Le dodici fatiche di Ercole – prima parte

Eracle – prima parte

LE DODICI FATICHE

Le gesta di Eracle sono innumerevoli, come le storie che si raccontano su di esse. Ma le più conosciute sono quelle che comunemente chiamiamo “Le dodici fatiche di Eracle”, che eseguì su ordine di suo cugino Euristeo. Certo ne portò a termine molte altre, come abbiamo già detto, ed organizzò battaglie ed intraprese guerre. Nelle dodici fatiche, le prime sei le svolse nel Peloponneso, mentre le atre sei in disparati posti del globo: da Creta alla Scizia, dalla Tracia alla fine dell’ovest fino all’oltretomba.

Il leone di Nemea

Eracle che lotta corpo a corpo con il Leone di Nemea (Dettaglio da un'anfora nera, 510 a.C. ca. Brescia)

Eracle che lotta corpo a corpo con il Leone di Nemea (Dettaglio da un’anfora nera, 510 a.C. ca. Brescia)

La prima fatica di Eracle fu un’impresa sovrumana oltre ad essere di grandezza soprannaturale, e tanto feroce da divorare greggi ed esseri umani, era invulnerabile. Il Leone di Nemea, aveva la sua tana in una grotta inaccessibile con due entrate. Eracle tentò di uccidere il leone con la propria clava e le sue frecce, ma invano. Quindi, decise di chiudere con un masso una delle due entrate, ed usando la sua clava, lo forzò ad entrare da quell’altra. Una volta all’interno della grotta, Eracle afferrò il leone e lottò con lui solo con la forza soprannaturale delle sue mani, fino a strangolarlo. Eracle scuoiò il leone e ne indossò la pelle, usandone la testa come una specie di elmo. Ricoperto da questa pelle, Eracle sarà rappresentato poi, da molti pittori. Non appena Euristeo lo vide rientrare vestito della pelle del leone, si affrettò a nascondersi avendo avuto paura della spettacolare impresa compiuta dall’eroe.

Il Leone era un mostro, figlio di Ortro ed Echidna, e fratello di un altro mostro, la ben conosciuta Sfinge di Tebe. Era stato allevato da Era (o da Selene e poi ceduto ad Era) che lo inviò nell’area di Nemea, dove causava paura e timore. Dopo la fatica di Eracle. Zeus piazzò il leone tra le costellazioni, cosi che l’impresa dell’eroe non venisse mai dimenticata.

L’Idra di Lerna

Eracle che attacca l'Idra di Lerna con un'ascia (Anfora con figure nere, inizio V sec. a.C, Parigi, Louvre)

Eracle che attacca l’Idra di Lerna con un’ascia (Anfora con figure nere, inizio V sec. a.C, Parigi, Louvre)

L’Idra di Lerna metteva lo scompiglio nei raccolti e nelle greggi dell’area. Persino l’alito emesso dalle bocche delle sue teste da serpente, era così velenoso da uccidere chiunque ne fosse alla portata. Eracle scoccò alcune frecce incendiate verso il mostro, per farlo uscire dalla sua tana, ed appena ne venne fuori, cominciò a mozzargli le teste con un’ascia. Ma i suoi sforzi furono vani, poiché per ogni testa che mozzava, ne spuntavano altre due. Mentre infuriava la battaglia, un enorme granchio, che era il guardiano dell’area, istigato da Era, ferì Eracle ad una  gamba.   Eracle chiese aiuto  a  suo nipote, e fido servitore, lolao di Tebe, che arrivando, diede fuoco alla vicina foresta  e, man mano che Eracle tagliava le teste dell’Idra, egli ne cauterizzava  il collo, in modo da prevenire la nascita  di  altre teste. Dopo aver tagliato la testa centrale, che era immortale, Eracle la seppellì sotto una roccia. Il sangue dell’Idra di Lerna conteneva un potentissimo veleno, e le punte delle frecce, in esso bagnate, divennero letali. L’enorme granchio ucciso da Eracle apparteneva al cielo e, dopo la morte, prese posto nello zodiaco secondo il volere di Era: nella posizione del Cancro, vicino al Leone.

