Marzo

Martius

MARS PATER, frutto dell’unione tra Iuppiter O.M. e Iuno Mater Regina, introduce e regge l’Anno Sacro polarmente orientato. “Tutto il mese è una teofania marziale” (Kal.Victrix MMDCCLIX e.v.): l’Asse del Mondo è ora perfettamente eretto, a ricollegare simbolicamente e tangibilmente il Trimundio; Cielo e Terra sono riuniti, l’Ordine si esplica solarmente nel mundus mediante l’ingresso definitivo e lo svolgersi del Fas nello Ius, come Ariete nell’agone. È l’avvio di un ciclo che vede la polarizzazione di tutto ciò che esiste verso le Vette da cui scaturì.

Mars_Pyrrhus_croppedLe Kalendae (Feriae Marti) ne segnano il punto d’inizio. Si celebra il DIES NATALIS MARTIS, del Dio che fecondando la Vergine Vestale dà vita ai Divini Gemelli e, per estensione, all’Urbe. L’ieròs gamos tra il Dio e la Sacerdotessa (il cui ricordo si riverbera in un certo senso anche nel Navigium Isidis del 5 e nelle Hilaria della seconda metà del mese, sacre alla Magna Mater Cybele) è reso attuale in questo giorno con il rito della rinnovazione del Fuoco nell’Aedes Vestae (i cui Penetrali conservano le sette Cose Fatali, Pignora Imperii, come il ventre della madre cela e custodisce in sé l’essenza stessa del figlio) e nella Civitas, atto fondante la sacralità di Roma e della sua religiosissima Gente, Mistero supremo su cui si regge la Pace tra il piano di insistenza degli Dei e quello di azione degli uomini.

Non è un caso che in questa data cada la celebrazione dei MATRONALIA, in cui le Matronae ascendono all’Esquilino per rendere culto a Iuno Lucina con copiose offerte; nello stesso giorno, a casa, i mariti “pregano pro conseruatione coniugii” (G. Dùmezil, La Religione, cit., pag. 264) e offrono doni alle proprie spose. La sacralità del matrimonio come base della vita familiare e comunitaria è qui invocata come esplicazione su questo piano dell’Essere dell’efficacia del Vincolo archetipico attraverso il quale il Dio si rinnova, come si può evincere dalle festività delle Idi in onore di ANNA PERENNA (annare perennare), ipostasi della vicenda dei cicli annuali che incessantemente si susseguono. Nell’anno 709 dell’Urbe, questo giorno di letizia conviviale in cui i Romani libavano vino alla Dea immaginando di vivere tanti anni quanti erano i calici vuotati in suo onore, venne funestato dall’assassinio di C. Iulius Caesar, vera teofania marziale le cui Armi spianarono la strada al Padre della Patria; i suoi funerali, svoltisi cinque giorni dopo, videro l’ira del popolo infiammato dal discorso funebre di Antonio tentare di sfogarsi sulle abitazioni dei congiurati, mentre la Pira ardeva, alimentata dal legno delle tribune allestite per la cerimonia, nonché dalle armi gettatevi dai veterani, dai gioielli delle matrone, dalle vesti indossate da musici e cantori in occasione dell’ultimo trionfo di Cesare, nel luogo ove in seguito sarebbe sorto il Tempio al Divo Giulio.

Il clima conviviale della festività geniale di Anna Perenna sembra perpetuarsi nei LIBERALIA del 17 (XVI Kal.) sacri a Liber, cui si liba vino. In questo giorno si ha l’assunzione della toga virile da parte dei pueri, con ciò sancendo il loro accesso all’età adulta.

L’ingresso del Divino nel piano dello svolgersi naturale delle cose, e più in particolare nella sfera dell’attività umana, si esplica precipuamente nella forma più alta e sublimata che l’Azione è in grado di rivestire agli occhi di un popolo fiero come quello romano: la Guerra.

Martius segna l’incipit delle campagne belliche. Il Dio non è, come in October, nudo custode del campo, bensì difensore armato dell’Urbe nell’opera di rettificazione dell’Orbe (il campo del mondo da arare onde stabilire ed assicurare la Pax). In quest’ottica, dopo l’invocazione pubblica di Vesta e dei Penates (Pridie Nonas, 6 – giorno in cui cade anche la elezione dell’Imperator Caesar Augustus a Pontifex Maximus) ed i pubblici sacrifici a Vediove in Campidoglio alle Nonae, il 9 (VII Idus), Dies Religiosus, si scuotono gli Ancili  -ARMA ANCILIA MOVENT-  nel Sacrarium Martis della Regia, quegli stessi divini Scudi che cinque giorni dopo (Pridie Idus, 14) i Salii condurranno solennemente in processione al ritmo ternario del Carmen Saliare, eseguendo il tripudium.

È l’inizio ufficiale dell’Azione militare ordinatrice di Roma nel mondo.

Nella medesima data si svolgono le EQVIRRIA, rituali corse di cavalli speculari all’Equus October; si espelle con violenza dalla Città Mamurio Veturio, il “Vecchio Marzo”, l’anno appena trascorso, simbolicamente identificato con il fabbro osco che, secondo la tradizione, ai tempi di Rex Numa aveva riprodotto l’Ancile caduto dal cielo in undici esemplari in tutto e per tutto identici all’originale, gli stessi che i Salii portano in processione in questo giorno.

I medesimi Sacerdoti presiedono alla lustrazione delle Armi nel QVINQVATRVS del 19 (XIV Kal.), che apre il Periodo Minervale sacro alla Divina Mente agente nel mondo. Minerua scaturita dal cerebro di Iuppiter O.M. con l’ausilio di Vulcanus è la Retta Mente che regge l’Azione: di Roma nell’Orbs, del Pater e della Mater nella Gens e nella Familia, dell’artista nel concepimento dell’opera d’Arte. Nei Collegia Artium si propizia la Dea con lo scambio del Minerual, nelle case si propizia la Mente Saggia (Kal. Victrix, cit.) senza la quale nessuna Azione retta e fruttifera è possibile.

“Ipse uides manibus peragi fera bella Mineruae :

Num minus ingenuis artibus illa uacat?” (Ov., Fasti III, 5-6)

Il Periodo Minervale si chiude con la lustrazione e consacrazione (TVBILVSTRIVM, X Kal., 23) dei litui e delle tubae, le trombe che scandiranno il ritmo di marcia delle Legioni per i successivi sette mesi.

E’ significativo notare come in Marzo si riconosca generalmente il momento più propizio di tutto il Ciclo annuale per disporsi all’inizio dell’Opera, indice, ciò, della natura eminentemente guerriera del Filosofo.

Non a caso: il 21 (XVII Kal.) si verifica l’ingresso di Sol in Aries. E’ in Ariete che ha inizio la vita pulsante del Cosmo rinato dalle Brumae Hiemis.

 

 

“Et tamen ante omnes Martem coluere priores :

Hoc dederat studiis bellica turba suis.

 

[…]

 

Mars Latio uenerandus erat, quia praesidet armis :

Arma ferae genti remque decusque dabant.”

“Ma già gli antenati venerarono Marte più di tutti i numi:

gente guerriera aveva seguito la propria indole.

[…]

E Marte che presiede alle armi doveva essere venerato dal Lazio:

le armi davano a questa fiera gente potenza e gloria.”

P. Ouidius Naso, Fasti III, 79-80; 85-86.

Share

Comments are closed.