Lo STEN MARK II

Sten Mark II

285206_569192126426840_1718458130_nQuando l’esercito inglese entrò in guerra esso era armato principalmente con la mitragliatrice leggera Bren. Ottima arma, ma costosa ed ingombrante, sicuramente inadatta per una guerra su vasta scala e lunga nel tempo. Il fatto è che l’esercito inglese non intuì l’importanza che una mitragliatrice leggera (come la MP40 tedesca) poteva assumere nel conflitto. Probabilmente era ancora legato a concezioni della guerra ormai obsolete. Nel 1942 però i militari inglesi subirono la storica disfatta di Dunkerque, durante la quale essi riuscirono sì a portare in salvo i loro uomini, ma persero sul campo gran parte dell’armamento individuale: fu allora che si decise di mutare filosofia e di adottare la Sten Machine Carbine (carabina automatica Sten).

Quest’arma deve il suo nome alle iniziali dei cognomi dei suoi disegnatori (Shepard ed Turpin) ed alla località della fabbrica che la produceva (ENfield). I primi prototipi furono commissionati alla B.S.A. (Birmingham Small Arms)e la stessa industria si occupò in seguito della produzione in serie. Già nel novembre del 1941 la produzione viaggiava sui ritmi dei 2000 pezzi settimanali. Dopo che questa  fu affidata anche ad altre ditte si raggiunsero 45000 pezzi annui nel 1942, con un totale di 3.750.000 unità tra il 1941 ed il 1945. Le cause che permisero dei ritmi produttivi tanto elevati sono semplici da rintracciare: lo Sten era un’arma mostruosamente semplice dal punto di vista costruttivo, realizzata con materiali di bassa qualità ed in un certo senso “dozzinale e minimalista”. Essa era prodotta interamente in acciaio stampato, senza alcuna rifinitura manuale come saldature od altro. Quindi se da un lato la qualità era estremamente bassa, dall’altro la produzione era velocissima ed il costo era irrisorio: solo dieci dollari l’unità!!! Per fare un paragone, il Thompson ne costava 200. Ne furono prodotte moltissime varianti, ma il più comune fu lo Sten Mark II.11361_569192169760169_150153314_n

Era un’arma ad utilizzazione diretta del rinculo. Le parti portanti il meccanismo di scatto,l’otturatore e la canna erano in lamiera stampata mentre il funzionamento automatico era assicurato da un semplice mollone a spirale precompresso. Dentro l’otturatore di forma cilindrica erano incorporati l’estrattore ed il percussore. Dotata di selettore per fuoco semiautomatico od automatico questo era posto in una scomoda posizione sopra il ponticello, sul davanti. Il caricatore di forma prismatica veniva inserito lateralmente in un’apposita sede, mentre dalla parte opposta vi era l’apertura per l’espulsione dei bossoli. Contava 32 cartucce, dello stesso tipo della MP40 tedesco. La scelta del calibro non fu casuale, ma pensata apposta così da potere utilizzare eventuali caricatori e munizioni nemiche trovate sul campo. Il caricatore inglese presentava comunque le stesse problematiche di quello tedesco: le cartucce disposte su due file erano sottoposte ad un notevole attrito che congiuntamente all’eccessiva forza provocata da una molla d’alimentazione mal calibrata tendeva a far inceppare l’arma. I soldati inoltre ,similmente ai loro avversari tedeschi, tendevano a reggere l’arma facendo preso sul caricatore, che addirittura in questi casi si sganciava completamente, specie durante il fuoco automatico. Questi problemi furono risolti raccomandando ai soldati di inserire 30 cartucce (e non 32) nel caricatore (caricando così meno la molla d’alimentazione) e di tenere l’arma poggiando la canna nella mano sinistra. La sicura era invece affidabile, costituita da una tacca posta superiormente nella feritoia di scorrimento della leva di armamento. I dispositivi di mira erano semplici e fissati per una distanza di tiro di 100 yarde (circa 90 metri). Il soldato inglese, già messo in difficoltà dalle cause precedenti, si lamentava della scarsa precisione di quest’arma, che di fatto era utile solo sulle corte distanze. Scomodissimo era inoltre il calcio, costituito da un “tubo” metallico sagomato, detto “a stampella”.

Lo Sten era comunque molto leggero: pesava circa 3 kg scarico e 3,6 kg con il caricatore montato. Era lungo 760 mm (196 mm la canna), aveva una cadenza di tiro di 500 colpi al minuto ed una gittata utile (dato fortemente teorico) di 50 metri (nonostante venisse calibrato per i 90, questo la dice lunga sulla qualità di tiro). In seguito dello Sten Mk. II ne fu prodotta una versione silenziata (visto il rumore assordante che produceva), ma già dopo tre colpi di fuoco automatico il silenziatore diventava inefficace.

382192_569192216426831_323815269_nLe forze alleate, preoccupate di armare i gruppi di resistenza secondo la formula del fomentare ed armare gruppi armati locali (formula ancora oggi in uso), distribuivano armi alla popolazione. Mentre a francesi od altri venivano forniti i Thompson americani o le rozze,ma affidabili armi russe, ai partigiani italiani furono forniti proprio questi moschetti Sten, disprezzati finanche dagli stessi soldati inglesi che, quando potevano, non esitavano a fornirsi di fucili sottratti ai nemici, come le MP40. Ciò che loro mal sopportavano (poiché ne conoscevano i fortissimi limiti), veniva accolto dai partigiani come dono divino. Questione di punti di vista, probabilmente. Questi moschetti non venivano neanche consegnati personalmente, ma gettati dall’alto tramite aviomezzi e raccolti da terra dai democratici difensori del popolo. E’ un fatto storico che molti soldati alleati ridessero di questa situazione,pensando di lanciare quel pessimo fucile così come si getta un pezzo di pane duro in elemosina ad un mendicante (risate condite da un qualche senso di sfottente superiorità e malizia, pensando a chi faceva il lavoro sporco per loro). E pensare che quest’arma è presente nel “monumento al partigiano di Parma”.

Lo Sten Mark II è inoltre presente nella cultura popolare post bellica, poiché oltre che comparire in svariati film esso è presente in un video della band australiana AC/DC, Jailbreak, dove una guardia carceraria lo utilizza per sparare ad un evaso.

Pasquale Piraino

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