ERACLE – prima parte

ERACLE (Ercole)

Il nome di Eracle è identificato con la forza, l’eroismo e la maestà. Questo semi-dio, divenne un simbolo, altor quando la sua fama giunse in ogni angolo della terra allora conosciuta.

Non c’era “fatica” che potesse andare oltre la forza di Eracle. I problemi che esistevano all’interno dei territori Ellenici, ed anche fuori dai loro confini, potevano essere risolti da un solo uomo, e questo era Eracle.

Eracle mostra le sue origine divine fin da piccolo. Ha appena visto i due serpenti inviatigli da Era, e li uccide entrambi con l'assistenza della dea Atena. (Figure rosse su una giara, 480 a.C. cav Parigi, Louvre).

Eracle mostra le sue origine divine fin da piccolo. Ha appena visto i due serpenti inviatigli da Era, e li uccide entrambi con l’assistenza della dea Atena. (Figure rosse su una giara, 480 a.C. cav Parigi, Louvre).

Lottò contro i briganti, mostri, eserciti, dèi, forze della natura, malattie, e riuscì a vincere anche contro la morte!

Eracle era un semidio dotato di doni soprannaturali, ma anche di debolezze umane. Era un discendente di Perseo, e nacque a Tebe, per supposizione da parenti mortali, Anfitrione e Alcmene, ma il suo vero padre era Zeus, che approfittò dell’assenza di Anfitrione prendere le sue sembianze e dormire con Alcmene.

E venne il momento per Eracle, di nascere, insieme al suo gemello Ificle che, secondo il mito era il vero figlio di Anfitrione poiché venne concepito la notte dopo, al ritorno di suo padre.

La dea Era non ci mise molto a manifestare la sua gelosia sull’infante, che fu capace di dimostrare le sue doti divine già ad appena otto mesi d’età. Una sera, quando Alcmene mise i due gemelli a dormire, Era inviò due enormi serpenti affinché fosse ucciso nella sua culla. Ificle cominciò a piangere, ma Eracle non ebbe paura e, prendendo i due serpenti, uno in ogni mano, li uccise.

Eracle giovane

Come adolescente, era forte, vigoroso, disobbediente e già molto sviluppato. A diciotto anni aveva già portato a termine la sua prima fatica, uccidendo il leone di Citerone, che minacciava, con le sue incursioni, le greggi sulla montagna, e che nessun’altro aveva potuto combattere. Qui il bestiame di Anfitrione e di Tespio, era minacciato da questo leone, ed Eracle promise di liberare la montagna dal mostro. Per riconoscenza, il re Tespio ospitò l’eroe per tutto il periodo della cassia, dandogli poi, le proprie cinquanta figlie.

Un giorno, questo alto e bellissimo adolescente, stava passeggiando quando giunse ad una biforcazione. Da un lato vi era un sentiero che all’inizio era bello e largo, ma lontano si restringeva. All’inizio di questa strada vi era una donna bellissima. L’altra strada era inizialmente stretta e piena di rovi, ma lontano era larga e ricoperta di fiori. Qui vi era una donna di gentili e modeste apparenze, vestita semplicemente ma con nobiltà.

-Chi siete? Chiese Eracle alle donne.

-Vieni con me, disse la prima donna, Ti renderò felice. Il mio nome è Malvagità.

– No! Segui me, disse la seconda. Avrai la gratitudine ed il rispetto di tutti. Il mio nome è Virtù.

Eracle ci pensò un attimo e poi decise di seguire Virtù.

Il semidio Eracle

Negli anni che seguirono, la fama di Eracle si propagò e nessuno poteva competergli in forza e coraggio. Creonte, re di Tebe, gli diede in moglie sua figlia Megara, per onorarlo del suo coraggio. Poco dopo, però, Era lo precipitò nella follia, inducendolo a uccidere i figli avuti da Megara. Quando si riebbe e capì ciò che aveva fatto, pensò di suicidarsi, ma decise prima di consultare l’oracolo di Delfi. La Pizia gli disse che per espiare la morte dei suoi figli, avrebbe dovuto recarsi in Argo e mettersi al servizio di suo cugino, re Euristeo, per dodici anni.

Su istruzioni di Euristeo, Eracle avrebbe dovuto affrontare una serie di fatiche che gli avrebbero concesso l’immortalità e l’accesso all’Olimpo. Quindi, il popolare eroe si presentò dinanzi al re di Argo che, per rancori personali, nei suoi confronti, gli fece rischiare la vita nelle più incredibili e pericolose imprese che si potessero immaginare; incontri con mostri più spaventosi ed esseri soprannaturali.

Le armi di Eracle includevano la sua famosa clava, che costruì da solo quando affrontò la prima fatica, la spada donatagli da Ermes; l’arco e le frecce, dono di Apollo; una corazza, regalo di Efesto, mentre Poseidone gli fece dono dei cavalli. Si dice anche che Atena aggiunge alla corazza di Efesto, un velo o che fu lei a fare tutti questi doni ad Eracle, eccetto la clava.

La campagna contro Troia

Una volta, anche Eracle fece una campagna contro Troia, perché il re Laomedonte non aveva mantenuta la promessa di ricompensarlo per aver salvato la figlia Esione dal mostro che avrebbe dovuto divorarla. Mise all’ancora nel porto di Ilio la sua flotta composta da diciotto “pentekondourous” (navi a cinque alberi). Insieme a Telamone. Vinse Eracle. Esione venne data in moglie a Telamone e gli fu fatto dono di scegliere qualcuno da salvare dalla schiavitù. Ella scelse suo fratello Podarce. Da quel momento, Podarce venne chiamato Priamo, dalla parola greca “priamai” che vuol dire riscattato. Più tardi, Priamo divenne il più potente e conosciuto re di Troia.

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