Fra i Cosacchi come pittore di guerra [Signal] – 1a parte

FRA I COSACCHI COME PITTORE DI GUERRA

«Signal» presenta nelle seguenti otto tavole una scelta delle scene di combattimento, ritratti e paesaggi dipinti dal pittore Hans Jörg von Reppert-Bismarck durante la sua attività come cronista di guerra all’Est.

In merito a questo acquerello l'artista scrive: «... Un fiume interrompe la marcia nella regione infestata dalle bande. I Cosacchi però sanno arrangiarsi rapidamente anche se i mezzi sono piuttosto primitivi. In una specie di imbarcazione improvvisata due compagnie passano silenziose il fiume. I loro movimenti sono  come  quelli   degli  indiani, hanno qualche cosa di felino. — La luna disegna questo episodio in tinte grigio-azzurre sul  chiarore  argenteo  dello sfondo...» [cliccare per ingrandire]

In merito a questo acquerello l’artista scrive: «… Un fiume interrompe la marcia nella regione infestata dalle bande. I Cosacchi però sanno arrangiarsi rapidamente anche se i mezzi sono piuttosto primitivi. In una specie di imbarcazione improvvisata due compagnie passano silenziose il fiume. I loro movimenti sono come quelli degli indiani, hanno qualche cosa di felino. — La luna disegna questo episodio in tinte grigio-azzurre sul chiarore argenteo dello sfondo…» [cliccare per ingrandire]

Il corrispondente di guerra tedesco non è un girovago che passa da un campo di battaglia all’altro per rimetterci fantasiose descrizioni che nulla hanno a che vedere con quanto egli ha fatto o visto, ma, soldato come ogni altro, per scrivere o per disegnare deve mettere sovente a repentaglio la propria vita sfidando i maggiori rischi. Anche nel corso della prima guerra mondiale innumerevoli artisti hanno fissato sulla carta quanto è toccato loro di vivere, ma la loro opera, mancando del contatto diretto, non valse a superare il distacco spirituale che fra il fronte e la patria tendeva a divenire sempre più ampio. Ciò che oggi i cronisti di guerra di tutti i fronti vedono e descrivono o disegnano, non è destinato a restare un ricordo privato, ma può agire subito direttamente su tutti. Le numerose mostre di pittori di guerra che il Comando supremo delle Forze Armate germaniche organizza nelle diverse regioni del Reich, contribuiscono particolarmente al raggiungimento di questo fine, accanto all’opera della stampa e del cinematografo.

Ciò che colpisce soprattutto negli acquerelli e negli schizzi a tempera che Hans Jörg von Reppert-Bismarck ha dipinto nel settore centrale dell’Est è la fedeltà della riproduzione degli avvenimenti, il movimento delle scene e la vivacità delle sue impressioni.

Assegnato ad un’unità di cosacchi costituita per gran parte da volontari autoctoni e impegnata nella repressione del banditismo, egli è rimasto innanzi tutto pervaso e conquiso dall’immensità dello spazio, dallo sconfinato fluire delle linee e dall’infinito orizzonte dell’«Oceano della landa» che si estendeva sotto i suoi occhi. In confronto, il paesaggio natio doveva apparirgli come una miniatura o piuttosto rimpicciolito come visto attraverso un binocolo capovolto.

Gli acquerelli di Reppert-Bismarck danno fedeli visioni di questi paesaggi visti non da uno sguardo straniero, ma contemplati con l’occhio pratico delle cose dell’Est. L’atmosfera e l’ambiente, le luci e le ombre sono stati fissati con rapide pennellate in modo sincero e semplice, come li suggeriva il momento. Ecco un ripido pendio presso un fiume, nell’incerta luce del crepuscolo avanzato, con ombre umane di cosacchi, una barca scura ed in alto uno spicchio di luna; ecco uno squarcio di paesaggio di carattere tipicamente orientale, piatto e squallido, abbandonato da Dio, con basse capanne di paglia, caratterizzato dal monotono giallo-verde della vegetazione, fuso in un’armonia di colori con l’azzurro del cielo e l’oro opaco della luce. Oppure lo sguardo viene attratto da un   paesaggio  in  cui  dietro   una   nube   rosso-fuoco spunta, simile ad una Fata Morgana, la sagoma di una cattedrale bianca.

Accanto a questi paesaggi rapidamente tratteggiati, abbiamo contemplato differenti ritratti d’uomini del reggimento cosacchi; più che ritratti si dovrà chiamarli studi psicologici, perché sono eseguiti a brevi e rapide pennellate: ecco un Tedesco baltico, comandante del reggimento; ecco i più svariati tipi di cosacchi dal colbac sovrapposto da una specie di piatto rosso, calcato sulla fronte, e dagli occhi espressivi che manifestano tutte le variazioni del loro temperamento e tutte le loro sensazioni. Ed è stato magistralmente fissato anche il malinconico sguardo di Nicolai, il ragazzo sedicenne al quale i bolscevichi hanno portato via i genitori e violentato la sorella. Si può vedere un drappello di cosacchi che abbandona un villaggio; in un altro cartone di grande effetto dei prigionieri messi in sicurezza in una radura, dopo il combattimento vittorioso, oppure, in un bozzetto buttato giù rapidamente, due cosacchi che dopo la battaglia si appoggiano al fucile nel loro tipico atteggiamento.

Indubbiamente queste pitture risentono dell’effetto del momento, ma sono di potente effetto perché non vi è dissidio fra quanto è stato visto e quanto è stato dipinto.

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