L’Idra (serpente acquatico) di Laerna, era un mostro nato da Tifone ed Echidna. Si dice che fosse stato allevato da Era sotto un platano vicino alla sorgente di Animone. L’Idra di Lerna è raffigurata come un mostruoso serpente che aveva da cinque a cento teste che nascevano da un corpo amorfo.

La cerva di Cerinea

La successiva impresa che Euristeo chiese ad Eracle, fu la cattura della cerva dalle corna d’oro che viveva nella regione dell’Arcadia e riportarla, viva a Micene. La cerva, che viveva sulle montagne di Cerinea, imprendibile per la stessa Artemide, trovava il suo nutrimento in Arcadia e sulle I montagne sacre alla dea, intorno ad Argo. Era un animale unico, una creatura divina impossibile da cacciare anche per il più esperto dei cacciatori. Eracle gli diede la caccia per un anno intero, senza neanche potersi avvicinare abbastanza da poter scoccare la sua freccia. Durante questo periodo, preda e cacciatore passarono attraverso numerosi luoghi e numerosi pericoli. Alla fine, Eracle riuscì ad intrappolare l’animale, ma sulla strada del ritorno s’imbatté in Apollo ed Artemide, incolleriti per la sua azione. Eracle si scusò con la dea che lo perdonò quando la cerva arrivò sana e salva a Micene.

Eracle con il cinghiale selvaggio sulle spalle che giunge al palazzo di Euristeo che, terrorizzato, fugge a nascondersi in una grande pira (Parigi, Louvre)

Eracle con il cinghiale selvaggio sulle spalle che giunge al palazzo di Euristeo che, terrorizzato, fugge a nascondersi in una grande pira (Parigi, Louvre)

Il Cinghiale di Erimanto

Il cinghiale era una bestia spaventosa e selvaggia che viveva sul Monte Erimanto, nel sud ovest dell’Arcadia. L’animale era ferocissimo, distruggeva i raccolti e nessuno era capace di avvicinarlo. La quarta fatica ordinata ad Ercole da Euristeo, era appunto quella di catturare il cinghiale vivo e portarlo a Micene. Eracle dovette percorrere tutta l’Arcadia, un’avventura che incluse anche il suo incontro con i Centauri e la successiva battaglia quando si ubriacarono con il vino di Dioniso. Eracle inseguì il cinghiale a lungo nella neve sulla cima del Monte Erimanto, lo catturò con una rete e, messoselo sulle spalle, lo portò vivo ad Euristeo, che vedendolo ebbe tanta paura da nascondersi in una grande giara per la raccolta dell’olio.

Gli uccelli Stinfalidi

Eracle che battaglia per far uscire lo stormo degli Uccelli Stinfalidi (Anfora nera, inizio del V sec. a.C., Parigi, Louvre)

Eracle che battaglia per far uscire lo stormo degli Uccelli Stinfalidi (Anfora nera, inizio del V sec. a.C., Parigi, Louvre)

Erano uccelli che vivevano nella densa foresta sulle rive del lago Stinfalo, in Arcadia. Erano predatori con artigli, becco e ali di bronzo, usavano le piume come frecce e si nutrivano di carne umana. Questi inusuali uccelli divennero un vero flagello per l’intera  area  ed Euristeo ordinò ad Eracle di sterminarli. Il problema maggiore era quello di farli uscire dalla foresta, troppo densa per cercare di scovarli. Eracle ricevette da Atena dei sonagli di bronzo, fabbricati da Efesto, con i quali riuscì a spaventare gli uccelli, farli uscire dalla foresta ed ucciderli  con   le  sue  frecce non appena  prendevano   i volo. Quelli che sopravvissero, si spaventarono  talmente  che abbandonarono  per  sempre  i lago Stinfalo.

 

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