì memorabili imprese, inclusa quella di liberare Delfi dal drago Pitone con le sue frecce. Come risultato, venne chiamato Apollo Pitio. I giochi Pitici presero il suo nome, e le sacerdotesse dell’oracolo vennero poi chiamate Pizie (o Pitonesse). La Pizia (la sacerdotessa) si accovacciava sul sacro tripode di Apollo, all’interno dell’oracolo del dio, e faceva le sue profezie. Il Peana, inno in onore di Apollo, venne cantato per segnare questa grande vittoria e conferire al dio l’appartenenza dell’oracolo, che fino ad allora era appartenuto a Teti.

Apollo era un dio bello, alto e ben fatto, aveva fluenti riccioli e godette di frequenti avventure romantiche con Ninfe e giovani mortali. Una volta s’innamorò di Dafne, figlia del dio fluviale Peneo. Ella comunque, non ricambiò le attenzioni del dio e, quando Apollo finì per intrappolarla, implorò il padre affinchè salvasse la sua virtù. Detto, fatto, la ninfa divenne la pianta di lauro, che in greco porta ancora il suo nome, e che da quel momento, divenne sacra ad Apollo.

Apollo che dona libagioni (interno di un calice 490 a.c., Delfo, Museo Archeologico]

Apollo che dona libagioni (interno di un calice 490 a.c., Delfo, Museo Archeologico]

Il coinvolgimento di Apollo con Ninfe e belle mortali, gli valse la paternità di molti fanciulli; Orfeo da Calliope, Asclepio da Coronide, Lino da Psamate, Aristeo da Cirene ed altri. Inoltre, Apollo aveva anche una debolezza per i bei giovanotti, come Giacinto e Ciparisso, che il dio trasformò , il primo in un fiore ed il secondo in un albero, quando morirono.

Oltre alla sua bravura nella musica, nell’arte pastorale e nella profezia, Apollo era anche un dio guerriero, con particolare perizia nello scoccare frecce dalla lunga distanza. L’Umanità gli attribuì gli onori più alti, dedicandogli sontuosi oracoli, gare atletiche e sacrifizi. Era un simbolo religioso nell’arte e nei culti, e secondo alcuni, fu anche il padre di Pitagora.

Apollo aveva ovunque Templi ed altari. Ma quello più importante era a Delfi, dorè nasceva spontanea la sua pianta simbolo, l’allor. Anche molti animali divennero il suo simbolo, ed erano dedicati a lui. Il lupo, il cigno, il corvo, l’aquila (dal cui volo s’interpretava il volere del dio), ed il delfino. Più tardi venne molto onorato dai Romani, che costruirono molti templi e celebravano molte feste in suo onore.

Imeneo era il figlio di Apollo e di una delle Muse (secondo alcuni Calliope). Era la personificazione del canto nuziale che si cantava durante la preparazione della sposa, un inno di addio alla sua femminile verginità.

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